www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 13-09-10 - n. 331

da Rebelion.org -http://www.rebelion.org/noticia.php?id=112713
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Le elezioni in Venezuela. Sconfiggiamo la controrivoluzione e lottiamo per il Socialismo!
 
di Alan Woods
Corriente Marxista Internacional
 
10/09/2010
 
Il 26 settembre il popolo del Venezuela sceglierà la nuova Assemblea Nazionale. L'oligarchia reazionaria, appoggiata dall'imperialismo, approfitta delle carenze della rivoluzione per rafforzare la propria posizione e prepararsi per la controrivoluzione. La rivoluzione venezuelana ha percorso una lunga strada, ma le leve chiave dell'economia sono ancora nelle mani dell'oligarchia. Quello che è necessario fare, è portare pienamente a termine la rivoluzione socialista ed espropriare i capitalisti ed i proprietari terrieri. Questa è l'unica maniera di rendere irreversibile la rivoluzione.
 
La rivoluzione in Venezuela si è sviluppata da più di dieci anni ed è arrivata ad un punto di non ritorno. L'imperialismo ed il suo agente locale, l'oligarchia venezuelana, sono impegnati a mettere fine alla Rivoluzione Bolivariana. Utilizzano costantemente i mezzi di comunicazione prostituiti per condurre una feroce campagna di diffamazione, calunnie e disinformazione.
 
Questa campagna è arrivata a livelli senza precedenti. Chávez è stato descritto come un populista di quartiere "un "agitatore ", un'"istigatore" e "uno psicopatico."
 
Si suppone sia un "bullo aggressivo" che "civetta con la megalomania” il cui comportamento "è prossimo alla paranoia".
 
Precedentemente, era abituale descriverlo come un "dittatore" (qualcuno ancora lo fa), ma questo termine non si addice molto col il fatto, ben noto, che durante gli ultimi gli undici anni, ha vinto più elezioni di qualsiasi altro leader politico nel mondo.
 
Per descrivere questa sfortunata realtà, sono stati obbligati ad inventare categorie che prima erano sconosciute dal lessico politico. Parlano di una "autocrazia eletta".
 
Il Financial Times di Londra lo descrive come "sempre più autocratico" e presiedere qualcosa che descrive come una "democrazia perversa".
 
Dietro questo linguaggio c’è la paura e l'odio: l'odio dei ricchi e potenti nei confronti di un uomo che ha svegliato le masse per lottare contro i suoi oppressori e il radicato timore del potere di queste masse.
 
Ci sono molte buone ragioni per spiegare la ferocia degli attacchi contro il Venezuela da parte degli imperialisti ed i suoi servi in America Latina. Temono, con ragione, che la rivoluzione venezuelana non si trattenga nelle proprie frontiere, ma si estenda ad altri paesi.
 
Le nazionalizzazioni in Venezuela sono un esempio che altri vorranno seguire. I discorsi del Presidente Chávez che sponsorizza il socialismo su scala mondiale, hanno fatto suonare l'allarme nei corridoi del potere, da Washington a Città del Messico e più in là ancora.
 
La rivoluzione latinoamericana
 
Attualmente, il Venezuela si trova in prima linea nel processo rivoluzionario che si sta consolidando in tutta l'America Latina. Le politiche radicali di Hugo Chávez, la sua aperta opposizione all'imperialismo e le sue continue chiamate alla rivoluzione mondiale si sono convertite in un faro per tutti gli antimperialisti latinoamericani e del mondo.
 
Quello che realmente preoccupa gli imperialisti è il fatto che, al fine di portare avanti la Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez stia iniziando a prendere misure contro la proprietà privata, come la nazionalizzazione delle imprese e delle terre appartenenti all'oligarchia venezuelana e alle grandi multinazionali straniere. Ha chiamato anche gli operai ad occupare le fabbriche abbandonate dai padroni ed ha introdotto elementi di controllo operaio nelle imprese di proprietà statale.
 
Nel contesto della crisi del capitalismo, gli imperialisti sono terrorizzati che questo esempio sia seguito da altri paesi (come già sta capitando), e che gli operai, non solo in America Latina ma anche in Europa e negli Stati Uniti, comincino a rivendicare misure simili contro le grandi imprese che saccheggiano i paesi poveri e sfruttano i lavoratori per avere enormi guadagni, che danneggiano l'ambiente con spargimenti di petrolio ed altre forme di inquinamento e che chiudono fabbriche come se fossero scatole di cerini al solo scopo di accrescere i loro profitti.
 
