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IL PONTE TRA LA POVERTA' E LA RICCHEZZA
di Suzana Milicic - ("Reporter" [Banjaluka])
Botte, prigionia, minaccie, insulti. A cosa si associano queste quattro parole? Gli amanti dei giochi di associazione penseranno di aver trovato la soluzione: a un campo di prigionia. Tuttavia, la gente che sta tutt'ora attraversando il secondo anno di transizione economica in Serbia pensera' prima di tutto che queste quattro parole descrivono un concetto differente: la privatizzazione in Serbia. Infatti, tutte e quattro le parole sono entrate gia' nell'esperienza vissuta da molti.
Botte? L'altra primavera, quando hanno ricevuto la comunicazione che una parte di loro era in esubero, i lavoratori di Kragujevac per poco non hanno picchiato il ministro che aveva loro portato la nefasta notizia.
Prigionia? Per la stessa ragione, quasi dieci giorni fa tre rappresentanti del Governo sono rimasti imprigionati per 13 ore a Bor, in compagnia dei minatori. Minaccie ed insulti ? Sono il normale benvenuto riservato ai ministri dai lavoratori nel, com'e' di moda dire adesso, dialogo sociale.
L'ultimo esempio, la rivolta dei minatori a Bor e Majdanpek dove, dopo lo sciopero, il blocco della citta', la presa in ostaggio dei rappresentanti del governo e interminabili discussioni politiche a livello locale, per poco tutto non e' finito con l'intervento delle unita' speciali della polizia. Cio' ha dimostrato che il gioco di associazione con le quattro parole sara' ancora attuale per lungo tempo a venire.
PUNTI CALDI
I disordini in queste dimenticate citta' di minatori della Serbia orientale, che hanno, a detta dei sindacati, "sofferto una catastrofe umanitaria senza precedenti", hanno solo dimostrato in modo colorito ed evidente come il processo di trasformazione verso una
nuova Serbia sara' un missione estermamente delicata e rischiosa.
Sulla carta geografica della Serbia troviamo molti altri di questi punti caldi. Dopo Kragujevac e Bor, l'onda dei disordini potrebbe velocemente propagarsi verso altri luoghi che la terminologia economica definisce "citta' fabbrica": Nis, Vranje, Leskovac, Priboj, Sabac, Loznica, etc...Trasportando sulla carta geografica la lista delle industrie per le quali si prevede la ristrutturazione, si capisce come infatti la
teoria e la pratica facilmente coincideranno. Infatti, la lista delle 39 imprese che presto avvieranno il processo di ristrutturazione, come reso pubblico alla meta' di febbraio, mostra come le dita della trasformazione si estenderanno proprio sopra le nostre "citta' fabbrica" d'invenzione socialista.
"Credo che questi prossimi due anni saranno estremamente critici, in quanto si giungera' a un radicale raddrizzamento dell'economia" commenta il professor Zoran Popov, consulente dell'Istituto di Economia di Belgrado, il quale si aspetta che la
seconda meta' di quest'anno e tutto l'anno prossimo saranno caratterizzati da disordini sociali a causa del processo di trasformazione.
Scorrendo velocemente tra i nomi delle imprese pubbliche che bisogna prima risanare e poi cercar di vendere (e' questa la ristrutturazione), salta all'occhio il fatto che in piu' della meta' di tali imprese ci si potra' legittimamente aspettare degli
shock non indfferenti. Dragan Matic, presidente del sindacato Nezavisnost (Indipendenza), ci comunica che il sindacato ha iniziato una campagna d'informazione
per i lavoratori sul processo di privatizzazione e sulla posizione dei lavoratori e ci presenta una definizione stretta del disordine sociale: questo inizia quando il governo cerca di attuare decisioni che sono illegali, mentre tutto cio' che e' fatto legalmente, anche se ha conseguenze molto pesanti, non puo' essere preso come una ragione per ribellarsi.
Sicuramente non e' facile per lui convincere i propri colleghi dei complessi metallurgici, ma si attiene alle definizioni sindacali e non ha problemi a definire la
rivolta dei minatori come "una reazione impulsiva". Non ha problemi nemmeno a dichiarare che per certe fabbriche la ristrutturazione portera' dei benefici a molti, specialmente per le imprese fallimentari, e non nasconde di temere possibli rivolte dei lavoratori, particolarmente nelle citta' che dipendono interamente da poche fabbriche. Dalla lista delle 39 imprese, individua quelle del gruppo chimico ed energetico come
le piu' probabili sorgenti di tensioni sociali (HIP Azotara, HIP Petrohemija di Pancevo e Industrija hemijskih proizvoda di Prahovo).
