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America: le guerre tornano a casa

Le condizioni interne degli oppressi riflettono la politica estera degli Stati Uniti

Abayomi Azikiwe | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

04/06/2015

Il 23 luglio 1967, scoppiò una ribellione nella comunità afroamericana di Detroit. Per cinque giorni la città fu al centro dell'attenzione nazionale e internazionale sullo stato delle relazioni razziali negli Stati Uniti. Lo scoppio dei disordini civili in una città considerata quasi immune dall'indignazione di massa contro il razzismo e l'oppressione nazionale, ebbe un effetto dirompente poiché rendeva conto del grado di disillusione politica e sociale prevalente nei circoli dirigenti Usa dell'epoca.

Detroit era nota nel 1967 come la città dei motori e per il livello della produzione automobilistica. Ospitava migliaia di impianti industriali, acciaierie, centri di distribuzione, concessionarie auto e servizi connessi.

Tuttavia, nonostante la sua investitura a "città modello", a Detroit esplose la più grande rivolta urbana nella storia degli Stati Uniti fino a quel momento. Dopo una settimana di occupazione da parte della polizia, della guardia nazionale e dell'esercito, si registrarono 43 morti, centinaia di feriti e 7.000 incarcerati.

Vaste aree della città furono devastate a causa dei danneggiamenti e degli incendi dolosi.

Il carattere e la natura dei disordini allarmarono la classe dirigente delle imprese automobilistiche e degli industriali, nonché i principali rivenditori.

L'allora presidente Lyndon B. Johnson nominò un gruppo di analisti per studiare la violenza che nel 1967 spazzò 160 città in tutto il paese. Conosciuta come Commissione nazionale dei disordini civili (che produsse la Relazione Kerner), pubblicò le sue conclusioni nel marzo 1968, giusto alla vigilia dell'assassinio di Martin Luther King Jr., il 4 aprile, che indusse ulteriori rivolte in 125 città. Il rapporto era piuttosto contraddittorio.

Da un lato sollecitava la fine immediata delle rivolte asserendo che non sarebbero state tollerate. Allo stesso tempo, il rapporto chiedeva un inedito finanziamento del governo di programmi sociali volti a migliorare la vita e le condizioni occupazionali degli afroamericani.

Nell'introduzione il rapporto dice: "La violenza non può costruire una società migliore. I tumulti e i disordini nutrono la repressione, non la giustizia. Intaccano la libertà di ogni cittadino. La comunità non può e non tollererà la coercizione e la sopraffazione. La violenza e la distruzione devono terminare nelle strade del ghetto e nella vita delle persone".

La relazione prosegue sottolineando che: "La segregazione e la povertà hanno creato nel ghetto razziale un ambiente distruttivo totalmente sconosciuto alla maggior parte degli americani bianchi. I bianchi americani non hanno mai pienamente compreso ciò che i Negri non possono dimenticare: la società bianca è profondamente implicata nel ghetto. Le istituzioni bianche lo hanno creato, le istituzioni bianche lo mantengono e la società bianca lo tollera".

Sottolineando la necessità di riforme il rapporto dice: "E' giunto il momento di cambiare con tutta la determinazione a nostra disposizione per adempiere al principale lavoro incompiuto di questa nazione. E' tempo di adottare strategie di intervento che producano un progresso rapido e visibile. E' ora di mantenere le promesse della democrazia americana per tutti i cittadini, urbani e rurali, bianchi e neri, ispanici o indiani d'America, di ogni minoranza".

La Commissione avanza poi delle proposte per far riflettere l'amministrazione Johnson, sottolineando che: "I nostri consigli abbracciano tre principi fondamentali: prevedere programmi su scala dimensionata ai problemi; tendere a un grande impatto nel futuro immediato in modo che questi programmi colmino il divario tra promesse e realtà; intraprendere nuove iniziative e sperimentazioni che possano cambiare il sistema fallimentare e la frustrazione che ora domina il ghetto e indebolisce la nostra società".

