www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 07-04-09 - n. 268

da newsletter MdV
 
La crisi economica è peggiore per le donne
 
di Kathy Durkin, Workers World (trad. Francesco Fumarola)
 
martedì 07 aprile 2009
 
[Rapporto dagli USA, ndr. Per l'articolo originale www.workers.org/2009/us/women_0409]
 
Il tasso di disoccupazione femminile sta crescendo velocemente. Al 6, 7%, è ai livelli più alti da 23 anni a questa parte. Siccome le interruzioni dei rapporti di lavoro si sono estese ai servizi ed ai settori della vendita al dettaglio, dove le donne sono la maggioranza dei lavoratori, il tasso di disoccupazione è cresciuto oltre un allarmante 36.7% nei cinque mesi precedenti Febbraio 2009. Il tasso è peggiorativo per le donne afroamericane, per le quali è cresciuto al 9.9% a Febbraio, mentre per le Latine ha raggiunto il 10.2%.
 
La crisi economica ha colpito duramente il 40% di quelle donne che con il lavoro sostengono se stesse e le loro famiglie. Ora la loro disoccupazione si attesta al 10.3% . Il 25% delle donne lavora part-time. Esse formano i due terzi di questo tipo di forza-lavoro, con 16.7 milioni impiegate in lavori spesso sottopagati con poche o nessuna agevolazione. Come per molti lavoratori disoccupati, il sussidio di disoccupazione è spesso fuori portata per le donne che fanno lavori part-time o che si sono arrese nel cercare un lavoro che non esiste.
 
Equità retributiva: una questione cruciale
Sebbene decenni di lotta abbiano prodotto degli avanzamenti, la minore retribuzione per le donne è ancora un grande problema. Questo fatto è diventato una caratteristica persistente del capitalismo, anche nelle nazioni industrializzate. Mentre le donne, che come gli uomini lavorano per necessità economica, ora rappresentano il 48% della forza lavoro, esse sono il 59% di quelli che guadagnano meno di 8 dollari all’ora. Esaminando le statistiche odierne secondo cui le donne che lavorano full-time guadagnano il 78% di ciò che guadagnano gli uomini si rivela un' iniquità anche più grande: questa cifra mostra che i compensi delle donne bianche sono confrontabili a quelli degli uomini bianchi ma le donne Afroamericane guadagnano solo il 63% di quei compensi, mentre le loro sorelle Latine intascano solo il 54%. Le lavoratrici donne immigrate sono spesso pagate meno del salario minimo, e null’altro.
 
I padroni, utilizzando la discriminazione salariale, sottopagando e sottimpiegando lavoratrici donne, ne approfittano decisamente. Attraverso il supersfruttamento razzista di donne di colore, latine, native, arabe, e di altre lavoratrici donne provenienti da comunità oppresse, che pagano anche meno, essi fanno anche più profitti. Questa iniquità e questo impoverimento sono impliciti al sistema di profitto capitalistico, che sottopaga quanto più possibile la forza lavoro per i profitti di pochi ricchi — a meno che non sia coscientemente combattuto dai lavoratori e dai loro sindacati, che possono diminuire il livello di sfruttamento e pretendere lavori full-time con un salario decente e delle agevolazioni. Negli Stati Uniti quasi il 14% di donne sono povere. 27 milioni di persone qui ora vivono in povertà. Sarebbe a dire il 12.7% della popolazione, il tasso più alto nel mondo industrializzato. 19 milioni di donne non hanno la copertura sanitaria. Di questi il 70% sono adulti che ricevono buoni pasto e due terzi di questi sono anziani.
 
Molti Stati, che hanno tagliato l’assistenza nel 1996 dopo che l’amministrazione Clinton ha smembrato il programma di welfare, o non hanno reintegrato gli ammortizzatori oppure li hanno tagliati più duramente, lasciando le donne a basso reddito ed i loro bambini senza “reti di protezione”.
 
Milioni di donne, specialmente Afroamericane e Latine, madri single e donne anziane, affrontano la perdita delle loro case. Ipoteche che si moltiplicano, sfratti e perdite di lavoro stanno portando molte donne e famiglie a non avere più un tetto. Cibi costosi, spostamenti, benzina, ed altri costi durante la crisi economica stanno spingendo molte famiglie sul lastrico. Questo è un tempo cruciale per i movimenti, i sindacati, la collettività e le forze progressiste per resistere quanto più è possibile battendosi per il lavoro, un salario decente e benefits per le donne e per tutti i lavoratori. Crisi economica, bassi salari, disoccupazione e povertà sono intrinseci del sistema capitalistico. Insensibilmente la classe dominante accetta l’impoverimento dei lavoratori mentre si buttano migliaia di miliardi di dollari in banche e multinazionali. La crisi inghiotte milioni di donne che non c'entrano nulla.
 
C’è un altro modo di vivere. Il Socialismo garantisce le necessità di base della vita come il lavoro, l’assistenza sanitaria, il cibo, la cura dell’infanzia, l’educazione e la casa. Basato sulla proprietà pubblica invece che privata delle industrie , la produzione sotto il socialismo è diretta a soddisfare le esigenze dell’uomo, non per fare profitti a pochi ricchi. Né è basato sullo sfruttamento del lavoro umano. A novanta miglia dalle coste della Florida c’è la socialista Cuba.
 
Lì le donne hanno fatto delle conquiste sociali, politiche ed economiche. I frutti del loro lavoro sono usati a beneficio della società – per l’assistenza sanitaria libera universale, l’educazione, ed altro.
 
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