Non sarebbe difficile segnalare i problemi e le lacune della Rivoluzione Bolivariana, dovute al fatto che non sia stata ancora portata a compimento. Ma nonostante tutti i sui difetti e limitazioni, la rivoluzione venezuelana rappresenta un pericolo mortale per le classi dominanti.
 
In tutta l'America Latina le masse si stanno svegliando. In Ecuador abbiamo avuto l'elezione di Rafael Correa di cui si dice stia seguendo il modello di Chávez e conta dell’appoggio di oltre l'80% della popolazione. In Bolivia, Evo Morales, incoraggiato dalle nazionalizzazioni in Venezuela, ha posto la questione della nazionalizzazione delle risorse naturali del paese, affrontando la ribellione dell'oligarchia, che può risolversi solo con l'azione rivoluzionaria delle masse.
 
Il dilemma dell'imperialismo
 
Gli strateghi dell'imperialismo sono giunti alle stesse conclusioni dei marxisti: esistono le condizioni per un movimento rivoluzionario generale in America Latina che avrà enormi conseguenze negli Stati Uniti e su scala mondiale. L'occhio dell'uragano continua ad essere il Venezuela, dove, dopo un decennnio di lotte, la rivoluzione sta arrivando al punto di non ritorno. Questo spiega perché l'imperialismo statunitense ha intrapreso un nuovo percorso per controllare la situazione.
 
L'accusa che Chávez stia portando avanti una politica aggressiva verso la Colombia capovolge la verità. L'accordo per l'uso di basi militari in Colombia (che è stato temporaneamente bloccato dai tribunali), il colpo di Stato in Honduras, lo spiegamento di forze militari in Costarica ed infine, il tentativo di stabilire nuove basi militari a Panama, che in pratica accerchierebbe il Venezuela con un'imponente presenza militare statunitense, dimostra realmente chi è l'aggressore.
 
Questo è quanto ha determinato il rapido deterioramento delle relazioni tra Caracas e Bogotà, di cui siamo stati testimoni ad agosto. A certe condizioni, questo conflitto, che a prima vista sembra essere scongiurato, potrebbe condurre ad una serie di ostilità tra Venezuela e Colombia, trasformata da Washington in un campo armato. La formazione di una milizia popolare e l'acquisto di armi dalla Russia non sono l'espressione di una politica estera aggressiva, ma sono esclusivamente misure difensive prese dal Venezuela per resistere alle politiche imperiali degli Stati Uniti.
 
Tutto a dimostrazione che gli imperialisti non hanno abbandonato i loro piani per abbattere Chávez, e se fosse necessario, userebbero la forza.
 
Tuttavia, le opzioni dell'imperialismo in Venezuela sono molto limitate. L'imperialismo statunitense, con tutta sua la ricchezza e potenza militare, ha un margine di manovra sostanzialmente ristretto. Nel passato, non avrebbe dubitato sull'intervenire direttamente inviando i marines.
 
Ma questo attualmente non è possibile. Sono stati obbligati ad abbandonare l'Iraq e sono coinvolti in una guerra impopolare ed impossibile da vincere in Afghanistan. Con il fallimento dell'avventura in Iraq, l'opinione pubblica negli USA si dichiara contro la guerra. Pertanto, è poco probabile che Washington, in questo momento, possa iniziare un'altra avventura militare in America Latina.
 
La possibilità di un intervento militare diretto pare più improbabile, ma ci sono molte altre armi nell'arsenale dell'imperialismo nordamericano. Washington sta continuamente tentando di isolare internazionalmente il Venezuela. La pressione diplomatica, militare ed economica per debilitare il governo di Hugo Chávez è costante.
 
Oltre alla diffamazione, rimane l'opzione dell'assassinio, che, senza dubbio, la CIA sta da tempo preparando. Il cristiano evangelista, truffatore professionista e rabbioso reazionario, Pat Robertson, disse: "Io non conosco questa dottrina dell'assassinio, ma se lui crede che stiamo tentando di assassinarlo, credo che realmente occorra andare avanti e farlo... È molto più economico che iniziare una guerra... e non credo che la fornitura di petrolio [verso gli USA] si fermi".
 
