www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 24-07-05

da Montlyrevew, giugno 2005
http://www.montlyreview.org/0605gapasinyates.htm

Movimenti del Lavoro: c'è speranza?


Di Fernando E. Gapasin e Michael D. Yates

Nei trenta anni passati, la lotta di classe è stata un bell'affare unilaterale, con il capitale che ha dato una severa batosta al laburismo nel mondo intero. Quando, ad iniziare dalla metà degli anni '70, la stagnazione economica ha colpito la maggior parte delle economie capitaliste del mondo avanzato, il capitale è passato all'offensiva, intuendo rapidamente che il miglior modo di conservare ed aumentare i margini di profitto in un periodo di crescita economica lenta e sporadica, era tagliare i costi del lavoro. Governi ed agenzie di credito globali, come la Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, cominciarono a mettere a punto politiche che hanno reso i lavoratori sempre più insicuri.

L'elenco delle azioni fatte dai nemici di classe del lavoro è una lettura deprimente: taglio di salari e benefici, scarsa produzione (con annesso aumento di incidenti e problemi sanitari, attualmente di rado indennizzati da agenzie pubbliche), chiusura di impianti e dissesto di comunità, successo della guerra ideologica dalla destra, smantellamento del welfare sociale, privatizzazione dei servizi pubblici, deregulation, tassazione regressiva, piani di cambiamenti strutturali, outsourcing ed offshoring del lavoro, accordi commerciali e violenza diretta contro i lavoratori. Una menzione speciale deve essere fatta sulla situazione nei paesi nell'ex "blocco dell'Est", che hanno visto una massiccia svendita di quanto era di proprietà sociale e la sua conversione in proprietà privata. Ciò, insieme all'eliminazione di quasi tutte forme di consumo socializzato, ha dato luogo alla disoccupazione di decine di milioni di persone, al lavoro marginale di altre decine di milioni, e alla morte precoce altrettanti lavoratori e pensionati. E la Cina ha visto colpi drastici ai diritti del lavoro e aumento dello sfruttamento.

Insieme alla rovina diretta dei lavoratori, la guerra di classe intrapresa dai padroni, ha anche teso a ristrutturare radicalmente il lavoro. Nel mondo, ci sono molte centinaia di milioni di persone che si trovano ad essere o totalmente disoccupate o occupate in lavori estremamente informali e marginali. Questo gruppo include i milioni di contadini inurbati che vivono nei bassifondi delle periferie che circondano le grandi città del Sud del globo. Nella restante parte della classe operaia, si sono diffusi rapidamente vari generi di lavoro saltuario - lavori a domicilio, temporanei, a contratto, autonomi (e auto-sfruttanti). Anche nelle nazioni ricche, il lavoro annuale a tempo pieno è molto meno comune di quanto lo fosse nella generazione dopo la II Guerra Mondiale. Inoltre i lavoratori, anche quando sicuri nel loro impiego, ora devono affrontare la possibilità di essere sradicati e costretti a trasferirsi sia all'interno sia all'estero per il lavoro, situazione che rende la classe operaia di ogni nazione etnicamente e ‘razzialmente’ più frazionata. Va anche segnalato che, a livello mondiale, le donne devono sopportare un carico di lavoro sempre più sfruttante e ovunque sono in aumento lo stress e la pericolosità del lavoro. Inutile dire che tutti questi cambiamenti creano difficoltà per i lavoratori che tentano di organizzarsi in sindacati e strutture politiche.

