Il 24 Marzo 1999 la NATO, l'Europa, gli USA, il governo D'Alema-Ulivo, con
l'appoggio delle destre e per conto delle potenze economiche mondiali
dominanti, nell'ambito di un disegno globale di ricolonizzazione, scatenarono
una micidiale pioggia di bombe sui popoli della Federazione Jugoslava, violando
Costituzione italiana, leggi e trattati nazionale e internazionali. Migliaia di
vittime sotto le bombe e i missili all'uranio impoverito e alla grafite e le
cluster bombs, che hanno causato il più grande disastro ambientale mai avvenuto
in Europa: 20.000 morti di tumore in 4 anni di cui il 30% bambini. Con la
Jugoslavia cancellata politicamente da un governo fantoccio, al servizio della
NATO e dell'Unione Europea, che con un consenso dell'8% applica oggi fedelmente
le ricette liberiste con licenziamenti e privatizzazioni. Un paese dove la
popolazione diserta le urne delegittimando democraticamente i propri
rappresentanti politici ufficiali, dove gli scioperi dei lavoratori del
comparto privato e pubblico dilagano ma sono cancellati dall'informazione di
regime, nazionale e internazionale, Italia compresa. Dove i leader politici
fantoccio al servizio di potenze straniere, esaurito il loro ruolo, cadono
sotto i colpi assassini delle bande politico-mafiose, dando l'opportunità al
regime reazionario di operare una svolta autoritaria e di scatenare la caccia
alle streghe, per ammonire, zittire e fare piazza pulita di ogni residuo di
opposizione alle loro politiche liquidatorie e liberticide di ogni parvenza
residua di legalità e praticabilità democratica.
L'aggressione italiana alla Jugoslavia, pur nella sua orrenda specificità, non
è stata un inizio né una fine: l'Italia negli ultimi decenni è stata coinvolta
in altri interventi armati, diretti o ausiliari. L'esercito italiano è ad oggi
impegnato in Albania (2600 effettivi), Bosnia (1200), Serbia (Kosovo, 4900),
Macedonia (120), Afghanistan (1400), Eritrea (50), Palestina (??), mentre
l'Italia è occupata militarmente da 140 siti militarizzati USA e NATO, tra
basi, poligoni, porti, presidi e comandi militari.
Ma l'orizzonte, dopo e attraverso la distruzione della Jugoslavia, è cambiato:
dalle guerre "limitate" e "concordate" si è passati alla
guerra mondiale permanente. La feroce competizione fra gli stati
"alleati" membri del G8 sta sfociando inevitabilmente in nuove
guerre, costringendo gli Stati Uniti ad alzare il tiro, pena la perdita
dell'egemonia mondiale.
La "guerra umanitaria" alla Jugoslavia del 1999, preceduta da altri
"interventi di polizia internazionale" (Iraq '91, Somalia '93,
Albania '95) atti a tastare il polso alle potenze "alleate" europee,
è stata soprattutto il banco di prova generale USA di una nuova politica
egemonica, mirata a far saltare gli ultimi residui del "diritto internazionale"
ed a varare la politica USA delle alleanze a "geometria variabile"
definitivamente collaudato in Afghanistan nel 2001. Oggi tocca all'Iraq, e
ancora una volta l'Italia, sulla spinta dei suoi potentati economico-finanziari
di osservanza bi-polare, vi vorrebbe partecipare. Intanto già vi partecipa
indirettamente, prestando servitù militari e infrastrutture sul territorio
nazionale, e contingenti mercenari nelle aree coloniali già conquistate
dall'Armata imperiale.
Siamo di fronte ad uno scenario di guerra globale, non solo militare e non solo
contro i popoli che rifiutano di farsi colonizzare. E' una guerra sociale ed
economica contro i lavoratori di tutto il mondo, e contro i lavoratori italiani
costretti a subire in questi ultimi 10 anni le politiche dei due poli che si
sono alternati al governo: tagli allo stato sociale e privatizzazioni, bassi salari e cancellazione dei diritti,
criminalizzazione delle lotte, militarizzazione della vita pubblica e del territorio.
C'è chi ha interesse che la data del 24 Marzo venga cancellata dalla nostra
memoria, e osserviamo con preoccupazione come il PRC non abbia saputo
ricordarla con una qualsiasi iniziativa nazionale o regionale, scelta politica
sopperita dall'iniziativa isolata e autonoma di singoli compagni. Noi, invece,
vogliamo far vivere la data del 24 marzo, per contestualizzarla dentro la
giusta protesta popolare e di massa che in questo periodo si esprime,
finalmente in termini radicali, contro questa "nuova" guerra
imperialista.
Invitiamo pertanto a partecipare alla giornata di mobilitazione del prossimo 5
aprile ricordando questa data storica - così come abbiamo fatto domenica 23
Marzo nel quarto anniversario dei bombardamenti sulla Jugoslavia - per
manifestare contro la guerra e per la chiusura della base USA-NATO di Aviano,
dalla quale sono partiti i bombardamenti su Belgrado il 24 marzo 1999, e da
dove ancora e ancora partiranno soldati e aerei con il loro carico di morte
fino a quando questa base terrorista non sarà cancellata dal nostro territorio.
La Jugoslavia è viva e lotta insieme a noi
Le nostre idee non moriranno mai!
GRUPPO ZASTAVA TRIESTE - 24 marzo 2003
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