Subito dopo la ribellione del luglio 1967, si registrò l'intensificazione dell'agitazione e dell'organizzazione nelle comunità afroamericane, nelle scuole e sui luoghi di lavoro. Ad inizio 1968, il Dodge Revolutionary Union Movement (DRUM) lavorava per organizzare la gente negli impianti.

Nello stesso anno si costituiva a Detroit la Republic of New Africa (RNA) rivendicando uno stato separato per gli africani negli Stati Uniti, situato nella regione meridionale del paese. Un anno dopo, la RNA sarebbe stata accusata di coinvolgimento nella sparatoria contro due poliziotti bianchi in occasione del loro incontro nazionale tenutosi presso la New Bethel Baptist Church, il 29 marzo 1969.

Il mese successivo, il 26 aprile, si teneva la Conferenza per lo sviluppo economico nazionale dei neri (NBEDC) presso la Wayne State University. Emergeva da questo incontro la richiesta di risarcimento da parte delle istituzioni religiose a prevalenza bianca negli Stati Uniti

James Forman, l'ex segretario esecutivo del Comitato di coordinamento studentesco per la non-violenza (SNCC), redigeva e presentava il Manifesto Nero, un invito al pagamento di $ 500 milioni a favore del movimento di liberazione afroamericano per lo sviluppo di macchine da stampa, media e terra al Sud. Forman divenne un membro del comitato esecutivo della Lega degli operai neri rivoluzionari (LRBW), cresciuta fuori dal DRUM e da altri movimenti sindacali rivoluzionari in vari stabilimenti in tutta l'area metropolitana.

Forman, nel Manifesto Nero, che costituiva la prima piattaforma complessiva di riparazioni per gli africani negli Stati Uniti nel corso del 20° secolo, propone uno degli appelli di più ampia portata verso un cambiamento rivoluzionario. Dice che: "Quando parliamo di rivoluzione, che implica uno scontro armato e lunghi anni di costante guerriglia all'interno del paese, dobbiamo anche parlare del tipo di mondo in cui vorremmo vivere". Più avanti Forman sollecita: "Dobbiamo impegnarci per una società in cui i mezzi complessivi di produzione siano tolti ai ricchi e messi nelle mani dello Stato per il benessere di tutto il popolo. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di controllo totale. E vogliamo dire che i neri che hanno sofferto di più per lo sfruttamento e il razzismo devono muoversi per tutelare i loro interessi assumendo la guida all'interno degli Stati Uniti, di tutto ciò che esiste".

Il lavoro della Lega coinvolse anche gli studenti e i giovani, che si fusero nella Black Student Voice e nel Black Student United Front nel 1968-69. Questi giovani servirono come forza d'urto della Lega nelle scuole e nelle comunità in cui sfidarono il sistema educativo razzista e il ruolo della polizia.

Dal Black Power all'occupazione neo-coloniale

Ci si potrebbe chiedere che cosa ha a che fare la storia di Detroit di quattro decenni e mezzo fa con l'attuale crisi degli afroamericani. Alla luce dei recenti focolai di rivolte urbane a Ferguson e Baltimora, si possono trarre grandi lezioni dalle esperienze storiche di Detroit.

All'inizio degli anni 1970, il carattere del sistema oppressivo si stava riorientando. La lotta contro il terrorismo della polizia, come esemplificato a Detroit dal programma anticrimine STRESS (Stop the Robberies Enjoy Safe Streets), che vedeva unità delle forze dell'ordine pronte a colpire e assassinare giovani afroamericani tra il 1971-1973, fissava la ribalta per una ribellione ancora più protratta e armata in città.

