da: www.rebelion.org -
21-03-2005
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Iraq ed il tramonto del potere nordamericano
Augusto Zamora R. - El Mundo
Poco dopo che gli USA avevano minacciato di rappresaglie l'Iran, se
avesse persistito nel suo desiderio di sviluppare tecnologia nucleare propria,
la Russia firmò un protocollo per fornirgli combustibile nucleare. L'accordo si
concretizzò dopo una riunione di Putin con Bush, in cui Bush espresse la sua
opposizione a tale risoluzione. Putin ha inoltre annunciato un viaggio
ufficiale a Teheran, per consolidare i legami con la Russia. Per rafforzare la
relazione, Mosca ha fornito abbondante
materiale militare, missili inclusi, come prova della sua decisione di
appoggiare gli iraniani di fronte alle minacce lanciate dagli USA.
Agli inizi del 2004 l’Iran vendette idrocarburi alla Cina per 20.000 milioni di
dollari. Nell’ottobre di quell'anno entrambi i paesi firmarono un accordo
miliardario per lo sfruttamento del giacimento di Yadavarán, da parte della
Cina per 25 anni, operazione che siglò un patto strategico. L'Iran ottiene
sicurezza economica e politica e la Cina sicurezza energetica. La Cina ha anche
fornito garanzie di porre il veto a qualunque progetto di risoluzione che
pretenda d’imporre all’Iran sanzioni per disobbedienza verso gli USA sulla
questione nucleare. L’Iran ha inoltre sviluppato una capacità militare
formidabile, è in grado di raggiungere Israele e di cingere il golfo
Arabico-Persico. Benché la cosa disgusti gli USA ed Israele, l'Iran si doterà
di capacità nucleare e l'unico mezzo per impedirlo, un'invasione, sarebbe una
pazzia che farebbe scoppiare il Medio Oriente e provocherebbe un collasso
energetico mondiale.
La Russia ha moltiplicato la sua presenza militare nell’Asia Centrale e firmato
un'alleanza con la Cina, che si è concretizzata in manovre militari congiunte,
le prime nelle loro difficili relazioni. Nessuna delle due potenze si dimostra
disposta a permettere il consolidamento USA in Asia Centrale, né in Medio
Oriente. Il riarmo russo, per la sua precarietà economica, non scommette sulla
guerra convenzionale, bensì sul perforamento del mistico scudo antimissilistico
USA mediante missili atomici. Ricordando così che la dottrina della Distruzione
Mutua Assicurata (DMA) continua ad essere in vigore e che l'impero mondiale che
sognano gli USA è questo. Un sogno.
La Cina, da parte sua, ha approvato una legge antisecessione contro Taiwan, ha
deciso di aumentare le sue spese militari di un 12 % ed esercita pressioni
sull’UE, affinché riprenda la vendita di armi, vale a dire il trasferimento di
tecnologia di punta. Lo scorso ottobre il presidente cinese ha fatto un giro
trionfale per l'America Latina, che ha lasciato scossa la regione, giacchè il
mercato cinese è avido di prodotti ed appare come la grande alternativa agli
USA. Washington trangugia, perché è scarsa di denaro e di mercato per tener
testa alle offerte di Beijing. La Cina, inoltre, promuove una zona di libero
commercio in Asia che spiazzerebbe gli USA come principale attore nella
regione.
Il deficit nel bilancio preventivo e commerciale degli USA provoca panico e
perfino i suoi alleati più saldi si rifugiano nell'euro, che assorbe già il 20%
delle riserve mondiali. Francia e Germania vedono i rischi e cercano accordi
strategici con la Russia. Mosca ha urgenza di tecnologia ed investimenti,
l’Europa di fonti stabili di energia, data l'incertezza che genera la politica
nordamericana. La riunione celebrata a Parigi – con la Spagna tra gli invitati
- punta nella direzione che obbligherebbe ad accettare gli interessi russi in
Ucraina ed in Caucaso.
Il “cortile di casa” è da anni in rivolta e ci sono più governi di sinistra e
centro sinistra che mai, Cuba si reintegra nella regione, Chávez è punto di
riferimento ed in Bolivia la mobilitazione sociale tiene in scacco le
multinazionali. L'influenza di Washington si trincera in Perù, Colombia e
America Centrale. Il fallimento del modello imposto ha inondato di
latinoamericani gli USA, con orrore degli anglosassoni che contemplano
impotenti ed atterriti l'inesorabile colonizzazione che arriva del sud.
Neanche l'onnipotente Esercito, nel quale gli USA mantengono depositati i loro
sogni imperiali, sfugge alla crisi. Per la prima volta in un decennio, i
marines non sono riusciti a completare le quote di reclutamento stabilite per
l'anno. Non solo i Marines hanno problemi di reclutamento. L'Esercito ha
coperto solo l’87% dei posti previsti, l’Aviazione il 91% e la Marina il 77%.
La causa del fenomeno sta nella guerra all'Iraq, dove aumentano senza posa
morti e mutilati. L'Esercito ammette che “il maggiore problema sono i genitori.
Nessuno vuole vedere il proprio figlio o figlia partire per la guerra”. Come la
Roma decadente, riempie i suoi contingenti con immigranti illegali, poveri ed
emarginati.
L'Iraq segna il limite del potere nordamericano. Come la cassa di Pandora, la
brutale aggressione ha originato un disastro dopo l’altro, umanitario,
politico, economico e militare. Gli USA hanno stracciato l'ordine giuridico
mondiale, provocato una nuova corsa agli armamenti, fomentato il terrorismo ed
eroso la loro immagine internazionale, al punto che inchieste realizzate a
livello mondiale li collocano come il paese più pericoloso per l'umanità. In
conclusione, si mostrano incapaci di controllare la situazione in Iraq e le
loro finanze toccano il fondo. Il classico dilemma di Samuelson mostra la sua
verità. Cannoni o burro. Gli USA hanno optato per i cannoni ed altri si stanno
spartendo il burro. Non ci sarà secolo nordamericano. Il mondo è già
multipolare. Fortunatamente.
Augusta Zamora è professore di Diritto Pubblico Internazionale e Relazioni
Internazionali
presso l'Università Autonoma di Madrid
Traduzione dallo spagnolo a cura di Adelina
Bottero e Luciano Salza