da l'ernesto - www.lernesto.it - 02/02/05
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Chavez: l’altra faccia del movimento
di Francesco Maringiò
Un caloroso bagno di folla ed ovazioni ininterrotte hanno accolto il presidente
della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, al Forum Sociale
Mondiale in Brasile.
E stato un discorso innovativo e coraggioso, il suo. « Non c’è altro cammino
possibile e necessario che superare il capitalismo attraverso la strada di un
vero socialismo, solo così si otterrà equità e giustizia per i popoli», ha
detto in un passaggio tra i più applauditi.
La stragrande maggioranza dei giornali italiani hanno descritto l’evento come
una semplice sfida plebiscitaria tra Lula e Chávez. Il primo, presidente dello
Stato che ospita il Forum, contestato per le sue politiche troppo morbide ed
accondiscendenti ai dettami del FMI. Il secondo, presidente dello Stato che
ospiterà il Forum delle Americhe nel 2006, accolto da boati di giubilo e da una
folla letteralmente in delirio. Luogo della sfida: lo stadio Gigantinho.
Fuori dalle caricature giornalistiche è evidente invece un progetto politico
che lancia la sfida dei popoli del Sud America al tentativo statunitense di
metterli sotto silenzio e l’obiettivo di una sempre maggiore cooperazione ed
integrazione continentale. Perno indispensabile per questo progetto sono
proprio il Brasile ed il Venezuela e i rispettivi partner economici e politici.
Del resto non è la prima volta che Chávez espone questo progetto. Già al summit
degli stati latinoamericani il 9 dicembre scorso a Cuzco, aveva parlato della
necessità di una riunificazione continentale di tutte le forze (nella loro
dimensione statuale) latino-americane per la fondazione di una "Comunità
delle nazioni sudamericane", fuori dal controllo statunitense. Un progetto
che imperniato su quattro pilastri:
1. creazione del petrosur che metta insieme, in una sola potente società, il
potenziale energetico venezuelano, argentino, boliviano e, in prospettiva,
anche messicano
2. creazione di una Banca centrale comune per sottrarre i loro milioni di
dollari alla gestione delle banche statunitensi che poi li prestano a caro
prezzo
3. costruzione di un FMI subcontinentale
4. inventare una emittente comune, Tv Sur, per contrastare l'egemonia culturale
di Hollywood.
Anima e cuore di questo progetto, oltre al Venezuela ad al Brasile, il Sud
Africa, l'India e la Cina.
E proprio il richiamo alla Cina (da Chávez definita «faro della lotta
anti-imperialista» ) ha destato il disappunto di alcuni commentatori italiani,
a partire da Sabina Morandi col suo articolo su Liberazione di ieri. Infatti
dopo aver elogiato Chávez per le sue riforme, lo critica proprio su questo
punto, quasi fosse un fatto di folklore tardo-novecentesco.
In realtà dietro le affermazioni del presidente venezuelano, si leggono
evidenti segnali di una cooperazione economica e politica che lentamente sta
emergendo e che preoccupa la Casa bianca
Non c’è in ballo solo il petrolio, quanto la cooperazione dei Paesi emergenti
che chiedono maggiore spazio nello scenario internazionale e che sono sempre
meno disposti ad accettare i diktat “a stelle e strisce” sul commercio, sulle
materie prime, sullo sviluppo tecnologico e la ricerca spaziale.
Significativo è anche il fatto che questo progetto sia stato accolto
calorosamente dagli oltre 15.000 presenti alla manifestazione. E’ un segnale
importante, che parla anche al movimento italiano. La battaglia di Chavez
riprende in pieno – e rilancia in grande stile - la piattaforma conclusiva del
Forum Sociale tenutosi in India l’anno scorso e cioè un appello largo per tutti
i popoli del mondo ad una mobilitazione permanente contro l’imperialismo
culturale e militare.
Basta pensare alle recenti elezioni farsa in Iraq e le dichiarazioni del centro
sinistra che glissano sul ritiro dei militari italiani per rendersi conto che
questa battaglia è centrale più che mai.
Affrontare questo tema, significa affrontare il tema di fondo che paralizza
oggi il movimento e che lo riduce a mero bacino elettorale per qualche forza
politica.