da
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=4721
Gladys María Gutiérrez, ambasciatrice del
Venezuela in Spagna:
"Con Chávez gli esclusi sentono di fare parte
della società e di contare”
Da qualcosa più di anno e mezzo Gladys María Gutiérrez riveste la carica di
ambasciatrice del Venezuela in Spagna. In quanto massimo rappresentante
diplomatico della Repubblica Bolivariana, chiacchieriamo con lei sui
cambiamenti accaduti sotto il mandato di Hugo Chávez nel suo paese e sulla
condizione che vi è attualmente
- Benché Chávez abbia contato sull'appoggio
della maggioranza dei venezuelani, con più del 58 percento di voti a favore nel
referendum revocatorio del 15 agosto, è evidente che la società venezuelana é
molto polarizzata e vive un confronto infiammato.
Quando Hugo Chávez vinse le elezioni nel '98 ci fu un numero di elettori che
non l'appoggiarono. La differenza tra questi e quelli che invece lo votarono fu
di 1.000.000 di persone. Si cambiò la "Legge di Partecipazione
Politica" affinchè i candidati dei differenti partiti si raggruppassero
intorno ad un unico candidato; questa legge si modificò quello stesso anno, e
si divisero le elezioni in regionali e nazionali, tutto con l'obiettivo che Chávez
non vincesse. È evidente che una parte considerevole degli oppositori ha sempre
avuto tale propsito. A ciò bisogna aggiungere il logorìo naturale di cui ha
sofferto tutto il governo e quella parte della popolazione che credette nel
cambiamento, ma pensò che si sarebbe prodotto più rapidamente. Noi rispettiamo
tutti loro, l'opposizione democratica e le sue motivazioni.
D'altra parte il referendum revocatorio venne inserito nella Costituzione
approvata nel 1999 e voluta proprio dal presidente Chávez. Si tratta di un
strumento con il quale è determinante la società venezuelana perchè un
governante, qualunque sia il suo incarico, venga dimesso se il paese è in
disaccordo con la sua politica. L'idea è che si crei una democrazia realmente
partecipativa. In Venezuela c'è un'opposizione che si è mantenuta al potere per
40 anni grazie ad un sistema bipartitico, e che non è abituata, dopo tante
violazioni dello Stato di diritto, a rispondere delle sue azioni nella vita
pubblica né ad una nuova cultura politica di responsabilità. Il referendum
revocatorio è un diritto che segna la Costituzione e l'opposizione ha avuto
l'opportunità di esercitarlo.
- Parliamo dei mezzi di comunicazione.
Alcuni, dall'opposizione, accusano Chávez di essere un dittatore e irrigidire
la vita pubblica del paese, mentre da settori bolivariani si parla di una
tolleranza eccessiva nei loro confronti. In Spagna molti media lodarono il
colpo di Stato del 2002.
È falso che Hugo Chávez sia un dittatore. Ha dimostrato durante il suo governo
un totale rispetto delle libertà. In quanto al suo stile, siamo tutti coscienti
che sono stati commesse alcune scorrettezze e cercheremo di progredire in certi
punti. D'altra parte, e riguardo a quella "eccessiva tolleranza" coi
media oppositori, il Governo rispetta la libertà di espressione e non gli
spetta prendere decisioni che sono di competenza del potere giudiziario
indipendente. E benché il Governo non sia stato d'accordo con alcuni di quei
provvedimenti decisi, li ha rispettati.
Infine siamo coscienti che ciò che si sa del Venezuela all'estero deve avere a
che fare direttamente coi mezzi di comunicazione che si oppongono al presidente
e che i mezzi stranieri riportano quello che ritengono attendibile. Ci
sforziamo perché si sappia ciò che succede realmente nel paese ed abbiamo
osservato che l'informazione si è un po' equilibrata e si conosce meglio la
situazione del Venezuela. Il giorno in cui ci fu il colpo di stato, molti
canali televisivi venezuelani programmavano cartoni animati, così che parte
della popolazione non sapeva quello che stava succedendo. In questo caso, i
media stranieri furono determinanti perchè si conoscesse il golpe.
- Quale considera sia stato il principale
risultato del governo di Chávez e che situazione economica vive attualmente il
Venezuela?
Il risultato più importante è che ha aumentato l'autostima di un'elevata
percentuale della popolazione che era stata esclusa e sottomessa a condizioni
di vita molto dure e che non raggiungeva le condizioni minime di sussistenza. Ora
fa parte della società e la si prende in considerazione. Sul terreno economico,
dopo i tre primi anni di governo tutti gli indicatori economici migliorarono.