Le organizzazioni della classe lavoratrice, specialmente nei paesi ricchi, hanno tardato a reagire all'offensiva del capitale. Negli Stati Uniti i sindacati erano legati ad un "accordo del lavoro" fatto nei lontani anni '40 e '50, nel quale i datori di lavoro tolleravano i sindacati e questi rispettavano il controllo manageriale sui posti di lavoro. Questo accordo era il prodotto della cooperazione tra quei leader del lavoro che noi possiamo chiamare "tradizionali" e "pragmatici". Il primo gruppo,
visceralmente anticomunista ed a supporto dell'imperialismo US, guidato da reazionari come George Meany, perseguì l'eliminazione della sinistra progressista dal movimento del lavoro. Il secondo gruppo, guidato da persone come Walter Reuther, del sindacato Lavoratori Automobilistici, visse a lungo nella speranza che i suoi membri potessero raggiungere uno standard di vita borghese e loro stessi scalare il potere nei loro sindacati. I lavoratori negli anni '50, '60 e '70 ottennero vantaggi significativi ma quando i padroni gettarono l'accordo nel bidone dell'immondizia, i sindacati non seppero che fare. Molti non fecero nulla.

Nell'Europa Occidentale, il lavoro venne a  strutturarsi in un complesso sistema corporativo nel quale i partiti politici socialdemocratici e popolari partecipavano attivamente al governo e nel quale i sindacati, tradizionalmente strettamente affiliati a questi partiti, avevano un notevole potere sull'occupazione. Questa condizione fu generalmente benefica per i lavoratori e capace di assicurare una piena fioritura di welfare, salari e benefici che furono dappertutto l'invidia dei lavoratori. La forza del modello corporativo variava da paese a paese, più debole in Gran Bretagna, dove i lavoratori patirono una sconfitta dopo l'altra durante gli anni della Thatcher; più forte nelle nazioni Scandinave. In generale, i lavoratori nell’Europa Occidentale sono riusciti ad assicurarsi la maggior parte dei guadagni prima che la stagnazione economica avesse luogo a metà degli anni '70, più di quanto avessero i lavoratori negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Comunque, per i padroni molta dell’attrattiva del modello corporativo europeo derivava dalla loro paura dell'esempio dell'Unione Sovietica e dalla forza dei comunisti locali nel dopoguerra. Una volta crollata l'Unione Sovietica, i datori di lavoro divennero più rigidi sulla guerra di classe ed oggi i lavoratori sono sotto il tiro dei neoliberali in Germania ma anche in Svezia, Finlandia e Norvegia.

Certo, in un modo o nell'altro, i lavoratori resistono sempre al potere del capitale; ed i tre decenni passati non sono state un’eccezione. Durante gli anni '90 ebbero luogo alcuni eventi interessanti, con la speranza che si producesse una sollevazione di lavoratori. Gli impiegati pubblici francesi bloccarono virtualmente il paese in lotta contro i tagli del governo. I lavoratori dell'auto canadesi occuparono fabbriche e sembrarono sul punto di radicalizzare l'intero movimento dei lavoratori canadese. Negli Stati Uniti, i riformatori conquistarono l'AFL-CIO e i lavoratori dell'United Parcel Service intrapresero uno sciopero, riuscito su scala nazionale, che sembrò ispirare scioperi simili. Poi il mondo del lavoro fece causa comune coi vari strati del movimento no-global, specialmente a Seattle. Il lavoro si alleò anche col crescente movimento studentesco anti-consumista. Fu sperimentata ogni sorta di organizzazione innovativa- alleanze di comunità, campagne centrate su genere, razza; campagne trasversali- E alcune ebbero successo.
 
Nei paesi poveri, si diffuse la protesta contro la devastazione portata dal neoliberismo. I disoccupati in Argentina fondarono un forte movimento che usava l’azione diretta, bloccando in particolare le autostrade del paese, per costringere il governo a rispondere alle loro richieste di occupazione e servizi pubblici. In Sud Africa, un movimento di "poveri", operando principalmente fuori dalla corrente principale del movimento dei lavoratori, galvanizzò le comunità a lottare per tutto, dall'abitazione, all’acqua, all'elettricità, all'abrogazione del debito di paesi poveri. In Messico, gli Zapatisti cominciarono la loro lotta per l’autonomia dei contadini il giorno stesso in cui diventava effettivo il Libero Accordo Commerciale Nordamericano. In Brasile, un movimento di contadini senza terra, unito con il Partito Nazionale dei Lavoratori non solo liberò appezzamenti per i ‘senza terra’ ma spinse Lula da Silva alla più alta carica politica del paese.

