www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 13-01-26 - n. 951

Né tutela imperialista, né continuità autoritaria: per una soluzione popolare, democratica e sovrana alla crisi

Partito Comunista del Venezuela (PCV) | prensapcv.wordpress.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/01/2026

Comunicato

L'Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista del Venezuela (PCV) - eletto dal XVI Congresso Nazionale, novembre 2022 - ribadisce la sua più ferma e categorica condanna dei criminali bombardamenti eseguiti dalle forze militari degli Stati Uniti sulla città di Caracas e altre località del Paese durante la notte del 3 gennaio, azione che costituisce una grave aggressione alla sovranità nazionale e una flagrante violazione del diritto internazionale.

Il PCV respinge la detenzione violenta e illegale dei cittadini Nicolás Maduro Moros e Cilia Flores, avvenuta nel quadro di questa intervento militare straniero. Gli Stati Uniti agiscono ancora una volta come gendarme del mondo, applicando in modo extraterritoriale le loro leggi e ignorando apertamente i principi di sovranità, autodeterminazione dei popoli e non ingerenza.

Le leggi statunitensi non hanno giurisdizione in Venezuela e nessuna potenza straniera ha il diritto di imporre la propria volontà con la forza delle armi. Questa posizione non implica, in nessun caso, alcuna difesa politica dell'amministrazione autoritaria, antidemocratica, antioperaia e antipopolare di Nicolás Maduro, che esercitava de facto la presidenza della Repubblica.

Maduro e la dirigenza del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) sono stati responsabili di gravi violazioni della Costituzione, delle leggi e dei diritti politici, lavorativi e sociali del popolo lavoratore, creando condizioni favorevoli ai piani imperialisti di assedio e aggressione contro il Paese.

Sono trascorsi tre giorni dall'aggressione militare del governo di Donald Trump e finora le autorità venezuelane non hanno presentato un rapporto ufficiale sulle vittime civili e militari, sui danni materiali causati dai bombardamenti e tanto meno una spiegazione sull'incapacità delle forze di sicurezza di individuare e rispondere a un'aggressione militare straniera. Questo silenzio non solo è inaccettabile, ma anche sospetto.

Il Paese ha il diritto di conoscere la verità sulle conseguenze di questa azione bellica. Donald Trump ha confermato apertamente che la presunta "lotta al narcotraffico" non era altro che un pretesto per nascondere i suoi veri obiettivi: il controllo del petrolio e delle risorse strategiche venezuelane. Le sue dichiarazioni, in cui afferma che governerà il Venezuela e si occuperà di amministrare le risorse petrolifere, confermano il carattere apertamente neocoloniale e predatorio di questo intervento. Il fatto che l'amministrazione Trump abbia reso pubbliche le sue richieste alle nuove autorità venezuelane - tra cui l'accesso privilegiato delle compagnie statunitensi alle risorse petrolifere del Paese, nonché il divieto di vendere greggio e la rottura delle relazioni con le nazioni che tale amministrazione definisce nemiche degli interessi degli Stati Uniti - conferma che il conflitto che oggi affligge i venezuelani fa parte della feroce disputa tra le potenze imperialiste e le nazioni capitaliste emergenti per il controllo dei mercati, delle materie prime, delle rotte commerciali e delle aree di influenza, nel contesto di un aggravarsi della crisi strutturale del capitalismo su scala mondiale.

I fatti confermano anche ciò che il PCV ha ripetutamente denunciato: la leadership del PSUV negoziava alle spalle del Paese con Washington, mentre il popolo venezuelano era immerso in una grave crisi politica, economica e sociale. Ne sono prova gli appelli alla "cooperazione" e allo "sviluppo condiviso" lanciati da Delcy Rodríguez di fronte alle minacce e alle imposizioni della potenza imperialista.

Non va inoltre dimenticato che questa operazione militare è stata promossa in modo irresponsabile dal settore più reazionario dell'opposizione, guidato da María Corina Machado, oggi allontanata dai propri alleati, i quali hanno dimostrato che né la democrazia, né i diritti umani guidano le loro azioni, ma che le loro vere ambizioni si concentrano sul controllo e l'appropriazione dell'industria energetica venezuelana, anche se ciò significa mantenere la continuità dell'attuale regime come loro braccio esecutivo.

L'ingerenza militare statunitense, sebbene incoraggiata da settori interni, non contribuisce a superare la crisi nazionale, ma al contrario la aggrava. Le condizioni di vita del popolo venezuelano continuano a deteriorarsi, mentre l'élite al potere non adotta alcuna misura volta a ripristinare i diritti e la dignità della classe lavoratrice.

Mettiamo inoltre in guardia dalle pericolose implicazioni del recente decreto di emergenza, che può diventare uno strumento di repressione nelle mani di attori che hanno mantenuto la loro egemonia attraverso il terrore, dopo aver perso il sostegno popolare.

Il PCV insiste sulla necessità urgente di costruire una via d'uscita dalla crisi che sia popolare, costituzionale, democratica e sovrana. Né l'occupazione, né la tutela imperialista, né tantomeno la continuità del regime autoritario, costituiscono soluzioni favorevoli per il popolo lavoratore.

Chiediamo che tutte le persone arrestate arbitrariamente dopo la proclamazione illegittima di Nicolás Maduro come presidente siano immediatamente rilasciate, compreso Enrique Márquez, sequestrato un anno fa per aver chiesto la pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali, così come tutti gli attivisti incarcerati per aver lottato e difeso i diritti costituzionali del popolo venezuelano.

I salari e le pensioni devono essere salvati dalla situazione di crisi in cui sono stati precipitati dal programma neoliberista del PSUV. La dignità delle famiglie lavoratrici venezuelane dipende da questo.

L'uscita dall'attuale pericolosa crisi e dalla reale minaccia di un'escalation militare imperialista passa attraverso la fine del regime autoritario e il ripristino della legalità costituzionale attraverso il ripristino delle libertà democratiche, l'indizione immediata di elezioni presidenziali, con piene garanzie per i cittadini e le organizzazioni politiche. A tal fine, le attuali autorità del CNE [Consiglio Nazionale Elettorale] devono dimettersi e i partiti politici, tra cui il PCV, devono recuperare la loro personalità giuridica.

La lotta per il ripristino della Costituzione e dello Stato di diritto chiama a raccolta tutte le forze rivoluzionarie, popolari e genuinamente democratiche del Paese.

Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista del Venezuela

Caracas, 6 gennaio 2026


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