Cosa sta realmente accadendo in Venezuela? La spiegazione degli attacchi degli Stati Uniti e della situazione economica
Ben Norton | mronline.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
17/11/2025
Pubblicato originariamente su Geopolitical Economy Report il 14 novembre 2025 si tratta di un'intervista di un giornalista cinese a Ben Norton, direttore di Geopolitical Economy Report, tradotta in cinese e riproposta qui nella versione originale:
DOMANDA: Ben, hai viaggiato molto in America Latina, compreso il Venezuela. Vorrei sentire il tuo parere su Maduro. Il suo governo gode del sostegno del popolo venezuelano o potrebbe andare incontro a un destino simile a quello di Bashar al-Assad in Siria? Come sai, Trump sta pianificando attacchi all'interno del Venezuela. Pensi che il governo di Maduro cadrà come quello di Assad?
Ben Norton: Ci sono effettivamente alcuni parallelismi tra il Venezuela e la Siria, ma le differenze sono più delle somiglianze.
Il Venezuela è molto diviso politicamente, ma in generale la rivoluzione bolivariana avviata dal precedente presidente Hugo Chávez e portata avanti dall'attuale presidente Nicolás Maduro gode ancora di ampio sostegno da parte dei venezuelani poveri e della classe operaia. La maggior parte dei ricchi e delle élite sono filo-statunitensi e anti-governativi. Molti di loro hanno lasciato il Paese, ma alcuni sono ancora in Venezuela (soprattutto nelle zone ricche come Chacao).
In Venezuela, la maggior parte delle persone è stanca dei conflitti politici e della violenza e desidera semplicemente la stabilità. L'opposizione di destra non ha molti sostenitori attivi all'interno del Paese. Ogni volta che cerca di organizzare una protesta, si presentano solo poche centinaia di persone. Tuttavia, nonostante siano pochi, hanno ancora molto potere concentrato nelle mani delle aziende private, dei media e delle "ONG" finanziate dai governi occidentali.
Maduro non sarà rovesciato da persone all'interno del Venezuela. L'unico modo possibile in cui penso che il governo venezuelano possa cadere, è che l'esercito statunitense invada il Venezuela e/o intraprenda una guerra diretta all'interno del territorio venezuelano, bombardando Caracas, come hanno fatto gli Stati Uniti in Iraq, Libia, Jugoslavia, Panama, Grenada, ecc. (anche se le tattiche utilizzate erano diverse in ciascuna di quelle guerre).
Trump ha già ordinato all'esercito statunitense di uccidere decine di venezuelani in esecuzioni illegali ed extragiudiziali in acque internazionali. Finora non ha lanciato attacchi diretti all'interno del Venezuela, anche se ha confermato di aver autorizzato la CIA a svolgere operazioni di destabilizzazione all'interno del Paese.
Ci sono notizie secondo cui Trump avrebbe intenzione di bombardare obiettivi all'interno del Venezuela. Si tratterebbe di un atto di aggressione estremo, ma del tutto possibile, anzi probabile. Non credo che invierà truppe statunitensi in Venezuela: è certamente possibile, ma sarebbe molto impopolare in patria, soprattutto tra la sua cosiddetta base "MAGA".
Se dovessi proprio fare una previsione, direi che c'è il 66% di probabilità che l'esercito statunitense lanci attacchi all'interno del territorio venezuelano, con missili e/o attacchi aerei e il 25% di probabilità che le truppe statunitensi invadano il Paese e cerchino di prendere il controllo dei porti, degli aeroporti, delle strade principali e/o dei giacimenti petroliferi.
I sondaggi mostrano che la guerra di Trump contro il Venezuela è molto impopolare all'interno degli Stati Uniti. Una leggera maggioranza degli americani, il 55%, si opporrebbe a un'invasione statunitense del Venezuela, mentre solo il 15% la sosterrebbe. Una netta maggioranza, il 45%, si oppone all'uso dell'esercito statunitense per rovesciare il presidente Maduro, mentre solo il 18% lo sostiene. Tuttavia, l'opposizione dell'opinione pubblica non ha mai fermato Washington in passato.
Infatti, studi scientifici dimostrano che l'opinione pubblica non ha alcun impatto sulla politica del governo statunitense.