Mentre tutte queste diverse azioni e movimenti furono momenti importanti nella lotta di classe e mentre ognuno riuscì a realizzare dei miglioramenti per i lavoratori ed i loro alleati, non riuscirono tuttavia a marcare una svolta nella lotta di classe, né individualmente né complessivamente considerati. La compattezza del sindacato ha continuato a precipitare e le rapine del neoliberismo sono continuate senza diminuire. Ancor peggio, l’imperialismo US è diventato più apertamente aggressivo, usando gli attacchi dell’11 Settembre 2001 come copertura per la stretta militare e gli ulteriori assalti ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori.

Preso atto che le promettenti lotte degli anni ‘90 non sono riuscite a cambiare le regole del capitale, i movimenti dei lavoratori hanno provato un senso di scoraggiamento, iniziando a capire che un cambiamento andava fatto.

I leader del lavoro hanno tendenza ad attribuire a fattori esterni- visti come quasi insormontabili - il declino del lavoro: la forza del sindacato nelle fabbriche è decimata dai cambiamenti tecnologici e la fuga di capitali. Entrambi i fattori sembrano essere forze inarrestabili e incontenibili per le organizzazioni dei lavoratori. I cambiamenti nella composizione della forza lavoro hanno reso quasi impossibile organizzare i lavoratori. Negli Stati Uniti le leggi del lavoro non rendono praticamente nemmeno possibile tentare di organizzare i lavoratori. Quindi, se nuove iniziative non riescono a partire, è facile demoralizzarsi, pensare che la strada sia sbarrata ai lavoratori e rinunciare a tentare di fare qualcosa.

Ma intanto, il fallimento genera l’autoanalisi. E’ forse utile esaminare brevemente quello che sta avvenendo negli Stati Uniti, dove, dato lo stato deplorevole del movimento del lavoro, i radicali ogni tanto si ergono a dire che proprio non si parla di rivitalizzare il movimento del lavoro. Il che è sbagliato. I sindacalisti europei, per esempio, sono acuti osservatori del movimento del lavoro US.

Quando nel 1995 John Sweeney, membro della sinistra, ottenne la presidenza dell'AFL-CIO, nel movimento sindacale europeo si credette che le ‘Nuove Voci’ significassero la fine della Guerra Fredda dei regimi che hanno dominato la politica sindacale degli Stati Uniti. Per alcuni leader sindacali ed un significativo gruppo di membri della sinistra in Europa, azioni come spedire una rappresentanza al Global Social Forum in Brasile e partecipare alle lotte antiglobalizzazione, sembravano mostrare una deriva di sinistra. L’"Union Cities", il programma lanciato dall'AFL-CIO, è parso muovere aggressivamente la federazione verso alleanze più larghe e responsabilità nelle comunità in tutti gli Stati Uniti. L'AFL-CIO ha anche superato la posizione anti-immigrati, che era stata una costante fin dalla fondazione dell'AFL nel 1881, insieme alla richiesta di amnistia per i lavoratori senza permessi e del diritto ad organizzarsi per tutti i lavoratori immigrati. Dalla prospettiva europea, l’AFL-CIO rappresenta ‘la Sinistra’ negli US ed un importante freno alle politiche antilaburiste neoliberali globalizzate. La leadership di‘Nuove Voci’, eletta per condurre l'AFL-CIO nel 1995, ha fatto sperare che il più debole movimento del lavoro nei paesi capitalisti ricchi, si sarebbe rianimata.

