www.resistenze.org
- popoli resistenti - stati uniti - - n. 256
Traduzione dall'inglese/USA per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Uffici di disoccupazione in tilt mentre il numero dei disoccupati raggiunge il picco più alto degli ultimi 26 anni
di John Wojcik
I sistemi di gestione dati dei sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti stanno andando in tilt, mentre un’ondata senza precedenti di decine di migliaia di nuovi disoccupati statunitensi si arrabatta per sopravvivere.
I singoli stati rilevano che i siti web si stanno bloccando perché sono già sovraccarichi nella gestione dei sussidi relativi a 4 milioni e mezzo di persone, il numero più alto negli ultimi 26 anni.
In molti stati dove i sistemi reggono ancora, i nuovi disoccupati restano in linea per ore al telefono, talvolta le attese vengono troncate dal messaggio che "tutte le linee sono occupate."
Il 6 gennaio i sistemi degli stati di New York, Carolina del Nord e Ohio sono rimasti del tutto bloccati. Il sistema per i sussidi via internet e telefono newyorchese ha iniziato a vacillare il 5 gennaio, il 6 gennaio era completamente fuori servizio. E' stato ripristinato il giorno dopo, ma dei lavoratori del luogo riferiscono di dover ancora aspettare delle ore al telefono per ricevere assistenza.
"Indipendentemente da quando si chiama, vi invito a restare in attesa. Cercate di non perdere la calma," è il consiglio offerto, in una intervista telefonica, da Howard Cosgrove, un portavoce del Dipartimento per lo Sviluppo dell'occupazione dello stato del Wisconsin.
Ci si aspetta che le statistiche sulla disoccupazione che il governo renderà pubbliche il 9 gennaio dimostreranno che un altro mezzo milione di persone ha perso il lavoro nel mese di dicembre, cosa che spingerebbe il tasso ufficiale di disoccupazione nazionale oltre il 7 per cento. Il 6,7 per cento registrato nel mese di novembre era già il tasso più alto degli ultimi 15 anni.
Il blocco dei sistemi informatici, per coloro che ingrossano con rapidità crescente le file dei disoccupati, trasforma un’esperienza straziante in un vero e proprio incubo.
Tom McAvey, 54enne, addetto alla manutenzione e pulizia in una scuola elementare a Brooklyn, N.Y. è stato licenziato il 2 gennaio. "Ho aspettato fino a lunedì [5/1] a presentare la mia domanda", ha detto al nostro giornale. "Siamo stati licenziati in due. Non avevamo nessun’idea di ciò che stava per accadere. Che modo di cominciare l’anno nuovo. Due settimane di stipendio mi separano dall’ospizio per i poveri. Mia moglie ha perso il suo posto a Bear Stearns ed è ancora senza lavoro. Non so come faremo a pagare le bollette. Una delle mie figlie frequenta un liceo cattolico: ci sono le tasse da pagare”.
McAvey ha difficoltà a provare compassione per i funzionari statali che dicono che i sistemi vanno in tilt a causa del numero senza precedenti di disoccupati. "Non ci sto. Il governo ha dei computer in grado di gestire quantità molto più grandi di informazioni, come quelli usati per i dati sulle imposte. Se non stessero licenziando anche loro i propri lavoratori, potrebbero mantenere i sistemi in efficienza e pianificare le emergenze. E’ colpa dei licenziamenti e dei tagli di bilancio: non è colpa dei disoccupati."
Una disoccupata nel Rhode Island, ha sottolineato come nel suo stato, ancora prima dei crash, fare domanda per ricevere il sussidio era un vero incubo. Il suo stato, insieme al Michigan, ha il più alto tasso di disoccupazione degli Stati Uniti.
"Hanno eliminato i vecchi uffici di disoccupazione", ha detto. "Hanno licenziato dipendenti statali. Non c’è nessun posto in cui si possa andare a parlare con una persona in carne e ossa. Quando ero fortunata beccavo una registrazione che mi diceva di richiamare più tardi. E' andata avanti così per dei giorni".
La donna ha descritto al nostro giornale come era riuscita a trovare l’indirizzo di un vero ufficio in cui ha potuto trovare una persona reale. "Ma anche lì, mi è stato detto di compilare un modulo con un messaggio e che, entro qualche giorno, qualcuno mi avrebbe chiamata. Ho avuto la fortuna di essere a casa nel momento in cui hanno telefonato. E' stato gentile: era un lavoratore che cercava di fare bene il suo lavoro, ma non c’è ne sono a sufficienza".
"Viaggi avanti e indietro, lunghissimi minuti di attesa al telefono - una volta, per disperazione sono rimasta in linea per due ore: è una lotta. Si perde un sacco di tempo che potrebbe servire a cercare, su Internet o fuori casa, un posto di lavoro" ha concluso.