www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 13-12-07 - n. 207

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Il temporaneo arresto di una riforma indispensabile
 
José Reinaldo Carvalho - Segretario delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
07/12/2007
 
Un coro assordante e stonato di esponenti della destra, del centro e della falsa sinistra ha celebrato il risultato sfavorevole alla riforma costituzionale venezuelana, con lo scarto di meno di un punto percentuale. Proposta dal presidente Chavez, la riforma era già stata approvata dal parlamento venezuelano. Il risultato ha sorpreso, per quanto – e ciò non viene negato da nessuno – permanga alto il grado di adesione del popolo alla Rivoluzione bolivariana, ed anche il consenso verso il suo governo.
 
Il fattore nuovo, che non deve essere sottovalutato, è la forza che i nemici della Rivoluzione sono stati in grado di mostrare, la loro capacità di confondere, falsificare e ingannare ed anche l’efficacia della loro campagna. Dopo essere stata sconfitta molte volte in dieci precedenti elezioni, praticamente decimata nelle elezioni legislative del 2005 e sconfitta lo scorso anno con una pallida prestazione nelle elezioni presidenziali, l’opposizione ha ripreso fiato e riorganizzato i propri ranghi, riciclato i propri discorsi, rinnovato il suo messaggio, presentandosi ancora una volta come un’alternativa elettorale, con la pretesa di essere in grado di riprendere il potere in future elezioni.
 
Un risultato sfavorevole nel mezzo di una situazione di acutizzazione della lotta di classe e di processi politicamente complessi non deve sorprendere i rivoluzionari. E neppure è da considerarsi definitivo. Questo risultato serve ad individuare e a riconoscere le debolezze strutturali e congiunturali della Rivoluzione, rappresenta un punto da cui partire per la necessaria autocritica. Come ha detto il presidente, con quella saggezza e spirito democratico che sono inesistenti tra la totalità dei governanti borghesi, quando ha riconosciuto il risultato del referendum e si è congratulato con l’opposizione, “per ora” la riforma costituzionale non può essere attuata. Ma ciò non significa che la Rivoluzione è stata sconfitta o che il governo bolivariano non proseguirà nella lotta per realizzare i suoi obiettivi. Eventi di questo tipo servono come lezione; possono aprire nuove strade e migliorare il percorso. Come ha giustamente affermato Oscar Figuera, il Segretario generale del Partito Comunista del Venezuela, “si può imparare più da una sconfitta che da una vittoria”. Le forze dirigenti, a cominciare dal Comandante Hugo Chavez, dai comunisti, dalle correnti antimperialiste e socialiste, che formano l’immensa legione dei membri del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), sapranno trarre serenamente la lezione, elaborare un programma adeguato alle sfide della fase che si è aperta e assegnare i compiti per superare le avversità.
 
Sul risultato sfavorevole del 2 dicembre ha pesato anche la pressione internazionale, che ha strumentalizzato l’opposizione interna. Questa opposizione, a sua volta, sebbene formata da settori e istituzioni diversi, come la Chiesa Cattolica, i dissidenti del governo, i partiti e le organizzazioni di destra, parte del movimento studentesco e sindacale, e che ha tra i suoi portavoce i media conservatori, è riuscita dopo molto tempo a riunificarsi attorno alla sola parola d’ordine del NO, che per il momento ha rappresentato la sintesi di una comune aspirazione: la sconfitta della Rivoluzione. Il bombardamento mediatico ha diffuso falsificazioni, che sono riuscite a consolidare l’opinione pubblica più retriva tra la classe media e a neutralizzare parte del sostegno popolare della Rivoluzione che, sia per stanchezza dell’elettorato che per un naturale allentamento del sostegno al governo nel mezzo di una delicata situazione economica e sociale, ha scelto di astenersi.
 
Il fatto è che il governo venezuelano e le forze che lo sostengono non sono stati in grado di farsi capire con chiarezza dal popolo, di unificare e mobilitare la loro tradizionale base popolare per ottenere l’approvazione della riforma costituzionale. Questa riforma è indispensabile per approfondire ed allargare le conquiste realizzate fino ad ora, per rafforzare il carattere antimperialista e popolare della Rivoluzione e per avanzare verso il socialismo.
 
Di fronte a questo momentaneo risultato sfavorevole, i comunisti brasiliani intendono rafforzare i loro sentimenti e gesti di solidarietà con il popolo fratello del Venezuela, il Partito Comunista, il PSUV e il Comandante Chavez. Prendono le distanze dai settori brasiliani che, sebbene facciano parte della stessa alleanza che sostiene il governo del Presidente Lula, si dedicano ad un’ingloriosa campagna per destabilizzare il governo venezuelano; i comunisti brasiliani prendono le distanze anche da coloro che, pur ostentando un’immagine di sinistra, nel peggiore stile socialdemocratico, mettono in discussione la sincerità della condotta democratica del Presidente Chavez.
 
Traduzione per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare