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Petrocaribe, una luce per l’America Centrale
di Odalys Troya Flores - Prensa Latina
04/08/2008
Con la crisi finanziaria, alimentare ed energetica mondiale in corso, Petrocaribe è una luce per i paesi che aderiscono all’accordo di cooperazione, ed anche per quelli che subiscono ancora sotto le politiche neoliberali imposte da più di un decennio.
Per il Centroamerica, quest’iniziativa voluta dal presidente Hugo Chavez non potrebbe esserer più opportuna.
I popoli dell’area, sempre più impoveriti, sono in procinto di finire nella lista infinita degli affamati del mondo, a causa della crescita ininterrotta del prezzo del barile di petrolio nel mercato mondiale, che sta minacciando di arrivare a 200 dollari.
Per cambiare la situazione, il nuovo schema finanziario di Petrocaribe stabilito nella sua V Conferenza a Maracaibo, Venezuela, permette ai suoi membri di pagare il 60% del petrolio entro i primi 90 giorni dal ricevimento, ed il restante 40% in un lasso di tempo di ben 25 anni, con un tasso di interessi del 1%, sempre che il prezzo del barile superi i cento dollari nel mercato mondiale.
I benefici di Petrocaribe possono essere facilmente constatati a Cuba, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Haití, Antigua e Barbados, Bahamas, Belize, Dominica, Granada, Guyana, Giamaica, Suriname, San Cristóbal e Nieves, San Vicente, Las Granadinas e Honduras, e prossimamente anche in Guatemala.
Lo scorso 13 luglio, infatti, il Guatemala ha partecipato alla conferenza di Maracaibo formalizzando il suo ingresso in Petrocaribe, garantendosi così l’approvvigionamento dal Venezuela a favorevoli condizioni di pagamento per 20 mila barili di petrolio e di suoi derivati. Si tratta di una fonte di risparmio che gli consentirà di attivare programmi sociali e di infrastrutture, di sviluppo energetico ed altri convenienti investimenti.
Il Guatemala, con il 56% della popolazione in condizioni di povertà e la metà dei suoi bambini denutriti, dal gennaio a marzo di quest’anno ha pagato 748,5 milioni di dollari per l’acquisto di carburanti, il 62,9 % in più che nello stesso periodo dello scorso anno.
L’Honduras, che ha partecipato per la prima volta alla recente conferenza di Maracaibo in qualità di membro a tutti gli effetti, ha ricevuto tre carichi con carburanti venezuelani. Secondo le dichiarazioni del ministro honduregno della presidenza, Enrique Flores, questi rifornimenti faranno risparmiare 17 milioni di dollari, e saranno destinati allo sviluppo agricolo e sociale.
Ma non è finita qui, Petrocaribe va ben oltre la semplice vendita di derivati petroliferi; uno dei principi di questo meccanismo di cooperazione è contribuire allo sviluppo economico e sociale mediante l’eliminazione delle asimmetrie nell’accesso alle risorse energetiche, mediante un nuovo strumento di scambi favorevole, equo e giusto fra i paesi dell’area caraibica. Tant’è che l’accordo prevede lo scambio di petrolio con prodotti e servizi, secondo la proposta formulata propri da H. Chavez nella conferenza svoltasi a Cienfuegos, Cuba, nel dicembre scorso.
Attualmente Petrocaribe distribuisce circa 140/150 mila barili di petrolio a condizioni favorevoli per un ammontare di 700/800 milioni di dollari.
I vantaggi di questo accordo che collega già 18 paesi, sono stati apprezzati anche dal governo del Costa Rica, che giovedì 17 luglio ha fatto richiesta formale di ingresso.
Le autorità di quella nazione stimano che alla fine di quest’anno la fattura petrolifera arriverà a 100 milioni di dollari, il doppio del valore raggiunto nel 2007. Per questo motivo il governo costaricano sta cercando di avviare col Venezuela un accordo transitorio per cominciare a comprare petrolio a condizioni speciali, mentre per l’ingresso a pieno titolo in Petrocaribe si dovrà attendere la prossima conferenza.
In El Salvador, dove la spesa per il rifornimento petrolifero potrebbe arrivare a 500 milioni di dollari entro la fine dell’anno, l’offerta di Petrocaribe è vista di buon occhio solo nelle giunte locali governate dall’opposizione del Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale.
Questo accordo solidale, che il cancelliere venezuelano Nicolás Maduro ha dichiarato essere molto cresciuto nei soli tre anni dalla sua nascita, supera di certo il Patto di San José, sottoscritto il 3 agosto 1980 nella capitale del Costa Rica fra Messico e Venezuela.
Ora c’è una nuova luce, cui non saranno certo indifferenti gli autori della grane bolla speculativa finanziaria che avvolge il mondo.
Petrocaribe in questi momenti diventa l’opzione per liberare, attraverso una visione solidale, i popoli dalla crescenti difficoltà d’accesso alle risorse energetiche, che aumentano le disuguaglianze sociali e deteriorano la qualità della vita.