www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 03-02-15 - n. 529

La difficile strada verso la sovranità nazionale e il pieno sviluppo

Il PCV analizza il bilancio nazionale per il 2015, con attenzione ai temi degli stanziamenti addizionali, delle imposte, dell'indebitamento e degli investimenti produttivi.

Tribuna Popular | prensapcv.wordpress.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

21/01/2015

Nuovo anno, nuovo bilancio, gli stessi problemi, alcuni aggravati. In verità, è difficile scrivere sul tema del bilancio senza ripetere ancora una volta ciò che abbiamo pubblicato nelle passate occasioni nel corso degli ultimi cinque anni. Quest'anno notiamo un nuovo peggioramento di alcune tendenze negative, da anni in azione, e poche novità rilevanti.

Abbiamo un'altra volta un bilancio fortemente deficitario, anche in misura molto maggiore rispetto agli anni recenti, visto che nel 2014 c'è stato un enorme aumento della spesa pubblica per via degli stanziamenti aggiuntivi. Di fatto, nell'anno appena concluso si sono infranti due contrassegni storici di questa materia: per la prima volta, più della metà del totale della spesa pubblica approvata viene dal meccanismo degli stanziamenti supplementari e, sempre per la prima volta, questo totale supera i mille miliardi di bolivares [125 miliardi di euro, ndt]

In effetti, ai quasi 553 miliardi di bolivares approvati originariamente dall'Assemblea Nazionale per il bilancio ordinario del 2014, se ne aggiunti circa 330 di stanziamenti supplementari nel corso dell'anno (cifra record di per sé), per un totale che ha superato i 577 miliardi, facendo si che la spesa totale approvata nell'anno passato eccedesse i 1.130 miliardi di bolivares (ossia oltre i mille miliardi), dei quali oltre il 51% in spese addizionali non originalmente previste dal bilancio ordinario.

Stanziamenti straordinari per spese ordinarie

Arriviamo da 10 anni consecutivi di crescita tendenziale degli stanziamenti straordinari (escluso il 2009). L'uso sregolato di tali crediti – sebbene indirizzati soprattutto al pagamento di retribuzioni e salari -, porta con sé alcuni pericoli e danni per la Repubblica sotto diversi aspetti: ostacola il controllo e l'osservazione della spesa pubblica e ostacola la trasparenza in questa materia, favorendo il lassismo amministrativo e le diverse forme di corruzione, fomentando inoltre la perpetuazione della cultura dell'imprevidenza, dell'indisciplina e del disordine, fiaccando qualsiasi sforzo rivolto alla pianificazione e all'ordinamento razionale delle finanze pubbliche e della vita nazionale in generale.

Dopo un anno storico in materia di mancanza di rigore e di ordine amministrativo, iniziamo quello nuovo con un bilancio poco realista e dalle tante carenze, da far temere che i tristi record raggiunti nel 2014 saranno battuti nel corso del 2015.

Con l'approvazione del bilancio per il nuovo anno, per un totale di 741,7 miliardi di bolivares, non c'è il minimo dubbio che tra qualche mese comincerà la litania degli stanziamenti supplementari per porre rimedio alle enormi deficienze presenti nel bilancio approvato (occorre capire quale sarà la fonte di tali risorse extra in questi tempi di "vacche magre" petrolifere).

Posto che il totale del bilancio ordinario per questo nuovo anno è inferiore alla spesa totale dell'anno passato per circa 390 miliardi, si avrà un deficit di bilancio per lo meno uguale a questa cifra solo per coprire gli impegni già presi dal governo, anche nel remoto caso che nel 2015 non ci sia alcuna nuova spesa, né inflazione. Il Grafico 1 mostra l'evoluzione recente della spesa pubblica totale e la sua scomposizione in bilancio ordinario più stanziamenti aggiuntivi.



Il grosso di questi crediti addizionali sarà destinato, come per lo scorso anno, al pagamento delle spese correnti dell'amministrazione pubblica: salari, indennità, mensilità aggiuntive e ferie, spese ordinarie di funzionamento. Di fatto, dei 577 miliardi di stanziamenti addizionali approvati nel 2014, ne verranno destinati a tal fine non meno di 410, circa il 71% del totale. Si tratta di spese interamente prevedibili, che tutti gli anni dovrebbero essere contemplate e incluse nel bilancio ordinario e che, a forza di non esserlo, anno dopo anno si convertono in una fonte di sempre più gravi distorsioni.

Cresce il peso sulle spalle dei più deboli

Altra tendenza che torna ad aggravarsi è la crescita del peso dell'Imposta sul valore aggiunto (Iva) in percentuale al bilancio in entrata. Per quest'anno si è previsto che quasi il 42% del totale delle entrate provenga da questa imposta regressiva e antipopolare, che colpisce direttamente e sproporzionatamente il potere d'acquisto e il salario reale del popolo lavoratore. Va ricordato che nel 2008, l'Iva costituiva appena il 20% del bilancio ordinario e che, dopo sei anni di aumenti reiterati, ha raggiunto l'anno scorso il suo massimo storico del 35% circa .

