www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 14-04-10 - n. 314

dal Blog di Zoltan Zigedy http://zzs-blg.blogspot.com/2010/04/when-does-accident-become-crime.html
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
   
L'articolo trae spunto dall'esplosione del 6 aprile 2010 nella miniera di Upper Big Branch nel sud della West Virginia in cui hanno perso la vita 29 minatori
 
Quando un "incidente" diventa un crimine?
 
di Zoltan Zigedy
 
11/04/2010
 
"... in attesa davanti al cancello, siamo in attesa davanti al cancello ... i figli e le moglie dei minatori aspettano ancora davanti al cancello ..." Woody Guthrie
 
Dal 1900 al 1950, oltre 95.000 lavoratori statunitensi sono morti nelle miniere di carbone, quasi quanti quelli della Prima Guerra Mondiale e superati solo dal numero di militari caduti nella Guerra Civile e nella Seconda Guerra Mondiale. Altri milioni sono stati feriti in questo lasso di tempo. Sul periodo in cui non era obbligatorio tenere delle statistiche, una stima prudente del Bureau of Mines calcola che 140.000 minatori (circa il 18% della forza lavoro attiva) rimasero feriti nel solo 1914, mentre non sono stati conteggiati gli altri milioni di minatori colpiti da silicosi o gravi forme di artrite. Persino negli anni Novanta c’erano oltre 21.000 infortuni ogni anno nelle miniere di carbone, nonostante il calo del numero di lavoratori impiegati nel settore.
 
A parte le forze armate in tempo di guerra, nessuna professione ha registrato un tasso simile di morti e feriti come i minatori di carbone, ivi comprese le forze dell'ordine. Eppure non ci sono monumenti nazionali per commemorare queste vittime. Nel periodo considerato, i decessi registrati su base annuale nelle miniere di carbone sono stati mediamente di due-otto al giorno. Eppure non ci sono giornate nazionali in loro ricordo.
 
Nei primi decenni del ventesimo secolo, le miniere di carbone hanno attratto migliaia di nuovi immigrati che avevano scarsa – o pochissima – conoscenza della lingua inglese, soprattutto persone provenienti dall'Europa orientale e dall’Italia, che andavano a lavorare in tutti quei paesini rurali dove erano situate le miniere. Sono loro ad aver subito un tasso sproporzionato di morti e mutilati nelle miniere. Spesso i lavoratori nati negli Stati Uniti venivano promossi a lavorare in superficie, sostituiti nel sottosuolo dai nuovi arrivati.
 
Questa storia brutale non emerge nel dibattito attuale sull'immigrazione, un dibattito soffocato dalla stessa rozza intolleranza che fu diretta contro i minatori immigrati nel ventesimo secolo. Purtroppo, molti discendenti di quei minatori immigrati si sono ora uniti al coro di volgare nazionalismo che inquina il dibattito attuale.
 
I concessionari delle miniere di carbone negli Stati Uniti erano famigerati per la loro totale indifferenza rispetto la sicurezza e la salute dei lavoratori. Nonostante nelle miniere di carbone della Gran Bretagna fossero impiegati il 40% in più di minatori, il numero di morti nel 1914, anno particolarmente critico per gli incidenti mortali nei primi tre decenni del XX secolo, era la metà. Sempre nel 1914, il tasso di decessi per ogni mille lavoratori negli Stati Uniti ha superato quello nell'Unione del Sudafrica, dove i lavoratori erano effettivamente schiavi.
 
Mentre l'industria è cambiata radicalmente, il lavoro nel sottosuolo resta l’occupazione più pericolosa, resa tale soprattutto per l'implacabile spinta all'aumento della produzione e degli utili da parte dei concessionari minerari e dei loro padroni. La recente morte di 29 minatori [6 aprile 2010] nella miniera di Upper Big Branch nel sud della West Virginia ci rammenta quanta poca considerazione abbiano i proprietari e i concessionari per la vita dei minatori. Upper Big Branch è una miniera dove non c’è rappresentanza sindacale, di proprietà di Massey Energy, il cui amministratore delegato è un aperto sostenitore della destra, un avversario della tutela ambientale, e tristemente noto per aver "comprato" la Corte Suprema dello stato del West Virginia. Niente lo distingue dai baroni delle miniere di carbone più corrotti e ossessionati dai profitti dello scorso secolo.
 
La miniera è stata citata in giudizio 458 volte lo scorso anno per violazioni sulla sicurezza, di cui 50 violazioni gravi. L’Agenzia per la Sicurezza e la Salute dei Minatori (Mine Safety and Health Administration) ha chiuso la miniera 61 volte dall'inizio del 2009. I lavoratori erano costretti a lavorare in 1,20 metri d'acqua e subire altre "aggravanti" da parte dei direttori dei lavori. Chiaramente, questa società controllata da Massey Energy non aveva alcun riguardo per la sicurezza ma soltanto per la produzione e i profitti.
 
I media parlano di fatale incidente, di una tragedia, quando dovrebbero invece condannare un crimine. La responsabilità però non è solo dei concessionari, ma anche dei politici, delle agenzie preposte alla vigilanza e di chi influenza l’opinione pubblica: persone che poco s’interessano delle condizioni e della sicurezza dei lavoratori. Quando la cortina di negligenza viene sollevata di tanto in tanto per una perdita drammatica di vite, i nostri leader si torcono le mani dal rimorso. In qualsiasi altro momento però sono ciechi alle decine di migliaia di infortuni subiti dai lavoratori in ogni settore.
 
Mentre parlavamo delle morti a Upper Big Branch, mia sorella mi ha ricordato l’ansia per nostro padre che l'assaliva ogni notte quando andavamo a dormire, terrorizzati che avremmo sentito il fischio della miniera o lo squillo del telefono; nostro padre ha lavorato ventisette anni in miniera e ha lasciato il lavoro malato di silicosi e di un artrite paralizzante. Poi si ricordava della morte di nostro nonno in miniera e di sua figlia che per strada incontrò uno che le disse: "Tuo padre è morto oggi nella miniera". Nonno ha dovuto lavorare fino all'età di 67 anni – oltre l’età pensionabile – a causa del suo attivismo sindacale.
 
Per gran parte del ventesimo secolo, i minatori militanti, quelli con maggior coscienza di classe, hanno proposto la nazionalizzazione del settore minerario. Senza la brutale insistenza sui profitti a scapito della vita, decine di migliaia di minatori avrebbero potuto vivere abbastanza a lungo per veder crescere i loro nipoti.
 
 

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