Dieci anni più tardi questa speranza è morta. E’ seguito un energico dibattito, centrato su come il lavoro organizzato potesse evitare l'irrilevanza completa. Poiché il vero potere del movimento del lavoro US giace nei sindacati individuali (l'AFL-CIO controlla solo l’1% di tutte le risorse sindacali), le proposte di cambiamento sono venute principalmente dai vari sindacati individuali. Che si distinguono principalmente in due categorie: un gruppo, guidato dall’Unione Internazionale Servizi Impiegati (SEIU) e dalla Fratellanza Internazionale Autotrasportatori (IBT), crede che la crisi possa essere indirizzata cambiando la struttura del movimento sindacale. Il secondo gruppo è condotto dalla stessa leadership dell’AFL-CIO.

Il SEIU nel suo piano per il cambiamento in dieci punti "Uniti per vincere", pone l’accento sull'importanza della cura alla salute nazionale, il diritto ad organizzarsi, la costruzione di un movimento del lavoro globale ed il rafforzamento del potere nell'arena politica elettorale. Ma nel piano del SEIU è centrale l'idea di organizzarsi su un scala abbastanza grande, all'interno di un particolare mercato del lavoro, in modo che nessun capitalista possa ottenere un vantaggio economico sulla concorrenza tagliando sui salari dei lavoratori. I sindacati che hanno preso ad organizzare aggressivamente il lavoro non organizzato dovrebbero esserne ripagati. Così il piano del SEIU punta sul più o meno forzato emergere di sindacati più grandi e più aggressivi in quindici diversi settori dell'economia. Questa proposta creerebbe dei grandi sindacati, simili a quelli in Australia e in Europa. L'idea è che i sindacati che si stanno organizzando guideranno questi settori ed offriranno loro più risorse per organizzarsi.

L’IBT nel suo piano per il cambiamento in sette punti "Quale via per l’AFL-CIO?", pone poca o nessuna enfasi sulle riforme e sull’importanza di "razionalizzare" l'AFL-CIO. Come il SEIU, l’IBT vuole accelerare la nascita di sindacati e sostiene, concordemente con il SEIU, che le controversie giuridiche dovrebbero considerare la forza del sindacato e dovrebbero pesare le differenze nei contratti che loro sono stati capaci di ottenere, tenuto conto della competenza giuridica che dovrebbe essere riconosciuta al sindacato.
 
Per parte sua, l'AFL-CIO nazionale ha pubblicato a Marzo di quest’anno il suo piano, "Costruendo un movimento del lavoro unificato: creare uno stato efficiente e Consigli del lavoro locali". Il primo paragrafo del piano dichiara:
"Il movimento del lavoro US sta affrontando la sua più grande sfida- fondamentale per superare questa crisi -, espandendo grandemente e rapidamente il nostro potere politico... migliorando sensibilmente le attività delle nostre organizzazioni del lavoro statali e locali che hanno la responsabilità principale nell’eseguire i programmi dell'AFL-CIO nazionale." L’obiettivo deve essere un efficace, unitario e ben finanziato piano di mobilitazione per politica, legislazione ed appoggio alle organizzazioni ai livelli nazionale, di stato e locale, aggregando i membri dove lavorano e vivono sui problemi e sulle campagne nazionali, di stato e locali.

Le federazioni di stato e i consigli del lavoro devono essere anche responsabili quando non stanno eseguendo un progetto approvato a livello nazionale. L'AFL-CIO nazionale deve assicurare che i piani riflettano il coordinamento tra le federazioni statali e i loro rispettivi consigli di lavoro centrali e siano realizzati provvedendo sufficiente appoggio, preparazione, coordinamento e risorse. Ma all’AFL-CIO nazionale devono essere conferiti i poteri e l’assunzione del controllo sugli affari degli organismi statali e locali per assicurare, se necessario, il coordinamento e la conformità con questi piani.

In queste discussioni qualcuno suggerisce che alla fine possa essere necessario formare una federazione del lavoro alternativa, simile alla formazione del CIO negli anni trenta, quando divenne chiaro che gli AFL non avrebbero organizzato i lavoratori nelle industrie di fabbricazione in serie.

Contemporaneamente a questi intensi e qualche volta aspri dibattiti sul futuro del movimento del lavoro, gruppi e singoli progressisti hanno intrapreso qualche azione. La più significativa di queste è stata la formazione di Lavoratori US Contro la Guerra (USLAW) nel 2003. Questa organizzazione, comprensiva di individui, sindacati ed altre strutture progressiste, non solo si è opposta alla guerra US in Iraq ma alla stessa politica estera US. La sua dichiarazione di principi- una politica estera equa, fine dell’occupazione di paesi stranieri da parte degli US, ridistribuzione delle risorse nazionali, ritiro delle truppe subito, protezione dei diritti civili e dei diritti di lavoratori ed immigrati, solidarietà con i lavoratori e le loro organizzazioni nel mondo- è stupefacente al confronto con la squallida storia dell'appoggio del lavoro organizzato per l’imperialismo US.

Anche negli altri paesi i lavoratori stanno guardando al proprio interno; e qualche volta agiscono. I lavoratori messicani hanno formato federazioni e coalizioni completamente nuove, che ora sono fermamente intenzionate a spostare il movimento messicano del lavoro in una direzione più di sinistra. In Venezuela è stata formata una nuova federazione del lavoro, ispirata al radicalismo del governo di Hugo Chávez, per sostituire quella più vecchia e corrotta. In Brasile c’è stata una divisione nel Partito dei Lavoratori, con gli elementi di tendenza più di sinistra quasi in rivolta sul fallimento del governo di Lula, per un’opposizione più aggressiva al neoliberismo. In Zimbabwe, nuovi gruppi laburisti hanno portato la sfida principale al regime di Mugabe. Stanno avendo luogo alcune discussioni nel movimento del lavoro tedesco, i cui membri si sono scontrati con il governo della coalizione Socialdemocratico/Verde che lentamente ma sicuramente sta smantellando il vantato sistema di sicurezza sociale del paese. I lavoratori francesi e italiani hanno continuato a dimostrare la loro capacità di bloccare intere regioni del paese ma i diritti e i benefici dei lavoratori sono minacciati. E ancora, in paesi poveri come l'Ecuador e la Bolivia, lavoratori, contadini inurbati e popolazioni indigene si sono apertamente ribellati contro le rapine del neoliberismo.

Mentre i lavoratori si riaggregano e si riorganizzano, molte cose devono essere ricordate:
- Primo, i lavoratori frequentano molti luoghi: posti di lavoro, comunità, famiglie, organizzazioni civiche e religiose, ecc. Ognuno di questi può essere un luogo da organizzare e nessuno dovrebbe essere trascurato. In tutti questi luoghi, le persone portano le diverse culture di solidarietà già presenti, e queste dovrebbero essere centrali ad ogni organizzazione. Le richieste possono variare secondo il luogo, anche se le richieste fatte dai lavoratori nei posti di lavoro possono essere complementari a quelle fatte nelle comunità- come quando i lavoratori rivendicano salari più alti e migliori abitazioni. Allo stesso modo variano anche le tattiche utili a vincere, che di nuovo possono essere connesse; i lavoratori possono presidiare i posti di lavoro e gli uffici dei funzionari politici. È importante ricordare che il futuro dei movimenti del lavoro si può giocare sull'abilità dei sindacati e delle federazioni locali a trasformarsi nei luoghi del potere del movimento del lavoro. Dopo tutto, è a livello di sindacato locale che ogni giorno i lavoratori e le comunità interagiscono col movimento del lavoro. Questo non significa che non siano necessarie organizzazioni nazionali ed internazionali forti; lo sono evidentemente. Comunque, quando il potere emana dall’alto, il risultato è la dittatura burocratica.

