Sedici mesi fa, i commentatori e gli analisti politici pensavano di aver capito lo stato d'animo dei cittadini statunitensi. Tutti vedevano nell'elezione di Obama e nel rinnovamento del Congresso un netto rifiuto della politica dell'era Bush e un ripudio della sua agenda di estrema destra.
A fronte di un 20-25% del corpo elettorale ancora tenacemente abbarbicato a un singolare miscuglio di zelo religioso, nazionalismo fanatico, razzismo e arretratezza sociale, i sondaggi - come la dettagliata indagine "Trends in Political Values and Core Attitudes " (Tendenze nei valori politici e negli atteggiamenti di fondo), frutto di vent'anni di ricerca da parte di The Pew Research Center - evidenziavano nella popolazione statunitense una decisa inclinazione verso politiche più socialmente progressiste e orientate a un maggior intervento del governo. Alcuni esperti parlavano addirittura di un cambiamento di rotta nella politica statunitense: l'emergere di una nuova era democratica e progressista della portata della cosiddetta "rivoluzione Reaganiana".
Quel momento è passato. Oggi, la scena politica non è dominata dai progressisti e nemmeno dai moderati tiepidi, ma da un eterogeneo quanto dinamico gruppo soprannominato il "Tea Party Movement". Sebbene sia ancora un movimento minoritario, il suo intenso attivismo è amplificato dai media, sia quelli di destra, come Fox e i talk show radiofonici, sia di quelli "rispettabili". Gli attuali Father Coughlin (prete cattolico romano, tra i primi a usare la radio per fare politica, antisemita e apologista dei nazifascisti) hanno infiammato lo scontento contro il piano di riforma sanitaria presentato da Obama in una campagna nazionale all'insegna dell'odio per l'attuale Presidente e il malcontento contro il governo. I mezzi di comunicazione più moderati, che mai hanno dedicato una simile cortesia verso una formazione di sinistra o progressista, hanno dimostrato un fascino, quasi una fissazione, verso il movimento Tea-Party che hanno contribuito così a tenere in vita.
Naturalmente questo movimento non è emerso da nulla. I suoi elementi costitutivi sono presenti da anni, se non decenni. Viene da pensare che questa formazione politica fosse ancora più grande e più influente durante gli anni dell'anticomunismo sfrenato, l'era delle buffonate del Senatore Joe McCarthy. Poi, l'estremismo di destra si impose nuovamente al centro della scena con la candidatura di Barry Goldwater negli anni sessanta. E, ovviamente, è riemerso con tutta forza con l'elezione di Ronald Reagan.
Nella maggior parte dei casi l'estrema destra ha aderito al Partito Repubblicano per avere la sua espressione politica, trovandosi a proprio agio con i capi repubblicani capaci di dare ordine alle energie del movimento e portare avanti alcune delle sue richieste, pur mantenendo intatto l'impegno del partito verso le grandi imprese.
Che non vuol dire che non ci siano stati momenti in cui l'estrema destra non sia esorbitata dai limiti del sistema bipartitico. Nel 1968 quasi 10 milioni di elettori (il 13,5%) hanno votato Wallace-LeMay, candidatosi con un programma fondato sul razzismo virulento e il guerrafondaismo militante, al di fuori di entrambi i maggiori partiti. Ma in generale, l'estrema destra ha trovato nel Partito Repubblicano un rifugio naturale. In modo analogo, per i capi repubblicani l'ideologia di estrema destra era un'arma a portata di mano, un mezzo per distogliere l'attenzione, da usare contro le idee progressiste e di sinistra che potevano rallentare o fermare la rapacità del capitale. Questi sono riusciti a saldare "la libera impresa" (che implica la contrarietà alla regolamentazione da parte del governo e l'insofferenza verso il fisco) con l'intolleranza razzista e nazionalista e i valori reazionari della estrema destra storica. Per gran parte del ventesimo secolo, il legante usato per cementare questo legame è stato l'anticomunismo.
