Alcune comunicazioni da un
nostro compagno che vive in Venezuela, e cui Chavez ha fatto una buona
impressione Avrà ragione? Di sicuro, leggendo, si apprendono parecchie cose che
sui giornali non trovi
6/2/02
qui le cose stanno volgendo al peggio. La contra,
quei piccolo borghesi che suonano le cacerolas nei loro quartieri perbene, si
sono montati la testa. Stanno cercando di provocare per indurre Chavez a
reprimere, e provocare il casus belli. La settimana scorsa c'è stata una manifestazione
d'appoggio a Chavez di 400mila persone. Oggi non si sa bene che cosa sia
successo, però adesso sono in strada molti manifestanti intorno al palazzo
presidenziale, e vi resteranno tutta la notte, per appoggiare il governo. Bush
sembra che ha fretta e vuole stringere i tempi, cercando di ripetere lo
scenario cileno in versione light: agitare la classe media, destabilizzare
economicamente, e poi il colpaccio...Per favore, fai circolare il più possibile
questa informazione. Nel patio trasero ( cortile posteriore) sembra che non
siano tollerati neppure tranquilli governi di sinistra demodé,
8/2/02
Ieri la contra, in concomitanza con un
rappresentante dei diritti umani della OEA, ha montato un show mediatico destinato
a produrre sensazioni forti. Ha esibito agli operatori TV e affini, un
colonnello dell'aviazione che ha dichiarato la sua ribellione al governo. In
più asseriva di rappresentare il 70% degli ufficiali! Il tutto era stato
montato con l'intenzione di provocare il governo, sperando che il tipo venisse
arrestato, a dimostrazione -urbi et orbi- del grado di decomposizione qui esistente
e della deriva autoritaria in atto. Fortunatamente nessuno ha abboccato, e sono
rimasti a becco asciutto i caceroleros presto sommersi dalla mobilitazione
popolare in sostegno a Chavez, che si manterrà vigilante per 3 notti! La cosa
preoccupante non sono i pupazzi ma il puparo. É evidente la mano del
Dipartamento di Stato e della CIA che vogliono rimettere ordine. Qui si
aspettano un crescendo, pensa che il lacchè Toledo, avrebbe organizzato una
riunione di presidenti latinoamerani in cui escludeva...Chavez (lo stronzo si
atteggia a "indio", ma è un funzionario del Banco Mondiale)! Insomma,
è la mano di Bush a rendere esplosiva la situazione. A mio avviso va
contrastata, perché se buttano giù Chavez son cazzi più amari per tutti gli
altri movimenti. Tieni presente che a complicare le cose, ha contribuito una
serie di ostinazioni e di errori del governo di qui, soprattutto di radicalismo
e di estremismo iconografico.
9/2/02
L'idea che
circola all'estero, è che il Venezuela sia alla vigilia di una salto nel buio,
per colpa di quel gorilla del suo presidente che soffrendo di reminescenze tardo-castriste,
sta lentamente strangolando la libertà di comunicazione. Gli oracoli
neoliberisti descrivono a tinte fosche l'andamento dell'economia e non esitano
a vaticinare che tra poco seguirà nel baratro l'Argentina. Questi sono i messaggi
martellanti che la CNN fa continuamente rimbalzare all'estero, facendo scempio
della verità e mentendo sfacciatamente. Com'è possibile descrivere a questo
modo l'economia di un paese che nel 2001 ha avuto il 2.7% di crescita? (il più
alto dell'America Latina). Com'è possibile azzardare il semplice paragone con
l'infausta Argentina stritolata dall'FMI? Perché occultano che il governo di Caracas
è quello che più ha speso per la salute e l'educazione? Sebbene la professione
di Chavez, prima di essere eletto e riconfermato in 5 elezioni, fosse quella di
tenente colonnello, in Venezuela non ci sono prigionieri politici, non è stato
censurato nessun mezzo di comunicazione e non è stato arrestato nessun
operatore dell'informazione. L'attuale governo venezuelano, con gli schemi
europei degli anni 60, si potrebbe tranquillamente definire di sinistra moderata.