Un modo di ampliare la base di potere locale del movimento del lavoro è sviluppare molteplici punti di accesso organizzativi, come i ‘centri dei lavoratori’, nei quali i lavoratori possano unirsi anche se sono disoccupati. Un centro può essere basato sulla specificità industriale o territoriale, in modo che si possa stare insieme senza che vi sia alcun problema di dove i lavoratori prestino la loro opera. Esperimenti con i centri dei lavoratori stanno nascendo in tutto il mondo, specialmente fra lavoratori precari, basso-salariati, immigrati inclusi. I centri possono servire a diverse funzioni: fornire ai lavoratori un'opportunità per formare una comunità e condividere le loro rivendicazioni, offrire un’informazione di base sui diritti dei lavoratori, sviluppare la coscienza politica attraverso azioni a basso rischio, lavorare verso la costruzione di un movimento di lavoratori che possa ottenere risultati tangibili, come un "salario di sussistenza." Questi centri possono servire anche come possibile varco ai sindacati che altrimenti non avrebbero accesso in certe comunità, come tra gli immigrati che non parlano inglese.

- Secondo, in ogni tipo di organizzazione quelli che hanno un livello più alto di coscienza di classe devono essere centrali, in quanto saranno i più capaci a spiegare le cose agli altri e a vedere le relazioni tra circostanze locali e globali. Saranno anche i più capaci a vedere i collegamenti fra le molte forme di ineguaglianza che esistono in tutte le società capitaliste. Data la natura del capitalismo moderno, le donne e le persone di colore con la coscienza di classe più sviluppata dovranno essere i leader chiave di ogni movimento del lavoro. E allo stesso tempo, grandi sforzi devono essere fatti per scoprire i punti più vulnerabili del capitale; è in questo che i lavoratori con maggior consapevolezza di classe possono essere più efficaci. Lavoratori dei trasporti, dell’approvvigionamento di cibo, della comunicazione, lavoratori dell’alta tecnologia e degli altri posti chiave devono essere organizzati e devono esercitare il loro potere in ogni modo possibile.

- Terzo, devono essere trovati i modi per connettere i settori stabili e non stabili della classe operaia, ovvero, quelli con impiego relativamente sicuro e il fiorente segmento degli assunti precari ed informali. Ci devono essere organizzazioni del movimento del lavoro ampie, più ampie degli attuali sindacati, per coprire l’intero movimento dei lavoratori. Forse il programma di società e di lavoro che ha avuto luogo in Argentina e Venezuela segnerà la strada.

- Quarto e principale. Quale è lo scopo di un movimento del lavoro? Per cosa devono organizzarsi i lavoratori? In altre parole, quali sono i principi del movimento del lavoro? Se non si pongono queste domande, per esempio, non c'è nulla da dire sulla riorganizzazione dell’AFL-CIO e dei suoi sindacati, perché i principi del movimento enunciati definiscono gran parte della sua struttura. I piani SEIU e IBT non hanno nessuna risposta a queste domande, così ci è dato solo di presumere che quello hanno in mente sia la continuazione dell'alleanza conservativo-pragmatica ed una speranza per il ritorno dell'accordo del lavoro. In altre parole, i soliti affari o almeno la strada di quaranta anni fa.

Bill Fletcher Jr. indica con eloquenza il problema in questo modo:

“ Se il movimento sindacale ammette che capitale globale è coinvolto in una guerra di annientamento contro i lavoratori; se ammette che il capitale US vuole eliminare i sindacati dalla scena americana; se ammette che è sempre più difficile fare avanzare gli standard di vita di alcun settore dell'economia senza avere un approccio internazionalista; se ammette che la composizione demografica della forza lavoro US sta cambiando; se ammette che la politica estera US è al servizio di due diverse ali dei circoli dominanti, nessuna delle quali ha interesse per la classe operaia, mentre entrambe hanno interesse alla propria forma di dominio globale; se ammette che la politica estera US sta generando l’odio di tutti i popoli del mondo per gli Stati Uniti… poi l’organizzazione del lavoro US è costretta a ripensarsi nei principi fondamentali.

