www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 25-03-05

da Workers World  16/3/05
http://www.workers.org/2005/editorials/china/0324

Non demonizzare la Cina


16 Marzo 2005

C'è una crescente tendenza anti-cinese nei media del grande business, che si concentra sull'aumento delle esportazioni cinesi agli Stati Uniti. Questi aumenti sono conseguenti  alla rimozione delle quote tessili, vecchie di 40 anni, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) alla fine del 2004. Lo scopo di questa campagna anti-cinese è di aizzare i lavoratori degli Stati Uniti contro la Cina, sulla base della preoccupazione collegata a perdite di lavoro.

In primo luogo, le espressioni dei media capitalisti negli US riguardo le perdite di lavoro nel tessile non hanno niente a che fare con la preoccupazione per i lavoratori. La preoccupazione primaria è la perdita di mercati proficui e la paura della crescente forza economica cinese, che può sfidare i capitalisti US nei mercati mondiali.

La Cina già ha cominciato ad esportare le sue automobili. Sta firmando accordi commerciali in termini mutuamente proficui in America Latina, Medio Oriente e in altre sfere che l’imperialismo degli Stati Uniti e i poteri capitalisti europei e giapponesi considerano di loro pertinenza. Questo offre ai paesi in via di sviluppo un’alternativa alle dure condizioni commerciali imposte dalle potenze imperialiste.

In secondo luogo, è pura ipocrisia da parte dell’establishment capitalista US, occultare i propri obiettivi di brama di profitto sotto la coperta dell’ansia per l’occupazione dei lavoratori. Ogni capo cerca di tagliare salari, ridurre o eliminare contributi, spingere l’acceleratore sulla produttività, estendere straordinari o part-time, secondo quello che è meglio per tenere il livello più basso. Ed ogni ditta, grande o piccola, cerca sempre di introdurre dispositivi per risparmiare mano d’opera, che buttano fuori i lavoratori.

Se davvero vi fosse interesse per i lavoratori tessili disoccupati, le industrie ed il governo potrebbero semplicemente continuare a pagare i salari del lavoratori messi in libertà. Nel frattempo potrebbero riqualificare e collocare i lavoratori in un’occupazione pagata decentemente - con i contributi- condizioni che ogni lavoratore merita. In questo modo è stato fatto a Cuba. Con l’economia US di 10 triliardi di $, non è troppo chiedere questo.

Soprattutto, nessuno dovrebbe essere trascinato nel falso argomento di biasimare la Cina per i problemi economici del capitalismo US, siano problemi dei lavoratori o dei capi. Per circa due secoli la Cina è stata costretta dalle potenze coloniali in un stato di sottosviluppo; fino alla metà del secolo scorso, con un quarto del genere umano, la Cina era nota come"la terra della fame". Solamente la rivoluzione socialista del 1949 l’ha liberata dalla servitù coloniale ed ha reso possibili le condizioni per lo sviluppo economico.

Nella sua lotta per superare sottosviluppo e povertà, la Cina è passata dalla sua prima enfasi sulla costruzione socialista ad accentuare lo sviluppo del capitalismo e delle concessioni estere, ma tutto sotto il controllo del Partito Comunista cinese. Come paese precedentemente oppresso, la Cina ha ogni diritto di usare il commercio come mezzo per lo sviluppo. Anche se abbiamo un differente orientamento su questa politica e crediamo che metta in pericolo il cammino della Cina verso il socialismo, che è una diversa questione.

I capitalisti US pensavano che per loro fosse conveniente approfittare delle concessioni economiche per investire in Cina e trarne vantaggio. Ma come la Cina si è sviluppata ed è entrata nell’arena del mondo economico per sfidare i molti poteri dell’affarismo che un tempo l’avevano tenuta in servitù coloniale, la corrente sotterranea anti-cinese ha cominciato a venire alla superficie. La classe operaia in questo paese dovrebbe sapere che il suo nemico non è Cina ma lo sfruttamento anti-lavoratori della classe capitalista che dirige questo paese e sfrutta qui ed in tutto il mondo.

traduzione dall’inglese Bf