E' l'unico governo che è fautore di una politica di contrasto al neoliberismo e
ai diktat dell'FMI, ed ha potuto sovranamente disegnare la propria politica economica
senza dover far ricorso ai loro prestiti-capestro. É anche l'unico a poterselo
permettere in America Latina, grazie soprattutto al buon andamento dei prezzi
del petrolio nell'ultimo biennio. La recente approvazione di una legge sui
terreni che sanziona con una tassa quei proprietari latifondisti che mantengono
improduttive e oziose le loro proprietà, ha scatenato la reazione di questo
settore che accusa Chavez di essere un comunistoide. La finalità di quel provvedimento
è quella di fomentare la produzione agropecuaria, rimediando ad una situazione
insostenibile in cui in un paese con estesi territori non coltivati, si finisce
per importare alimenti. Qualche mese fa, Chomsky mise in guardia, segnalando
che sinora nessun governo latinoamericano è sopravissuto ad una riforma
agraria. Un'altra legge controversa approvata, è quella che regolamenta gli
investimenti stranieri nel settore del petrolio e del gas, con società miste
con lo Stato venezolano. Anche questo è inaccettabile per i settori che hanno
perso il potere e che vorrebbero la privatizzazione pura e semplice
dell'industria pubblica degli energetici. Dopo l'11 settembre, questo tema ha
assunto una importanza vitale per gli Stati Uniti. Da quando la sicurezza e la garanzia
dei rifornimenti da parte della dinastia waabita dell'Arabia Saudita non è più
assoluta, Washington ha aumentato le pressioni e le intromissioni in Venezuela,
suo secondo fornitore di petrolio. L'accusa di finanziare la guerriglia
colombiana rivolta a Chavez dal capo della CIA, è un fatto di indubbia gravità
che mette allo scoperto la volontà di Bush di destabilizzare la società
venezuelana fino ad ottenere la caduta di un governo per loro anomalo e scomodo.
Chavez è un cattivo esempio, colpevole di opporsi apertamente all'Area di
Libero Commercio per le Americhe che dovrebbe annettere all'Impero tutte le
economie del continente, fino alla terra del Fuoco. E non perdonano all'ex
colonnello venezolano di aver fatto visite di Stato in Libia e Irak, reclamando
la fine degli embarghi e la difesa della sovranit· nazionale. Il sindacato
padronale venezuelano è arrivato a promuovere un paradossale sciopero in cui
pagavano la giornata di lavoro a chi manifestava in strada, ottenendo
l'appoggio della residuale burocrazia sindacale che si sente vedova del regime
anteriore. I settori che dopo 40 anni furono estromessi dal potere, in combutta
con l'alta gerarchia ecclesiastica, e con l'appoggio sempre più esplicito degli
Stati Uniti, stanno cercando di†togliere di mezzo un governo
legittimo e scomodo, fino a provocare un golpe costituzionale che, salvando le
apparenze, rimetta ai posti di comando gente più docile e affidabile. Coloro
che sostennero i Somoza, i Pinochet, gli Stroesner, i Batista, i generali
argentini, quelli guatemaltechi etc etc, oggi vogliono togliere di mezzo il
governo di Chavez legittimamente eletto, colpevole di populismo e di obsoleta
difesa della sovranità nazionale.
9/2/02
E' proprio vero che nel patio trasero non può
esistere nemmeno un governo di sinistra demodé, ma pur sempre di sinistra.
Immaginati, quindi, quanto spazio reale ci sia per chi sogna orizzonti più
lirici! Se mettono in ginocchio questa esperienza -che è anche l'unica atipica
del circondario e che, sia pure con confusione, non si è allineata con il
neoliberalismo si profilano tempi duri per tutti. Mi riferisco ai movimenti sociali
più radicali o non istituzionali che stanno lievitando, e che non dispongono
nemmeno dello scudo formale della legalità, com'è la peculiarità venezuelana.
