www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 07-03-04

fonte: http://www.rebelion.org/internacional/040303bilbao.htm
traduzione dallo spagnolo del Ccdp

Adesso il vento soffia da Sud


Luis Bilbao
Rebelión

Se quanto accordato oggi nel vertice del Gruppo dei 15, G-15, andasse in porto, il mondo assisterebbe nel corso di quest’anno ad un rovesciamento nei rapporti di forza. Quella è la causa per cui il governo degli Stati Uniti ha spinto verso un'azione suicida l'opposizione interna al presidente Hugo Chávez, con la speranza che una massiccia mobilitazione ed un elevato numero di morti nel giorno dell'inaugurazione della riunione, affondassero l'incontro del G15, fallissero i piani di azione internazionale in gestazione e, di passaggio, debilitassero almeno Chávez sul piano internazionale.

Invece è accaduta la cosa inversa. Ed ora Washington ha davanti a sé un nuovo fallimento. Il fermo rilancio del G-15, in realtà composto ora da 19 paesi, è una lapide per il sogno del cosiddetto "neoliberalismo". Lo squallore ora inoccultabile dell'opposizione venezuelana, la mobilitazione di appena ottomila persone, nonostante la televisione privata e l'insieme della stampa commerciale agitassero l’appello con toni vibranti, ed il suo impiego senza veli della violenza, toglie al golpismo riunitosi sotto l’etichetta di "Coordinatrice Democratica" l’immagine di un’alternativa concreta, sia per destabilizzare Chávez, sia per presentarsi davanti all'opinione pubblica internazionale come fattore di difesa della democrazia.

Con le risoluzioni adottate oggi, i più sviluppati tra i paesi sottosviluppati ed oppressi dalle metropoli, tornano ad avere di nuovo un ruolo planetario. A condizione che si facciano realtà risoluzioni tali come la creazione di una Banca del Sud, un’Università del Sud, un sistema multimediatico del Sud e piani economici tendenti a suturare il debito estero, promuovere lo scambio scientifico-tecnologico, cercando forme di scambio complementari e di commercio Sud-sud, il pianeta entrerà in un nuovo periodo storico. Dopo un'eclissi di tre lustri durante i quali i tre grandi centri economici internazionali - Stati Uniti, l'Unione Europea e Giappone - dominarono con l'idea che ogni futuro immaginabile cominciava ad accettare la subordinazione ai suoi concetti ed i suoi piani, quello che anticamente si chiamava Terzo Mondo riappare con una nuova forma, nuovi componenti e, soprattutto, in una mappa politica differente rispetto a chi gli attribuiva una terza via tra l'imperialismo ed il socialismo.

Con lo strepitoso fallimento delle mobilitazioni di questi giorni e l'impiego diretto della violenza ambulante, l'opposizione in Venezuela è arrivata al fondo del vicolo cieco nel quale entrò alla fine del 2001, quando mise in moto il suo piano per abbattere Chávez. Ora gli rimane il terrorismo, la marginalità, l'inesorabile decadenza, benché le sue fonti di ossigenazione, situate non solo a Washington, continuino a mostrarsi come alternativa al governo della Rivoluzione Boliviariana. 

Curioso paradosso: il presidente statunitense George W. Bush è l'ultima tavola di salvezza per l'opposizione venezuelana. Ma gli scricchiolii nelle fondamenta sui quali si regge la Casa Bianca spinsero allora Bush a contare sull'opposizione venezuelana come tavola di salvezza. La debolezza patetica di quest’ultima è visibile a chiunque. Quella del potere di  Bush, ancora no. È chiaro, tuttavia, che in quest’occasione i punti deboli del Dipartimento di Stato e dei dirigenti golpisti del Venezuela hanno prevalso sulle loro capacità. Il risultato si vedrà da domani stesso. 

Naturalmente ogni idea trionfalistica ignorerebbe che nel G-15 vi sono ancora contraddizioni, e che ci sono componenti stonanti; alcuni addirittura non ne hanno preso parte, come il presidente colombiano Álvaro Uribe che è arrivato tre ore dopo l’inizio della riunione ed è andato via poco dopo, solo per fare una rivendicazione neoliberista circa l'entrata in vigore del Piano Pueblo-Panama e dire, - probabilmente tradito dal suo inconscio - che si sentiva lì "come un astronauta". Anche cosí, il fatto ovvio che il presidente Hugo Chávez riuscisse contemporaneamente a mostrare la debolezza di chi pretende di abbatterlo e la capacità di rilanciare il G-15 con un piano audace dimostra una netta egemonia dentro un insieme integrato - per nominare solo casi ben conosciuti - dei governi di Messico, Colombia e Cile, ed è indicativo dei nuovi venti che soffiano nel mondo. 

Resta la prova del fuoco: il G-15 ha confermato il Triunvirato coi presidenti del paese che consegna la presidenza (Venezuela), quello che la riceve, l'Algeria, e quello che la prenderà l'anno prossimo, Iran. Rappresentati, i cui cancellieri, dovranno preparare la realizzazione dei promossi piani.
Il Triunvirato si riunirà ad Algeri verso agosto, per verificare quanto svolto e dare l'impulso necessario, in modo che nella conferenza dell'anno prossimo, il progetto sia in funzione.

Per il momento, l'India ha proposto di dividere per paesi il trattamento di grandi problemi, per esempio l'AIDS in Africa e ha disposto un fondo di 100 milioni di dollari per quella commissione. Chávez ha applaudito all'idea e vi ha sommato 20 milioni. L'India si è presa carico delle questione medicine ed il Venezuela ha assunto l’Educazione. Questa XII° conferenza del G-15 doveva realizzarsi nel 2002. Il colpo di Stato di allora l'ostacolò. Il sabotaggio petrolifero seguente sconsigliò la sua realizzazione nel 2003.

Nelle sue parole di chiusura il presidente Chávez ha spiegato questo ritardo e ringraziato i paesi che, invece di cercare un'altra sede, optarono per sperare che le condizioni cambiassero in Venezuela. In presenza di una conferenza con la presenza di nove presidenti e del protagonismo deciso di un paese come l’India, quel ritardo non fu una perdita di tempo: “non c'è migliore momento che questo per rilanciare il G-15” ha ricordato Chávez, dopo aver abbozzato il quadro della situazione sociale in cui si trova il mondo dopo due decadi di "neoliberalismo."