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- popoli resistenti - stati uniti - 16-05-08 - n. 228
Cosa c’è nell’acqua?
L’eredità tossica del Pentagono
Jeffrey St. Clair e Joshua Frank - CounterPunch
15/05/08
Il maggior soggetto inquinante degli Stati Uniti non è una corporation. E’ il Pentagono.
Ogni anno il Dipartimento della Difesa produce più di 750.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, più di quanto prodotto dalle tre maggiori aziende chimiche messe insieme.
Ciononostante, le forze armate continuano ad essere esenti dagli obblighi previsti dalle leggi ambientali federali e statali, e da quelle dell’Agenzia di Protezione Ambientale degli USA (EPA), il socio criminale del Pentagono, che si adopera affinché la situazione rimanga tale.
Negli ultimi cinquant’anni il governo federale, le aziende al servizio della difesa e l’industria chimica hanno unito le loro forze per impedire la protezione della salute pubblica contro il perclorato, un componente del combustibile missilistico, di cui è stata dimostrata la capacità di danneggiare la crescita e il progresso mentale dei bambini, perché colpisce la funzione della ghiandola tiroidea, regolatrice dello sviluppo del cervello.
Il perclorato, un sale derivato dall’acido perclorico, sta filtrando da centinaia di basi militari in tutti gli USA. L’EPA ha denunciato la presenza di perclorato nell’acqua potabile e nelle falde acquifere di 35 Stati.
Il Centro di Controllo delle Malattie e studi indipendenti, hanno dimostrato in modo inquietante che il perclorato è presente negli alimenti, nel latte vaccino e nel latte umano, tant’è che ogni statunitense ha un certo livello di perclorato nel suo corpo.
Al momento ci sono solo due Stati, California e Massachusetts, che hanno stabilito un livello massimo ammissibile di contaminazione da perclorato nell’acqua potabile. Ma l’EPA non segue l’iniziativa di questi Stati. Nel Rio Colorado, che fornisce l’acqua a più di 20 milioni di persone, i livelli di perclorato sono elevati.
Il perclorato prevale soprattutto nel Sud Est della California, in seguito alla gran quantità d’operazioni militari e dell’attività delle aziende che lavorano per la difesa nella regione.
Nel 2001, l’EPA ha stimato che il costo totale per la decontaminazione delle basi militari tossiche supererebbe i 350.000 milioni di dollari, cioè cinque volte il costo della legge Superfund per l’industria privata. Ma il governo federale è stato compiacente ed ha permesso che il perclorato scorra senza controllo nei rifornimenti idrici degli USA. Questa negligenza e la mancanza di una supervisione di tutela ambientale hanno lasciato liberi il Pentagono, la NASA e le aziende al servizio della difesa di stabilire a loro piacimento i livelli di contaminazione, riducendo gli elevati ma necessari costi per proteggere le falde acquifere.
Sebbene la situazione si sia fatta grave soltanto negli ultimi anni, è stato il governo Clinton quello che non ha fatto abbastanza per cominciare a ripulire le basi, e di certo non ha controllato in modo scrupoloso in che modo il Pentagono ha usato i suoi fondi. Negli anni 90’ il Dipartimento della Difesa ha utilizzato 3.500 milioni di dollari l’anno per la pulizia delle basi militari tossiche, per lo più in studi e ricerche, anziché in lavoro concreto. Nel 1998 la Commissione Scienza per la Difesa [Defense Science Review Board], un comitato federale di consulenza indipendente dal segretario alla Difesa, ha preso in considerazione il problema ed ha concluso che il Pentagono non ha una politica di pulizia ambientale chiara, né obiettivi né programmi, spingendo l’avvocato Jonathan Turley, docente della cattedra Shapiro di Diritto Pubblico all’Università George Washington,a definire il Pentagono come “il primo ruffiano ambientale della nazione”.
“Se possono spendere un milione di dollari in un missile da crociera, sembra piuttosto ridicolo che non siano disposti ad usare 200.000 dollari per vedere se i nostri alimenti sono contaminati con combustibile missilistico”, dice Renee Sharp, ricercatore del Gruppo di Lavoro Ambientale [Environmental Working Group].
Se il programma di Clinton è stato criticabile, quello di Bush, invece, è stato davvero meschino.