Il ripensamento che noi davvero vogliamo esprimere è che si deve aprire un dialogo all'interno del movimento sindacale e tra questo e gli altri movimenti. Questo dialogo deve puntare a riconcettualizzare il sindacato. Questa riconcettualizzazione deve portare nella direzione di un "sindacalismo della giustizia sociale", che è più di organizzare e più di costruire alleanze con gli altri settori della popolazione.

Il sindacalismo della giustizia sociale comincia con l'assunzione che il New Deal e il welfare state come li conoscemmo una volta, non stanno ritornando. Allo stesso tempo, la tendenza verso la barbarie, la guerra senza fine e il crescente impoverimento di una gran parte della popolazione, devono essere arrestati. Così, la risposta sul futuro del sindacalismo deve essere integralmente connessa a un riallineamento politico in questo paese e alla consapevole lotta per il potere politico. Deve essere anche connessa ad un modo molto diverso di presentarsi dei sindacati e delle altre organizzazioni di massa dei popoli del mondo. Che significa che dobbiamo ripudiare la tradizionale arroganza US, che presume che ogni luce e vita cominci all'interno dei confini degli Stati Uniti”.

Nei commenti di Fletcher è implicito che, per sopravvivere, il mondo del lavoro debba muoversi a sinistra. Se per esempio, uno degli scopi del movimento del lavoro è chiudere lo iato fra ricchi e poveri o creare una più grande eguaglianza sociale, inevitabilmente sorge la domanda di come a se questo possa mai essere realizzato sotto il capitalismo o se la classe operaia (e il sindacato e i movimenti dei lavoratori) dovrebbe progettare il modo per sfidare le istituzioni capitaliste, incluso il carattere fondamentale dello sfruttamento del rapporto salariale. Mentre noi sappiamo che alcuni leader sindacali che si considerano membri della sinistra, radicali, o persino socialisti, credono anche che sollevare questioni socialiste sia molto idealistico e non praticabile. E rimandano sine die, credendo di aver bisogno di guadagnare più potere prima di poterle sollevare.

Dal momento che stanno perdendo il potere a tonnellate, la lotta per la pura sopravvivenza organizzativa assume la precedenza. Ma, forse, tenere a mente le mete più alte è un prerequisito indispensabile per essere capaci di ottenere qualche potere. Dal momento che i sindacati sono ridotti al ruolo di operare solidalmente all'interno del capitalismo, accettando le sue regole di base, i sindacati così come li abbiamo conosciuti, potrebbero essere spacciati. La crisi che stiamo affrontando dovrebbe portarci a non restringere la nostra visione di ciò per cui vale la pena di lottare, ma di ampliarla.

La storia è carica di pesanti testimonianze del bisogno di una ridefinizione integrale dei movimenti del lavoro nel mondo- movimenti con principi come quelli enunciati dai Lavoratori US Contro la Guerra. Cosa sarebbe il mondo del lavoro senza la presenza dei suoi socialisti e comunisti, quelli più impegnati nel perseguire l'uguaglianza e più desiderosi di correre i rischi necessari (e di convincere anche gli altri a prendersi questi rischi) a costruire forti movimenti del lavoro! Anche in un paese conservatore come gli Stati Uniti, i sindacati di sinistra del CIO non solo hanno condotto le lotte contro l’imperialismo US ed il razzismo ma hanno anche ottenuto condizioni migliori e più democratiche. Che è ciò che l’attuale direttore organizzativo AFL-CIO Stuart Acuff sostiene che i sindacati ora debbano fare: "Dobbiamo definire un’agenda che abbia la potenzialità di cambiare le vite della popolazione".

Riferimenti:
Il programma SEIU "Uniti per vincere" può essere trovato su   http://www.unitetowin.org /" > http://www.unitetowin.org/. 
La proposta degli autotrasportatori per ristrutturare l'AFL-CIO è su
http://www.teamster.org/%20about/geb/resolutions/aflrestructure.htm"

traduzione dall’inglese Bf