Dal punto di vista economico, il Venezuela ha avuto gravi difficoltà a causa delle sanzioni illegali imposte dagli Stati Uniti e dell'embargo economico che ostacolano l'accesso del Paese al sistema finanziario internazionale dominato dagli Stati Uniti e gli impediscono di esportare petrolio e di riparare/aggiornare le proprie infrastrutture petrolifere, causando una riduzione delle entrate pubbliche pari al 99% (secondo la massima esperta delle Nazioni Unite in materia di sanzioni, la relatrice speciale Alena Douhan).
Tuttavia, l'economia del Venezuela è oggi in uno stato migliore rispetto a quello in cui si trovava durante il precedente tentativo di colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti nel 2019-20, che ha causato l'iperinflazione. Il tasso di inflazione è diminuito notevolmente. I salari reali sono aumentati. Il cibo e i beni di prima necessità sono accessibili. L'economia si è però fortemente dollarizzata, il che erode la sovranità monetaria del governo venezuelano.
Gli ultimi attacchi degli Stati Uniti finiranno probabilmente per aumentare il sostegno al governo venezuelano, perché renderanno chiaro che ci sono solo due opzioni realistiche: o Maduro o un fantoccio di destra degli Stati Uniti, come la leader golpista di estrema destra María Corina Machado, finanziata dal governo statunitense, che Washington vuole mettere al potere e che ha dichiarato apertamente di voler privatizzare le enormi riserve petrolifere del Venezuela e vendere i beni del Paese alle società statunitensi.
Una chiara somiglianza tra il Venezuela e la Siria è stata la guerra economica condotta dall'Occidente.
Il governo siriano è caduto in parte perché le sanzioni "Caesar" degli Stati Uniti e dell'Unione Europea hanno devastato l'economia. La Siria non poteva accedere alle valute forti e quindi aveva un'inflazione molto alta. L'esercito siriano non era in grado di pagare i suoi ufficiali e soldati, che quindi non erano disposti a combattere. C'era anche carenza di cibo e petrolio. Alla Siria è stato impedito l'accesso ai suoi giacimenti petroliferi e ai campi di grano, occupati militarmente dagli Stati Uniti.
Una differenza importante è la guerra contro la Siria, sponsorizzata dall'Occidente, iniziata nel 2011.
Lo Stato siriano è stato notevolmente indebolito da oltre un decennio di guerra. Inoltre, la Siria è stata invasa da diverse potenze straniere, tra cui Stati Uniti, Turchia e Israele. Gran parte del suo territorio non era sotto il controllo del governo centrale, ma piuttosto di gruppi estremisti e mercenari finanziati e armati da Stati Uniti, Turchia, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
La situazione in Venezuela non è simile. Nel 2014 e nel 2017 ci sono stati violenti tentativi di colpo di Stato da parte di estremisti di estrema destra sostenuti dagli Stati Uniti, ma nulla di paragonabile ai livelli di violenza visti nella guerra in Siria.
DOMANDA: Durante il primo e il secondo mandato di Maduro, l'economia era in pessime condizioni. Perché ora sta migliorando?
Ben Norton: Le sanzioni statunitensi contro il Venezuela sono iniziate nel 2015, quando Obama ha dichiarato il Venezuela una presunta "minaccia alla sicurezza nazionale". Anche il prezzo globale del petrolio è crollato dal 2014 al 2016. Entrambi questi fattori hanno causato enormi problemi economici in Venezuela.
Le sanzioni illegali degli Stati Uniti si sono poi intensificate in modo significativo sotto Trump nel 2017. E nel 2019, Trump ha imposto un embargo economico al Venezuela (come l'illegale blocco statunitense di Cuba, che dura da più di sei decenni, in violazione del diritto internazionale).
Ciò significa che il Venezuela non è stato in grado di esportare petrolio, che era la fonte della stragrande maggioranza delle entrate del governo. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle misure coercitive unilaterali, Alena Douhan, ha riferito che il Venezuela ha perso il 99% delle entrate del governo a causa delle sanzioni statunitensi. L'esperto delle Nazioni Unite ha anche sottolineato che queste sanzioni unilaterali degli Stati Uniti sono illegali, violano i diritti umani dei venezuelani e hanno devastato l'economia.
