www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 15-12-03

Da: Partito comunista del Brasile - http://www.pcdob.org.br - mailto:internacional@pcdob.org.br
traduzione dall'inglese a cura del Ccdp

Il seguente articolo è di Jose Reinaldo Carvalho è stato pubblicato il 4 dicembre 2003 da Vermelho (www.vermelho.com.br).

4-12-2003

Nuova crisi politica in Venezuela


José Reinaldo Carvalho *

Ancora una volta il Venezuela attira l'attenzione sulla scena dell'America Latina con la nuova crisi politica. Questa volta è dovuto all'annuncio del "successo" della raccolta di firme per indire un referendum per la revoca del mandato al presidente Hugo Chavez. Pare che 3.600.000 firme siano state raccolte, superando tutte le aspettative.

La campagna per la petizione e per l'interruzione del mandato presidenziale è stata organizzando dal "Coordinamento Democratico". Si tratta di un occasionale convergenza di gruppi diversi tra loro, che vanno dalle forze di estrema destra, sconfitte dalla rivoluzione Bolivariana, a fanatici gruppi di estrema sinistra incapaci di capire le particolarità della situazione venezuelana che deriva dalla sollevazione civile e militare condotta da Hugo Chavez nel 1992 e confermata dalla sua elezione nel 1998.

La petizione non avrà un effetto pratico finché la legalità delle procedure adottate dal "Coordinamento Democratico" per la raccolta delle firme sarà riconosciuta valida dal governo e dalle forze politiche e sociali che lo sostengono. Le denunce di frodi sono innumerevoli, il risultato è disputato tra il presidente della Repubblica e il segretario generale dell
'OEA, César Gavíria, che non solo attestò la normalità della raccolta delle firme, ma anche difese l'opposizione.

La decisione sulla fattibilità del referendum spetta al "Consiglio Nazionale Elettorale". Secondo i leader statali e i leader del "Movimiento V República" - MVR (Movimento per la quinta Repubblica), più di un milione firme saranno annullate quando le corti verificheranno le doppie firme, i falsi e tutte le altre irregolarità. Queste ragioni hanno indotto il vicepresidente José Vicente Rangel a dichiarare che si tratta di "una sconfitta annunciata" per le forze avversarie.

D'altra parte la persistenza di scontri politici tra l'opposizione e il governo in Venezuela rivela due fenomeni concomitanti presenti nella scena politica fin dalla proclamazione della Rivoluzione Bolivariana.
Il primo fenomeno è la divisione della società in due parti, chiara espressione della lotta di classe, da un lato le classi popolari rappresentate dalle forze progressiste che sostengono il governo la cui piattaforma è basata sul superamento del neoliberalismo e la realizzare della libertà nazionale, e dall'altro, le oligarchie del paese e le élite, i cui privilegi furono ottenuti dal brutale sfruttamento della popolazione, che vincolano il proprio destino all'imperialismo degli Stati Uniti.

Gli oppositori contano certamente anche sull'adesione di parte della popolazione, specialmente quei settori disorientati dalla massiccia e sistematica campagna di propaganda lanciata dai media. La divisione della società e la capacità degli alleati dell'imperialismo di manipolare le menti, costituisce una sfida per il governo di Hugo Chavez e per tutte le forze che sostengono la Rivoluzione Bolivariana, a tentare di ampliare la propria base, soprattutto verso le classi medie della società, e di neutralizzare ed isolare i settori di destra più ostinati.
Allo stesso modo, la Rivoluzione deve soddisfare con modi e contenuti adeguati le richieste più sincere della popolazione ed evitare l'ulteriore impoverimento delle masse.

L'altro fenomeno, concomitante e proporzionale al primo, è la radicalizzazione del conflitto politico che si traduce da parte dell'opposizione nel ricorso al colpo di stato come mezzo per raggiungere i propri obiettivi reazionari. In un anno e mezzo, è il terzo tentativo di colpo di stato delle forze avversarie contro Hugo Chavez, sebbene questo sia legalmente mascherato. Questa caratteristica delle forze di destra venezuelane, presente in tutta l'America Latina, mostra che le forze progressiste non possono illudersi sul carattere democratico delle classi dominanti e dell'imperialismo e, anche nel quadro attuale condizionato da una correlazione di forze sfavorevoli alla rivoluzione, devono essere pronte ad una strategia di ferma e duratura resistenza.

Le popolazioni latinoamericane, in particolare i brasiliani non sono indifferenti alla comparsa di un'altra crisi politica in Venezuela. La progressione o l'arretramento del processo democratico condotto dal presidente Hugo Chavez condizionerà l'evoluzione politica della regione.


José Reinaldo Cavalho

* Giornalista, Vice Presidente del Partito Comunista del Brasile, incaricato delle relazioni internazionali