Doug Henwood scrivendo nel Left Business Observer (LBO no. 125) tenta di descrivere la composizione sociale dei "Tea-Bagger" [E' presumibile che le locuzioni Tea-Party e Tea-Bagger abbiano agganci storici. La prima fa riferimento agli avvenimenti del diciottesimo secolo quando a Boston i coloni, per protesta contro l'imposizione fiscale dall'Inghilterra, buttarono a mare un carico di tè. La seconda parrebbe collegata a carpetbagger, i funzionari del Nord che erano negli stati del Sud alla fine della guerra civile, odiati dai sudisti. Ovviamente tea party e tea bag hanno significati più comuni: evento sociale e filtro di tè, ndt], l'attuale soldataglia dell'estrema destra. "Anche se nessuno ha svolto un lavoro sociologico rigoroso, sembra un movimento di quadri intermedi, professionisti e pensionati: la piccola borghesia, per usare un vecchio termine". Credo che Henwood sia sostanzialmente nel giusto, anche se "piccolo-borghese" è una categoria più ampia e precisa di quella che suggerisce, che comunque conserva la sua eminente utilità nonostante il decorrere del tempo. Coloro che nei sondaggi si identificano con i pochi ricchi, perché erroneamente credono di esserlo o di diventarlo presto, sono l'esempio perfetto di questa classe, o, almeno, di questa mentalità. Inoltre, credo che questa classe abbia storicamente sempre fornito un terreno fertile per le idee di estrema destra. I toni striduli e la minaccia di violenza implicita nelle azioni dell'estrema destra sono chiaramente radicate nella paura e nella precarietà delle illusioni piccolo-borghesi durante la crisi economica.
I Tea-bagger e il fascismo
E' una reazione spontanea e semplicistica etichettare ogni movimento di estrema destra come "fascista". Il termine, strappato dal suo contesto storico con i suoi peculiari sviluppi e i suoi movimenti sociali, ha perso oggi il suo significato originale. Il suo uso corrente esprime più che altro un giudizio di valore negativo anziché essere una valida categoria esplicativa. Tuttavia, è utile per collocare i movimenti di estrema destra rispetto agli antecedenti storici. Così possiamo comprendere meglio il movimento Tea-Party mettendo in evidenza le caratteristiche che lo accomuna e lo differenza dai movimenti sociali fascisti degli anni 1930 e 1940.
Come nota Henwood, il movimento Tea-Party è prevalentemente piccolo-borghese nella sua composizione sociale. Condivide questa caratteristica con i movimenti fascisti precedenti che erano largamente composti dal ceto medio e medio-alto. Questi strati nel periodo prima della seconda guerra - soprattutto in Germania, ma anche in Italia - temevano la perdita di uno stile di vita agiato e fino a quel momento stabile. Allora come oggi, quello stile di vita è minacciato da una crisi economica. Il sistema di valori e le visioni del mondo erano e sono contestate dalle crisi.
Generalmente i movimenti fascisti costituivano una risposta a un movimento di sinistra e della classe operaia il cui potere e la cui influenza andava crescendo. Questo oggi non è vero, i Tea-Bagger hanno costruito una sinistra fittizia avvalendosi dell'immaginario da guerra fredda e appiccicandolo rozzamente su un presidente percepito come alieno. Se la storia si ripete prima come tragedia poi come farsa, le paure dei Tea-bagger per la sinistra sono sicuramente farsesche: definendo "socialiste" le politiche per sostenere le grandi imprese e i ricchi.
Come i loro predecessori fascisti, i gruppi Tea-Party operano in qualche maniera indipendentemente dai partiti politici. In passato, l'estrema destra ha trovato casa all'interno del Partito Repubblicano. E in larga misura, i capi cinici e corrotti del Partito esercitavano un controllo, persino manipolavano, i fanatici razzisti e libertari fondamentalisti che vi si annidavano. Ma il nuovo movimento sfida quei controlli in diversi modi, generando una certa costernazione tra gli alti papaveri Repubblicani.
