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Che ne è stato degli economisti e dell'economia americana?

Paul Craig Roberts | strategic-culture.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

21/02/2015

Secondo la favola economica ufficiale, l'economia degli Stati Uniti è in ripresa dal giugno del 2009.

Questa narrazione sostiene l'immagine dell'America come un paradiso sicuro, un'immagine che mantiene alte le quotazioni del dollaro e della borsa e bassi i tassi di interesse. È un'immagine che spinge il grande numero dei disoccupati americani a rimproverare se stessi anziché prendersela con l'economia.

Questa leggenda sopravvive nonostante non vi sia alcun dato economico che possa supportarla.

Il reddito medio familiare reale non è cresciuto per anni ed è oggi sotto i livelli dei primi anni settanta.

Non c'è stata una reale crescita nelle vendite al consumo per sei anni.

Come può crescere un'economia dipendente dalla domanda di consumo quando i redditi reali dei consumatori e le vendite al consumo non crescono?

Non cresce per gli investimenti d'affari. Perché investire quando non c'è crescita delle vendite? La produzione industriale, adeguatamente ridimensionata, rimane ben al di sotto dei livelli pre-recessione.

Non cresce per l'edilizia. Il valore reale delle opere messe in piedi è diminuito fortemente dal 2006 al 2011 ed è rimbalzato attorno ai minimi del 2011 per gli ultimi tre anni.

Come può crescere un'economia quando la sua forza lavoro si sta restringendo? Il tasso di partecipazione della forza lavoro è in declino dal 2007 così come l'occupazione civile [1] in rapporto al tasso di crescita della popolazione.

Come può esserci una ripresa quando niente è in ripresa?

Forse gli economisti credono che l'intero corpo del pensiero macroeconomico sin dal 1940 sia semplicemente sbagliato? Se invece non è cosi, come possono gli economisti sostenere la favola della ripresa?

La dottrina economica sembra essere assente anche nella risposta politica alla crisi del debito sovrano in Europa. Prima di tutto, la sola ragione della crisi risiede nel fatto che, invece di cancellare la parte di debito che non può essere pagata, come è stato in passato, in modo tale che il resto del debito possa essere pagato, i creditori hanno richiesto l'impossibile: che fosse pagato tutto il debito.

Nel tentativo di ottenere l'impossibile, paesi pesantemente indebitati come la Grecia, sono stati forzati a ridurre le pensioni di anzianità, licenziare i dipendenti pubblici, ridurre i servizi sociali come sanità e istruzione, ridurre i salari e svendere la proprietà di porti, aziende idriche municipali o la lotteria di stato. Questi pacchetti di austerità privano i governi delle entrate e la popolazione della capacità di spesa. Di conseguenza, il consumo, gli investimenti e la spesa pubblica diminuiscono e l'economia affonda. Mentre l'economia affonda il debito diventa una percentuale maggiore del PIL e diventa sempre più inutilizzabile.

Gli economisti sanno questo fin dai tempi in cui John Maynard Keynes glielo insegnò, negli anni trenta del secolo scorso. Malgrado ciò non c'è segno dell'applicazione di questi fondamenti economici nell'approccio politico al crescente debito pubblico.

Sembra che gli economisti siano semplicemente scomparsi dalla terra, o se qualcuno di loro è ancora presente, ha perso la sua voce e non parla.

Consideriamo la "globalizzazione". Ogni paese è stato convinto che la globalizzazione fosse un imperativo e che non essere parte della "economia globale" significasse la morte economica. Infatti, essere parte dell'economia globale significa morte.

E' necessario comprendere la distruzione dell'economia che la globalizzazione ha provocato negli Stati Uniti. Milioni di posti di lavoro e di capacità professionali, come l'ingegneria informatica, sono passati dalla classe media americana ai popoli asiatici. Nel breve periodo le società americane che spostano all'estero i posti di lavoro ottengono una riduzione del costo del lavoro e un aumento dei guadagni ma la conseguenza è la distruzione del mercato domestico dei consumatori ridotti a lavori part-time sottopagati.

Se le famiglie non riescono a formarsi, la domanda per la casa, gli elettrodomestici e i mobili diminuisce. I diplomati del college fanno ritorno a casa e vivono con i propri genitori.

I lavori part-time riducono la capacità di risparmio. La gente è in grado di acquistare automobili solo perché ottiene finanziamenti al cento per cento e molti, per pagare un mutuo in essere che supera lo stesso valore commerciale dell'auto acquistata, ottengono prestiti a sei anni. Questi prestiti sono possibili per la sola ragione che chi li concede in seguito li cede ad altri. In questo modo i prestiti sono assicurati e venduti come investimenti a quei disperati che si arrendono ad acquistarli in un mondo di tassi di interesse vicini allo zero. I derivati scorporano il rischio di questi "investimenti" e una nuova bolla finanziaria viene messa in circolo.

Quando i posti di lavoro nella manifattura sono delocalizzati all'estero, gli impianti americani chiudono e la base fiscale per lo Stato federale ed i governi locali diminuisce. Quando i governi hanno difficoltà nel gestire il loro debito accumulato, la tendenza è quella di non far fronte ai loro impegni previdenziali e pensionistici. Ciò riduce i redditi dei pensionati, redditi che sono già ridotti a zero o a tassi di crescita negativi.

Questo declino della domanda di consumi, la base della nostra economia, era assolutamente evidente un tempo. Eppure, gli economisti spazzatura o le maschere teatrali assoldate dalle corporation hanno promesso agli americani una "new economy" che gli avrebbe riservato lavori migliori, più sani e ben pagati al posto di dirgli che il lavoro se ne sarebbe andato all'estero. Come osservo da più di dieci anni, non c'è traccia alcuna di questi posti di lavoro nella nostra economia.

Perché gli economisti non si sono ribellati quando l'economia statunitense è stata spedita all'estero e quella interna è stata affondata?

La globalizzazione distrugge anche le "economie emergenti". Le comunità agricole autosufficienti vengono distrutte per introdurre la monocoltura su larga scala, la popolazione viene sradicata e rilocalizzata nelle città, dove diventa un peso enorme per i servizi sociali ed una fonte di instabilità politica.

La globalizzazione, come l'economia neoliberista è uno strumento dell'imperialismo economico. I lavoratori vengono sfruttati, mentre i popoli, le culture e l'ambiente distrutti.

Sebbene la propaganda sia così potente che i popoli partecipano alla loro stessa distruzione.

Ndr

1. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti definisce forza lavoro civile quella parte di americani che hanno un lavoro o lo cercano, hanno più di 16 anni, non stanno prestando servizio militare e non sono istituzionalizzati.


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