Quando pronunciò queste parole, stava solo dicendo quello che, in altri posti, qualcuno più potente stava pensando. E questi pensieri non sono di certo spariti. L'assassinio continua ad essere una possibilità. Ma nonostante le sue evidenti attrattive, quello che lo stimabile Robertson propone ha gravi rischi per l'imperialismo statunitense. Nonostante le opinioni ottimiste del Sig. Robertson, il primo risultato sarebbe il taglio delle forniture di petrolio agli U.S.A.
 
L'assassinio potrebbe causare un'ondata di ira e ripugnanza in America Latina ed in tutto il mondo. Probabilmente, in tutta la regione, non rimarrebbe in piedi neanche  un'ambasciata USA. L'amarezza contro gli USA durerebbe per generazioni e darebbe luogo a nuovi sollevamenti e conflitti.
 
La preparazione di un colpo di Stato Parlamentare
 
Per tutte queste ragioni, Washington si vede obbligata a fidarsi dei meccanismi della "democrazia" borghese nel tentativo di abbattere la rivoluzione con mezzi costituzionali.
 
Da qui l'importanza delle elezioni in Venezuela dell'Assemblea Nazionale a settembre. Quello che Washington sta pianificando non è, né più né meno, che un colpo di Stato parlamentare. L'obiettivo è liquidare la Rivoluzione Bolivariana, non con l'intervento esterno, bensì appoggiando i nemici interni della rivoluzione. Quindi, si avvarrà delle contraddizioni interne della Rivoluzione Bolivariana e dello stesso Movimento Bolivariano.
 
L'opposizione sta calcolando che può guadagnare un numero considerevole di seggi nella nuova Assemblea Nazionale, forse perfino la maggioranza assoluta. Se avesse la maggioranza nell'Assemblea Nazionale a settembre, o se avesse un numero elevato di seggi, ciò potrebbe segnare l'inizio di una spirale discendente della Rivoluzione Bolivariana. Le masse piccole borghesi che sono state demoralizzate e passive nel recente passato, si sentirebbero incoraggiate dalla vittoria elettorale e passerebbero all'offensiva.
  
Se i controrivoluzionari avranno successo il 26 di settembre, utilizzeranno la loro posizione nell'Assemblea per sabotare il funzionamento del governo, mobilitare la classe media per manifestare in strada e possibilmente provocare tumulti. Perfino se guadagnassero solo un terzo dei seggi sarebbero in condizione di bloccare determinate decisioni chiave. Provocherebbero una serie di confronti tra l'Assemblea ed il Presidente. Il loro obiettivo finale è destabilizzare il paese e creare una situazione nella quale possano liberarsi di Chávez, sia con mezzi parlamentari che extraparlamentari.
 
La minaccia è molto grave.
 
Nessuno sano giudizio crede che le decisioni fondamentali siano prese mediante leggi e parlamenti. In ultima istanza, tutte le decisioni importanti si prendono per le strade, nelle fabbriche, tra il popolo e nelle caserme dell'esercito. Ma il parlamento può svolgere un ruolo importante come punto catalizzatore, sia per le forze della rivoluzione che della controrivoluzione. Per questo motivo, il risultato delle elezioni di settembre è così importante per il futuro della rivoluzione.
 
Se trionfa la controrivoluzione, qualcuno realmente crede che rispetterannono le leggi? La Costituzione Bolivariana sarebbe soppressa il giorno dopo. Tutte le riforme dell'ultimo decennio verrebbero cancellate. E che cosa succederebbe a tutti coloro che hanno appoggiato la rivoluzione? Qualcuno crede che l'opposizione controrivoluzionaria li abbraccerebbe? Per caso i controrivoluzionari farebbero gli stessi gesti conciliatori che spesso Chávez ha compiuto invano? No!
 
Loro hanno lo stesso atteggiamento implacabile e vendicativo che ha caratterizzato tutte le classi dominanti nella storia quando hanno sconfitto una rivoluzione, riassunta nel detto romano: Vae Victis! (Guai ai Vinti!)
 
La vittoria della controrivoluzione in Venezuela rappresenterebbe un duro colpo per la rivoluzione in tutta l'America Latina. Bolivia ed Ecuador sarebbero immediatamente sottoposti ad una terribile pressione. La Rivoluzione Cubana, che è già minacciata dalla controrivoluzione capitalista, sarebbe in pericolo come non mai. Gli effetti si sentirebbero su scala mondiale, con una nuova offensiva ideologica della borghesia contro il socialismo.
  
È sufficiente esporre concretamente la questione per capire quello che bisogna fare.
 
Può avere successo la controrivoluzione?
 
È concepibile che i piani dell'opposizione possano avere successo? Ogni operaio e contadino cosciente spererà fervidamente che non sia così. Ma nella politica, come nella guerra, le speranze non sono mai sufficienti. Non c'è nient'altro di più pericoloso del cieco ottimismo che si nasconde dietro frasi vuote tipo "la Rivoluzione è irreversibile".
 
È necessario procedere sulla base non di speranze e dolci illusioni, ma sulla base di fatti concreti. Siamo in guerra e in guerra è sempre preferibile sovrastimare la forza del nemico che sottovalutarla.
 
Dov'è il principale pericolo? Si trova nel fatto che la rivoluzione socialista non si è compiuta e che la borghesia continua a controllare i punti chiave della vita economica e sociale del paese. Questo è stato segnalato dal Presidente Chávez nel Congresso Straordinario del PSUV.
 
Ha avvertito che in Venezuela non può esserci una transizione verso il socialismo mentre lo Stato borghese della Repubblica continua a stare in piedi e settori chiave dell'economia continuano a restare in mano all'oligarchia.
 
Questo è corretto al cento percento. I due principali ostacoli che frenano il cammino della rivoluzione sono la proprietà privata dei settori chiave dell'economia, e la permanenza dello Stato borghese. È impossibile mantenere questa situazione della cosiddetta economia mista nella quale l'elemento capitalista prevale perché provoca la confusione dei progetti, caos, scarsità di alimenti, inflazione, chiusura di fabbriche e la fuga di capitali.
 
Tutte queste cause hanno un grave effetto sulle masse. La sopravvivenza del capitalismo si riflette in una caduta del tenore di vita. Certamente le masse continuano ad avere fede in Chávez e sono leali alla rivoluzione. Ma non bisogna abusare di questa lealtà che non può mantenersi solo con discorsi ed esortazioni. Il fatto che l'opposizione sia stata capace di vincere, nel novembre 2008, le elezioni dei sindaci e governatori in aree povere, come quella di Petare, è un chiaro campanello di allarme. Se il governo non prende misure decisive per risolvere le necessità delle masse, potrebbe estendersi la demoralizzazione che si manifesterebbe nell'astensionismo alle prossime elezioni.
 
D'altra parte, la sopravvivenza del vecchio Stato e la burocrazia rappresentano un pericolo mortale per la rivoluzione. La burocrazia si oppone ferocemente al socialismo e alla rivoluzione, tentando di fare tutto il possibile per sabotarli. Nessuno che sia sano di mente può pensare che sia possibile avanzare verso il socialismo, mentre continua ad esistere questo mostro corrotto.
 
Questo è stato segnalato da Chávez durante il Congresso Straordinario del PSUV, quando ha fatto riferimento a Lo Stato e la rivoluzione, in cui Lenin spiega che la distruzione dello Stato borghese e la sua sostituzione con una democrazia operaia è la condizione per costruire il socialismo.
 
I riformisti non vogliono parlare di questi problemi. Usano mille argomenti "intelligenti" per dimostrare che la classe operaia non può, né deve prendere il potere. Considerano che il socialismo sia un'utopia, mentre loro sono i realisti.
 
Di fronte all'assalto della controrivoluzione, come un struzzo spaventato, seppelliscono le loro teste sotto la sabbia e sperano che il pericolo sparisca. Questo "realismo" è in realtà il peggior tipo di utopia. Rappresenta un pericolo molto grave per la rivoluzione.
 
Il Presidente Chávez ha avvertito, in più di un'occasione, del pericolo della burocrazia controrivoluzionaria che non è, né più e né meno, che la quinta colonna della borghesia dentro la Rivoluzione ed il Movimento Bolivariano. La diserzione recente del PPT è solo l'ultima di una lunga serie di esempi che dimostra l'esistenza di questa quinta colonna riformista e burocratica. Quanti altri sono ancora presenti e disposti a tradire? Se l'opposizione non avrà una maggioranza, quanto deputati "bolivariani" sarebbero disposti a trattare per costituirla?
 
CMI e le elezioni
 
Quale è l'atteggiamento della Corrente Marxista Internazionale in relazione a queste elezioni? Non c’è bisogno di dire che i marxisti in queste elezioni chiederanno il voto per il PSUV. Dobbiamo lottare per sconfiggere all'opposizione controrivoluzionaria.
 
L'unica maniera di raggiungere questo obiettivo è mobilitando le masse: la vera base e forza motrice della rivoluzione. Gli operai e i contadini devono essere animati ed entusiasmati. Ma questo è possibile solo se il PSUV si posiziona chiaramente e senza ambiguità a beneficio di una politica socialista e rivoluzionaria portandola a termine nella pratica.
 
Tuttavia, la lotta per il socialismo consiste in una serie di battaglie parziali. La rivoluzione non deve arretrare ma al contrario assestare colpo su colpo contro il nemico di classe. Il compito più urgente ed immediato è sconfiggere l'opposizione controrivoluzionaria, per bloccare il suo tentativo di ritornare al potere mediante l'uso dei meccanismi democratici previsti nella Costituzione Bolivariana. Facciamo un appello a tutti gli operai e contadini, ai giovani, alle donne, ai sindacalisti, a tutte le forze vive della società venezuelana a votare per i candidati del PSUV il 26 di settembre.
 
Alcune persone che si autodefiniscono di "sinistra" o, peggio ancora, "marxisti" hanno adottato un atteggiamento superficiale ed irresponsabile verso le elezioni di settembre. Sponsorizzano l'astensione o, ancora peggio, sostengono di unirsi alle file dell'opposizione controrivoluzionaria. Si tratta di un abbandono totale della politica rivoluzionaria. Quando le linee di classe sono chiaramente identificate, e quando l'opzione è tra rivoluzione e controrivoluzione, chi passa la linea è colpevole di tradimento.
 
Dall'inizio della rivoluzione venezuelana, i marxisti della CMI hanno difeso la Rivoluzione, sottolineando la sua importanza per i rivoluzionari di tutto il mondo. Questo lo abbiamo fatto quando molti autoproclamati di sinistra negavano l'esistenza di una rivoluzione, e negavano categoricamente la possibilità di un percorso verso il socialismo. Undici anni più tardi la nostra posizione è stata totalmente confermata. Malgrado la rivoluzione non abbia ancora fatto il passo decisivo verso il socialismo, è evidente che l'idea del socialismo ha conquistato l'orecchio delle masse che stanno lottando per ottenere l'obiettivo.
 
Il rinvigorimento della corrente marxista dentro le file del PSUV, la gioventù del PSUV e l'UNT sarebbe un potente mezzo per l'avanzata di questo processo. Sarebbe il modo di sconfiggere la controrivoluzione una volta per tutte mediante la distruzione del suo potere economico, completando così la Rivoluzione Socialista del Venezuela.
 
La Corrente Marxista Internazionale, organizzata in Venezuela attorno al giornale Lucha de Clases sta lottando per spingere in avanti la rivoluzione, per avanzare verso la vittoria finale e decisiva.
 
Ma la vittoria finale dipende dal risultato di una serie di battaglie parziali. Chiunque incapace di difendere il terreno conquistato nel passato, non sarà mai capace di avanzare verso la conquista del potere.
 
Portiamo a termine la rivoluzione!
 
Allo stesso modo in cui difendiamo la rivoluzione contro gli attacchi dell'imperialismo e l'opposizione controrivoluzionaria, noi marxisti abbiamo il dovere di avvertire sui pericoli della attuale situazione. L'opposizione venezuelana controrivoluzionaria sta tentando di approfittarsi di ogni errore commesso dal governo. Problemi non risolti come la casa, la crescita della delinquenza e, recentemente, i blackout elettrici, sono utilizzati dall'opposizione per generare apatia tra le masse che appoggiano la rivoluzione.
 
Non è possibile fermare a metà strada la rivoluzione. Non è possibile fare a metà una rivoluzione. Le masse sono leali alla rivoluzione, ma non accetteranno permanentemente questa situazione. Presto o tardi deve risolversi.
 
Chávez ha dato importanti passi in avanti, ma è necessario finire il lavoro. Una volta che la rivoluzione venezuelana porti a termine il compito di eliminare il latifondismo ed il capitalismo, potrà estendersi molto rapidamente ad altri paesi dell'America Latina.
 
