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fonte http://www.solidnet.org
da: PC USA, di Sam Webb, 29 Agosto 2005

http://www.cpusa.org, mailto:international@cpusa.org


Riflessioni sul Socialismo


di Sam Webb, Segretario Nazionale PCUSA


Il principale compito politico in questo momento è mettere assieme le forze sociali necessarie per sconfiggere Bush e i suoi pari nel Congresso e altrove.

Tuttavia, per i socialisti e i comunisti, l'urgenza di questo compito non dovrebbe diventare una ragione per scollegarsi dall'alternativa socialista. Al contrario, noi dovremmo portare nelle piazze la nostra visione del socialismo; noi siamo, dopo tutto, il Partito Comunista, ed il socialismo è al centro della nostra identità.

La classe dominante, non sorprendentemente, non mostra alcuna reticenza a indottrinare la popolazione nella disinformazione sul socialismo. I pensatori dell'establishment, dopo il crollo dell'Unione sovietica e degli altri paesi socialisti, affermano infatti che il socialismo non è semplicemente un danno, ma un danno senza ripari.

Mente, dall'altra parte dello spettro politico, questi argomenti stanno intanto facendosi lentamente strada nel dibattito politico. Al primo sguardo, ciò può sembrare sorprendente, dato il grande colpo preso dal socialismo una decade fa, ma ad uno sguardo più ravvicinato non è poi così strano.

Nei suoi molti avanzamenti il capitalismo si porta appresso nuove forze di opposizione. Che, per loro ammissione, non abbracciano ancora il socialismo come noi lo concepiamo, ma immaginano una società senza le durezze, oppressioni, preoccupazioni, pressioni, e l'affarismo sfrenato che sono emblematici e strutturali nell'attuale capitalismo. Desiderano un futuro che porti sicurezza materiale ed un senso della comunità, una rinascita della libertà e un vita gioiosa; desiderano un po' di cielo su questa terra.

Ovviamente, questo modo di sentire non si traduce tutto in una volta in consenso di massa per il socialismo ma significa che noi possiamo portare la nostra visione ad una platea molto più estesa. E così facendo, vi può essere solamente un ritorno positivo sulle attuali lotte democratiche e di classe - per non parlare delle prospettive a lungo termine del socialismo. Non è un caso che le principali riforme di vasta portata nel XX secolo furono ottenute nei momenti in cui le idee socialiste ebbero massima diffusione e consenso elettorale.

Importante caratteristica

Oggi, nel difendere il socialismo, noi non possiamo semplicemente ripetere quello che dissero Marx ed Engels. Lo si consideri come si vuole- una benedizione o un peso- noi non possiamo agire come se il socialismo non fosse un'importante caratteristica dello sviluppo del mondo nel XX secolo. E quell'esperienza fu, a dir poco, tumultuosa e contraddittoria.

Da un lato, il socialismo trasformò e modernizzò le società arretrate, garantendo importanti diritti economici e sociali, aiutando i paesi a liberarsi dal colonialismo, contribuendo decisivamente alla vittoria sul Nazismo, costituendo, con la sua mera presenza, una pressione sulle classi dominanti nel mondo capitalista a fare concessioni alla classe operaia e ai movimenti democratici, e fungendo per quasi cinquant’anni da contrappeso alle mire aggressive dell'imperialismo americano.

D'altro lato i difetti e gli errori in campo politico, economico e culturale, per non dire di fatti interni indifendibili durante il periodo staliniano- furono così gravi che nella fine, l'Unione Sovietica e gli stati europei Orientali, crollarono suscitando solo una flebile protesta dai loro cittadini o partiti dominanti.

Tutto ciò- insieme alle condizioni, alle sfide e al sentire del nostro tempo- deve essere serenamente studiato e devono essere tratte lezioni appropriate per costruire una visione propulsiva del socialismo del futuro. Ma fortunatamente non c'è nessuna scadenza incalzante che ci costringa ad affrettare questo processo. Noi possiamo essere quasi comodi nelle nostre discussioni, perché il socialismo nel nostro paese non è sicuramente dietro l'angolo.
 
Chiaramente, il Marxismo dovrebbe guidare questa discussione, ma noi dovremmo assumere creativamente i suoi principi e metodi. Il Marxismo, quando propriamente usato, è un sistema aperto che fa proprie le nuove esperienze ed adegua i precedenti assunti e concetti alle nuove realtà.

Per avere una discussione più proficua, noi dovremmo creare un'atmosfera che incoraggi i compagni ad esaminare le questioni per nuove vie, senza cecità, scoraggiando la pratica dell’identificazione politica, usata invece di considerare riflessivamente il merito dei punti di vista diversi dal proprio.

Nessuno dovrebbe sentirsi costretto a difendere tutto ciò che disse e fece nel passato il movimento comunista, e nessuno dovrebbe assumersi il ruolo di difensore del Marxismo-leninismo. Quello è il ruolo degli organi collettivi, ed anche gli organi collettivi dovrebbero esercitare quella funzione in modo considerato.

Engels una volta notò: "La parola 'materialismo' serve a molti degli ultimi scrittori in Germania come una mera espressione con la quale qualsiasi cosa è classificato senza ulteriori studi, ovvero, loro si attaccano a questa etichetta prima di considerare il merito della questione. Ma la nostra concezione della storia è soprattutto una guida perché ogni storia debba essere studiata da capo”.

Marx naturalmente condivideva questa concezione. Questi grandi pensatori apprezzarono la natura dinamica del mondo capitalistico ed insistettero a sviluppare creativamente i loro pensieri in linea con un mondo in cambiamento. Non tentarono mai di forzare i fatti alla teoria; il loro approccio fu fresco, creativo, critico e libero nell’espressione.

In questo scritto cerco di tenere questo standard e di essere il più concreto possibile. Il mio non unico ma primario obiettivo è il periodo di transizione del processo rivoluzionario, consapevole del fatto che anche la visione di questa transizione è provvisoria.

Perché? Perché in ogni transizione da una forma sociale ad un’altra, vi sono nuovi scenari, eventi imprevisti, svolte improvvise ed anche la possibilità di regressione sociale. La storia delle transizioni sociali in generale e la natura variegata della transizione al socialismo nel XX secolo in particolare, dimostra che i percorsi dello sviluppo sociale non
sono né uniformi né prevedibili.

Lenin, verso la fine della sua vita piena di eventi scrisse “La storia nel suo complesso e la storia delle rivoluzioni in particolare, è sempre più ricca di contenuti, più variata, più multiforme, più vivace ed ingegnosa di quanto sia immaginato anche dai migliori partiti, dalle più consapevoli avanguardie di classe delle classi più avanzate. Questo può essere capito prontamente, perché le più eccellenti avanguardie esprimono la coscienza di classe, la volontà, la passione e l'immaginazione di decine di migliaia di persone, ma nei momenti della grande insurrezione e dell'esercizio di tutte le capacità umane, le rivoluzioni sono fatte dalla coscienza di classe, la volontà, la passione e l'immaginazione di decine di milioni, spronati dalla più acuta lotta di classe”. (La sinistra comunista, una malattia infantile)

Socialismo - una vecchia idea

Il sogno di una società giusta e senza classi ha una lunga genealogia. Per secoli, ha mosso le speranze di donne ed uomini, costretti da sfruttamento, povertà, oppressione e guerra.

Lo schiavo si rivolta nei tempi più recenti come nell’antichità, animato dalla stessa idea che era nelle sollevazioni dei contadini nell’Europa feudale. La stessa visione ha motivato i ribelli di terra e di mare che insorsero contro l'economia del capitalismo Atlantico nel XVII e XVIII secolo. Le persone con posizioni più radicali nella nostra guerra d'indipendenza nazionale furono spronate all’azione da una visione alternativa del modo di vivere, basata sulla solidarietà, l'uguaglianza e la comunità.

All’inizio del XIX secolo il movimento laburista previde una comunità cooperativa di produttori. I socialisti utopisti pre-marxisti costruirono complicati progetti di società egualitarie.

Non possiamo dunque dire che Marx ed Engels inventarono l'idea di una società definita da proprietà comune, mutualità, libertà ed uguaglianza.
Ma, mentre per gli utopisti costituiva una piccola parte del loro pensiero, per i socialisti fu il fine costante. Essi erano materialisti ed il loro punto di partenza era la realtà obiettiva con tutte le sue complessità e contraddizioni.

Il loro metodo d'analisi permise loro di penetrare profondamente sotto la superficie dello sviluppo del capitalismo e di palesare le sue dinamiche di sfruttamento, pressioni e leggi di movimento- per non menzionare le principali forze sociali e di classe che sarebbero emerse a sfidare il potere di classe capitalista.

Cosa dissero

Ma poiché il socialismo non era ancora una realtà materiale e non poteva essere studiato come tale, essi non fecero altro che osservazioni generali riguardo il suo contenuto, lineamenti e percorso storico. E tuttavia quelle osservazioni- per non dire della loro filosofia e metodologia, del materialismo dialettico e storico- restano di enorme valore e dovrebbero informare la nostra analisi e la prospettiva socialista nel XXI secolo.

Alcune delle più importanti di queste sono:
Prima, la contraddizione nella società capitalista tra la natura sociale della produzione e la forma privata dell'appropriazione, che è la matrice delle condizioni soggettive ed oggettive per la società socialista.

Engels scrisse ‘Questa contraddizione contiene il germe di tutti gli attuali antagonismi sociali’. Si può ragionevolmente discutere che Engels sia qui superato, ma il punto è chiaro: l'allargamento e l’approfondimento nel tempo dei rapporti capitalistici ha volto il capitalismo in un sistema quasi universale, riducendo quasi tutti gli umani desideri al nesso dei contanti e della merce prodotta, risucchiando centinaia di milioni di uomini nella rete del lavoro salariale, e generando nuove contraddizioni, ineguaglianze,  gerarchie ed antagonismi- che costituiscono la base materiale per il socialismo- su scala più estesa. Quindi, il socialismo scaturisce dalla logica generale dello sviluppo capitalista.