Il senatore del Michigan, Coleman Young, un ex-comunista e sindacalista nei Consigli operai nazionali neri della fine del 1940 e primi anni 1950, venne eletto primo sindaco afroamericano della città di Detroit, nel novembre 1973. Con un ampio mandato pubblico, Young abolì STRESS, istituì politiche di azione positiva nell'ambito del servizio civile e contratti comunali, cercò di rivitalizzare la vita culturale della città, promuovendo la ristrutturazione del Teatro Paradiso, incoraggiando le persone a ripopolare i quartieri storici sui lati est ed ovest, così come altri progetti.

Tuttavia, la crisi superava la dimensione cittadina, non era fronteggiabile nel quadro del sindacalismo e della politica elettorale. Il cosiddetto embargo petrolifero arabo del 1973, l'inizio della ristrutturazione del sistema capitalistico mondiale dal 1975 in poi, pretese un tributo terribile sulla città.

La situazione era aggravata da perdite consistenti di posti di lavoro, mutui ipotecari predatori, interruzioni di utenze, ecc. Il fallimento della politica elettorale per rispondere ai bisogni fondamentali del popolo era più profonda in comuni come Detroit.

A Ferguson c'era un numero limitato di funzionari politici afroamericani. A Baltimora prevale la situazione opposta, con un'intera consorteria di afroamericani eletti con un'influenza politica, ma incapaci di porre fine alla povertà, ai pignoramenti delle case, all'interruzione nell'erogazione dell'acqua, al terrorismo della polizia.

Detroit ha guadagnato l'attenzione internazionale durante l'estate del 2014, quando a decine di migliaia di famiglie è stata tolta l'acqua durante la più grande bancarotta comunale nella storia degli Stati Uniti. La Coalizione "moratoria subito" ha combattuto sia la bancarotta che l'interruzione delle utenze. Si è impegnata in una campagna senza precedenti che potrebbe servire da modello per altre città che affrontano assalti simili dalle banche e dalle società che cercano di drenare i fondi pensione, i bilanci delle scuole, i beni pubblici e i servizi comunali per i loro scopi di lucro, nell'interesse di Wall Street.

La necessità di un'organizzazione rivoluzionaria

Il budget del Pentagono ha la maggior responsabilità nella sottrazione di fondi alle città. Le risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per la ricostruzione di aree urbane vengono sprecate per la macchina da guerra, dove Wall Street realizza migliaia di miliardi causando la miseria dei popoli del mondo.

Inoltre, le armi, i prodotti chimici e i veicoli utilizzati dalle forze del Pentagono e della Central Intelligence Agency (CIA) in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia, Yemen, Panama, Grenada, Colombia, Libano, Libia e in altre regioni geopolitiche, sono stati trasferiti agli agenti di polizia locali e statali ai fini della soppressione, della repressione e dell'oppressione della popolazione delle comunità di colore e della classe operaia in generale. La guerra scatenata contro il popolo di Detroit, Ferguson e Baltimora è un'estensione del "colpisci e terrorizza" perpetuato negli stati post-coloniali delle regioni dell'Asia-Pacifico, del Medio Oriente, dell'Africa e dell'America Latina.

Ciò che il fenomeno dell'amministrazione Obama ha insegnato è la necessità di una rottura totale con il capitalismo e l'imperialismo. Il Partito Democratico ha fallito nel rispondere alle questioni principali che affliggono la maggioranza delle persone negli Stati Uniti. L'unica soluzione sta nella formazione di un partito rivoluzionario e nell'alleanza capace di combattere il sistema e le sue radici.

Il socialismo e la liberazione nazionale degli oppressi è l'unica soluzione per contrastare l'eredità del razzismo e dello sfruttamento economico.

Nota: Testo presentato al dibattito promosso dal Left Forum presso il John Jay College of Criminal Justice, City University of New York (CUNY), il 31 maggio 2015. Il convegno è stato presieduto da Margaret Kimberley di Black Agenda Report e ha visto la partecipazione di Marilyn Levin della United National Antiwar Coalition (UNAC), Ajamu Baraka del United States Human Rights Network (USHRN) e Abayomi Azikiwe, l'autore di questa presentazione.


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