www.resistenze.org - popoli resistenti - jugoslavia - 10.07.02

Acc. Mihajlo Markovic: "Le relazioni tra la Serbia e il Montenegro"

Intervento alla tavola rotonda del Forum di Belgrado, il 15.11. 2001 sul tema "Le relazioni della Serbia e il Montenegro".

Io vorrei dire qualcosa sui nodi strategici delle relazioni tra la Serbia ed il Montenegro. Il modo in cui sarà risolta la questione della loro relazione avrà numerose conseguenze a lungo termine per tutti i cittadini che vivono su questi territori. La secessione del Montenegro dalla Jugoslavia è volontà di una minoranza di cittadini del Montenegro, circa la metà dei 380.000 montenegrini, e della minoranza albanese. Questa minoranza ha sottratto il diritto di decisione ai c.ca 150.000 montenegrini che vivono in Serbia. Dunque questo "inalienabile diritto all'autodeterminazione" non corrisponde a criteri nazionali ma bensì a criteri territoriali ed amministrativi. Percio' alcuni possono ed altri non possono partecipare al referendum. Ma secondo il Diritto internazionale le unità amministrative non hanno il diritto alla secessione, anche se si chiamano "repubbliche" [questa norma del diritto internazionale e' stata clamorosamente violata con i riconoscimenti di Slovenia, Croazia, eccetera ; ndT]. Tanto più che secondo la legge esistente sul referendum, esso si riterrà valido se alla votazione parteciperà qualcosa in più del 50%, e se al quesito del referendum si esprimerà positivamente di nuovo qualcosa in più del 50% di quelli che hanno votato. Sul destino dunque del Montenegro e della Jugoslavia può decidere appena un quarto del corpo elettorale. Essendo la legge referendaria concepita in questa maniera, la secessione del Montenegro, alla quale si può giungere in base alla volontà arbitraria di una parte minoritaria ed irresponsabile - la quale infatti tende ad un monopolio illimitato del proprio potere e ad un controllo assoluto del territorio, sul quale governa senza alcuna limitazione -, può portare alla rottura e alla oppressione, in primis nello stesso Montenegro. La sua parte di territorio a nord-ovest (le montagne) e la parte che una volta era erzegovese, già ora si sono organizzate politicamente per la lotta contro l'odierno governo, perché esse, come anche le Bocche di Cattaro, non riconoscono la nazionalità montenegrina e non hanno appartenuto, come si suol dire, "da secoli", allo stato montenegrino. Non c'e' nessun dubbio che una secessione forzata del Montenegro e della Serbia potrebbe scatenare anche la guerra civile in Montenegro. Questa secessione potrebbe destabilizzare in altre maniere tutta la regione. Dopo il Kosovo e Metohija e dopo la Macedonia sicuramente i nazionalisti e terroristi albanesi trasferirebbero le loro operazioni verso la parte orientale del Montenegro, da Plav, Gusinje, Rozaj fino ad Ulcinj. Gia' dalla formazione della "Lega di Prizren" nel 1878 la parte est del Montenegro figura in tutti i piani come parte indispensabile della Grande Albania. La distruzione della Jugoslavia si rifletterebbe direttamente sullo status del Kosmet, del promontorio di Prevlaka e della Repubblica Serba di Bosnia. La sparizione dello stato jugoslavo aprirebbe subito la questione della proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, perché nella risoluzione 1244 non si menziona la sovranità della Serbia sul Kosovo e Metohija. La Croazia si affretterebbe ad annettere la Prevlaka. La situazione internazionale della Repubblica Serba di Bosnia sarebbe sensibilmente scossa, perché sparirebbe lo Stato garante degli accordi di Dayton [la RF di Jugoslavia, ndT]. Infine peggiorerebbe la posizione strategica della stessa Repubblica di Serbia perché sarebbe tagliato il collegamento strategico molto importante con il Mare Adriatico, e sarebbe messa in discussione l'esistenza della sua Marina, nella quale la maggior parte dei componenti appartiene alla popolazione serba, e di cui vorrebbe appropriarsi l'attuale governo del Montenegro. Bisogna aggiungere che cosi peggiorerebbe anche la posizione strategica della Macedonia, che si troverebbe sulle sue frontiere occidentali, e su quelle del nord, non soltanto gli albanesi dell'Albania ma anche quelli del Montenegro e del Kosovo e Metohija. Questa minaccia della destabilizzazione di tutta la regione est-europea è stata una delle cause per cui è cambiata la posizione della comunità internazionale e particolarmente degli USA verso la secessione del Montenegro. Questa secessione è stata sostenuta dai paesi membri della NATO quando la loro priorità era di indebolire ed abbattere il regime di allora (Milosevic). Nel frattempo questo obiettivo è stato raggiunto. E' cambiata l'amministrazione USA, e la crisi balcanica si è allargata sul territorio della Macedonia. La nuova amministrazione, nella quale non ci sono cosi tanti furiosi serbofobi come sono stati Clinton, la Albright, Holbrook ed altri, non era motivata ad accanirsi innanzitutto contro i serbi a causa della loro disobbedienza e delle proprie perdite da nascondere, benche' anche questa leadership abbia continuato con la politica della globalizzazione e del controllo sui Balcani. Essa non poteva non vedere che dalla secessione del Montenegro possono venire soltanto danni e non benefici. Infine, l'aggressione dei terroristi alla Macedonia ha mostrato che ciò può succedere anche al Montenegro, non appena si rendera' indipendente. Di fronte a tutto il mondo è caduta la maschera del vittimismo schipetaro, delle "persecuzioni"... Se nel piano di globalizzazione