Seconda osservazione, la classe operaia, a causa della sua posizione nel sistema di produzione sociale, scava la fossa al capitalismo. Nella loro visione, nessuna altra classe o strato sociale ha la forza politica ed economica per affrontare con successo il potere sociale.

Un’altra osservazione di Marx ed Engels, è che un cambiamento nel potere politico dalla classe capitalista alla classe operaia ed i suoi alleati è un requisito assolutamente essenziale di una rivoluzione socialista. Questo trasferimento di potere, comunque, non porta con se l'arrivo di un pieno socialismo, ma piuttosto costituisce la prima fase di un periodo di transizione durante il quale la classe operaia ed i suoi alleati smantellano le vecchie strutture di stato e ne costruiscono di nuove, molto più democratiche.

Essi osservarono anche che al centro del progetto socialista sta l'eliminazione della proprietà e dei principali mezzi di produzione privati e la sostituzione dei meccanismi di mercato a favore della pianificazione economica. Nel Manifesto, Marx ed Engels scrivono che “la teoria del comunismo può riassumersi nella sola frase: l'abolizione della proprietà privata”.

Una quinta osservazione dei fondatori del socialismo moderno è che ‘il ruolo dei comunisti è di sollevare il proletariato alla posizione di classe dominante e vincere la battaglia per la democrazia’. E poi, assistere la
classe operaia nello strappare gradualmente ogni capitale dalla borghesia, nel centralizzare ogni mezzo nelle mani dello stato e del proletariato organizzato come classe dominante; e adf aumentare il totale delle forze produttive più rapidamente possibile’.(Manifesto Comunista)

Infine, secondo Marx ed Engels, le società socialiste sono formazioni sociali dinamiche che subiscono fasi di crescita e sviluppo, che possono condurre alla transizione al comunismo, nel quale le classi e tutte le forme di ineguaglianza ed oppressione scompaiono, lo stato come strumento coercitivo si dissolve, il problema dell’urbanizzazione è superato, e la vecchia divisione del lavoro che ha costretto i lavoratori a routine di lunghe ore di lavoro defatigante è scomparsa. In altre parole, il regno della necessità dà luogo al regno della libertà e scrive sulla sua porta le parole ‘da ognuno secondo la sua capacità, ad ognuno secondo la sua necessita’.

Marx ed Engels dissero più molto di più sul socialismo, ma spero che questo minimo schizzo dia un quadro di riferimento.

Il socialismo e la necessità

Intendo argomentare che, nonostante la sua sconfitta storica nel XX secolo, il socialismo sta riacquistando spazi di una nuova necessità nel XXI secolo.

Fin dai suoi più primi giorni, il capitalismo ha inflitto agli abitanti della terra un danno incalcolabile. Accumulazione primitiva, guerre mondiali, schiavitù, varie forme di servitù del lavoro, sfruttamento salariale spietato, annessione territoriale, guerre coloniali e civili, razziste, di genere e altre forme di oppressione - tutto questo ed altro occupa gran parte del rilevamento storico del capitalismo degli Stati Uniti e mondiale.

E una storia orribile come questa potrebbe essere anche peggiore in futuro, per una semplice ragione: il potere distruttivo del capitalismo, guidato dalla sua logica intrinseca di pompare sempre maggior surplus dai suoi produttori primari e dominare lo spazio globale, ha una crescita esponenziale rispetto ad un secolo fa. A meno che sia contenuto ed eventualmente smantellato, questo potere è capace di fare un danno irreversibile alla vita in tutte le sue forme.

Un secolo fa Rosa Luxemburg, la grande leader comunista disse, come è noto, che l'umanità aveva una scelta tra socialismo e barbarie; un secolo dopo il suo avvertimento ha ancor più significato. 

Consideriamo alcuni dei nuovi pericoli che rendono necessario il socialismo:
In primo luogo c’è è la prospettiva della guerra senza fine e di annientamento di massa. Con la fine della Guerra Fredda, più persone pensarono che il pericolo di guerra, convenzionale e nucleare, si sarebbe alleviato. Invece, gli eventi successivi hanno annientato queste pie speranze. La minaccia nucleare rimane e le guerre convenzionali segnano il panorama e estinguono brutalmente le vite di milioni di persone.

Il nostro governo, con le più grandi riserve di armi di distruzione di massa, continua a svilupparne di sempre più potenti, ma con questo ribaltamento: diversamente dai predecessori, l'amministrazione di Bush si arroga il singolare diritto di impiegare tali armi in modalità ‘preventiva’ e non semplicemente come ultimo ricorso.

Allo stesso tempo l'amministrazione demonizza, impone sanzioni, minaccia ed intraprende guerre contro i paesi che possiedono o possono possedere capacità nucleari e costituiscono un ostacolo a suoi disegni globali. Nonostante proclami il contrario, la missione dei neoconservatori alla Casa Bianca e al Pentagono è la dominazione del mondo portata a termine con mezzi militari, furbescamente e cinicamente espressa nella terminologia di ‘caccia al terrorismo’.

E senza contrappeso al suo potere, l’imperialismo americano sente poche limitazioni alla sua capacità di fare guerra. Effettivamente, dal momento in cui la banda di Bush rubò la presidenza nel 2000, è stata diabolica nel dispiegare i mezzi militari del Pentagono a sorvegliare il mondo intero.

Alcuni dicono che mentre è cresciuto il pericolo di guerre locali e regionali, il pericolo di guerre inter-imperialiste e di scambi nucleari tra i paesi capitalisti in competizione è meno probabile, data la soverchiante preponderanza del potere militare americano rispetto a quello degli altri stati capitalisti, il livello attuale di integrazione del capitalismo mondiale, l’esitazione di parte della classe capitalista a considerare possibile un’opzione nucleare e l'opposizione mondiale al militarismo e all’aggressione americana.

C'è più di un grano di verità in questa logica. Ma, non dovremmo mai dimenticare che la guerra è sempre latente nel capitalismo ed ha una sua propria logica. Anche i politicanti più capaci cadono in errori di calcolo e/o sono facilmente superati da eventi al di fuori del loro controllo.  Inoltre, le tensioni in alcune regioni del mondo, come Taiwan, Nord Corea, Asia Meridionale e Medio Oriente potrebbero degenerare facilmente in guerre molto più ampie, con possibilità di scambi nucleari.

L'attuale equilibrio di forze è anche più instabile di quanto appaia. La Cina, per esempio, in un futuro non troppo lontano, potrebbe emergere come forza egemonica alternativa all’imperialismo US- cosa che l’amministrazione Bush ed i circoli più reazionari del capitalismo dicono che non permetteranno.

Infine, la disponibilità dell'amministrazione Bush ad usare armi nucleari non dovrebbe essere sottovalutata. Un recente rapporto del Washington Post descrive come l'amministrazione abbia alle sue spalle la possibilità  di una forza d’urto globale che può lanciare un attacco, anche nucleare, dovunque sulla terra in poche ore. E determina un scontro tra la retorica trionfale della dominazione globale e la squallida realtà di una pratica fallimentare. ‘Se il Presidente affrontasse la sconfitta delle sue politiche in qualche luogo nel mondo davvero giungerebbe all'opzione nucleare’. (Jonathan Schell, The Nation, 13 Giugno 2005)

Tutto ciò offre valide ragioni per intensificare la lotta per la pace, così come la lotta per una società nuova, nella quale trasformare le spade in vomeri.

Dove è la rapida espansione sostenuta?

Un altro argomento pressante per la nuova necessità di socialismo è che il rallentamento dell’economia capitalista mondiale nei primi anni ‘70 non è stato superato. Le élite politiche hanno sperato che le ristrutturazioni economiche, deregulation, privatizzazioni, liberalizzazione commerciale e massicce manipolazioni finanziarie- in una parola, il neo-libeismo- creasse le condizioni per una sostenuta espansione economica mondiale, ma ciò non è mai accaduto.

Sì, l'economia è cresciuta e la redditività è stata ripristinata. Un regime di connessione internazionale della produzione ha sostituito il vecchio sistema fordista. Il settore finanziario è cresciuto ad un ritmo da capogiro e nel settore dei servizi sono stati creati milioni di posti di lavoro a basso salario. Ma la crescita vigorosa e prolungata non si è vista.

Il Neoliberismo, infatti, ha prodotto attraverso il globo una tremenda sofferenza umana. Nessun paese, incluso il nostro, è scampato al suo impatto punitivo, in un'economia mondiale estremamente competitiva, sprofondata nella sovrapproduzione di merce.

Mentre ci si continua ad interrogare se la crescita sostenuta del periodo degli anni 1945-1970 fosse un'eccezione, piuttosto che- come si crede convenzionalmente- la norma alla quale potrà tornare l'economia, chiaramente il capitalismo, nella sua forma neoliberale a livello globale, è incapace di risolvere le contraddizioni e le difficoltà che crea: disoccupazione e sottoccupazione, dislocazione di industrie e persone, declino dello standard di vita, ineguaglianza razziale e di genere, debito non ripianato ed emarginazione di interi paesi e regioni.

Infatti, senza una ristrutturazione radicale dell’ordine economico mondiale, è difficile prevedere come questi attuali trend economici e le loro inevitabili conseguenze negative, potranno cambiare in modo sostanziale. Il marxista britannico David Harvey pensa che stiamo entrando in un'era nella quale l'accumulazione del capitale avviene soprattutto attraverso l’espropriazione e il furto, legale o meno, dei beni pubblici e privati, dei diritti sociali, con i tagli allo standard di vita, come attraverso la produzione espansa di merce.

L’ambiente sotto stress

Un'altra minaccia al futuro dell’umanità è il degrado ambientale. Pressoché quotidianamente noi sentiamo parlare di estinzione di specie, riscaldamento globale, impoverimento delle risorse, diboscamento, desertificazione, tanto che ci siamo quasi abituati a questa sorta di catastrofi.

Il nostro pianeta non può assorbire indefinitamente l'impatto della crescita senza limiti del capitalismo guidato dal profitto. Diversi scienziati dicono che, a meno che noi cambiamo radicalmente i nostri metodi di produzione e di consumo, raggiungeremo il punto in cui il danno all'ambiente sarà irreversibile.

Noi dobbiamo muoverci nella direzione della sostenibilità, che il marxista John Bellamy Foster descrive come il seguente: (1) la percentuale di utilizzazione di risorse rinnovabili deve essere tenuta più bassa del tasso della loro rigenerazione; (2) la percentuale dell’uso di risorse non rinnovabili non può eccedere il tasso al quale sono sviluppate risorse sostenibili alternative; e (3) inquinamento e distruzione dell’habitat non possono eccedere le capacità assimilative dell'ambiente.

Ovviamente siamo lontani dal soddisfare questi criteri. La terra sta mandando ai suoi abitanti umani segnali di sofferenza che si faranno più pronunciati finché i rapporti sociali di produzione non saranno in armonia con le relazioni ecologiche del consumo; finché il riproduzione di capitale prevale sulla riproduzione della natura.

Nonostante ciò, anche le misure più modeste di protezione ambientale sono ostacolate da settori delle società transnazionali. Questo rende la transizione ad una società socialista sempre più imperativa.

Ineguaglianze incorporate

L’umanità è messa anche seriamente in pericolo dalle profonde e persistenti ineguaglianze razziali, di genere e regionali che esistono nel pianeta.

L'evidenza di queste ineguaglianze è ovvia: fame e malnutrizione, povertà atroce, malattie da pandemia, quotidiana brutalità istituzionalizzata contro le persone di colore, abuso sistematico e oppressione di donne, esplosione dei ghetti attorno alle mega-città, massicce migrazioni di lavoratori e contadini alla ricerca di una vita migliore e decadenza di comunità urbane e rurali in intere regioni.

Mentre queste condizioni mondiali esistono, i paesi dell’emisfero meridionale sperimentano- non quietamente di sicuro- le forme peggiori di privazione e ineguaglianza.

Queste ineguaglianze sono insite nelle molte strutture, gerarchie e dinamiche dello sviluppo capitalista. Abbondanza senza coscienza e ricchezza ad un polo; povertà indicibile, sfruttamento ed oppressione all'altro polo, è la benzina che alimenta il motore di capitalismo globale.

 Anche tutto ciò offre una ragione irresistibile per una società nuova.

Democrazia

Un pericolo estremo nell’attuale periodo è l'assalto da più lati alla democrazia risultante da due fenomeni collegati: la nuova aggressività dell’imperialismo mondiale e l'ascendente politico dei neo conservatori americani.

L’attacco su lavoro, civiltà, votazioni, donne, immigrati, gay e lesbiche, diritti dei disabili è molto pericoloso. Ma il ruolo del movimento democratico è non lamentare questo attacco, né piangnucolare che il fascismo è imminente; il suo ruolo è lottare più energicamente per preservare ed espandere i diritti democratici. Nei primi giorni della Guerra Fredda noi non abbiamo fatto questo e così abbiamo contribuito al nostro proprio isolamento politico; non dobbiamo commettere di nuovo lo stesso errore, né vogliamo che altri lo facciano.

Quanto detto significa che il socialismo non è solo una idea buona ma è necessario- necessario preservare la pace e il nostro pianeta, necessario difendere ed espandere la democrazia, necessario eliminare le grandi ineguaglianze economiche, razziali, di genere e le altre, necessario offrire una vita sicura ai miliardi di persone che vivono su questa terra.

Credo quindi alla ‘necessità’ della nozione di socialismo - un'idea che, tra l’altro, noi abbiamo inteso in un modo troppo meccanico e superficiale

Come il mondo guarderà le cose

La lotta per il socialismo oggi si apre in un mondo in cui la classe dominante degli Stati Uniti e specialmente le sua parte più reazionaria, è determinata a mantenere una dominazione senza pari.

Ma l'amministrazione  Bush, nonostante la sua schiacciante preponderanza di potenza militare, sta imparando che il mondo non è malleabile a piacere. Sottomettere l'Iraq si è dimostrato molto più difficile di quanto i politicanti si aspettassero e ha rivelato i limiti sia della forza sia del potere imperialista degli US. L'invasione si è tramutata in un’occupazione, impopolare fra gli iracheni come tra gli americani.

Comunque, questa non è che un'espressione delle molte forme di opposizione che l’imperialismo ha incontrato alle sue ambizioni politiche ed economiche. Si sa che le parti sociali (raggruppamenti regionali, nazioni, corpi internazionali e, soprattutto, centinaia di milioni di persone) che resistono sono varie e variamente motivate. Tuttavia lo scopo di questa opposizione, così come i cambiamenti profondi nella politica economica e nei rapporti di potere del mondo capitalista, sono così incisivi che è messa in dubbio l’adeguatezza della teoria dell’unipolarismo- una nozione che asserisce che una sola superpotenza, gli Stati Uniti, è senza pari e in grado di imporre facilmente la sua volontà al resto del mondo per il prevedibile futuro -.

Tanto che è nato un dibattito animato. Una parte afferma che l’imperialismo US, con la sua forza militare e finanziaria, ha respinto le sfide affrontate nelle tre decadi scorse ed ora è intenzionato e in grado di imporre il suo disegno egemonico ad amici e nemici.

L'altra parte sostiene che stanno emergendo nuovi centri del potere e di accumulazione, specialmente in Cina e nell’Est Asia e che tutti rivaleggeranno ed eventualmente rimpiazzeranno il dominio imperialista americano. La sola domanda, secondo questi sociologi, è se la volontà di imperialismo americana si adatterà pacificamente alla nuova configurazione del potere o, prendendo in prestito la frase del sociologo Giovanni Arrighi, intraprenderà una politica, di ‘dominazione di sfruttamento’ che è una politica di mantenimento del dominio globale attuata primariamente con mezzi militari. (Caos e dominio nel sistema mondiale)

Questo ambito conflittuale allargato a livello globale, avrà un impatto sulla transizione al socialismo, in quanto è certo che creerà sia nuove opportunità sia nuovi pericoli per il progetto socialista.

Socialismo e valori

La nostra visione del socialismo dovrebbe abbracciare una serie di valori e norme. Tra i più importanti sono solidarietà sociale, l'uguaglianza, non-violenza, giustizia economica, l'abolizione dello sfruttamento, democrazia, rispetto per i diversi, libertà individuali e libertà, sostenibilità e internazionalismo. Questi valori non sono scelti a caso ma sono emersi dalle lotte dei lavoratori e dalle necessità di sviluppo sociale. Inoltre, dovrebbero informare cultura, dibattiti, processi decisionali di una società socialista nel nostro paese. Mentre possono realizzarsi pienamente solo col tempo, mentre possono contrastare con le richieste a breve termine dello sviluppo del socialismo, questi valori devono condizionare i mezzi e i fini della costruzione del socialismo.

Il livellamento salariale, per esempio, non è una meta appropriata della fase socialista di sviluppo per ragioni economiche e culturali. Ed anche il valore normativo dell'uguaglianza deve essere usato come una salvaguardia contro le variazioni eccessive nei redditi, un freno all’emergere di privilegi ed un promemoria che l'ineguaglianza scomparirà in uno scenario più avanzato di sviluppo sociale.

O per fare un altro esempio, Lenin scrisse alla vigilia della I Guerra Mondiale che ‘il disarmo è l'ideale di socialismo’. Ha fatto questa affermazione nella prospettiva della conflagrazione mondiale che stava per succedere? O voleva significare i comunisti devono impegnarsi che ogni volta nella lotta di classe (e deve essere visto dall'occhio pubblico come un impegno) per un mondo libero dalla violenza o, dove non sia possibile, per minimizzare guerra e violenza?

Vi era comunque, nel movimento comunista, una tendenza a vedere valori e norme strumentalmente. Così, in nome della lotta contro il nemico di classe e della costruzione del socialismo, erano troppo frequenti le  deroghe.

Spero che abbiamo imparato delle lezioni a questo riguardo, una delle quali è che non possiamo scherzare sui valori che il socialismo dovrebbe incarnare. Se i nostri valori non animano il processo rivoluzionario, se i mezzi e metodi della costruzione socialista non riflettono quei valori, il socialismo perderà le sue caratteristiche più attraenti, come  l'umanesimo e la superiorità morale - che una volta perdute, è difficile riguadagnare.

Per assicurare che questo non accada è necessario un attivo impegno civile in organizzazioni democratiche fondate in un robusta cultura politica socialista.

Democrazia e lotta democratica

La lotta per la democrazia, intesa in senso lato, è al centro di progresso sociale e del socialismo.

La democrazia - l'opportunità di plasmare il nostro proprio destino - è divenuta una necessità di vita per i lavoratori nell’attuale fase di sviluppo del capitalismo, come lo erano il pane e la casa negli scenari precedenti. Non è semplicemente un mezzo per un fine, né uno strumento tattico per avere un lavoro quando avanza la lotta di classe. Piuttosto la lotta per la democrazia è sia un mezzo sia un fine. Conferisce potere al popolo e il popolo dà potere alla democrazia.

Sotto capitalismo che accerchia e comprime la vita democratica,  la lotta per approfondire ed allargare la democrazia è un compito ogni volta inevitabile.

Nel corso della lotta democratica, la classe operaia ed i suoi alleati acquistano esperienza pratica. Guadagnano consapevolezza politica. Uniscono le forze necessarie in termini politici ed organizzativi.
Tengono a freno il potere dei loro avversari di classe. E, non ultimo, ottengono miglioramenti immediati nelle loro vite quotidiane.

Principali  luoghi di lotta

Oggi, il luogo principale della lotta democratica- che è anche il luogo principale della lotta di classe- è la battaglia per sconfiggere i settori reazionari del capitale transnazionale, raggruppati attorno all’amministrazione Bush. Ogni diritto democratico (diritto alla pace, diritto ad un salario sufficiente, diritti civili e all’azione affermativa, il diritto a organizzarsi, diritto riproduttivo, protezioni costituzionali, diritti gay e lesbiche, diritti sociali ecc.), ed ogni organizzazione democratica, cominciando dai sindacati, è minacciata da quest’amministrazione e dai suoi sostenitori.

Così il compito principale in questo momento è di tenere decisamente a freno il potere politico e l'influenza della destra estrema e così facendo, muoversi verso una fase più avanzata di lotta.

In questa fase, nella quale l'ostacolo principale al progresso sociale è il complessivo potere delle consociate, emergeranno nuovi compiti democratici, come un radicale taglio al bilancio militare e la riconversione in un'economia di pace, pieno finanziamento del settore pubblico, settimana lavorativa più corta, riforme politiche ed elettorali, freno ai movimenti di capitale, crescenti misure per porre fine a povertà e ineguaglianza, revisione del sistema di tassazione, aiuto a piccoli e medi imprenditori, limitazioni negli strumenti e nelle strutture coercitive di stato, una politica estera che ponga l’accento su disarmo, pace e relazioni di vicinato.

E alla fine, nella fase socialista, la lotta per la democrazia continuerà, acquisendo anche contenuti più profondi. In somma, non vi sono strade al socialismo che aggirino la lotta democratica. Chiunque tenti di farlo, sentirà presto i venti freddi dell’isolamento politico.

Lenin scrisse una volta “sarebbe un errore radicale pensare che la lotta per la democrazia sia capace di deviare il proletariato dalla rivoluzione socialista o di occultarla, oscurarla, ecc. Al contrario, allo stesso modo come non ci può essere nessun socialismo vittorioso se non pratica piena democrazia, così il proletariato non può preparare la sua vittoria sulla borghesia senza una lotta a tutto campo costante e rivoluzionaria per la democrazia” (La rivoluzione socialista ed il diritto all’autodeterminazione delle nazioni)

In un'altra occasione scrisse: “ [Un Comunista] non deve dimenticare nemmeno per un momento che il proletariato inevitabilmente intraprenderà una lotta di classe per il socialismo. Su questo non c’è dubbio. Quindi, l’assoluta necessità di un partito distinto, indipendente severamente di classe, della Social-democrazia. Quindi, la natura provvisoria delle nostre tattiche di battere un colpo unito contro la borghesia ed il dovere di stare tutti bene in guardia. Tutto ciò non lascia posto a dubbi. Comunque, sarebbe ridicolo e reazionario dedurre da questo che noi dobbiamo dimenticare, ignorare, o trascurare i compiti [democratici]  che, anche se transitori e provvisori, sono vitali al tempo presente”. (Due tattiche della Socialdemocrazia)

Io non penso che questa comprensione della lotta democratica informi sempre il nostro pensiero e la nostra pratica. Chiaramente, ci si può chiedere dove vengano lasciati i concetti di classe e la lotta di classe. Sono forse diventati irrilevante nella politica del XXI secolo? Sono stati sostituiti?

Senza dubbio, la classe e la lotta di classe, rimangono al centro della vita politica, economica, sociale e culturale. Ma non sono separate dalle altre categorie di analisi e lotta.

Solo a livello altamente teorico esistono la pura lotta di classe e la pura lotta democratica. Come ci discostiamo dall’astrazione teorica ed arriviamo più vicino alle concrete realtà politiche, la lotta di classe e la lotta democratica sono compenetrate nel processo politico e sociale complesso e dinamico, che è formato e forma la logica dell'accumulazione capitalista.

Non è evidente questa compenetrazione nelle lotte per prevenire la privatizzazione della Social Security o porre termine all'occupazione in Iraq o bloccare le nomine di giudici reazionari o preservare l’azione affermativa e i diritti riproduttivi o rafforzare il diritto del lavoratori ad organizzarsi? Può qualcuna di queste lotte essere spiegata solamente nella lingua di classe o solamente nella lingua della democrazia?

La lotta per la democrazia fortificherà incommensurabilmente l’unità di classe e la lotta di classe in ogni fase, inclusa la fase socialista. E così pure, un cambiamento nell'equilibrio del potere in favore della classe lavoratrice può dare solamente nuovo impeto al movimento democratico.

Facendo un passo ulteriore, un decisivo cambiamento qualitativo nel potere di classe in favore della classe operaia ed i suoi alleati apre nuove prospettive democratiche e possibilità su quello che gli sfruttati e gli oppressi hanno solamente sognato.

Lotta contro il razzismo
 
All'epicentro della lotta per la democrazia ed il socialismo è la lotta contro il razzismo e per la piena uguaglianza.

Nonostante i proclami degli apologisti di destra accampati nei pensatoi, università, radio e studi televisivi, noi non viviamo in una società post-razziale, post-civile di diritto. Al contrario, la razza è ancora importante.

Mentre il razzismo come modo di sfruttamento ed oppressione cambia col tempo, non dovremmo dimenticare alcune critiche che abbiamo fatto e diffuso per decenni.

Primo, il razzismo si comporta segregando e chiudendo razzialmente e nazionalmente gli oppressi in condizioni di vita inferiori. Secondo, è profondamente insito nelle relazioni, strutture istituzionali e nel sistema del capitalismo. Terzo, conferisce enormi vantaggi ideologici, politici, economici alla classe capitalista. Quarto, il percorso dell’uguaglianza, da formale ad effettiva, richiede il riordino integrale dei rapporti politici, economici e culturali e delle istituzioni della nostra società.

Quinto, i lavoratori bianchi, nonostante provino condizioni migliori dei loro fratelli e sorelle di colore, hanno interessi materiali e non-materiali, a lottare contro il razzismo e per la piena uguaglianza della popolazione oppressa.

Sesto, le persone razzialmente e nazionalmente oppresse non sono semplicemente gli oggetti del razzismo, ma è anche soggetti storici e sociali strategici, attori del dramma politico del nostro paese. Effettivamente, ogni nazionalità oppressa porta il suo proprio ricettacolo profondo di tradizioni politiche, coscienza e immaginazione, le sue proprie reti istituzionali e suo proprio atteggiamento duro di lotta. Così facendo, la capacità politica di ognuna delle componenti del fronte di tutto il popolo, cominciando con il movimento dei lavoratori e del fronte unito del popolo è incommensurabilmente fortificato.

E finalmente, l’avanzamento democratico, di classe e socialista nel nostro paese sarà realizzato solamente se un numero considerevole di lavoratori bianchi e di persone bianche si uniscono ad altri di colore in una lotta incessante, sostenuta per l'uguaglianza e contro il razzismo.

Chi sono gli attori in la transizione al socialismo?

Essenziale per la realizzazione del socialismo sono una visione di classe e forze sociali che devono essere messe insieme per guadagnare il potere politico. Il centro di questa unione è la classe operaia multirazziale, multinazionale, maschio-femmina e multigenerazionale.

Mentre dovremmo respingere l'idea che la classe operaia possa mettere da sola in ginocchio la classe capitalista, non dobbiamo minimizzare il potere sociale strategico della classe operaia né accantonare la saggezza marxista che la classe operaia, a causa della sua posizione nell’economia, della sua capacità politica ed esperienza storica, è destinata ad emergere come leader generale del più ampio movimento democratico. Altre forze sociali possono produrre cambiamenti ma, da sole, sono incapaci di portare la lotta dalla politica di protesta alla politica di potere.

Questo concetto del ruolo egemone della classe operaia, comunque, non è ancora accettato estesamente fra le forze progressiste e di sinistra. In alcuni circoli, questa elementare idea marxista è stata soppiantata dalla nozione che altri raggruppamenti sociali siano più adatti a guidare la politica. Il recente e diffuso libro, Impero, affonda la classe operaia nel concetto più aperto e ambiguo di ‘moltitudine’. Alcuni parlano di un ‘nuovo soggetto storico’ del processo rivoluzionario.

Ma qui non dobbiamo scendere sul terreno ideologico.

I lavoratori, essendo i produttori del surplus, sono strategicamente posti a sfidare il potere capitalista. I lavoratori sanno perfettamente di aver bisogno di ampia unità così come di organizzazione. Essi danno grande importanza all'attività legislativa ed elettorale e combinano abilmente forme diverse di lotta. I lavoratori sono saggi nella loro tattica e non scendono a compromessi. Considerano la politica come un processo impuro e contraddittorio, con inevitabili cadute e flussi.

I lavoratori hanno altre identità oltre l’appartenenza di classe, che consentono loro di formare alleanze forti e strategiche attraverso razza, genere e altre linee. E alla fine, sarà la classe operaia il costruttore principale di un economia socialista sostenibile, efficiente ed equa.

Va anche detto che il problema di chi guida è di essere contestato ad ogni punto nel processo rivoluzionario. Con così tante forze sociali e tendenze, del resto, come potrebbe essere altrimenti?

Comunque, il ruolo guida della classe operaia non sarà ottenuto con asserzioni retoriche da parte nostra, ma piuttosto, con il vigore con cui lotta per la democrazia e l'uguaglianza; dal grado con cui difende gli interessi di altri strati e sa parlare alla nazione.

Marx ha scritto che “nessuna classe della società civile, può giocare questo ruolo senza risvegliare in se stesso e nelle masse un momento di entusiasmo, un momento nel quale fraternizza e si unisce alla società in generale, si confonde con essa e è percepita ed ammessa come generalmente rappresentativa, un momento nel quale le sue richieste e diritti sono veramente le richieste e i diritti delle società stessa, un momento nel quale è veramente la testa sociale ed il cuore sociale. Solamente nel nome dei diritti generali della società una classe particolare può rivendicare per se il potere generale”.

E in questo sta il ruolo dei Comunisti, che è di assistere praticamente e ideologicamente la classe operaia e la sua sezione organizzata a ‘fraternizzare e unirsi’ con l’intero movimento democratico e con ciò divenire il suo leader. Di tale ruolo ci si può rendere conto solamente se noi siamo dalla parte della classe operaia, solamente se noi siamo profondamente calati nelle sue lotte immediate, solamente se noi portiamo la nostra comprensione del marxismo in queste lotte.

Classe ampia ed alleanze sociali

Il compito di guadagnare ampie e diverse alleanze alla causa del socialismo è di fondamentale importanza strategica. Comunque, non si realizza nel tempo della trasformazione socialista, ma in un periodo prolungato di lotta. Le lotte del futuro hanno i loro semi nelle lotte del presente. Quindi la classe operaia è affiancata da comunità, donne e giovani nazionalmente e razzialmente oppressi.

Insieme queste forze sociali sono quelle del ‘centro costituente’ di una coalizione popolare più larga. La loro partecipazione è un requisito strategico in ogni fase di lotta, inclusa la fase socialista. Rimuovere qualcuna di loro dalla miscela e dalle prospettive per vincere, non è solo una grande cecità ma una condanna.

Attorno a questo centro, sono raggruppate altre, diverse, forze sociali (anziani, famiglie di coltivatori, professionisti ed intellettuali, gay e lesbiche ecc.) e movimenti sociali i cui interessi e problemi li rendono alleati, e che insieme, costituiscono un ampio movimento di popolo.

Questo è coerente con le idee dei pensatori marxisti classici.

Nelle sue note nell'articolo del Programma di Gotha, Marx criticava La Salle e i Social Democratici tedeschi che dicevano che “gli artigiani, i piccoli fabbricanti e i contadini sono una massa reazionaria”. Questi raggruppamenti, argomentò, non dovrebbero essere lasciati alla borghesia al momento dell’inizio della lotta.

Lenin era anche più insistente riguardo alle ampie alleanze come condizione necessaria per l’affermazione del socialismo in Russia. Ed Antonio Gramsci, comunista italiano e grande teorico, che parlò dell’organizzazione della classe operaia alla guida di un blocco politico di diverse forze sociali, ebbe una punto di vista simile.

Il nostro approccio dovrebbe essere meno aperto del loro?

Periodi di transizione

Nel suo periodo formativo, il movimento comunista mondiale ebbe un
atteggiamento sdegnoso verso forme e processi di transizione. La lotta per il socialismo era diretta e compressa nel tempo.

La Grande Rivoluzione d’Ottobre aveva appena scosso il mondo e milioni di persone nel cuore dell'Europa stavano ritornando dalla mattanza senza senso della I Guerra Mondiale a paesi travagliati e in crisi profonda. A quei tempi il vecchio mondo sembrava stesse morendo; e sembrò che un mondo nuovo stesse rinascendo.

Allora non vi erano aggiustamenti tattici o compromessi su cui pensare. Erano classe contro classe nel conflitto finale.

Ma le cose ora non funzionano come per quei militanti comunisti di allora. La reazione politica riguadagnò l'iniziativa, ricacciò l’ondata di lotta, l’insurrezione rivoluzionaria declinò e seguì la repressione. In seguito a questo sollevamento, Lenin scrisse il suo noto saggio: ‘Ala sinistra del Comunismo: una malattia infantile’, in cui affermò che non vi era una via diretta al socialismo e che il processo rivoluzionario procede con il tempo, attraversando diverse fasi, con compiti strategici distinti e richieste democratiche specifiche connesse ad ogni fase.

Affermò anche che i nuovi partiti comunisti dovevano cercare forme di transizione al socialismo basate su una saggia valutazione della fase di sviluppo del capitalismo, così come su una valutazione obiettiva dell’equilibrio di classe e delle forze sociali in quel dato momento.

Sfortunatamente, Lenin morì ad un’età relativamente giovane e fu seguito da Stalin che andò in un’altra direzione, tornando, invece delle ampie politiche, alla strategia di classe contro classe, con l’approccio essenzialmente ad agire da soli. La conseguenza di questa politica fu disastrosa sia nell'Unione sovietica sia nei paesi capitalisti, soprattutto in Germania.

Internazionalmente, questa politica settaria fu corretta solo al VII Congresso dell’Internazionale Comunista del 1935. Al proposito Georgi Dimitrov disse che compito strategico immediato non era il socialismo ma piuttosto sconfiggere la crescente minaccia fascista.

Dimitrov criticò gli schemi trancianti che prescindevano dalla situazione politica e dalle dinamiche nel mondo, affermando che i concetti strategici e tattici dovevano essere foggiati per andare bene con la realtà concreta, non teorie astratte.

Egli sostenne che i comunisti devono guardarsi da semplicistiche concezioni del processo rivoluzionario- come classe contro classe, che tendono a scavalcare le fasi intermedie di lotta e contrastano ogni richiesta dei socialdemocratici con una richiesta due volte più radicale. Il suo rapporto era una dichiarazione appassionata contro, per usare le sue parole, ‘il settarismo compiaciuto’, un atteggiamento e una pratica che consiste nell’assumere buone posizioni formali senza prendere parte alle istanze organizzative deliberate dalle principali organizzazioni e dai membri della classe operaia.

Come poi avvenne. Quindi a che punto siamo ora riguardo alla visione della transizione al socialismo?

Ci sono due visioni nettamente distinte nella sinistra. Una, quasi identica alla prospettiva del primo movimento comunista, visualizza un Grande Giorno della Rivoluzione nel quale l'economia improvvisamente crolla, i lavoratori insorgono ed afferrano il potere; lo stato, l'economia e la società civile sono distrutti e rifatti in un sol colpo da cima al fondo, ed il socialismo erompe, pienamente adulto, come Athena dalla testa di Zeus. Si può pensare che questa sia una caricatura, ma tali idee sono ancora sentite nel movimento comunista e di sinistra.

L'altra visione della transizione è che la lotta per il socialismo è un lungo processo durante il quale si fa strada attraverso fasi differenti, durante le  quali la configurazione delle classi contrapposte e la coscienza politica delle forze sociali e di massa cambia, richiedendo, a seconda, nuove politiche strategiche per incontrare il nuovo allineamento di forze e un  nuovo livello di coscienza.

Da periodi di avanzamento a periodi di ritirata, e viceversa. Formando e riformando alleanze con ogni parte che lotta, per volgere gli alleati provvisori in alleati stabili. Una nuova consapevolezza politica che accentui unità, uguaglianza, autorevolezza ed anti-capitalismo; contro (e per sostituire) le nozioni della classe dominante che hanno inquadrato milioni di persone ad interpretare il loro mondo. E forme di lotta elettorali e legislative combinate con altre di lotta di massa.

Poiché la disputa per il potere è un'occasione decisiva, nessuna classe è egemonica e il controllo dei rami di governo è conteso da ogni blocco di potere che tenta di prendere l'iniziativa. Molto dipende da una fusione nelle strutture repressive, dalle paralisi, se non dalle divisioni all'interno di circoli dominanti. E ad ogni fase successiva altri milioni di persone entrano l'arena della lotta.

La seconda non è sempre stata la nostra concezione del processo di transizione. Un tempo, noi prevedevamo un restringimento del movimento dalla fase di lotta anti-monopolio alla fase socialista. C'era un grano di verità in questo, ma solamente un grano; probabilmente degli strati sociali si allontaneranno con il crollo del socialismo, ma allo stesso tempo, il movimento complessivo potrà guadagnare in ampiezza e profondità, persuadendo altri milioni di persone alla sua bandiera, inclusi quelli che precedentemente erano politicamente passivi ed una parte del blocco di opposizione.

Perciò dovrebbe essere rifiutata ogni nozione della transizione al socialismo come una questione puramente della classe lavoratrice o un progetto solo della sinistra. Solo un movimento della grande maggioranza e negli interessi della grande maggioranza, solo un movimento il cui carattere di massa si approfondisce sempre di più è in grado di far vincere il socialismo nel nostro paese.

Rotture politiche

Anche se avviene una rottura politica, non sarà né completa né irreversibile. Nel giorno seguente al trasferimento del potere, la vita socio-economica probabilmente sembrerà molto simile a quella del giorno prima e il potere continuerà ad essere contestato.

Complessivamente ogni punto del processo rivoluzionario, assume una sempre maggior complessità quando le forze rivoluzionarie detengono posizioni di potere nell'apparato statale.

In tali circostanze, importante come la battaglia delle idee , è che nessuno sostituisca buone politiche e mobilitazione di massa. È imperativo decretare misure democratiche per indebolire l'avversario di classe e rimuovere il loro personale dall'apparato statale, e allo stesso tempo,
espandere i diritti democratici ed economici per decine di milioni di persone.

Così, le rivoluzioni non sono un solo atto ma piuttosto una serie di eventi e processi complessi, prolungati nel tempo.

Vie nazionali specifiche

Nemmeno si possono copiare le rivoluzioni. Mentre ci sono chiaramente alcuni punti e caratteri fondamentali comuni - il potere politico deve passare dalle mani di una classe nelle mani di un’altra, devono aver luogo cambiamenti culturali e le istituzioni statali devono essere trasformate- questo processo di trasformazione può accadere in una varietà di modi; uno modo non può andare bene per tutti.

Nel considerare le forme di transizione al socialismo, noi dovremmo essere imperturbati proponenti del nostra propria specifica via nazionale.

Mentre dovremmo studiare le esperienze degli altri paesi, le forme, la scala e il ritmo di quelle esperienze non dovrebbero imprigionare la nostra immaginazione politica, andando contro il pensiero di Lenin, che diceva:

“Tutte le nazioni arriveranno al socialismo- questo è inevitabile, ma non lo faranno allo stesso modo; ognuno contribuirà con qualche sua peculiarità a qualche forma di democrazia, a qualche varietà di dittatura del proletariato, al diverso tasso di trasformazioni socialiste nei diversi aspetti della vita sociale. Non c'è niente di più primitivo, dal punto di vista della teoria o di più ridicolo, dal punto di vista pratico, che prospettare ‘nel nome di materialismo storico’ questo aspetto del futuro, in un grigio monotono”. (Una caricatura del marxismo e dell’economismo imperialista)

In un'altra occasione Lenin disse: “Noi non considerano la teoria di Marx come qualche cosa di definitivo ed inviolabile; al contrario, siamo convinti che ha posato solamente la pietra miliare della scienza che i socialisti devono sviluppare in tutte le direzioni se desiderano mantenere il ritmo con la vita. Noi pensiamo che un’elaborazione indipendente della teoria di Marx sia specialmente essenziale per i socialisti russi, perché questa teoria offre solamente i principi guida generali, che sono applicati diversamente in Inghilterra che in Francia, in Francia che in Germania ed in Germania diversamente che in Russia”. (Il nostro programma)

Fidel Castro ha ripreso recentemente quel pensiero: “Stanno emergendo movimenti di massa tremendamente forti, ed io penso che questi movimenti avranno un ruolo fondamentale nelle lotte future. Ci saranno nuove tattiche: non lo stile bolscevico e nemmeno il nostro, perché questi appartengono ad un mondo diverso. Questo non dovrebbe scoraggiare nessuno. Noi abbiamo bisogno di vedere ed analizzare, con la maggior obiettività possibile, gli attuali scenari nei quali la lotta dovrà spiegarsi.. Ci saranno altre strade e altri modi con i quali creare le condizioni per trasformare questo mondo in un altro” (Istvan Meszaros, Monthly Review)

Se dovessi scrivere un libro sul specifico percorso nazionale al socialismo, individuerei un filo principale. Per esempio, dati i sentimenti democratici del popolo americano e dato l'impatto potente di razza e genere su politica, economia, cultura, coscienza, e percorso storico della nostra nazione, la nostra visione del socialismo deve includere un impegno fermo a completare i compiti democratici non finiti che noi erediteremo, espandendo la democrazia, ad iniziare dallo sradicamento del razzismo e della supremazia maschile.

Anche il disprezzo che svaluta della democrazia o la lotta contro il razzismo e l’oppressione di genere, terrà il movimento socialista alla periferia politica
 
Noi dobbiamo anticipare che il multipartitismo e i movimenti saranno una caratteristica del nostro percorso al socialismo e coopererà così come competerà su una serie di problemi e per l'influenza di massa. Se noi diveniamo il partito guida non sarà né per trattative né per auto-proclamazione; dovrà essere guadagnato.

Transizione pacifica

Ovviamente, un movimento per il socialismo dovrebbe cercare una transizione non violenta, pacifica. Ma non è sufficiente la semplice richiesta che il popolo americano sia arbitro del carattere socio-economico del nostro paese. La nostra classe dominante, come le altre classi dominanti, non firmerà mai un tale accordo.

Una simile richiesta, perciò, non deve essere solo appoggiata su da un popolo attento, mobilitato e unito ma anche dall'abilità del movimento socialista di utilizzare posizioni nelle strutture statali per immobilizzare e tenere a freno le istituzioni repressive ed i poteri della classe dominante.

Così, ogni speranza di realizzare una transizione pacifica che aggiri la lotta in questo campo, è un inganno pericoloso.

Alcuni sostengono che il discorso di una transizione pacifica al socialismo non è null’altro che vuota retorica, un naivetè pericolosa, un rifiuto della lezione della storia.

Ma è vero? Mentre ci sono esempi di classi dominanti che usano la forza per rendere impraticabile il cambiamento sociale, vi sono anche esempi di regimi corrotti e screditati che sono stati spazzati via senza debito di sangue di massa. Il brutale regime Sudafricano ha dato luogo alle forze della libertà senza che il paese fosse gettato in una guerra civile; regimi fascisti sono stati sostituiti con governi democratici e borghesi in Portogallo e Spagna; Hugo Chavez ed i suoi sostenitori stanno effettuando cambiamenti integrali in Venezuela; e sono facili da immaginare percorsi politici simili negli altri paesi sudamericani.

Così una transizione pacifica è possibile, può richiedere più molto tempo e compromessi, ma il popolo del nostro paese sentirà certamente che compromessi e dilazioni sono utili, se può essere evitato lo spargimento di sangue. La strage insanguinata e la perdita non necessaria della vita nel XX secolo, hanno lasciato un marchio forte nella psiche della famiglia umana. Ed io sospetto che il popolo del nostro paese farebbe di tutto per trovare un percorso pacifico al socialismo; e noi dovremmo esprimere inequivocabilmente anche questo desiderio. La priorità ideale del socialismo è mettere fine alla violenza in tutte le sue forme.

Il giorno dopo

Lo schema convenzionale del movimento comunista era che, dopo che le forze rivoluzionarie avessero preso il potere politico, il periodo del consolidamento sarebbe stato relativamente breve. Nuove forme di potere popolare sarebbero sorte a sostituire le istituzioni politiche corrotte senza speranza; e una volta perso il potere, non si sarebbe più ceduto.

Abbiamo anche prefigurato che lo stato socialista avrebbe acquisito più funzioni ed esteso la sua influenza nella vita sociale, culturale e civile, incluso il controllo statale dei media. Un altro assunto era che le relazioni di mercato avrebbero rapidamente lasciato luogo alla pianificazione centralizzata. Ancora un altro assunto che abbiamo abbracciato era che il socialismo sia riducibile alla proprietà sociale più la pianificazione complessiva. In fine, anche se non lo abbiamo mai esplicitamente dichiarato, pensavamo che il Partito avrebbe guidato la società socialista.

Gradirei rivisitare brevemente ognuna di queste assunzioni alla luce delle nuove esperienze e conoscenze teoriche.

Del momento che insistiamo che la classe dominante sia sottoposta alla volontà dell’elettorato, poi dovremmo accettarlo anche se la coalizione di governo di sinistra è sconfitta nei sondaggi. In passato non abbiamo accettato questo, o lo abbiamo fatto solo di malavoglia. Ma andando avanti- e non per ragioni tattiche - noi dobbiamo dire decisamente che la volontà democratica del popolo è sovrana. Ogni resistenza a questa nozione avrà ripercussioni molto negative sulle nostre prospettive di guadagnare un collegio elettorale di massa e di evolvere in un partito di massa.

Il popolo americano, per buone ragioni, si opporrà alla lacerazione della Carta dei Diritti della Costituzione, allo sfregio del sistema di controlli ed equilibri sulla concentrazione politica al potere e alle libertà politiche e  individuali acquisite, o allo smantellando delle strutture di rappresentanza politica.

Vorrà invece, estendere, approfondire e modificare tutto questo secondo le promesse inadempiute della nostra democrazia, i nuovi desideri democratici e le necessità di edificazione socialista.

Si può pensare che questo contraddica l'insistenza di Lenin, che la classe operaia deve ‘insorgere e distruggere l’apparato di stato esistente e non accontentarsi di impadronirsene soltanto’. Ma al di là del fatto che le vecchie strutture repressive e violente dovrebbero essere distrutte, la cosa principale è trasformare il contenuto di classe delle strutture statali. Le rivoluzioni combinano la continuità con il profondo cambiamento.

Oggi milioni di persone si sentono alienate dai processi politici; quasi metà della popolazione non vota. Molte persone vedono il governo come disconnesso dalla loro vita quotidiana, persino un ostacolo alle loro aspirazioni.

Per superare questo, nuove istituzioni popolari e forme dirette di governo emergeranno probabilmente durante il processo rivoluzionario che trascina milioni di persone alla lotta e delega il potere politico ad uomini lontani dai centri di potere.

Riguardo alla portata dello stato, l'esperienza della costruzione socialista del XX secolo suggerisce che, sia le organizzazioni non-governative sia i livelli più bassi del governo dovrebbero compiere molte delle funzioni che prima erano espletate a livello più alto. Indubbiamente il potere federale dovrebbe ancora mantenere un ruolo sostanziale; ma va ammesso che tale potere è distante, oltre la portata delle grandi masse popolari che, si suppone, saranno gli autori e gli architetti della nuova società.

Lo stato socialista sarà coercitivo come sono coercitivi gli altri stati di classe, ma con questa differenza: sarà anche infinitamente più democratico ed evolutivo rispetto ai suoi predecessori.

Alcuni si ritraggono all'idea dell’aspetto coercitivo di un stato socialista. Ma intanto è improbabile che gli oppositori del socialismo accettino graziosamente la loro sconfitta. L’esperienza storica suggerisce che lotteranno ancora vigorosamente, cioè usando mezzi legali ed illegali.
Quindi dovranno essere decretate misure legali che proteggano e consolidino la rivoluzione; e la polizia, le forze armate e gli altri strumenti di repressione dovranno essere dissolti e ricostituiti lungo linee diverse.

Ciò non vuol dire che gli oppositori della nuova volontà statale saranno gettati sommariamente in prigione o peggio. Una società socialista abolisce la pena di morte, per non menzionare la tortura. Marx scrisse “Sarebbe difficile, se non impossibile, stabilire alcun principio sul quale potrebbe essere fondata la giusta o la conveniente punizione del capitale in una società che si vanta della sua civiltà”. Marx si riferiva alla Britannia del XIX secolo, nel travaglio della sua rivoluzione industriale, significando che la società socialista non dovrebbe avere niente a che fare con la punizione capitale. (New York Daily Tribune, 18 Febbraio 1853)

Chiaramente, se gli oppositori del socialismo violano le leggi, devono aspettarsi conseguenti sanzioni penali ma un stato socialista dovrebbe opporsi alla controversa questione che i diritti democratici debbano venire severamente e automaticamente ridotti, invece che ampliati, in seguito alla rivoluzione.

Un'altra ragione del carattere coercitivo dello stato è che saranno approvate e rafforzate nuove leggi, norme e procedure a regolare le interazioni di cittadini ed istituzioni, pur se lo stato non si deve estendere come una piovra in ogni anfratto della vita sociale. Lo spazio per la società civile e le organizzazioni non-governative deve essere chiaramente delineato ed esteso, così che lo stato non si introduca negli spazi sociali dove non è necessario.

Alla stesso tempo, lo stato socialista ha un versante ‘emancipativo’ che dobbiamo accentuare più di quanto facciamo. Ciò amplierà molto i diritti politici, economici e sociali e creerà le condizioni ottimali per vivere una vita libera e produttiva  per la grande maggioranza delle persone. Mentre pensavo che ci sarebbe voluta un'intera era per riparare il danno economico, sociale, culturale e psichico che il capitalismo ha inflitto a milioni di persone, dopo la visita a Cuba, mi sono convinto che un stato evolutivo, un popolo motivato, una società civile di qualità, potrebbero accorciare notevolmente il quadro dei tempi.

Questi due lati di un stato socialista- il coercitivo e l’evolutivo- sono dialetticamente connessi ma col tempo la volontà iniziale scompare gradualmente. In contrasto coi i primi stati di classe, nei quali la classe dominante era una minoranza sfruttatrice, nutrita da ambizioni di espansione territoriale che richiedono un grande apparato di coercizione, uno stato socialista, basato su una serie di relazioni economiche non di sfruttamento, esprimendo gli interessi della grande maggioranza, non avendo alcun disegno imperiale, e (nel caso del nostro paese) non temendo alcun intervento esterno, non ha bisogno di un apparato così ramificato.

Una stato socialista avrà anche fondamento legale. Fra le altre cose, le libertà individuali dei cittadini saranno legalmente protette dall'azione arbitraria delle autorità statali. Specifico questo perché tali violazioni sono occorse, in modo massiccio, nelle società socialiste, di solito in nome della difesa del socialismo.

Il nostro concetto della Carta dei Diritti socialista, un concetto di Gus Hall,( precedente segretario PCUSA ndr.) è un riconoscimento del socialismo come il vero garante in difesa delle libertà individuali così come del ruolo della democrazia nella nostra storia nazionale.

Herbert Aptheker scrisse: “ Il marxismo ha teso ad ignorare la domanda di mera autorità e mero potere [e] ha teso a vedere la realtà di autorità e potere nei termini della ‘base materiale dalla quale il potere e l'autorità sono fin qui scaturiti’. Ma il marxismo non si è sufficientemente interessato dei fatti dell’autorità, del prestigio e del potere, che hanno una logica ed un’attrattiva per se stessi; possiamo idealisticamente rifiutare questo o tendere ad ignorare e minimizzare le realtà materiali e di classe della società e dei politici; ma non dobbiamo ignorare la realtà del potere per se e l’influenza che esercita sulle attività dei popoli a prescindere dalle origini di classe e materiali di quel potere”. (Political Affairs, Agosto 1956)

Molto più umoristicamente, ma non meno incisivamente, il vecchio E.P. Thompson, notevole storico marxista, scrisse “ Mi hanno detto che, oltre l'orizzonte, stanno arrivando nuove forme di potere della classe operaia, che essendo fondate su relazioni produttive egualitarie, non avranno bisogno di inibizioni  e potranno dispensare dalle restrizioni negative del legalismo borghese. Un storico è privo dei requisiti necessari a pronunciarsi su tali proiezioni utopistiche. Tutto ciò che sa è che non può portare a sostegno alcuna prova. Il suo consiglio potrebbe essere: guardate questo nuovo potere per un secolo o due prima di compromettervi”. (Whigs and Hunters)

E ancora, uno stato socialista sarà laico nella sua prospettiva e pratica; sarà benvenuta la piena espressione religiosa e contrastata ogni forma di discriminazione religiosa. I credenti avranno un posto e un ruolo vitale nella società socialista ma allo stesso tempo, dovrebbe essere respinto il tentativo di imporre la teologia di questa o quella religione alla politica e alla morale del nostro paese. Va contro il senso di una tradizione secolare che ci ha serviti a lungo e bene.

Economia socialista USA

Per l'economia, il problema principale è portare miglioramento a milioni di persone le cui vite sono segnate da insicurezza e privazioni. La domanda perciò è: come deve essere organizzata l'economia per portare a termine questo compito?

Nel passato, la concezione dominante nei circoli marxisti era che i rapporti di mercato sarebbero scomparsi quasi nottetempo e che la pianificazione centralizzata sarebbe diventata l’unico strumento per coordinare la vita economica.

Oggi in pochi sottoscrivono questo punto di vista. La domanda principale cui le società socialiste nel XXI secolo dovranno dare una risposta non è se usare i meccanismi del mercato, ma piuttosto fino a che punto e per quanto tempo.

Per ammissione, i meccanismi del mercato in una società socialista possono generare ineguaglianza, sproporzioni, squilibri, competizione distruttiva, depressione dei salari e monopolio nei mercati- e anche il pericolo di restaurazione capitalista.

Ma questa non è ragione sufficiente per concludere che il mercato non ha nessun posto in un'economia socialista. Con il mercato si può anche adattare in modo puntuale la fornitura di beni e servizi al cambiamento di gusti del consumatore, spronare l'integrazione delle nuove tecnologie al meccanismo produttivo, ricevere vitali informazioni economiche e per collettivi di produzione, pianificare le competenze e la rete di  consumatori, minimizzare i costi operativi, prendere decisioni veloci, incoraggiare le forme più efficienti di produzione, stabilire un sistema di prezzi razionale e misurare socialmente il tempo di lavoro necessario.

Anche Che Guevara, che era un fautore della pianificazione, disse che la legge del valore ed anche i rapporti di mercato hanno un ruolo in un sistema economico socialista.

Il punto di inizio è calcolare il lavoro socialmente necessario per produrre un determinato articolo, ma quello che è stato trascurato è che il lavoro socialmente necessario è un concetto economico e storico. Che perciò non cambia solo a livello locale (o nazionale) ma anche a livello mondiale. I continui avanzamenti tecnologici, risultanti dalla competizione nel mondo capitalista, hanno ridotto il costo del lavoro necessario e perciò abbassato il valore del prodotto. Una società chiusa, per un certo tempo, può ignorare tali cambiamenti, ma deve sempre ritornare a queste relazioni internazionali per comparare il valore del prodotto. Se una determinata società può ignorare tali cambiamenti per un lungo tempo senza sviluppare formule nuove ed avanzate per sostituire quelle vecchie, creerà rapporti internazionali che formeranno la sua propria struttura di valori in un modo che può essere valido internamente ma sarebbe in contraddizione con le tendenze della tecnologia più sviluppata (per esempio nell’acciaio, nella plastica). Questo potrebbe dare luogo a conseguenze di qualche peso e, in ogni caso, produrrebbe distorsioni”.  (citazione da Fin de Siecle: il Socialismo dopo il crash, Robin Blackburn, New Left Review)

Comunque, il mercato (e la legge del valore) opererebbero in un contesto molto diverso in una società socialista rispetto alla società capitalista. La forma dominante di proprietà sarebbe la proprietà socialista. Il mercato sarebbe socializzato, monitorato e regolato dal lavoro collettivo, consumatori e corpi governativi. Le decisioni economiche sarebbero prese  con considerazione sociale, umana, ecologica e con i costi opportuni. La distribuzione del reddito sarebbe molto più livellata e corretta. Le istituzioni statali sarebbero dedicate alla riproduzione dei rapporti di proprietà sociali e ad irrobustire l’economia socialista piuttosto che occuparsi degli interessi dei proprietari di capitale, come fa la società capitalista.

Allo stesso tempo molti degli aspetti dell’efficienza economica del capitalismo possono essere conservati. Come potrebbero essere trasformate e ricevere un nuovo contesto alcune strutture politiche del capitalismo, così pure lo potrebbero le sue strutture economiche, tecniche e i metodi di contabilità.

Tutto ciò, fino a che punto? Bisogna ammettere che la pianificazione socialista, come fu praticata e come l’abbiamo conosciuta, era problematica.

Nel reame della teoria, chiaramente, la pianificazione complessiva opera  integralmente: il valore d’uso governa la distribuzione di risorse e beni economici, la produttività sociale sale di colpo, scompaiono squilibri e  sperequazioni economiche, aumenta nettamente lo standard di vita; la sostenibilità è realizzata in breve tempo e le decisioni economiche non avvengono più alle spalle dei lavoratori.

Dalla pratica, tuttavia, esce un quadro diverso. Quando le economie dell’ex Unione Sovietica e degli stati socialisti dell'Europa Orientale, passarono da una fase nella quale contributi e produzioni erano limitati, a una fase nella quale i grandi collegamenti economici erano infinitamente più complessi, sorsero grandi problemi con la pianificazione centralizzata.

Il meccanismo della pianificazione in questi paesi riuscì poco a cambiare i gusti del consumatore, produsse grande spreco, incoraggiò l'accaparramento di risorse materiali e umane, tardò ad integrare nuove tecniche produttive e pratiche più efficienti nel processo produttivo, produsse roba di scarto e beni invendibili e ridusse il ruolo della classe operaia a partecipare passivamente alla vita economica.

Invece di organizzare la classe mondiale, l’economia democratica e rapporti economici socialisti, questi paesi divennero per ironia un freno alla crescita delle forze produttive e alla produttività sociale. Infatti, in campo economico, nell'ultimo quarto del XX secolo, le economie socialiste stavano perdendo terreno rispetto al capitalismo. Le economie capitaliste producevano una maggior varietà di beni più a buon mercato, integrando efficacemente nuove tecnologie, più rapide e flessibili, nei processi di produzione, razionalizzando il meccanismo di produzione ed adattando la produzione ai nuovi gusti dei consumatori.

Il prezzo pagato dalla classe operaia e dall'ambiente del mondo al capitalismo fu sicuramente alto, nondimeno il capitalismo uscì vincente.

Così, il fine e i metodi di pianificazione in una società socialista devono essere completamente riesaminati, nell’ottica di trovare nuove forme che siano democratiche ed adeguate ad economie di grande complessità e che operano in un contesto globale. Comunque, ogni idea che il socialismo possa fare a meno di pianificare sarebbe un grande errore.

Una delle sfide più complesse che affronta una società socialista, per esempio, sarà realizzare un'economia sostenibile. Secondo economisti marxisti ed ecologisti, ciò richiederà grandi cambiamenti nei nostri metodi di produzione e modelli di consumo.

È difficile immaginare come questa sfida- per non parlare di altre sfide, come la sopraffazione razziale e l'ineguaglianza di genere, la demilitarizzazione, il rilancio urbano e rurale e così via- possa essere perseguita con successo senza progettare. I meccanismi di mercato possono giocare un ruolo utile nella coordinazione economica ma la reimpostazione dell'economia lungo linee fondamentalmente nuove, richiede un processo di pianificazione a ogni livello.

Contesto concreto

Il dibattito sul ‘mercato su contro la pianificazione’ è assolutamente necessario, ma non può restare avulso dal contesto, visto che le decisioni economiche non si possono fare nel vuoto. La miscela dei meccanismi di pianificazione e mercato va formata nel concreto contesto politico ed economico.

Per esempio, nel 1921 Lenin presentò una nuova politica alla quale ha lasciato spazio alla ripresa dei mercati ed incoraggiato la crescita di cooperative. Questo non era necessario solo per rianimare un'economia collassata a causa della guerra civile ma anche per ristabilire l'alleanza strategica, che si era logorata durante quello stesso periodo, tra un’esile classe lavoratrice ed un’estesa ruralità.

Se Lenin non avesse preso in stretta considerazione la situazione politica ed economica esistente in Russia, è probabile che avrebbe perseguito una politica diversa, più conforme a qualche astratta teoria. Invece, propose una svolta ad U nella politica economica che rese furibondi alcuni, che credettero che Lenin avesse abbandonato il socialismo ed il ruolo di avanguardia del partito.

Il punto di questa digressione è non tirare fuori Lenin per legittimare il mercato o gettare discredito sul sinistrismo fuorviato ma piuttosto ribadire  che una decisione di politica economica deve essere saggiamente informata dalla realtà politica, economica e culturale di un particolare momento.

Perciò un'economia di transizione nel nostro paese sarebbe una combinazione di forme diverse di proprietà socialista e cooperativa con spazi, all'interno di limiti chiari, per l’impresa privata. Mentre la pianificazione democratica potrebbe cominciare a giocare un ruolo maggiore nell'organizzazione della vita economica, meccanismi di mercato potrebbero dover operare sui settori dell'economia molto più a lungo di quanto si pensasse.

Un'economia socialista può de-mercifiare settori dell'economia come la cura della salute, nutrizione, istruzione, cura dei bambini e degli anziani, così come offrire un reddito garantito universale, che non vuole (e non può) sostituire un salario professionale né la differenziazione salariale, ma che può tagliare la povertà e tagliare le gambe al mercato del lavoro.

In altre parole, i costi della riproduzione del lavoro sarebbero, per quanto possibile, socializzati. Il bilancio federale sarebbe controllato e le sue priorità radicalmente cambiate. L'economia verrebbe de-militarizzata e ristrutturata. Sarebbe stabilito un fondo sociale per compensare l’oppressione razziale, la discriminazione e le altre ingiustizie di genere. Sarebbero istituite forme di partecipazione decisionale su questioni economiche, dal posto di lavoro fino alla comunità. Generosi sussidi pubblici verrebbero diretti a comunicazione, cultura ed istruzione. Ed istituzioni e meccanismi finanziari sarebbero riportati rapidamente e decisamente sotto il controllo pubblico.

La transizione a proprietà e mercato socializzati, in un'economia globale, presenta dei problemi ma nessuno sarebbe insormontabile. La dimensione  della nostra economia ci dà dei vantaggi che gli altri paesi non hanno. Un compito incalzante a questo riguardo, è ricostruire le nostre relazioni economiche coi paesi del Sud. Non può essere fatto in un sol colpo ma un governo socialista dovrebbe dare a ciò grande urgenza.

C'è molto da amare nel nostro paese ma il nostro gioco ad usare la forza militare e l’immenso potere finanziario per strutturare le relazioni economiche internazionali non è qualcosa di cui andare fieri. Otto milioni di persone muoiono ogni anno a causa della povertà e più milione per Aids. Centinaia di milioni di esseri umani sta vivendo in baracche quasi in ogni continente. Questo deve cambiare per tutti.

Processo consapevole

Un altro assunto che andrebbe discusso è che il socialismo non può essere ridotto alla combinazione di proprietà sociale, pianificazione centrale e crescita economica. Il socialismo deve risolvere la questione della proprietà per essere sicuro ma lo sviluppo di una società socialista è un processo consapevole più complesso. Rapporti di produzione formali socialisti, governance, cultura e così via, non si materializzano semplicemente al di fuori della crescita delle forze produttive socialiste.

Su questo Lenin scrisse, “ il socialismo non può essere ridotto alla sola economia. Fondare la produzione socialista è essenziale per abolire l’oppressione nazionale ma questa fondazione deve portare anche un stato democraticamente organizzato, un esercito democratico, ecc. Trasformando il capitalismo in socialismo, il proletariato crea la possibilità di abolire l’oppressione nazionale; la possibilità diviene realtà solamente - solamente!- stabilendo piena democrazia in ogni sfera” .(dalla discussione sull’auto-determinazione)

Così, la produzione socialista e la crescita economica non sono niente più che il fondamento strutturale del socialismo. Mentre creano la possibilità per il suo pieno fiorire, quella possibilità rimane nell'attività consapevole di milioni di persone, nell'abilità della società di aprire le fonti della democrazia e della libertà personale ad ognuno, sull'abilità dei costruttori del socialismo- i lavoratori- di rivedere periodicamente e trasformare le relazioni sociali, così da mantenere il ritmo con le nuove condizioni, le nuove possibilità e aspirazioni.

Infine, come ruolo di comunisti, la nostra missione non è dirottare la nave dello stato. Nostro compito è la responsabilità di una coalizione di sinistra allargata alla parte più ampia possibile della popolazione.

I Comunisti dovrebbero essere parte di questa grande impresa per essere sicuri ma non per affollarsi o sostituire la partecipazione di massa ad ogni livello della società socialista. Il nostro ruolo principale è di incoraggiare l'attività e l’organizzazione del popolo, approfondire ed estendere i nostri collegamenti con le principali organizzazioni dei lavoratori, trovare soluzioni opportune ai problemi incalzanti, portare un marxismo creativo e critico ai milioni che costruiscono una nuova società e sentire visceralmente - e portarla in tutto quello che facciamo- una fiducia completa nelle capacità creative e nelle aspirazioni di milioni di persone di essere i costruttori di una società nuova.

Questa non fu la pratica dei partiti negli ex paesi socialisti. Moshe Lewin,  storico, ha scritto nel suo ultimo libro, Il secolo sovietico, che “ il CPUS non estinse lo stato ma, al contrario, lo stato estinse il partito”. Questa è un’ipotesi intrigante che dovrebbe incentivare discussioni e studio.

Lewin ha ragione a dire che il Partito sovietico assunse un ruolo sempre maggiore nell'amministrare l'apparato statale. Occupare tutte le posizioni prominenti nell'apparato statale, pubblicare appelli ideologici che non avevano poi riscontro nelle loro pratiche e politiche quotidiane, gestire un'economia attardata rispetto agli standard mondiali, monopolizzare il processo decisionale in ogni campo della vita sociale e godere diritti e redditi non sudati-  tutto ciò ha fatto un danno enorme all’autorità politica e morale del partito, togliendo al popolo sovietico ogni senso di proprietà, nella loro economia e società.

Non stupisce quindi che in Russia a milioni abbiano perso la fiducia nel comunismo e socialismo sovietico, che migliaia di comunisti si siano uniti al saccheggio dei beni statali e che abbiano difeso così poco il socialismo nel 1991

Evidentemente, è una lezione dalla quale ripartire.

Una visione più lunga

Io mi sono limitato al giorno dopo la rivoluzione ed alcuni degli assunti richiedono una revisione alla luce di nuovi accadimenti ma voglio ritornare brevemente al sogno di un mondo migliore che anima noi e le nostre lotte e finire con alcune immagini di quello che un lontano futuro di socialismo porterebbe al nostro paese.

Il lavoro impegnerebbe la nostra intelligenza, dando soddisfazione personale. Il tempo libero sarebbe soddisfacentemente dilatato. I nostri cieli, oceani, laghi, fiumi e ruscelli sarebbero liberi dall’inquinamento. I nostri dintorni diventano luoghi di riposo, cultura, spazio verde. Le mense comunali, servono cibo buono e sano, i centri ricreativi diventano consueti luoghi di concentrazione di vita. Tutta la congerie delle oppressioni che dannano che la nostra gente e nazione verrebbero meno. Sessualità ed orientamento sessuale sarebbero goduti senza discriminazioni. La cultura, in tutti le sue forme, sarebbero il diritto ereditato di ogni persona.

Le prigioni sarebbero svuotate ed i confini demilitarizzati ed aperti. Womenwould riceverebbe regolarmente li premio Nobel nelle scienze. Il Pentagono verrebbe chiuso col lucchetto e non continuerebbe a studiare guerre. Finalmente il pieno sviluppo di ognuno sarebbe la condizione per il pieno sviluppo di tutti.

Traduzione dall’inglese