David Brooks e Roberto González
Nella manifestazione che, secondo gli analisti, è stata la più grande dall’inizio della guerra in Iraq, più di 200.000 persone hanno inondato il centro di Washington chiedendo la fine della guerra e più risorse per i disastrati negli stati del Golfo del Messico.
Veterani di questa e d’altre guerre passate, parenti di soldati, sindacalisti, studenti, maestri, “nonne furiose”, donne del Codice Rosa, attivisti della solidarietà con vari paesi, altromondisti, anarchici, pacifisti, suore, quaccheri, leader comunitari, rappresentanti di raggruppamenti arabo-statunitensi, afro-statunitensi, latini, l'immagine del Che, l'immagine di Emiliano Zapata, la foto del subcomandante Marcos su una maglietta, il simbolo della pace, burattini ed altri ancora hanno offerto qui alcuni esempi della diversità dell'espressione contro la guerra.
Cindy Sheehan, la madre di un soldato morto in Iraq, che ha resuscitato ed ampliato questo movimento, ha marciato a fianco del reverendo Jesse Jackson e del leader popolare Jim Hightower.
Tra gli altri, hanno sfilato l'ex procuratore generale Ramsey Clark, la cantante Joan Báez, il reverendo Al Sharpton ed Etan Thomas, stella della pallacanestro professionistica dei Wizards di Washington.
“Il popolo degli Stati Uniti comincia a ribellarsi. La forza di un uragano non sarà nulla comparata con la tormenta di protesta che si dirige direttamente verso la Casa Bianca”, ha dichiarato Hightower nel festival che ha avuto luogo a conclusione della marcia.
Indigeni del popolo Lakota Sioux, del Dakota del Sud, insieme al loro guaritore, sono giunti qui per offrire una coperta col simbolo della stella “del mattino”, con cui tradizionalmente si riconosce il valore del coraggio, e l’hanno posta a Cindy Sheehan.
Dentro la coperta, hanno assicurato, ci sono preghiere per tutti quelli che hanno figli o figlie in Iraq.
Un'interminabile fune, cui sono stati appesi i ritratti di ogni saldato statunitense morto in Iraq, con nome e luogo di nascita, è passata come un serpente attraverso la marcia.
Striscioni, cartelloni, bandiere e magliette hanno offerto un mosaico di richieste, messaggi, rabbia e speranza: “Bush mente, e la gente muore”, “Cedar Falls, Iowa, per la pace”, “Riportateli a casa, adesso”, “L'Alabama ha perso troppi dei suoi figli in questa guerra”, “Guerra di uomini ricchi, sangue di uomini poveri”, “Gli agricoltori dicono basta”, “Scegli un pazzo, risultato: la pazzia”.
La marcia è passata di fronte alla Casa Bianca ed ha seguito una direzione verso il centro di questa capitale, per terminare al monumento a Washington, dove in decine di migliaia fino all’alba hanno celebrato un festival-concerto, battezzato “Operazione Cessate il Fuoco”.
Steve Earle, cantautore, ha evocato la storia di un giovane povero, col ritornello di “solo un altro giovane povero per lottare in una guerra degli uomini ricchi”.
The Coup, gruppo hip-hop, Joan Báez, che da giovane cantante diventò una delle voci più conosciute nel movimento contro la guerra in Vietnam, e diversi altri artisti hanno continuato a rompere il silenzio ufficiale di Washington, dando eco nazionale alle correnti dissidenti contro la guerra e contro le politiche economiche e sociali del governo di Bush.
Gli organizzatori dell'evento hanno annunciato la presenza di 300.000 manifestanti, ma la polizia ne ha calcolati circa 100.000. Durante la giornata di domenica continueranno le attività e i dibattiti, lunedì si realizzeranno azioni di disobbedienza civile attorno alla Casa Bianca, tra le altre attività.
Benché gruppi favorevoli alla guerra e simpatizzanti di Bush avessero minacciato di metter su una contromanifestazione, non sono riusciti a concentrare in un altro incontro più di 150 persone e solo alcune decine si sono presentate per gridare in suo favore mentre passava la mega-marcia.
Nel frattempo, Bush ha abbandonato la capitale col pretesto di coordinare la risposta federale alla minaccia dell'uragano Rita, benché alcuni osservatori abbiano valutato che il motivo reale sia stato evitare la tormenta per queste strade.
A San Francisco si è svolta una marcia parallela con decine di migliaia di manifestanti, che hanno chiesto la fine dell'occupazione dell'Iraq e dell’Afghanistan ed il ritorno delle truppe statunitensi.
Tradotto da Adelina Bottero e Luciano Salza