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- popoli resistenti - stati uniti - 10-05-12 - n. 409
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Cosa faranno gli Stati Uniti quando passeranno in Serie B?
di Glen Ford, Caporedattore di Black Agenda Report
10/04/2012
Come reagiranno gli Stati Uniti quando la Cina diventerà l’economia più forte del mondo?
E’ una questione molto seria, perché gli Stati Uniti sono un paese molto pericoloso, che opera ancora sul presupposto di essere “predestinato” alla dominazione del mondo. Quando nel 2016 la superpotenza regnante dovrà accettare di avere un ruolo di secondo piano nell’economia mondiale, potrebbero infuriarsi in modo pericoloso.
Infatti con l’approssimarsi dell’inevitabile giorno in cui Pechino supererà Washington in termini di produzione economica (misurata in base alla parità di potere d’acquisto) è accompagnato da un ritmo crescente di aggressioni statunitensi nel mondo.
In un articolo pubblicato nell’ottobre dell’anno scorso, la rivista Business Week ha preso in considerazione il declino degli Stati Uniti rispetto alla Cina, osservando che l'economia cinese era stata la più grande del mondo per centinaia di anni, finché non fu superata da quella statunitense nel 1890. In quegli anni, però, benché la Cina avesse un’enorme attività economica interna, sottomessa com’era dall’imperialismo europeo e statunitense, non fu nemmeno in grado di proiettare il suo potere entro i propri confini.
La settimana scorsa, l'economista Dean Baker ha scritto che in base ad alcune misurazioni, l'economia della Cina è già del 20% più forte di quella degli Stati Uniti, oramai seconda potenza economica del mondo. Baker non prevede stravolgimenti colossali nella vita del pianeta a causa della prevista perdita del primato economico da parte degli Stati Uniti. Si sbaglia. E’ anche vero che Baker precisa che "il crescente potere della Cina ha già aumentato le opzioni disponibili a molti paesi in via di sviluppo".
Questo dato ci porta al cuore della questione della crescente crisi che sta per abbattersi sugli Stati Uniti. Non è meramente una crisi di uno stato nazionale normale che è pure un gigante economico, è una crisi di un sistema globale: è la crisi dell'imperialismo, dominato dal capitale finanziario, che sta sprofondando e, a mio avviso, ha giunto l’ultimo stadio.
Essendo stati costretti dalle contraddizioni inerente al capitalismo a esportare la produzione di merci al Sud e all'Est - in gran parte alla Cina - gli occidentali, statunitensi ed europei, non sono più in grado di dettare le regole del commercio internazionale, almeno con mezzi economici. Le loro multinazionali hanno accelerato la deindustrializzazione nei propri paesi d'origine.
Le più ampie "opzioni" che secondo Baker sono ora a disposizione dell’ex terzo mondo - l’Africa, l’America Latina e l’Asia - sono pericoli mortali per gli Stati Uniti e i suoi alleati imperialisti minori. Gli statunitensi e gli europei non sono in grado di fare concorrenza alla Cina, all’India, al Brasile e agli altri protagonisti economici emergenti, né possono tenere in piedi le loro intrinsecamente instabili strutture finanziarie, stile casinò, in assenza di un flusso di profitti in continuo aumento. Il colonialismo e il neocolonialismo assicuravano loro tali profitti mentre tenevano il resto del mondo in una camicia di forza, come hanno fatto in Cina.
Gli imperialisti hanno sempre manipolato i mercati mondiali per trarne super-vantaggi. Se non lo fanno, non possono competere. Quindi, la questione non è soltanto se gli Stati Uniti accetteranno di passare in serie B. Si tratta invece della sopravvivenza del loro sistema marcio.
E’ per questo motivo che le loro spese in armamenti sono più alte di quelle di tutto il resto del mondo. Ed è per questo che gli Stati Uniti d'America in declino costituiscono un grave pericolo per l'intero pianeta. Dobbiamo prepararci a una brutta caduta.
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