dei Balcani è stato importante impedire la costituzione di qualsivoglia Stato forte ed autonomo, allora sarebbe stato controproducente consentire la formazione di una Grande Albania euforica, spiccatamente nazionalista. Per questo si è attenuato il sostegno alla creazione del Kosovo indipendente ma anche alla secessione del Montenegro. Queste non sono ancora posizioni consolidate, e dal gioco delle diversi lobby sono sempre possibili delle brutte sorprese. Però, anche le stesse attuali voci dei funzionari americani sulla necessità che il Montenegro rimanga nell'ambito dello Stato comune con la Serbia dovranno avere un determinato effetto sulla parte pragmatica dei montenegrini separatisti. Perciò è molto importante la questione se le forze separatiste avranno il sostegno anche di quel 26% del corpo elettorale che, nel peggiore dei casi, sarebbe sufficiente per la secessione. Dall'analisi delle relazioni interne nel Montenegro e nella Serbia si possono dedurre quali sono le possibilità dell'esistenza futura del loro odierno Stato comune. Due sono i criteri essenziali della divisione tra le diverse forze politiche : l'orientamento nazionale e quello sociale. Nell'orientamento nazionale bisogna innanzitutto distinguere 3 gruppi di montenegrini. Nel primo gruppo sono i montenegrini che si ritengono di stirpe serba, nel secondo quelli che si ritengono come uno specifico popolo serbo, dunque i serbi delle montagne montenegrine, della Erzegovina orientale e delle Bocche di Cattaro, mentre il terzo gruppo ritiene di avere una differente identità nazionale dai serbi, e perciò di meritare uno Stato indipendente e sovrano. A differenza di questi terzi, i primi due gruppi sono ostili alla separazione. Oltre a questi 380.000 montenegrini nel Montenegro vivono c.ca 235.000 appartenenti alle minoranze e schipetara. Gli schipetari sono alleati della lista per la secessione del Montenegro, mentre tra i musulmani (o bosgnacchi come si definiscono) molti non vogliono la separazione definitiva del Sangiaccato [la regione in cui sono stanziati, ndT] in una parte serba ed una montenegrina, perciò potrebbero decidere (anche se temporaneamente) per uno Stato comune, la Jugoslavia, fintantoché non sara' portata in primo piano la questione dello status di tutto il Sangiaccato. Per quanto riguarda l'orientamento sociale e le sue implicazioni per la conservazione dello Stato comune, la situazione non e' tanto semplice da poter essere descritta con una polarizzazione sinistra-destra. I due raggruppamenti politici principali, DPS ed SNP [Socijalisticka Narodna Partija, Partito Socialista Popolare, ndT], provengono entrambi dal Partito Democratico dei Socialisti. Ma la leadership del DPS si e' orientata verso l'accumulazione della ricchezza e verso il mantenimento del potere tramite il rafforzamento degli organismi della repressione, tanto da diventare un tipico partito di destra, mentre l'altra forza, l'SNP, e' rimasta nella classica cornice di un partito di sinistra. Il primo e' separatista, mentre il secondo e' pro-serbo e jugoslavo. Questa divisione si riflette in una precedente, profonda separazione fra "usurai" e "bianchi". I primi erano contrari alla unione con la Serbia, nel 1918, e piu' tardi sono entrati in massa nel Partito Comunista del Montenegro - quando il Comintern proclamo' la Tesi sulla frantumazione della Jugoslavia e sui montenegrini come nazione a se, con un proprio Stato. Gli altri, i "bianchi", nel 1918 si schierarono a favore della unione con la Serbia e poi a sostegno di uno Stato jugoslavo unitario. Da questa analisi consegue che i montenegrini orientati a sinistra, quelli di ceppo serbo o che si sentono tali, con il sostegno dei musulmani di orientamento jugoslavo otterrebbero un vantaggio minimo al referendum, se esso si svolgesse nella primavera 2002. In Serbia la situazione e' diversa. La sinistra, dopo la sconfitta alle elezioni del 2000, e' molto indebolita. Nel complesso, essa vuole mantenere uno Stato comune con il Montenegro, anche se, paradossalmente, in questo Stato essa non puo' collaborare con la sinistra montenegrina dell'SNP che ha scelto di entrare nel governo [federale jugoslavo, ndT] di coalizione con la destra serba del DOS. Nella destra serba, ed anche nella stessa coalizione di governo DOS, la situazione e' complessa. Accanto ad alcuni separatisti, che desiderano in fondo che il Montenegro si separi, benche' non ne parlino apertamente, esistono anche forze fortemente nazionaliste (DSS, SRS, SSJ) che ritengono che i montenegrini siano in fondo "puri serbi" e percio' che si debba avere uno Stato serbo unificato. Dall'altra parte ci sono i mondialisti, come quelli del DOS, gente che potrebbe non provare alcun sentimento nazionale e che rispetto al mantenimento dello Stato nazionale da' la precedenza alla globalizzazione (e alla partecipazione dei serbi a tale globalizzazione). Essi non ritengono cruciale se la Serbia o il Montenegro saranno uno o due Stati nazionali, ma bensi' se essi diventeranno o meno regioni dell'Unione Europea. In Serbia si puo' valutare che il referendum (se si tenesse) darebbe un consistente sostegno al mantenimento dello Stato unitario. Si potrebbe anche arrivare alla disintegrazione della Jugoslavia, ma alla condizione che siano i paesi della NATO a deciderla, il che al momento non e' molto probabile, oppure se la Jugoslavia arrivasse al crack economico nel 2002, il che viceversa e' possibile.

(Traduzione di Ivan per il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia)