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- popoli resistenti - stati uniti - 30-10-08 - n. 248
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Stati Uniti: Bye bye Bush
di Damien Robert
28/10/2008
Nel 2000, George W. Bush è stato eletto Presidente degli Stati Uniti con il sostegno del solo 24% della popolazione degli Stati Uniti. Ecco una breve valutazione di otto anni di presidenza di un uomo che troverà certamente posto nell'inglorioso regno dei leader più odiati di tutto il mondo.
Elezioni truccate
Egli stesso non lo ha mai confessato e le procedure condotte dal suo rivale Al Gore non lo hanno mai provato. Ma c'è poco da dubitare sui brogli elettorali che gli consentirono di vincere il suo primo mandato presidenziale. Nello stato della Florida, pochi voti separano i due candidati e i riconteggi in alcune contee (regioni amministrative) riducono il divario tra Bush e Gore. Una verifica completa si rende necessaria quando solo 100 voti divide i due candidati. Bush sente sfuggire la vittoria. Il 12 dicembre 2000, la Corte Suprema degli Stati Uniti (composta da 9 giudici, di cui 7 aderiscono al partito di Bush) impedisce il riconteggio ... Bush è ufficialmente Presidente. Questo episodio segnerà l'inizio del primo mandato di Bush: un grosso dubbio aleggia sulla regolarità del suo mandato e provoca molte reazioni negative e domande circa la legittimità del governo degli Stati Uniti.
Guerra
Bush è in carica solo da pochi mesi quando l'11 settembre 2001, il mondo intero assiste, esterrefatto, agli attacchi aerei sulle torri che costituiscono un centro nevralgico della finanza statunitense, il World Trade Center a New York. Circa 3.000 morti. Nel giro di pochi giorni, cambia scenario. Osama Bin Laden, alleato degli Stati Uniti dagli anni 1980 fino all'inizio del 1990 nella lotta contro i comunisti in Afghanistan, è additato come il colpevole. A distanza di alcuni giorni non si parla che dell'esistenza in tutto il mondo di cellule terroristiche islamiche note con il nome di Al-Qaeda che Bush e il suo governo dicono essere appoggiate dall'Afghanistan e l'Iraq. Bin Laden si nasconde in Afghanistan, mentre nelle mani dell'Iraq ci sono le armi di distruzione di massa che minacciano le democrazie di tutto il mondo. I principali organi di stampa e i leader statunitensi ripetono in coro questo "assioma" e la paura si insedia: la paura del terrorismo. Poche settimane dopo gli attacchi, gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan. Otto anni più tardi, sono là impantanati più che mai con 57.000 soldati della NATO e degli Stati Uniti. Ma di Bin Laden ancora niente.
Un anno e mezzo dopo l'invasione dell'Afghanistan, è il turno dell'Iraq. Otto anni più tardi, si registra la stessa situazione che in Afghanistan: almeno 1.000.000 di iracheni uccisi, 4.500 morti statunitensi e un paese distrutto, permanentemente sull'orlo della guerra civile e con 2 milioni e mezzo di profughi sparsi per il mondo. Le armi di distruzione di massa non sono state trovate ma il petrolio iracheno è controllato dalle multinazionali americane... Dall'ascesa al potere di Bush a oggi, nonostante le manifestazioni di massa per la pace che hanno avuto luogo ovunque, il mondo è cambiato: più guerre, più belligeranza, maggior tensione ...
Diritti democratici
Ma l'11 settembre non ha funzionato solo come detonatore per le guerre degli Stati Uniti. Ha consentito anche al governo degli Stati Uniti di ridurre i diritti democratici nel paese. Dopo l'11 settembre 2001, sono state adottate varie leggi per facilitare la lotta contro il terrorismo. Tutte queste leggi (USA Patriot Act, Homeland Security Act) consentono ai servizi segreti di spiare qualsiasi gruppo politico, organizzazione o militante anche senza il sospetto di terrorismo o di attività criminali; semplifica l'uso di perquisizioni, intercettazioni, indagini segrete sui cittadini, senza giustificazioni. Permette anche ai servizi di intelligence di imprigionare i "sospetti" senza processo, per un periodo indeterminato, in luoghi reconditi ...
Ambiente
Poiché il surriscaldamento climatico diventa pressante e le conseguenze catastrofiche, non possiamo trascurare questo aspetto. Nel 1998, più di 170 paesi hanno firmato un accordo per stabilire norme per ridurre le emissioni di biossido di carbonio (legate soprattutto all'attività industriale). L'accordo, che divenne presto noto come il protocollo di Kyoto non è stato firmato dagli Stati Uniti. Clinton (presidente prima di Bush) non lo firmò, così neanche Bush. Il pretesto? Ciò indebolirebbe l'industria statunitense a vantaggio di paesi come la Cina. Oggi però la situazione imporrebbe una lotta comune per ridurre l'inquinamento e non per difendere i padroni dell'inquinante industria americana.
Crisi economica
Il secondo e ultimo mandato di Bush si conclude con l'inizio di un disastro internazionale che avrà sicuramente conseguenze più gravi degli attacchi dell'11 settembre: la crisi finanziaria, economica e industriale avviata negli Stati Uniti con i mutui subprime. La relazione con Bush? Come Presidente, ha permesso che le banche e gli altri istituti finanziari negli Stati Uniti indebitassero le famiglie fino al lastrico. Questo sistema produce le crisi. Se vogliamo fare una valutazione globale di Bush, non bisogna fermarsi all'uomo. Bush va valutato con il suo sistema, il sistema capitalista, un sistema sempre più criticato e meno praticabile se ragioniamo in termini di democrazia, ambiente, pace e distribuzione della ricchezza.