da La Jornada (quotidiano messicano)
di Domenica 13 marzo 2005
http://www.jornada.unam.mx/2005/mar05/050313/023n1mun.php
Missione impossibile: cambiare la cattiva immagine
degli Stati Uniti nel mondo
Bush nominerà la sua amica Karen P. Hughes per un compito che pare molto
difficile
Dedicata particolarmente al mondo arabo, l’opera che svolgerà la consigliera
politica del presidente
I critici: non è un problema di relazioni pubbliche, ma di opposizione alle
politiche di Washington
Corrispondente: David Brooks
New York, 12 marzo. Tan, tan, tan, tan, tan, tan, tan, suona il tema di
“Missione Impossibile” a Washington, dove sta per essere nominata la nuova
incaricata di "migliorare" la deteriorata immagine degli Stati Uniti
nel mondo, in particolare in Medio Oriente.
Il presidente George W. Bush sta per designare la sua intima amica Karen P.
Hughes - consigliera politica ed esperta in progettazione della propaganda -
all’incarico di Sottosegretario di Stato per la Diplomazia Pubblica, con
l'obiettivo di dedicarsi a “riparare” l'immagine degli Stati Uniti all’estero.
Come ha rivelato oggi il periodico The New
York Times, Bush nominerà la Hughes. Era stata sua intima
consigliera politica dai tempi in cui era governatore del Texas; era stata
precedentemente incaricata (subito dopo gli attentati dell’11 settembre 2001)
della coordinazione delle relazioni pubbliche in tempo di guerra; infine era
stata personaggio-chiave nel tracciare il “messaggio” di questo governo al
popolo degli Stati Uniti.
Tra i suoi compiti: essere una delle principali figure nel pubblicizzare la
campagna del presidente per promuovere la democrazia in Medio Oriente e cercare
di riparare l'immagine di questo paese in tutto il mondo, ma con un occhio
particolare per il mondo arabo. Così riferisce il Times.
Ma non è un segreto che “l’immagine” degli Stati Uniti nel mondo, e
specialmente nei paesi arabi, non solo è compromessa, bensì questo paese è
percepito come nemico, con livelli di ostilità e rifiuto che ricerche e
sondaggi hanno documentato nel corso degli ultimi tre anni.
Non sono pochi, persino all’interno il governo statunitense, quelli che
espressamente ritengono non trattarsi d’un semplice problema di pubbliche
relazioni o di mercanteggiamento, bensì d’una questione di opposizione
massiccia alle politiche di Washington.
E le notizie non aiutano la causa degli Stati Uniti nel mondo. L'organizzazione
Human Rights Watch informò d’aver ottenuto documenti ufficiali su due detenuti
in Afghanistan bastonati a morte da soldati statunitensi.
Uno di quei soldati, secondo rapporti catalogati dall'esercito USA, picchiò un
detenuto afgano in maniera ripetuta e sostenuta per cinque giorni,
massacrandogli le gambe e le ginocchia a tal punto che, se fosse sopravvissuto,
entrambe le estremità avrebbero dovuto essere amputate.
I soldati sono stati accusati del crimine, che ebbe luogo quasi un anno prima
degli abusi commessi nella prigione di Abu Ghraib, in Iraq, da militari
statunitensi.
In realtà, gli accusati erano effettivi della compagnia A del battaglione 519
dei servizi segreti militari, lo stesso che fu trasferito in Iraq dove, tra le
altre mansioni, installò la famosa unità d’interrogatorio nel centro di
detenzione di Abu Ghraib, ed i cui membri sono stati accusati delle vessazioni
ivi commesse.
In un primo tempo l'esercito annunciò che i detenuti erano morti per “cause
naturali” ma, dopo un'investigazione del New
York Times, riconobbe che si era trattato di omicidi.
Dall’altro lato, l'esercito sollevò il maggiore generale Bárbara Fast, ex
ufficiale addetta ai servizi segreti militari in Iraq, da ogni responsabilità
nelle politiche ed ordini che culminarono con gli abusi nei centri di
detenzione statunitensi in Iraq.
La responsabile dei servizi segreti durante il comando del generale Ricardo
Sánchez, tra luglio 2003 e giugno 2004, fu tra l’altro incaricata a
sovrintendere il centro degli interrogatori di Abu Ghraib.
Ma non solo: ora l'esercito la premierà nominandola comandante del Centro dei
Servizi Segreti Militari del forte Huachuca, in Arizona, sede di formazione e
dottrina dell'esercito statunitense per i servizi segreti militari, ovvero
dove, tra l’altro, vengono addestrati gli inquisitori militari,.
Ora risulta che il posto di blocco militare responsabile della morte di un
agente segreto italiano e del ferimento di Giuliana Sgrena, ostaggio appena
liberato, faceva parte di un’operazione per tutelare il convoglio
dell'ambasciatore John D. Negroponte. Questo incidente ha provocato una grave
crisi diplomatica con l’ Italia, uno degli alleati più vicini agli Stati Uniti.
Esportatore di ironia
Tutto ciò è solo una parte delle notizie di questi ultimi giorni.
L'occupazione militare senza fine di Iraq ed Afghanistan, l'intromissione negli
affari interni del Libano, le minacce contro Iran e Siria, la detenzione di
migliaia di credenti musulmani a Guantánamo, in Iraq, negli Stati Uniti e, da
parte della CIA, in altri paesi sconosciuti, la decisione di ritirare l’invito ai
rappresentanti del Sinn Fein ai festeggiamenti ufficiali del Giorno di San
Patrizio, il tono aggressivo contro il governo del Venezuela e tante altre
cose, non necessariamente stanno creando una “buona immagine” degli Stati Uniti
tra i popoli del mondo.
Bisogna aggiungere che, con la nomina di John Bolton - figura che ha contestato
il concetto di comunità internazionale, di cooperazione multilaterale e
respinto le Nazioni Unite come istanza rilevante - all’incarico di ambasciatore di fronte a quella stessa
organizzazione, oltre al rifiuto di protocolli internazionali come quello di
Kyoto sull’ambiente, della Corte Internazionale di Giustizia circa la
Convenzione di Vienna e l'isolamento della posizione statunitense nella
conferenza internazionale sulle donne, qui recentemente celebrata, alimentano
un'immagine molto poco gradevole degli Stati Uniti in ambito mondiale.
Il comico John Stewart ha commentato, a proposito di alcune di queste notizie,
che la missione degli Stati Uniti nel mondo forse è l'esportazione non della
democrazia, bensì dell'ironia. In questo contesto, ora Karen P. Hughes assumerà
il ruolo stellare nella prossima puntata di “Missione Impossibile”.
Traduzione dallo spagnolo a cura di Adelina
Bottero e Luciano Salza