Nel frattempo, l'imposta sulla rendita per le persone giuridiche (Islr), ossia la contribuzione fiscale delle imprese in base ai loro profitti annuali, ammonta a meno del 14% del bilancio ordinario, percentuale minore rispetto al 2014 e dentro quel range da 11 a 14% che si mantiene da vari anni. Continua, quindi, ad aumentare il peso del bilancio sulle spalle del popolo lavoratore, mentre le imprese continuano a passare la patata bollente con il consenso del governo. Il Grafico 2 mostra l'evoluzione recente della riscossione di queste due imposte: nel 2008, lo Stato ricavava dall'Iva 1,8 volte in più rispetto all'Islr delle persone giuridiche, proporzione che si è allargata anno dopo anno e che ha raggiunto il massimo storico nel 2014, anno in cui il gettito dell'Iva è stato di 3,3 volte superiore a quello dell'Islr delle imprese.



Per questo, pare opportuno ricordare di nuovo le proposte avanzate dal Partito Comunista del Venezuela (PCV) con l'obiettivo di una riforma integrale del sistema tributario venezuelano, che includa la riduzione progressiva dell'Iva fino alla sua completa abolizione nel breve periodo, la ristrutturazione dell'Islr aumentando sostanzialmente le aliquote d'imposta per le persone giuridiche e i grandi contribuenti, stabilendo altresì nuove imposte per i capitali finanziari ed i grandi interessi economici.

Un lampo positivo

Bisogna riconoscere che il nuovo bilancio inverte parzialmente l'altra pericolosa tendenza che si è criticata duramente per diversi anni: la crescita dell'indebitamento pubblico. In questo nuovo anno, l'indebitamento consisterà solamente in qualcosa meno del 14% del bilancio ordinario, prima volta dal 2010 che il peso delle fonti finanziarie scende sotto il 20% del totale delle entrate previste e prima volta in più di un decennio che il totale dell'indebitamento autorizzato mostra una diminuzione rispetto l'anno precedente.

Ciò nonostante, il totale dell'indebitamento approvato come parte del bilancio è tuttavia enorme, oltre i 100 miliardi di bolivares, aggravato dal fatto che più della metà sarà destinato al servizio dei debiti precedentemente contratti: nuovi debiti per pagare i vecchi. In totale, durante il corso dell'anno si destineranno al pagamento degli interessi sui debiti contratti negli anni precedenti circa 150 miliardi (parallelamente, altri debiti preesistenti saranno ristrutturati o rifinanziati per un totale di quasi 44 miliardi).

Vale a dire che la spesa per interessi sul debito supererà il 20% del totale a bilancio, rendendola la principale voce di spesa della Repubblica: quasi una volta e mezza il totale destinato al pagamento del personale di tutti gli enti e gli organi dello Stato, o qualcosa più del doppio del bilancio assegnato al ministero dell'Istruzione, oppure quasi quattro volte il bilancio assegnato al ministero della Salute.

Se accettiamo come verità l'inverosimile tasso di cambio di 6,30 bolivares per dollaro con cui è stato calcolato il bilancio, la somma a servizio del debito equivale a circa 24 miliardi di dollari, senza includere i debiti acquisiti autonomamente da PDVSA [compagnia petrolifera statale, ndt] e dalle altre imprese decentralizzate di proprietà statale. Tale somma risulta allarmante, specialmente in vista delle difficoltà che si approssimano al Venezuela data l'enorme dipendenza dalle sue, sempre minori, entrate petrolifere. La politica di indebitamento, seguita dal governo dal 2008 fino al 2014, ha finito col triplicare l'ammontare del debito consolidato della Repubblica in appena sei anni e, fortunatamente, sembra essere stata corretta negli ultimi tempi. Il Grafico 3 mostra l'evoluzione recente del peso dell'indebitamento in percentuale al bilancio ordinario ed evidenzia la riduzione relativa del nuovo indebitamento che sembra esser in via di sviluppo.



Verso un Venezuela produttivo?

Ma se in materia di indebitamento ci sono alcune cose buone, lo stesso non può dirsi riguardo gli investimenti produttivi. Solo 54 miliardi di bolivares, appena qualcosa in più del 7% del bilancio, sono destinati per il 2015 ai cosiddetti "settori produttivi", giungendo così al terzo anno consecutivo di riduzione del peso di questa voce sulla spesa annuale della Repubblica. Sono già molto lontani gli anni in cui si destinava almeno il 10% del bilancio agli investimenti orientati allo sviluppo di una economia sovrana, diversificata, armonica, con capacità sia di soddisfare la domanda interna del paese che di creare opportunità di esportazione in grado di generare entrate non legate al petrolio.

Anche se l'intera somma fosse effettivamente destinata agli investimenti produttivi in agricoltura, nell'industria manifatturiera, nel commercio e nei servizi, e non invece alle spese amministrative ordinarie dei ministeri e degli enti governativi coinvolti in tali attività, il livello di spesa sarebbe chiaramente insufficiente a dare un impulso significativo all'economia reale, che continuerà così il suo lungo declino.

Con questo bassissimo livello di investimenti, sarà tuttavia più difficile mettere in marcia il piano nazionale di re-industrializzazione e di stimolo generale alla produzione che il PCV ha proposto ripetutamente come condizione necessaria affinché il nostro paese superi i suoi sempre più gravi squilibri economici e si incammini finalmente verso la sovranità nazionale e il pieno sviluppo. E questo mentre ci troviamo sulla soglia di quella che può diventare la più grave crisi del mercato petrolifero mondiale da decenni a questa parte.


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