Le sanzioni statunitensi hanno causato una significativa carenza di dollari e di altre valute forti in Venezuela, il che ha impedito alla banca centrale di stabilizzare la valuta nazionale, il bolivar. Inoltre, ci sono stati enormi attacchi da parte di speculatori valutari con sede negli Stati Uniti, con l'aiuto di gruppi del mercato nero con sede in Florida come DolarToday. La banca centrale ha anche cercato di mantenere un tasso di cambio fisso durante questi attacchi speculativi, il che ha significato esaurire le poche valute forti di cui disponeva per cercare di difendere il bolivar. L'insieme di questi elementi hanno causato l'iperinflazione in Venezuela.
Un altro fattore molto importante da considerare, è che la stragrande maggioranza della tecnologia e delle infrastrutture petrolifere utilizzate in Venezuela nel secolo scorso era stata progettata da aziende occidentali. L'industria petrolifera era stata nazionalizzata da Chávez, ma la tecnologia su cui si basava era ancora proprietà intellettuale di società statunitensi ed europee.
Le sanzioni hanno quindi impedito al Venezuela di riparare le sue attrezzature petrolifere e di acquistare i nuovi macchinari necessari per mantenere e modernizzare le sue infrastrutture petrolifere. Ciò ha causato un enorme calo della produzione petrolifera del Venezuela.
La situazione negli ultimi anni è migliorata perché il Venezuela è riuscito a sostituire parte dei suoi macchinari petroliferi con tecnologia proveniente da Iran, Russia e Cina. Tecnici provenienti da questi paesi hanno anche aiutato il Venezuela a riparare e aggiornare le sue infrastrutture petrolifere.
Ciò ha consentito al Venezuela di esportare più greggio, principalmente verso la Cina. La produzione petrolifera odierna è ancora parecchio inferiore a quella precedente all'inizio delle sanzioni statunitensi nel 2015, ma sta lentamente aumentando e ora supera 1 milione di barili al giorno, il livello più alto dall'ultimo tentativo di colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti, durante il primo mandato di Trump.
Ciò significa che il Venezuela sta ora guadagnando più valuta forte, che può utilizzare per stabilizzare la propria moneta e ridurre l'inflazione.
DOMANDA: Ci sono altri paesi latinoamericani che stanno aiutando o sostenendo il Venezuela?
Ben Norton: Cuba e Nicaragua hanno aiutato il Venezuela. Ma sono paesi molto piccoli e non hanno molte risorse ed entrambi subiscono anche le sanzioni illegali degli Stati Uniti. Forniscono principalmente sostegno politico e diplomatico.
I governi di destra in America Latina sono tutti estremamente filo-statunitensi e anti-Venezuela. Molti dei governi di sinistra sono più indipendenti nella loro politica estera, ma hanno paura di avvicinarsi troppo al Venezuela a causa delle minacce del governo statunitense, in particolare la minaccia di sanzioni secondarie e anche a causa della reazione della destra interna.
La Colombia, paese confinante con il Venezuela, è stato storicamente il più fedele alleato degli Stati Uniti nella regione e il suo governo è stato dominato per decenni da ricchi oligarchi di destra. Oggi, per la prima volta, la Colombia ha un governo di sinistra, guidato dal presidente Gustavo Petro.
Petro ha criticato pubblicamente gli Stati Uniti e si è opposto apertamente ai loro attacchi contro il Venezuela. In risposta, Trump ha imposto sanzioni al presidente Petro e alla sua famiglia. Si è trattato di un palese atto di aggressione contro la sovranità della Colombia e di un chiaro esempio di ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni del Paese. Era anche ovviamente inteso come una minaccia nei confronti degli altri leader della regione, affinché non si esprimessero e non contestassero la guerra degli Stati Uniti.
Detto questo, Petro ha paura di avvicinarsi troppo al Venezuela, a causa degli attacchi dei media di destra all'interno della Colombia e perché nel 2026 ci saranno le elezioni e non vuole che i suoi alleati di sinistra ne risentano.
Le forze di destra sostenute dagli Stati Uniti stanno guadagnando influenza in molte parti dell'America Latina. La guerra contro il Venezuela fa parte di una più ampia strategia dell'impero statunitense volta a indebolire la resistenza anti-imperialista di sinistra, rafforzare i gruppi oligarchici di destra che serviranno gli interessi delle aziende statunitensi e imporre l'egemonia degli Stati Uniti in tutta la regione.
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