Si riuscì a far sì che il PIL, che era al -7%, crescesse al 3%, vennero
diminuti l'inflazione ed il tasso di disoccupazione, ed aumentò l'apparato
produttivo. Nell'aprile del 2002 ci fu il colpo di stato ed in dicembre di
quell'anno lo stop petrolifero, in realtà un "lock out" (serrata
padronale). Siccome non si volle che le conseguenze negative di questi fatti
colpissero i lavoratori, gli indicatori economici si videro gravemente
abbassati.
Ad ogni modo dopo tre mesi, quando terminò la serrata, cominciò la ripresa
dell'industria petrolifera. Inoltre in quei giorni si assistette ad una
consistente fuga di capitali che obbligò il Governo a prendere contromisure che
non furono accolte molto bene, come il controllo sul cambio di moneta, ma che
permisero al Venezuela di avere le riserve più alte dell'America Latina,
valutate in 25.000 milioni di dollari.
Inoltre, secondo le cifre che offrono le stesse imprese internazionali, é
diminuito il rischio per gli investimenti e sono aumentati quelli che arrivano
dall'estero. In campo internazionale e rispetto all'Opec, come paese produttore
non c'interessa che ci siano forti oscillazioni nel prezzo del petrolio che
danneggiano tanto i produttori che i consumatori, e siamo riusciti a stabilire
dei vincoli che danno stabilità al mercato. E di fronte all'Alca, abbiamo
presentato un progetto differente, l'Alba, che avrà il fine proiritario di
superare la povertà e l'emarginazione senza rinunciare alla liberalizzazione
del mercato e degli investimenti. Ci troviamo in una fase di ripresa
dell'economia dopo risultati politici che, favoriti nella nuova Costituzione,
hanno permesso lo sviluppo di leggi come quelle sulla pesca, sulle terre e
sugli idrucarburi.
- La destabilizzazione del Venezuela ha anche
a che vedere con la sua politica estera e ha connessioni coi processi di pace
in Colombia, la stabilizzazione dell'Opec che va contro gli interessi dell'USA
e l'intensificazione dei rapporti con Cuba.
Il presidente della Colombia, Álvaro Uribe, ha visitato il Venezuela e ha un
buon rapporto con Chávez. Si stanno producendo sforzi congiunti per superare
problemi di cui abbiamo storicamente sofferto. È vero che ci si preoccupò dei
paramilitari dal momento che il Venezuela aveva sofferto soltanto piccole loro
incursioni nella zona di confine con la Colombia, mentre in un'occasione in
particolare riuscirono ad arrivare molto vicino a Caracas e si fermarono nella
tenuta di un membro di spicco della Coordinatrice Democratica dell'opposizione.
Tuttavia, una volta che si scoprì tutto, le autorità colombiane criticarono il
fatto ed offrirono al Venezuela qualunque informazione che gli fosse utile e
tutta la loro collaborazione per investigare sull'accaduto. Si sta in realtà
lavorando congiuntamente per determinare l'origine di questa incursione.
Riguardo agli Stati Uniti poi, ci sono individualità nella loro Amministrazione
che cercano di intorbidire le relazioni tra i due paesi; ma il Venezuela è il
più sicuro esportatore di petrolio verso gli USA. L'unico momento in cui venne
meno il flusso petrolifero fu durante la serrata padronale. Cuba entrò a far
parte del Patto di San José*,
grazie al quale le viene somministrato petrolio a condizioni economiche di
pagamento più flessibili, in cambio dell'invio di un gruppo di medici che hanno
portato cure sanitarie gratuite a gente che non ne aveva mai avute e che ora
lavorano come medici di famiglia. Credo che su questo punto la critica che
viene rivolta si debba al fatto che il Venezuela tenta di mantenere una
politica estera sovrana ed autonoma. Cuba è stata tradizionalmente molto amica
del popolo venezuelano ed ora Chávez mostra senza complessi la sua amicizia col
presidente Castro, rispettando la sua ideologia ma ribadendo che il processo di
sviluppo del Venezuela non è un processo uguale a quello cubano.
Luis Nieto Pereira è coordinatore della rivista Pueblos e Pascual Montanaro,
giornalista. Questa intervista fu pubblicata nel n° 13 dell'edizione stampata
da Pueblos, settembre 2004, pp. 16 e 17.
*nota del traduttore: il “Pacto de San José” (firmato il 3 agosto 1980) è un
accordo regionale di sviluppo per l’America Latina; Venezuela e Messico si
impegnano a fornire petrolio grezzo e prodotti derivati e a finanziare progetti
di sviluppo economici e sociali ad una lista di paesi beneficiari del centro e
sud America.
traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp