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- popoli resistenti - venezuela - 11-12-12 - n. 433
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Chávez
di Eva Golinger
11/12/2012
La prima volta che conobbi Hugo Chávez fu alle Nazioni Unite a New York, nel gennaio 2003. Mi domandò il nome, come se stessimo chiacchierando tra amici appena conosciuti. Quando dissi "Eva", mi rispose, "Eva, sì?". "Sì, Eva", gli dissi. "Sai che mio fratello si chiama Adamo?", mi disse, e continuò: "Mia mamma desiderava una femmina per chiamarla Eva, guarda chi è nato!" Rise con quella sua risata, tanto sincera e pura che contagia sempre tutti quelli che lo ascoltano.
Nacque lui. Chávez, che sottovalutava sé stesso.
Nacque un uomo più grande della vita con un cuore immenso, traboccante di popolo, palpitante di patria. Un essere umano dotato di un'enorme capacità di persistere e mantenersi in piedi di fronte ai più poderosi ostacoli.
Hugo Chávez sognò l'impossibile e ci riuscì. Assunse la responsabilità dei grandi e difficili compiti che attendevano dall'epoca dell'indipendenza, quella in cui Simón Bolívar non poteva riuscire per le forze avverse. Chávez compì quel sogno e ne fece realtà. La Rivoluzione Bolivariana, il recupero della dignità venezuelana, la giustizia sociale, la visibilità e il potere del popolo, l'integrazione latinoamericana, la sovranità nazionale e regionale, la vera indipendenza, la realizzazione del sogno della Patria Grande e molto, molto di più. Tutti questi sono risultati di Chávez, quell'uomo nato così.
Ci sono milioni di persone nel mondo che vedono in Hugo Chávez una straordinaria ispirazione. Chávez alza la voce senza tremare davanti ai più potenti, dice la verità - quella che altri temono dire - non si inginocchia mai davanti a nessuno, cammina con ferma dignità, a testa alta, sempre dinanzi al popolo e con la visione e il sogno della patria prospera, giusta e felice. Chávez ha regalato a tutti noi una forza collettiva per combattere le disuguaglianze, le ingiustizie, per costruire la patria e per credere che un mondo migliore non è solo un sogno, è una realtà raggiungibile.
Chávez, un uomo che potrebbe andarsene coi più ricchi e potenti del mondo, preferisce stare coi più bisognosi, ascoltandone i dolori, abbracciandoli e cercando il modo in cui migliorare le loro vite.
Ricordo una storia che Chávez raccontò una volta, o varie volte, come normalmente fa. Viaggiava tra le pianure, in quelle strade lunghe e piane che sembrano proseguire all'infinito. Improvvisamente apparve un cane al bordo della strada, che zoppicava per una zampa ferita. Chávez diede ordine di fermarsi e uscì a raccogliere il cane. L'abbracciò e disse che lo dovevano portare da un veterinario. "Come possiamo lasciarlo qui, da solo e ferito?", domandò. "È un essere, è una vita, bisogna curarlo", disse, dimostrando la sua sensibilità. "Come possiamo chiamarci socialisti se non ci importa la vita degli altri? Bisogna amare, bisogna curare tutti, inclusi gli animali, che sono innocenti".
Questo racconto mi fece piangere. Piansi perché amo gli animali e sono maltrattati da tanti, perché era necessario che qualcuno come lui, Chávez, dicesse qualcosa per svegliare le coscienze sulla necessità di curare quelli che con noi abitano in questo pianeta. Ma piansi anche perché lì Chávez confermò quello che io sapevo già, quello che io sentivo, ma di cui a volte uno dubita. Lì, Chávez confermò di essere in fondo un essere semplice, sensibile ed amorevole. Un essere al quale duole il cuore vedere un cane ferito. Un essere che non solamente sente, bensì agisce. Così è nato, lui.
Quando Chávez arrivò alla presidenza del Venezuela, il paese zoppicava. Egli aveva visto i suoi feriti e sapeva che doveva fare tutto quello che poteva per aiutarlo. Portò il Venezuela tra le sue braccia, strette, cercando il modo di migliorarlo. Ha dato al paese tutto sé stesso - il sudore, l'anima, la forza, l'energia, l'intelligenza e l'amore - per trasformarlo in dignità, sviluppo, sovranità, patria. Lo ha servito giorno e notte, senza mai lasciarlo solo. Ha trovato la sua bellezza, la sua forza, il suo potenziale e la sua grandezza. Lo ha aiutato a crescere forte, bello, riconoscibile e felice. Ha spinto il suo rinascimento e riempito il suo polso di forza e passione, di potere popolare e di popolo degno.
Chávez ha consegnato tutto di sé senza chiedere niente in cambio. Oggi, il Venezuela cresce e fiorisce grazie a questa sua consegna, grazie alla sua consacrazione, grazie al suo amore.
Meno male che è nato così, Chávez.
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