Bush ha incrementato i consumi generali del Pentagono per migliaia di milioni di dollari, e contemporaneamente il governo ha tagliato il programma di protezione ambientale. Il piano di Bush ha pure chiuso parecchie basi militari per “maggiore efficienza delle forze armate”. L’efficienza, però, è una parola che usualmente nasconde una pratica d’evasione delle regole ecologiche.
Quelle basi militari, che in totale riguardano più di 20 milioni di ettari, sono uno delle eredità più insidiose e pericolose lasciate dal Pentagono. Sono terreni pieni di frammenti tossici di bombe, munizioni inesplose, rifiuti pericolosi sotto terra, serbatoi di combustibili, fosse aperte piene di carcasse, ceneri e propellente missilistico.
Un memorandum interno dell’EPA del 1998, avvertiva della minaccia: “Se si misura in ettari, e si misura la quantità di basi, poligoni e munizioni interrate, tutto ciò costituisce il maggior programma di pulizia ambientale degli USA”.
Quando un base finisce con l’inquinare troppo, il Pentagono preferisce semplicemente chiuderla e darla in gestione ad un’altra agenzia federale. Negli ultimi trent’anni ha trasferito più di 6.500.000 ettari, quasi tutti irrimediabilmente compromessi. Le vecchie aree di bombardamento sono state convertite in zone boschive, parchi urbani e statali, campi da golf, aeroporti e centri commerciali.
La grave contaminazione di fiumi, suoli e acqua di falda è un problema in quasi ogni struttura militare. I siti sono spesso saturi di metalli pesanti ed altri agenti contaminanti, oltre a munizioni inesplose. La lista dell’Uff. di Responsabilità Governativa sulle munizioni inesplose abbandonate in molti poligoni, si legge come un catalogo per un ricco deposito d’armi del Medioriente: ”bombe a mano, razzi, missili teleguidati, proiettili, bombe da mortaio, bombe d’aereo, ecc.”.
Il governo ha fatto il possibile per coprire quell’eredità letale
Nel 2002 il Pentagono, le aziende al servizio della Difesa e i fabbricanti di perclorato hanno persuaso gli editori di una prestigiosa rivista a riscrivere un articolo sugli effetti di quel prodotto chimico sulla salute, senza l’autorizzazione o il consenso dell’autore. Poi nel 2005, la Casa Bianca ha riempito un documento dell’Accademia Nazionale delle Scienze elaborato per valutare i rischi per la salute del perclorato, con consulenze pagate dall’industria del combustibile per razzi, che, non sorprende, hanno indicato livelli di esposizione molte volte superiori alle dosi raccomandate da numerosi studiosi indipendenti.
“Il perclorato è un classico esempio del sistema corrotto della protezione della salute, in cui i soggetti inquinanti, il Pentagono, la Casa Bianca e l’EPA hanno cospirato per bloccare le protezioni sanitarie al fine di proteggere i finanziamenti, i favori politici e i benefici corporativi”, ha detto Richard Wiles, Direttore Esecutivo del Gruppo di Lavoro sull’Ambiente al Comitato Ambiente e Opere Pubbliche del Senato il 7 marzo, durante l’udienza fatta dalla presidentessa del comitato,
Barbara Boxer (democratica della California), che vuole standard nazionali di sicurezza per il perclorato nell’acqua potabile.
Ha detto Wiles: “Le leggi che servono alle protezione forte della salute sono al loro posto (..) E’ un fatto di proporzioni epiche che il Dipartimenti della Difesa, e i suoi contrattisti, abbiano trascorso cinquant’anni e speso milioni di dollari cercando di evitarle, invece di affrontarle”.
Tradotto dall’inglese da Germán Leyens
Jeffrey St. Clair è autore di “Been Brown So Long It Looked Like Green to Me: the Politics of Nature and Grand Theft Pentagon.” Il suo libro più recente: “Born Under a Bad Sky, ” sarà pubblicato in primavera. Per info: sitka@comcast.net.
Joshua Frank è l’autore di “Left Out!” (Common Courage Press) e co-editore, con Jeffrey St. Clair, di: “Red State Rebels: Tales of Grassroots Resistance in the Heartland” (AK Press).
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR