Oligarchie economiche, Stati uniti, sindacati reazionari, stampa
di destra: in Venezuela si moltiplicano i nemici
del presidente Chavez. Salvador Allende li riconoscerebbe -
JOHN PILGER
Quasi trent'anni dopo la defenestrazione violenta
del governo riformista di Salvador Allende in Cile, in
Venezuela si sta progettando una replica. I media
in Europa ne hanno parlato poco. In verità, si sa poco anche
dei risultati conseguiti dal governo di Hugo Chavez, che ha
vinto le elezioni presidenziali nel 1998 e poi di
nuovo nel 2000 con la maggioranza più ampia degli
ultimi quarant'anni. Seguendo i princμpi del
movimento populista/social-democratico chiamato
bolivarismo, che prende il nome dall'eroe
sudamericano dell'indipendenza Simon Bolivar,
Chavez ha attuato delle riforme che hanno cominciato
a spostare la grande ricchezza del Venezuela, e
principalmente il suo petrolio, verso l'80% della
popolazione che vive in povertà. In 49 leggi adottate
dal Congresso venezuelano lo scorso novembre,
Chavez ha avviato una seria riforma agraria e ha
tutelato i diritti degli indigeni e delle donne,
l'assistenza sanitaria gratuita e l'istruzione
fino al livello universitario.
Chavez ha di fronte a sé nemici che
Allende riconoscerebbe. Le oligarchie, che
detenevano il potere fin dagli anni `50 durante il corrotto
regno bipartitico dei Cristiano-sociali e di
Azione democratica, hanno dichiarato una sorta di
guerra civile al presidente riformista con il sostegno della
chiesa cattolica, nonché della burocrazia
sindacale e dei media controllati sia l'una che gli altri
dalla destra. Ciò che le ha fatte infuriare è una
modesta riforma agraria che permette allo stato di
espropriare e redistribuire terra incolta, e una
legge che limita lo sfruttamento delle riserve
petrolifere proteggendo l'ambiente marino e
rafforzando il veto costituzionale
alla privatizzazione dell'ente petrolifero
nazionale.
Non sorprende che l'amministrazione Bush sia alleata dei
nemici interni di Chavez. Sfidando Washington, egli ha
venduto petrolio a Cuba e ha rifiutato il diritto
di sorvolo all'aviazione militare americana che partecipa
al Plan Colombia, la campagna Usa in sostegno del regime
assassino della vicina Colombia. Ma c'è di più.
Pur condannando gli attacchi dell'11 settembre, Chavez ha
messo in discussione il diritto degli Stati uniti
di «combattere il terrorismo con il terrorismo».
Questo non glielo perdonano. Nei giorni 5-7 novembre, il
Dipartimento di Stato, il Pentagono e l'Agenzia per la
sicurezza nazionale hanno tenuto un meeting per discutere «il
problema del Venezuela». Da allora
il Dipartimento di Stato accusa il governo Chavez
di «sostenere il terrorismo» in Colombia, Bolivia
ed Ecuador. In realtà il Venezuela si oppone al
terrorismo finanziato dall'America in quei tre
paesi.
Gli Usa dicono che metteranno il Venezuela «in isolamento
diplomatico»; Colin Powell ha ammonito Chavez chiedendogli di
correggere «il suo modo di interpretare la democrazia». Che
il Venezuela sia probabilmente
più democratico della plutocrazia di Bush è
qualcosa di indicibile.
Si stanno susseguendo fatti già visti in
passato. Il Fondo monetario internazionale (Imf)
ha reso noto di sostenere un governo di transizione per
il Venezuela. Il quotidiano di Caracas La Nacional
sostiene che l'Imf ha intenzione di finanziare coloro che
rimuoveranno Chavez dal suo incarico.
James Petras, professore presso la New York State
University, che si trovava in
Cile all'inizio degli anni `70 e ha studiato la
defenestrazione del governo Allende, sostiene che
«il Fondo monetario internazionale e le istituzioni
finanziarie stanno fabbricando una crisi che ci è
familiare. La tattica usata è molto simile a
quella usata in Cile. Si ricorre alla popolazione civile
per determinare una sensazione di caos e viene
promossa una falsa immagine di
Chavez come dittatore. Poi l'esercito viene
incitato a compiere un colpo di stato per il bene
del paese».
Chavez, ex paracadutista, apparentemente ha ancora
l'esercito dalla sua parte (come lo aveva Allende, finché la
Cia non assassinò il leale capo dell'esercito aprendo la
strada a Pinochet). Comunque, molti
ufficiali di alto grado lo hanno denunciato come
«tiranno» chiedendo le sue dimissioni. Questo
punto è difficile da accertare; la stampa ostile di
Caracas, diffondendo dicerie con storie velenose
che mettono in dubbio la sua
integrità mentale, gioca un ruolo che ricorda la
stampa cilena di destra.
La minaccia più preoccupante viene dalla
gerarchia di un sindacato reazionario, il Centro
dei lavoratori venezuelani (Ctv), guidato da Carlos Otega,
un esponente del partito anti-Chavez Accion Democratica. Il
Ctv detiene una lista nera di membri «sleali» e
«disfattisti», che fornisce ai datori di lavoro. Secondo Dick
Nichols, che scrive da Caracas, l'errore più serio di Chavez
è stato quello di non essersi mosso contro la vecchia
guardia del sindacato, dopo un referendum nazionale in cui la
maggioranza degli elettori gli aveva dato mandato di
riformare il Ctv.
Il crimine di Hugo Chavez è quello di voler
attuare le sue promesse elettorali, redistribuire
la ricchezza del suo paese e subordinare il
principio della povertà privata a quello del bene
comune. Avendo sottovalutato il potere dei suoi nemici, la
sua attuale controffensiva è fantasiosa e
contiene un accenno di disperazione.
Egli ha
istituito quelli che vengono chiamati «circoli
bolivariani», 8.000 dei quali stanno nascendo
nelle comunità e nei luoghi di lavoro
sparsi per il paese. Basati sull'eredità
rivoluzionaria del trionfo di Simon Bolivar nella
guerra contro la Spagna, il loro compito è «accrescere il grado
di consapevolezza dei cittadini... sviluppare nelle comunità
organizzazioni partecipative di tutti i tipi, produrre
progetti riguardanti la sanità, l'istruzione, la cultura, lo
sport, i servizi pubblici, la casa e
la difesa dell'ambiente, delle risorse naturali e
la nostra eredità storica». Accanto a questo vi è
un comando popolare «che unifica e rafforza le forze
in sostegno del presidente Chavez».
Queste
sono parole di lotta che risuonano attraverso la storia
delle battaglie epiche del continente. Esse dicono
che anche un altro paese sud-americano, offrendo
al suo popolo un'alternativa alla povertà e alla
dominazione straniera, la «minaccia del buon
esempio», sta entrando in un periodo di
grande incertezza e paura. I risultati ottenuti in
Venezuela sono una risposta chiara
a quanti sostengono che un cambiamento reale in
una società impoverita non sarebbe possibile.
Chavez ha bisogno del sostegno di tutti i democratici.
Un nuovo Cile non deve verificarsi.
www.johnpilger.com
Traduzione di Marina Impallomeni