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Il Venezuela è un paese democratico e sovrano
Jorge Texier
Alí Rodríguez Araque, il Cancelliere della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha tenuto una conferenza stampa svoltasi in Cile in occasione della III Conferenza Interministeriale delle Democrazie. La sua esposizione e le risposte date ai giornalisti cileni, forniscono una visione attuale e profonda del suo paese minacciato dall'imperialismo nordamericano.
"Il processo venezuelano è un processo inedito ed entusiasmante, ma soprattutto è diretto all'ottanta percento dalla nostra popolazione, la stessa che per decenni è stata vittima di una campagna di disinformazione ed emarginata. Oggi questa poplazione ha un'opportunità d’oro, ha l’opportunità di conversare con uno degli uomini che meglio conoscono la problematica politica del Venezuela, soprattutto nell'area energetica internazionale."
Con queste parole, l'ambasciatore venezuelano in Cile, Victor Delgado, si è rivolto al Cancelliere del governo che presiede Hugo Chávez.
Da allora è cominciato un processo di recupero; l'anno scorso è stato un successo pieno, l'economia ha registrato laumento del 17 % del Prodotto Interno e la disoccupazione ha cominciato a calare.
Il processo democratico è perfino riuscito a superare forti offensive guidate dall'esterno per cercare di isolare il Venezuela. La democrazia venezuelana è passata attraverso nove elezioni in sei anni, e tutte hanno riaffermato l’appoggio sempre maggiore della popolazione a questo progetto, il che la dice lunga, data la massa di poveri che negli ultimi decenni erano state prodotte, nonostante i crescenti benefici delle enormi riserve di petrolio e gas.
Oggi possiamo manifestare con orgoglio che in poco più di un anno si è riuscito
superare quella vergogna nazionale che costituivano un milione e mezzo di
analfabeti. Per anni, la massiccia emigrazione dalla campagna alla città portò
ha finito col creare una società prevalentemente urbana. Più del 90 % della
popolazione, infatti, vive nelle città, e quell'agglomerazione violenta è stata
accompagnata dalla concentrazione della povertà.
Oggi registriamo 17 milioni di consultazioni sanitarie nei quartieri poveri del paese, tutte in forma gratuita. Nei due anni di vita del piano “Dentro il Quartiere” sono state realizzate più di 60 milioni di consultazioni, ed ai beneficiari sono state distribuite gratuitamente le medicine. E’ cominciata una campagna per fornire esami oftalmologici e lenti di correzione, abbiamo operato più di tre mila pazienti affetti da cateratta, dovuta all’incidenza del diabete. Inoltre, abbiamo più di 500.000 borsisti per malattie primarie e secondarie, e 700.000 borsisti che stanno per completare gli studi.
La democrazia venezuelana dimostra una grande vitalità, un'enorme creatività,
materializzando i principi che sono enunciati nella Costituzione Bolivariana
del Venezuela sulla co-partecipazione, la co-responsabilità ed il protagonismo
di tutti i settori che formano la società.
"Certi settori della società nordamericana, ha aggiunto più avanti Alí Rodríguez, pretendono che il modello che applicano nel loro paese sia l’unico, il modello ideale da seguire. Ignorano che i sistemi politici di ogni paese devono corrispondere alle realtà specifiche di ognuno. Non si possono copiare modelli di realtà diverse ed applicarli a realtà come le nostre.
Il Venezuela sta mettendo in pratica un nuovo modello democratico rispettando ciò che stabilisce la nuova Costituzione Bolivariana, quella promossa in un referendum, caso unico nella storia politica del paese.
Prima c’è stato un referendum per convocare una Costituente, e poi un secondo
referendum di approvazione affinchè il popolo potesse pronunciarsi in merito,
risultato: approvazione ottenuta in modo plebiscitario In sei anni abbiamo
avuto nove elezioni. Quest’anno abbiamo due elezioni: per i consigli comunali
municipali e per il congresso. L'anno prossimo, in dicembre, abbiamo una nuova
elezione presidenziale.
A proposito delle relazioni tra il suo paese e gli USA, il cancelliere
Rodríguez ha segnalato la necessaria distinzione tra governo e popolo
nordamericani.
"Da parte del governo attuale ci sono affermazioni, disse, che siamo un fattore di destabilizzazione nella regione e che siamo una forza negativa. Il Venezuela oggi si vanta di avere ottime relazioni con la maggior parte dei suoi vicini. Un'eccellente relazione con tutti i paesi dei Caraibi, con la Guyana, col Brasile, ed una buona relazione con la Colombia, malgrado il fatto che il doloroso conflitto che lacera la Colombia da cinquanta anni debordi continuamente in Venezuela.
Il paese è stato oggetto di forti tentativi di destabilizzazione attraverso
forme violente sopra indicate, tanto che l'accusa di destabilizzazione a questo
punto si rovescia da sola.
Ciononostante, noi continuiamo a lavorare nel processo di integrazione, e con risultati iniziali molto promettenti. Abbiamo rapporti molto stretti con l'Argentina, l’Uruguay, il Paraguay, il Brasile e con altri paesi. Stiamo anche riannodando i processi di integrazione. Presto si riuniranno le commissioni per studiare la costruzione di un gasdotto dalla Colombia verso il Venezuela, e discuteremo dei progetti di scambio con altri paesi.