Quello è l'autentico significato della rivoluzione bolivariana: la necessità obiettiva di unificare il continente diviso dell'America Latina ed elevarlo qualitativamente ad un livello superiore di sviluppo, in linea con il suo colossale potenziale economico.
 
Il leader socialista spagnolo Largo Caballero disse che non si poteva curare il cancro con un'aspirina. Problemi seri esigono soluzioni serie. Quando Abraham Lincoln vinse la Guerra Civile, capì che non si può lasciare il potere economico nelle mani del nemico. Espropriò la ricchezza dei negrieri del Sud il cui valore ammonterebbe oggi a miliardi di dollari. Facendo questo, non prestò molta attenzione alle sottigliezze costituzionali. Di fatto, non avrebbe mai vinto la guerra se fosse stato ossessionato dalle leggi e dalle costituzioni.
 
Molto tempo fa, Cicerone scrisse la famosa frase: Salus populi est supremo lex, (La salvezza del popolo deve essere la legge suprema). Ora possiamo dire, con eguale giustificazione, la salvezza della Rivoluzione deve essere la legge suprema. Evitare che i controrivoluzionari guadagnino il controllo dell'Assemblea Nazionale è un passo necessario per impedire che vengano cancellate le conquiste degli ultimi undici anni.
 
Ma in sé stesso non è ancora sufficiente. L'unica maniera per sconfiggere l'opposizione ed eliminare per sempre la minaccia della controrivoluzione è liquidare il potere economico dell'oligarchia, espropriando i proprietari terrieri, banchieri e capitalisti, ed introducendo un piano socialista di produzione sotto il controllo democratico operaio.
 
I riformisti argomentano che agire in questa maniera servirebbe a provocare gli imperialisti e i reazionari. Questo è assurdo. Gli imperialisti e i reazionari hanno dimostrato con le loro azioni che non hanno bisogno di nessuna provocazione per agire.
 
Gli operai, contadini e poveri del Venezuela stanno guardando verso Hugo Chávez per portare a termine la promessa di rendere irreversibile la rivoluzione venezuelana. Questo lo si può fare solo sfidando frontalmente il cosiddetto sacro diritto della proprietà privata. Fino a che non si elimina il potere economico dell'oligarchia controrivoluzionaria, la rivoluzione bolivariana non potrà mai essere vittoriosa e le conquiste della rivoluzione non saranno mai in salvo.
 
Per coloro che sono ipnotizzati dalle considerazioni giuridiche, sottolineiamo che c'è un meccanismo costituzionale che può essere utilizzato a proposito: una legge che abiliti la nazionalizzazione della terra, delle banche e delle principali industrie.
 
Chávez ha ancora il potere formale, un'ampia maggioranza nell'Assemblea Nazionale ed il mandato popolare per portare a termine l'espropriazione dell'oligarchia - la condizione previa per un movimento verso il Socialismo. Ma il momento di agire è ora. Domani sarà troppo tardi.
 
Questa è l'unica prospettiva possibile se vogliamo mettere fine alla dominazione dell'imperialismo statunitense e mondiale sull'America Latina. Ma è una prospettiva che è radicalmente opposta al nazionalismo. Rappresenta l'abolizione radicale delle frontiere che hanno diviso artificialmente e balcanizzato l'America Latina per 200 anni.
 
Necessariamente, è anche una prospettiva anticapitalista (socialista) poiché può riuscire solo mediante una rottura totale con la borghesia. Il potere deve passare alla classe operaia ed ai suoi alleati naturali: i poveri delle campagne e delle città ed i sottoproletari.
 
L'idea degli Stati Uniti Socialisti dell'America Latina è un'idea che può unire e mobilitare le masse di operai, contadini e giovani rivoluzionari dell'America Latina, per una lotta frontale contro l'imperialismo ed il capitalismo. Non contiene un solo atomo di utopia, ma è conseguenza della necessità obiettiva. È il compito del presente che contiene la chiave per il futuro.
 
•     Difendiamo la Rivoluzione Bolivariana!
•     Sconfiggiamo l'opposizione controrivoluzionaria!
•     Lottiamo per una maggioranza del PSUV nell'Assemblea Nazionale!
•     Portiamo a termine il programma della Rivoluzione Socialista!
 
 

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