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Il gioco dello shutdown

Glen Ford | mltoday.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Ottobre 2013

La battaglia del governo sullo "shutdown" [sospensione dei servizi federali "non essenziali"] è più simile a una rievocazione della guerra civile di quanto sia reale. Una questione per salvare la faccia: gli 825.000 dipendenti federali in licenza, torneranno ai loro posti di lavoro, con un salario congelato da due anni e non dai repubblicani, ma per ordine del presidente Obama.

L'orologio è inchiodato sulla "austerity" da quando Obama, dopo le elezioni di metà mandato del 2010, si è trovato accanto, come compagno di viaggio, il GOP [Grand Old Party, il Partito Repubblicano].

Da quel momento, la paralisi imposta dai repubblicani, è stato l'unico ostacolo al bramato Grande Patto di Obama per approfondire i programmi assistenziali.

Quando il teatro di questi giorni sarà concluso, la riforma sanitaria voluta da Obama, la "Obamacare", resterà intatta e il presidente sarà libero di fare una nuova piroetta a destra. Il Partito Repubblicano farà tornare Obama sui suoi passi, già all'inizio dell'anno, per tagliare la sicurezza sociale. Probabilmente saranno sacrificati, nell'interesse del "sacrificio condiviso" e della pace interna, altri pezzi e brandelli della rete di sicurezza sociale.

Nel frattempo, mentre i personaggi della commedia posizionano i loro cannoni, in attesa che i ricchi, ossia i cosiddetti "mercati", segnalino la fine della farsa, si assicura che la sicurezza nazionale è sacrosanta.

Ad esempio, la sospensione della spesa pubblica avrà un effetto minimo sulla NSA, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale che spia gli americani e il resto degli abitanti della Terra. La NSA ha diffuso una nota affermando che le sue "attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione, necessarie per la sicurezza nazionale" esulano dalla fiscalità, così come tutti i programmi necessari per la "tutela della vita e della proprietà".

Ciò significa, probabilmente, che il presidente Obama martedì prossimo, potrà ancora selezionare le vittime della settimana per la sua "Kill List".

La tutela della proprietà privata è il credo di entrambe le ali del Partito delle multinazionali. La democrazia rimane in fase di shutdown a Detroit e in tutte le città del Michigan, prevalentemente abitate da neri, qualunque cosa accada a Capitol Hill.

La privazione dei diritti civili di Detroit è semplicemente un'altra forma di "sacrificio condiviso" reso necessario dall'austerità. Ed è per questo che l'amministrazione Obama contesta i documenti degli elettori del Nord Carolina, ma non schiera il Dipartimento della Giustizia per riconcedere il diritto di voto alla maggioranza dei neri nello stato del Michigan, i cui voti sono stati resi nulli.

La capacità di Detroit di prendere a prestito denaro o, in questo caso, di essere spogliata di ogni bene di valore a beneficio dei banchieri di Wall Street schiaccia i diritti di cittadinanza, sempre.

La stessa logica detterà ai repubblicani di chiudere il rubinetto. Dimenticate la giustizia sociale, lo stato di diritto e il decoro politico. Ciò che tiene insieme la nazione e il suo impero globale è l'intangibilità dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti.

Come scrive l'economista "liberale" Paul Krugman: "I mercati finanziari hanno a lungo visto nei titoli di debito USA l'ultima risorsa sicura. L'assunto che l'America onorerà sempre i propri debiti è il fondamento su cui poggia il sistema finanziario mondiale".

Che è un altro modo per dire che gli Stati Uniti mantengono la supremazia nel mondo, non solo con la forza delle armi, ma attraverso la supremazia artificiale del dollaro, come valuta di riserva mondiale.


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