Quando si dice che siamo un'influenza negativa nella regione, le cose
acquisiscono un altro significato, questo è puro e semplice manicheismo. Quando
qualcuno si assume il ruolo di rappresentare il bene e accusa un altro di
rappresentare male, non ci vogliono grandi abilità politiche per capire quali
sono le sue vere intenzioni. Questa situazione ci obbliga a prendere elementari misure di
prevenzione per far rispettare la sovranità del paese, per fare rispettare i
principi universali stabiliti, come quello di non intervento negli affari
interni dei paesi.
Il Venezuela non è un'eccezione.
Il Venezuela è un piccolo paese che semplicemente sta equipaggiando le sue forze armate. Noi, in fatto di armi individuali abbiamo avuto l’ultimo ammodernamento più di cinquanta anni fa.
La maggior parte dei fucili sono in cattive condizioni. Abbiamo continui incidenti nel controllo delle nostre frontiere, tanto terrestri come marittime, e non abbiamo sufficienti squadre aeree.
Il Venezuela acquistò nel 1983 26 F-16, l'arma aerea più sofisticata che esisteva in quel momento. Acquistò 120 carri armati MX-30 Scorpio, fregate missilistiche, tutte unità offensive, vendute principalmente dagli USA dietro contratti miliardari, in un’epoca in cui certamente l'economia venezuelana non era molto florida.
Il governo oggi deve poter avere alcune forze armate modestamente equipaggiate.
Il Venezuela non rappresenta il più minimo pericolo per la principale potenza
militare del mondo, e molto meno per i suoi vicini. Tutto quello che viene
propagandato dai media contro il Venezuela, solo perché ha comprato delle armi
leggere, è assurdo. Abbiamo alcune riserve. Ogni paese ha qualche riserva, la
nostra ha contribuito fino ad ora alle situazioni di emergenza. Gli elicotteri
militari hanno servito fondamentalmente per rispondere ai problemi che
frequentemente colpiscono le nostre popolazioni."
Il "Venezuela è proprietario di ampie risorse petrolifere. Come
proprietario, deve ottenere un profitto da quelle risorse. È un principio che è
stato riconosciutoe in varie risoluzioni delle Nazioni Unite. Anche i
consumatori hanno il legittimo diritto ad accedere all'energia, e anche il
prezzo deve essere accessibile. E lo Stato, che è l'altro fattore della
questione energia, ha anche il diritto ad ottenere un guadagno nelle attività
vincolate a questo settore.
Ma è soprattutto dopo le nazionalizzazioni, che nello scenario energetico è entrato con forza il fattore consumatori. E questi sono i grandi paesi industrializzati, principalmente USA ed Europa.
La soluzione al problema dei prezzi può arrivare solo attraverso un accordo
internazionale, che potrebbe essere un prezzo che sia conveniente per entrambe
le parti.
La cosa peggiore che potrebbe succedere, per produttori e consumatori, è la volatilità di prezzi.
E questo costituisce una grossa minaccia per noi, che abbiamo una notevole dipendenza da questa risorsa, com’è successo nel 99’, quando dovemmo agire rapidamente con altri paesi per puntellare i prezzi. La produzione venezuelana composta dal 70 % di greggio e dal 30 % di prodotti, arrivò a soli 7 dollari il barile.
Ora è cresciuta la domanda nel mondo. La Cina, ormai da un decennio, sta avendo un grande successo nel suo sviluppo economico, l'America Latina si sta rimettendo. L'incremento della domanda ha superato la capacità di produzione del mondo. L’offerta è già arrivata alla sua massima capacità e la produzione non cresce allo stesso ritmo.
Credo ci debba essere un accomodamento a causa della domanda. La situazione
esige un accordo tra produttori e consumatori. Un accordo tra le organizzazioni
che rappresentano da una parte i paesi produttori (l'OPEC) e dall’atra
l’organizzazione internazionale di energia che rappresenta la maggioranza dei
paesi consumatori.
Rispetto allo sfruttamento dei depositi di gas naturale, il Venezuela ha iniziato un processo di rilevamenti sulla base della legge sugli idrocarburi, in questo caso risorse gassose. Non c’è ancora un gran potenziale di risorse gassose sfruttato. E’ già stata condotta un’indagine nella zona orientale del paese, dove un'impresa ha perforato cinque pozzi, con buoni risultati. Ora si aprirà una campagna di perforazioni in sei blocchi, vicino a Panama. Si stanno interessando 29 imprese di vari paesi. Possono concorrere anche imprese cilene.
Noi stiamo proponendo la formazione di un'impresa multinazionale, PETROAMERICA, a cui possono partecipare tutti i paesi che vogliano stabilità di prezzi, che vogliano risolvere i loro problemi ed ottenere il massimo profitto dalle gigantesche risorse energetiche della nazione sud-americana."
http://www.elsiglo.cl/noticia.php?id=3019&sec=14&subsec=0&area=agenc
traduzione dallo spagnolo di FR