Chavez ha dalla sua parte tutti i settori popolari, più nelle campagne che
nelle metropoli, e tutte quelle forze sociali che erano sempre rimaste escluse,
o non erano sufficientemente rappresentate dal vecchio regime che crollò sotto
il peso della corruzione, degli scandali e del Caracazo. Esattamente nel 1989,
i settori popolari di Caracas e delle altre città, risposero con saccheggi e
attaccando le banche, alla pretesa governativa di fare propri tutti i diktat
dell'FMI. E' stata la prima rivolta di massa,aperta, illegale che bloccò repentinamente
le fantasie fondomonetariste in questo paese, e non solo. Il prezzo che si pagò
fu molto caro: migliaia di morti. Qui si incontrarono le forze e la capacità
per respingere quel che, disgraziatamente, in Argentina divenne politica di
Stato. E' da qui che si originò e prese forma una alleanza civico-militare che
venne incubata all'interno delle fila militari -tra gli altri- da gente come
Douglas Bravo. Da qui prende le mosse quella ribellione civico-militare, in cui
confluivano praticamente tutte le sinistre, che nel 1992 portò Chavez alle
porte del potere, senza però trapassarle. Furono necessari altri 6 anni, e la
formazione di una grande alleanza politica, perché Chavez diventasse Presidente
vincendo le elezioni alla grande. Il suo è un governo che ha rifiutato le
privatizzazioni (in primis quella dell'industria petrolifera e del gas), che
non favorisce affatto il capitale finanziario volatile, che ha preso posizione
contro l' ALCA, che dà la priorità al pagamento del debito sociale arretrato
con i salariati piuttosto che al rimborso del debito estero (comunque ancora
non è stato insolvente). Chavez ha applicato politiche ispirate a Keynes,
finalizzate a una spesa pubblica orientata a stimolare la domanda, e al potenziamento
dell'istruzione pubblica e del sistema sanitario. Ha respinto finora la
privatizzazione del sistema pensionistico. Insomma, sono politiche di una
tranquilla sinistra che, alla luce dei tempi globalizzatori, viene dipinta come
ingenua e demodé, però è temuta perché è un ostacolo ai desiderata in voga. Le
teorie economiche e le ideologie consentite nello scenario contemporaneo non
hanno mai digerito Chavez. Da qui il ricorso ai facili stereotipi del gorilla e
ad una propaganda grossolana che a volta lo dipinge come un aspirante dittatore
castrista, e a volte come un fascista irrispettoso delle libertà. I settori che
sono stati estromessi al potere, quelli che vivevano delle importazioni dagli
USA e che non esportavano nulla perché non producevano nulla, quel ceto che
viveva della corruzione e delle scremature ai 15 miliardi di dollari della
rendita petrolifera, quella trentina di elementi dell'alta gerarchia
ecclesiastica che hanno perso privilegi, beh...questa gente sta dando i numeri,
e non si rassegna. Costoro non mettono in discussione qualche legge approvata, non
propongono modifiche o nuove proposte. No, parlano apertamente di estromettere
Chavez, vogliono tornare semplicemente agli anni 80! Siccome sono forze
socialmente minoritarie, allora invocano un golpe che restituisca loro il
maltolto, o sognano con lo sbarco dei marines! La loro opposizione ha il suo
punto di maggior forza nel controllo di tutte le reti televisive (salvo un
canale statale) e tutti i quotidiani a tiratura nazionale, che conducono una
campagna propagandistica che riecheggia i lontani tempi della guerra fredda. Ti
dirò di più, probabilmente Chavez non avrebbe retto il colpo senza l'appoggio
della Forza Armata che è organicamente parte del progetto di cambio! Suona come
un paradosso per molti schemi mentali, ma come ebbi a dirti in altra occasione,
non tutti i militari sono come quelli cileni o centroamericani. A questa classe
media nostalgica, non rimane che contare su Bush e sulla sua necessità di rimettere
ordine in Venezuela perché deve garantire la massima sicurezza ai propri
rifornimenti petroliferi. Soprattutto ora, alla luce dei nuovi eventi bellici,
e delle lotte intestine tra i 3mila membri della monarchia saudita in vista
della successione al vecchio re Fahd, e con lo spettro del fondamentalismo che
si proietta fino a questi ambienti.Tutti questi fattori sono molto inquietanti
per gli USA. Quindi ha accelerato l'intromissione e le pressioni perché non può
assolutamente permettere che ci siano incertezze sulla vitale questione
energetica.Il Venezuela è il secondo fornitore degli USA. Questo è il punto in
cui si congiungono gli interessi strategici dell'Impero con gli appetiti della
classe media autoctona. E l'intromissione è in crescendo: invio di una commissione
della OEA per indagare sui diritti umani; commissione della Organizzazione
Internazionale del Lavoro (Oil) per indagare su violazioni dei diritti delle burocrazie
sindacali; dichiarazioni sfrontate dell'ambasciata USA di Caracas; provocazioni
del rappresentante del vaticano ecc. Il tutto amplificato da un grande sostegno
dei media, interno ed esterno, che mira alla destabilizzazione e a fomentare la
fuga di capitali e svalutazione. L'ultima accusa del capo della CIA che chiama
in causa Chavez come finanziatore della guerriglia colombiana è di una gravità
inaudita, e probabilmente segna il punto di non ritorno. É evidente che si
vuole sloggiare un gruppo dirigente ostico per rimpiazzarlo con gente più addomesticata
e docile, che applichi diligentemente le politiche disegnate a Washington senza
fiatare.