Dopo l’attentato terroristico alle Twin Towers dell’11 settembre 2001, molti cittadini statunitensi si saranno rivolti domande come queste: “Cosa abbiamo fatto per essere tanto odiati?”, oppure “Com’è possibile che ci sia accaduto tutto questo?”. Con ogni probabilità, molte delle increduli vittime del terrorismo di Stato “a stelle e strisce” si sono poste in passato le stesse domande. E non c’è dubbio, inoltre, che migliaia di persone innocenti in ogni parte del mondo continuino ad essere coinvolte nelle cosiddette operazioni di “controinsorgenza” - o di “guerra sporca” - di matrice nordamericana.
“In America Latina - racconta la fotoreporter statunitense
Linda Panetta, inviata di guerra negli anni 80 e 90 in Centroamerica - ogni
persona che il nostro governo ha ritenuto una minaccia (leader sindacali,
religiosi, vescovi, capi di stato, bambini maya) è stata etichettata come
comunista, individuata ed uccisa. Oggi la minaccia “comunista” sembra essersi
dissolta come un brutto sogno, ma un nuovo spauracchio “terrorista” è emerso
dai cassetti per rinverdire paure e far impallidire una nazione terrorizzata.”*
Negli ultimi sessant’anni, una struttura militare degli Stati Uniti si è distinta più di altre per essersi prestata a diventare “palestra di addestramento” di spietati assassini, dittatori e terroristi. Si tratta della tristemente nota SOA, o “School of Americas”, originariamente costruita a Panama nel lontano 1946, e successivamente trasferitasi in Georgia dopo l’abbandono del Canale da parte delle autorità statunitensi. Nonostante i cambiamenti subiti fino ad oggi la SOA, chiamata sarcasticamente per le sue nefandezze “School of assassins” e in seguito anche “Scuola di golpe”, ha continuato a sfornare diplomati perfettamente addestrati nel “seminare morte e terrore, attraverso la deportazione e la sparizione di centinaia di migliaia di persone in America Latina.”*
Dalla sua fondazione – avvenuta, come detto, nell’immediato dopoguerra – sono
stati oltre 60.000 i militari latinoamericani formati nella prestigiosa
accademia. Successivamente, negli anni della Guerra Fredda, l’ossatura di tutti
gli eserciti latinoamericani fu costruita proprio attingendo dal florido
“vivaio” della SOA. I suoi neo-diplomati si sarebbero presto dimostrati
all’altezza dei loro compiti, spesso coadiuvati da consiglieri militari
statunitensi a cui era affidata la supervisione delle operazioni militari e di
polizia politica nel turbolento scacchiere dell’America latina.
La lunga lista dei licenciados usciti
dallaSOAcomprende tra gli altri gli ufficiali Rios Montt, Lucas Garcia e
Hector Gramajo, tutti accusati di genocidio contro il popolo guatemalteco. Il
piano da loro denominato “Tierra razada” [“Terra bruciata”] provocò la morte di
decine di migliaia di civili in 627 massacri (accertati) nel periodo della
dittatura militare capeggiata dallo stesso Montt. In totale le vittime del
conflitto guatemalteco, secondo il rapporto della Commissione Onu per le
chiarificazioni storiche (CEH), ammontano a oltre 200.000 tra morti e desaparecidos. Il rapporto evidenzia
pure che l’addestramento ricevuto alla School of Americas “aveva una relazione
significativa con la violazione dei diritti umani compiuta durante il conflitto
armato”.
Non molto distante dal Guatemala, nel Nicaragua del dittatore Somoza, il corpo
ufficiali della Guardia Nazionale – principale responsabile del mantenimento
dello stato di polizia sotto il quale fu costretta a vivere per decenni la
popolazione nicaraguense – era in larga parte composto da cadetti della SOA.
Nel 1979 dopo l’avvento al potere dei sandinisti, molti di loro confluirono nei
reparti dei “Contras”, l’esercito mercenario armato e finanziato dalla Cia e da
altre fonti occulte. Negli anni di spaventosa guerra civile che seguirono, i
Contras si segnalarono come i peggiori violatori di diritti umani, perpetrando
ovunque torture, massacri di civili, devastazioni e saccheggi.
La storia del massacro di El Mozote, avvenuto in El Salvador nel 1981, può
essere citata come modello - tra migliaia di altri fatti analoghi accaduti -
della strategia di controinsorgenza messa in atto dagli Usa e dai governi
centroamericani loro “subalterni” dall’inizio degli anni settanta fino alla
fine del novecento. Strategia basata, in zona di guerra, sulla persecuzione e
lo sterminio di intere comunità di civili, ritenute preziose fonti di
sostentamento per la guerriglia e i movimenti in lotta per il cambiamento
sociale. Ripensando al recente passato, lo stesso Pentagono ha dovuto ammettere
che “per anni i manuali di addestramento usati alla SOA avevano sostenuto la
pratica di esecuzioni, torture, ricatti. Alcuni dei manuali raccomandavano di
individuare quelli che appoggiavano l’organizzazione o il reclutamento
sindacale, simpatizzavano con i dimostranti degli scioperi e accusavano il
governo di aver fallito nel compito di andare incontro alle necessità
fondamentali della popolazione.”*
Rufina Amaya, una donna tra le poche sopravvissute all’eccidio di El Mozote,
ricorda ancora oggi con l’orrore negli occhi come, nascosta dietro ad un
cespuglio, aveva assistito impotente all’esecuzione dei circa 900 abitanti del
villaggio (inclusi il marito e i suoi quattro bambini). “I soldati stupravano le donne e lanciavano in aria i neonati per
infilzarli con le baionette per puro divertimento. Intanto gli uomini erano
stati torturati e poi ammassati in chiesa insieme a molti bambini. I soldati ne
avevano già eliminati molti a raffiche di mitra, quando alcuni bambini protetti
dai corpi degli adulti cominciarono ad urlare. Allora i soldati uccisero anche
loro, incendiando la chiesa. […] Alla fine ho desiderato anch’io di morire […]
ma implorai Dio di risparmiare la mia vita affinché le voci di quelli che erano
stati brutalmente massacrati non fossero dimenticate, perché il loro pianto
continuasse a vivere in me e la verità non rimanesse nascosta”. Anche in
questo caso, dieci dei dodici responsabili del massacro erano stati addestrati
alla SOA.
Più recentemente negli Stati meridionali messicani, dopo l’entrata in vigore
del Nafta [il trattato di libero commercio fra Stati Uniti, Canada e Messico],
le operazioni militari di presidio sono considerevolmente aumentate di numero e
intensità. L’incremento di queste attività di guerra di bassa intensità - che hanno visto ancora una volta coinvolti
contingenti provenienti dalla SOA in funzione controinsurrezionale - si deve
soprattutto alla sollevazione zapatista del Chiapas, giudicata dai governi e
dagli investitori interessati un fastidioso ostacolo all’applicazione del
Nafta. Tra gli ufficiali che ordinarono la strage di Acteal (eseguita il giorno
di Natale del 1997) figurano, ancora una volta, ex-membri della SOA.
Crimini feroci come quelli consumati in Guatemala, Nicaragua, El Salvador,
Messico o Colombia testimoniano che tali barbarie non sono semplicemente
l’opera di alcune “schegge impazzite” dell’esercito, o di gruppi di uomini in
divisa particolarmente sadici; fanno parte piuttosto di una specifica strategia
del terrore messa in atto dalle forze armate per suscitare paura, sofferenze ed
umiliazioni. Il tutto con il placet della
Cia e del Pentagono.
Anche se la giustizia non ha quasi mai seguito il suo corso lasciando molti dei
responsabili impuniti, negli Stati Uniti non tutti ignorano questi orribili
fatti, o si dimostrano indifferenti. Il 21 novembre 1999, decimo anniversario
dell’omicidio dei sei padri gesuiti di San Salvador, gli attivisti che si
battono per la chiusura della Scuola riuscirono a riunire poco fuori la sua
sede di Fort Benning più di 12.000 persone, in una manifestazione che è stata
definita “uno dei più grandi atti di disobbedienza civile della storia degli
Stati Uniti”. Il corteo era preceduto da militanti pacifisti che portavano bare
e croci con incisi i nomi di alcune vittime dei diplomati della SOA.
Nel 2002 anche Amnesty International ha fortemente insistito per la chiusura
del complesso SOA/WHISC, invocando la creazione di una commissione verità che
porti finalmente alla luce il legame esistente tra l’addestramento militare
impartito nella Scuola e le atrocità commesse dai suoi allievi, senza con ciò
dimenticare la complicità delle istituzioni governative.
Inutile dire che anche questo autorevole appello è rimasto finora inascoltato.
“Noi che abbiamo una voce dobbiamo parlare per coloro che non ce l’hanno”.
Mons. Oscar Arnulfo Romero
Note:
* da “SOA: School of Americas, la fabbrica dei gorilla” di Linda Panetta – Latinoamerica n°90/91.
Pubblicato anche da: NuestrAmerica - Febbraio 2006