SELEZIONE
"Queste imprese hanno un sacco da perdere, i loro lavoratori sono abituati a degli alti standard ed a paghe alte e quando lo stato offre loro un programma sociale di molto al di sotto del loro livello non hanno nessuna ragione per accettarlo", spiega Matic. Per uno che per anni ha vissuto di sussistenza in un fabbrica dove non si lavora e dove non c'e' profitto, i quasi 2000 M offerti dal programma sociale sono un vero e proprio profitto. Per altri lavoratori, diciamo quelli del settore chimico, che venivano pagati tra i 300 e 350? al mese, un'offerta simile non e' accettabile. Nella stessa situazione, dichiara Matic, e' la compagnia Satrid di Smederevo, dove ci si prepara a "selezionare ed eliminare" prima della vendita e dove le paghe sono nettamente al di sopra della media.
Le "citta' fabbrica" saranno comunque quelle che vedranno la parte piu' oscura della transizione serba.
Assieme a Kragujevac e Bor, "faccia a faccia" con la transizione si troveranno probabilmente anche Sabac (l'industria chimica Zorka e' l'attivita' economica piu' importante della citta'), Loznica (Viskoza), Smederevo (Sartid e Gosa situate a Smederevska Palanka), Leskovac (Leteks).
"La posizione delle "citta' fabbrica" e' critica non solo per gli effetti immediati - licenziamenti di massa - ma anche perche' tutta la comunita' sara' gravemente
danneggiata se la trasformazione non avra' successo", commenta Milan Arandarenko dell'Istituto G17. Indipendentemente da quella che sara' la stategia scelta dal Governo, gli abitanti
delle "citta' fabbrica" non saranno al riparo dallo shock derivante dall'aver capito che e' necessario passare dalla situazione attuale (soggetti economicamente non produttivi e trincerati psicologicamente nell'idea di sicurezza offerta dalle imprese statali) a qualcosa di completamente diverso. I dati della pubblicazione "Citta'-fabbrica" del numero di ottobre del G17 mostrano come alcune di tali citta'
abbiano goduto in passato del piu' alto sviluppo economico. Il reddito annuale per abitante a Bor nel 1989 era piu' del 100% della media nazionale, a Nis del 12.5%. Piu' del 50% del totale dei lavoratori in quattro tipiche "citta' fabbrica" era impiegato nel settore industriale e minerario.
AUTO UTOPIA
Il professor Popov pensa che i disagi sociali nelle grandi citta' non potranno esser facilmente risolti. E' il caso innanzitutto del complesso metallurgico, ubicato in gran parte nei dintorni di Belgrado: nella lista di ristrutturazione ci sono l'IMT, l'Industrija motora 21 Maj, Ivo Lola Ribar. In quest'ultima impresa, il processo di ristruttuazione e' quasi completato, ma al momento della firma dell'accordo ai lavoratori e' stata imposta la limitazione del proprio diritto legale di esigere gli stipendi arretrati.
Coinvolgere i sindacati nel processo di trattativa con il governo e' il modo migliore per evitare potenziali conflitti sociali, crede Matic. Ci sono comunque differenti ragioni per le quali ci si possono attendere come minimo dei malintesi. I potenziali punti caldi sono: l'Industria Macchine di Nis (MIN), dove la ristrutturazione e' gia' iniziata, poi la Prva petoletka di Trstenik, dove e' in atto una ristrutturazione dall'interno, con l'obiettivo
di ridurne la dimensione per poi trasformarla piu' facilmente, infine la Prvi Partizan di U
zice, parte del complesso militare, dove il problema principale sta nell'individuare il responsabile della ristrutturazione, essendo l'amministrazione federale responsablie per questo tipo di produzione, e la Trudbenik di Belgrado, in procedura fallimentare gia' dal maggio 2001. Ancora non sono state decise le priorita' nel processo di ristrutturazione. Questo comporta un altro rischio: che certe aziende siano in uno stato cosi' catastrofale che rischiano di fallire prima di essere salvate dall'intervento statale, con conseguenze facili da immaginare sul piano sociale.
"Lo Stato deve avere il capitale e la conoscenza per poter ristrutturare queste imprese e renderle attrattive per gli investitori. Non c'e' ne' il capitale ne' la conoscenza, e nemmeno idee su come farlo" dice non ottimisticamente il professor Popov.
Quindi non e' sorprendente che nella terminologia moderna sia entrato il partner strategico, ponte tra la poverta' locale ed i soldi stranieri. Ecco un'altra parola chiave della transizione serba !
(traduzione di Riccardo Chelleri)