Recentemente, Dorothy Rabinowitz, fidata redattrice del Wall Street Journal, ha castigato Sarah Palin (18 febbraio 2010) per il recente sostegno dato a Rand Paul, figlio del libertario Ron Paul. Paul giovane "ha delle idee sulla sicurezza nazionale e sulla difesa che hanno molto in comune con quelle di estrema sinistra". Rabinowitz fa notare che Paul padre ha sostenuto a più riprese che "gli Stati Uniti avevano fornito dei buoni motivi a Osama bin Laden per attaccarci ..." Inoltre, Paul Rand "si contrappone al Patriot Act [la legge anti-terrorista varata sotto l'amministrazione Bush, ndt] e vuole tagliare le spese per la difesa". In questo modo, Rabinowitz avverte Palin, i vari Paul e altri nel movimento Tea-Party che nessuna deviazione dal programma pro-capitale e pro-imperialista del Partito Repubblicano verrà tollerata. Le industrie delle armi e il suo indotto sono tra i finanziatori più generosi e leali dell'apparato di raccolta fondi del Partito Repubblicano. Inoltre, l'aggressione imperialista è la politica che consente la crescita di queste industrie.
Dodici giorni dopo [2 marzo 2010, ndt], Gerald F. Seib, l'influente corrispondente a Washington del Wall Street Journal, ha sottolineato i pericoli in un movimento Tea-Party ribelle, nell'articolo "Tea Party Holds Risks for GOP" (Tea-Party un Rischio per il Partito Repubblicano). "In particolare", scrive, "il corteggiamento repubblicano verso il Tea-Party minaccia di sciogliere il partito dai suoi ormeggi rispetto due questioni cruciali ed emozionali: la guerra al terrorismo e l'immigrazione". In altri termini, i repubblicani temono che questo movimento possa alienare i patrocinatori industriali del settore della difesa e intralciare gli sforzi del partito per attrarre elettori ispanici. Seib cita numerosi esempi di capi del Tea-Party che avrebbero optato per una posizione libertaria riguardo i diritti civili, invece delle misure repressive degne di uno stato di polizia del Patriot Act, ulteriore segnale di distanza dagli interessi delle grandi imprese. Il suo ultimo commento rivela il pericolo percepito dagli alti papaveri del sistema bipartito: "Il problema con i movimenti indipendenti è esattamente questo, che sono indipendenti".
Qualcuno nella sinistra confonde questa indipendenza con un barlume di progressismo, interpretando gli attacchi da parte dei Tea-Bagger alle attuali iniziative di riforma sanitaria, salvataggio [delle banche] e misure di stimolo [per l'industria] come populismo anti-corporativo. In realtà, sono tenacemente ed esclusivamente contro il governo. La mancata consapevolezza della collusione tra governo e aziende monopolistiche nel capitalismo contemporaneo (capitalismo monopolistico di stato) alimenta questa confusione e crea un divario fittizio e un diversivo politico tra chi si dichiara a favore e chi contro gli interventi dello stato. La verità è che lo stato e le grandi imprese sono unite e che un valido movimento progressista per il cambiamento dovrà affrontarle entrambe.
Un enigma
Chi grida al lupo ogni volta che emerge un movimento di destra sulla scena politica - accostandolo al fascismo europeo del XX secolo - potrebbe lasciarsi sfuggire l'occasione di riconoscere ora qualcosa di simile al fascismo. Per generazioni, l'estrema destra è stata nutrita e istruita dai leader del Partito Repubblicano. La sua attuale incarnazione è stata lusingata da Ronald Reagan e dai suoi successori per servire come truppe elettorali del Partito Repubblicano. In cambio, i capi repubblicani hanno fornito i gesti e la simbologia per tenere viva la loro attenzione, mentre seguivano inesorabilmente un programma che favoriva gli interessi dei ricchi e delle grandi imprese. Nulla, assolutamente nulla, è stato sacrificato di quel programma per l'estrema destra. Il fervore religioso, le bandiere al vento, le scuole parificate, i finanziamenti pubblici alle organizzazioni caritatevoli, le dichiarazioni contro l'aborto, il porto d'armi libero, non costano nulla al mondo delle grandi imprese e costituiscono un modo economico per tenere buoni i fanatici di destra.
Eppure in questi ultimi anni, soprattutto per la dimostrazione dell'inettitudine, del cinismo e della corruzione che caratterizzavano l'amministrazione Bush, il movimento ha acquistato nuova linfa, alimentata da Fox News e talk radio, dal razzismo sfacciato e dall'incertezza economica, mentre le sue richieste al Partito Repubblicano si trovano spesso in conflitto con gli obiettivi dei capi del partito, delle stanze del potere delle grandi imprese e della nostra classe dirigente. La coda fa ora scodinzolare il cane.
Credo che questa evoluzione dell'estrema destra, pronta ad organizzare azioni indipendenti, spiega la quasi unanime opposizione repubblicana al salvataggio TARP, una misura che ha visto Obama, allora candidato alla presidenza, offrire un sostegno, o meglio un dono, incondizionato al settore finanziario. Analogamente, i repubblicani avevano lottato accanitamente contro un pacchetto di stimoli all'economia che Herbert Hoover [Presidente dal 1928 al 1932, aveva puntato sul volontarismo per risolvere la crisi economica, ndt] avrebbe potuto approvare nel 1932. L'intransigenza repubblicana nel Congresso verso il disegno di legge sull'assistenza sanitaria - un piano che aveva ricevuto il sostanziale sostegno del settore della sanità e delle industrie farmaceutiche - è un altro esempio del peso politico della nuova indipendenza dell'estrema destra. A mio avviso, è il distacco dal programma capitalista che ha suscitato reazioni così convulse nei capi repubblicani, e nei loro portavoce alla Rabinowitz e Seib, verso il Tea-Party. E come i loro predecessori borghesi degli anni Trenta e Quaranta, stanno cercando di domare una tigre che ha i suoi propri appetiti.
Mancano da questo dibattito i progressisti, la sinistra e il Partito Democratico. Ed è questo il problema: non ci sono. Se nessun'altra lezione si può trarre dal fenomeno Tea-Party, si capisce bene come un movimento politico indipendente, anche minoritario, possa esercitare un'influenza sproporzionata sulla direzione politica degli Stati Uniti. Come Seib fa notare nella citazione riportata sopra, i movimenti indipendenti creano seri problemi al sistema bipartitico dominato dalle grandi imprese, problemi che deviano i partiti dalla traiettoria scelta dalla classe dirigente statunitense. Questa è una lezione storica, una lezione che molti di noi hanno potuto trarre dalle proteste di massa degli anni Trenta che hanno convinto un presidente prudente e relativamente conservatore a varare la legislazione del New Deal. La militanza indipendente dei lavoratori e della sinistra hanno indotto Roosevelt a diventare l'icona del liberalismo che è oggi.
Molti ora si torcono le mani e gridano "tradimento", accusando Obama di non aver apportato alcun cambiamento significativo nel panorama politico. Osservazione superficiale e inutile. Chiunque prestasse attenzione riconoscerebbe in Obama un politico solidamente in linea con gli interessi della grande impresa attorno al Partito Democratico, sensibile al momento, ma - lasciato a se stesso - incline a sostenere le richieste del capitale monopolistico. Ho scritto spesso della sua carriera e del parallelismo con gli altri democratici che sono stati ordinati pubblicamente con qualità messianiche. Ho messo in evidenza il forte sostegno alla sua candidatura da parte del capitale, soprattutto di quello finanziario, e ho messo in guardia dal rifiutare semplicisticamente questo fatto. Chi si è cullato in illusioni simili deve solo biasimare se stesso per la delusione degli ultimi quattordici mesi.
A fronte delle elezioni di metà mandato fra otto mesi, è probabile che dopo la primavera non saranno varate leggi sostanziali. Pochi politici vorranno correre dei rischi e la campagne elettorale inizierà sul serio. Comunque sarà una grande opportunità per sollecitare un programma indipendente e progressista ai politicanti alla disperata ricerca di voti e che promettono tutto a tutti, da qui a novembre. Ci offrirà la possibilità di costruire un movimento di contrappeso in preparazione per le battaglie legislative che verranno dopo le elezioni. Il supporto ai candidati indipendenti - molti candidati dei Verdi stanno presentando delle campagne efficaci - spaventerà a morte i Democratici compiacenti, così come i sostenitori del movimento Tea-Party spaventano i capi repubblicani. C'è molto da fare per mettere un po' di vigore nei leader dei sindacati e per riaccendere il movimento contro la guerra. Tutti questi passi ci avvicineranno alla creazione di un terzo partito orientato a sinistra che potrà influenzare nel tempo l'andamento politico del nostro Paese. E' ora di abbandonare la posizione difensiva e montare una offensiva contro quelli che offrono due sapori dello stesso veleno. E mentre i venti della politica soffiano verso destra, diverrà evidente come il popolo sia affamato di un cambiamento progressista.