Lettera di Slobodan Milosevic all’opinione pubblica
Nel marzo 2001 sono stato accusato di crimini inimmaginabili, cosicché hanno
potuto arrestarmi e consegnarmi all'Aia. Queste nuove accuse del 2003 hanno lo
stesso scopo: L'Aia. Solo che stavolta il loro obiettivo è di cercare di
impedire, o almeno di minimizzare, l'evidente fiasco di questo fittizio
Tribunale, che serve come arma di guerra contro il nostro paese e contro la
nostra gente. Stavolta, diversamente dal 2001, hanno anche incominciato a
terrorizzare la mia famiglia, perseguitando vigliaccamente mia moglie e mio
figlio. La campagna criminale contro mia moglie e mio figlio viene montata
solamente a causa della mia lotta qui. È assurdo e vergognoso che si
accaniscano contro una donna, moglie di chi è stato capo dello Stato a lungo,
professoressa universitaria, autrice di dieci libri, tradotti in 30 lingue e
stampati in tutto il mondo, per cui nessuno potrà distruggere o nascondere le
sue settimanali testimonianze sulla crisi jugoslava. Il loro valore è stato
dimostrato con il tempo, ad onore di Mira e con nostro orgoglio. Nessun altro
intellettuale ha alzato la propria voce più di lei contro la guerra, la
violenza, il primitivismo, lo sfruttamento, e la schiavitù ed in favore della
pace, della libertà e della parità dei diritti. Si stanno accanendo contro un
giovane che a cuore aperto e limpido ha deciso di fare il suo cammino nella
vita in maniera indipendente, attraverso l'operosità, l'intelligenza e le
abilità sue proprie, ed ha fatto di tutto per aiutare gli altri e rendere la
sua città più bella e più umana. Stanno commettendo un crimine contro due
persone che verso gli altri non hanno mai usato altro che la bontà e l'umanità.
Il loro unico crimine è quello di essere la mia famiglia. La gente della Serbia
e le persone amanti della libertà in tutto il mondo mi inviano messaggi di
solidarietà e mi augurano la vittoria. Apparentemente, solo il regime di
Belgrado è ben disposto verso il Tribunale dell'Aia, tanto da non disdegnare
neppure di terrorizzare le donne ed i ragazzi. Alle due persone che sono venute
per interrogarmi - cinque mesi dopo che lo avevo pubblicamente richiesto - ho
detto che solo i codardi attaccano le donne ed i ragazzi, e che non esiste
vergogna più grande. La campagna politica, mediatica e poliziesca contro di me
e la mia famiglia è la più grande infamia per qualsiasi paese; una infamia che,
con il tempo, surclasserà non solo i suoi responsabili, ma anche quelli che
hanno assistito in silenzio.
Legija ed i Berretti Rossi : per quanto riguarda le "ragioni" per cui
il giudice ed il pubblico ministero sono venuti all'Aia, desidero chiarire che,
né io né il mio entourage abbiamo mai avuto rapporti con alcun gruppo
criminale. Non esisteva nessun "clan di Zemun" mentre io ero
presidente. Esso è piuttosto la conseguenza diretta dei comportamenti
dell'attuale governo, del ruolo avuto da alcuni gruppi ed individui nel golpe
del 5 Ottobre 2000, e dei loro reciproci accordi. Né io né alcuno nel mio
entourage abbiamo avuto contatti personali e frequentazioni con membri della
Unità per le Operazioni Speciali, popolarmente nota come Berretti Rossi. Io
credevo fosse una unità antiterroristica d'elite, tipica di ogni servizio di
sicurezza. Credo tuttora che la maggiorparte dei componenti della unità fossero
conformi a questa descrizione. Quelli con un passato o inclinazioni criminali
sono certamente meglio noti al presente regime, visto che esso li ha utilizzati
il 5 Ottobre. La mia visita alla caserma di Kula nel 1997 era parte del
cerimoniale, un gesto di apprezzamento per il capo del servizio Jovica
Stanisic, che rispettavo come professionista e come uomo che compieva il suo
lavoro in pieno accordo con i suoi incarichi. Che quella visita fosse di
cerimoniale, e che tutto quanto nella caserma per me fosse nuovo, dovrebbe
essere ovvio a chiunque guardi l'intera registrazione in maniera attenta.
L'ufficiale che mi riferiva sull'andamento della parata non mi era conosciuto.
Adesso so che il suo nome era Lukovic "Legija". Quando costui arrivò
per arrestarmi nel marzo 2001, lo scambiai per l'ufficiale che durante la mia
visita aveva condotto Stanisic e me dal quartier generale alle palestre
all'aperto, che pure volevano mostrarmi. Peraltro, ancora oggi non riesco a
ricordare nessuno dei nomi degli ufficiali che mi riferivano in varie occasioni
dinanzi ad una guardia d'onore. Questa vale persino per i comandanti delle
unità della Guardia dell'Esercito Jugoslavo. La prima volta che ho parlato con
Lukovic "Legija" è stato quando venne ad arrestarmi il 31 marzo 2001.
Visto che non avevo mai avuto alcun contatto con lui prima, né tantomeno una
conversazione, l'unica cosa che avrei potuto "ordinargli" sarebbe
stato il mio arresto. Chiaramente, quelli che per il mio arresto hanno
utilizzato membri dei Berretti Rossi (ed altri, che saltarono incappucciati
all'interno della recinzione della mia residenza) li hanno usati anche prima e
dopo. Io chiaramente non potevo. Le voci secondo cui questa unità lavorava
anche per la mia sicurezza personale non sono vere. Pure menzogne. La mia
sicurezza personale per tutto il tempo è stata l'unità di sicurezza pubblica
(non la Sicurezza di Stato), comandata da Senta Milenkovic.
Ivan Stambolic : sono stato amico di Ivan Stambolic per molti anni. Le nostre
strade si sono divise all'Ottava Sessione del Comitato Centrale della Lega dei
Comunisti della Serbia, nel 1987. Non abbiamo mai litigato personalmente. Dopo
che fu sostituito, egli venne da me per chiedere quello che (a parere di
entrambi) era uno dei posti migliori nella RFS di Jugoslavia: Presidente della
Banca Jugoslava per le Relazioni Economiche Internazionali. E lo ebbe,
rimanendo in quella posizione per 10 anni nonostante la consuetudine della
rotazione delle cariche, fino al suo pensionamento - che avrebbe potuto
ottenere ben prima, sia in forza dell'esperienza lavorativa che dell'età. Era
stato completamente dimenticato come politico da molti anni. Perciò la storia
secondo cui avrebbe potuto rappresentare un potenziale avversario nelle
elezioni è una bugia palese, visto che non vi partecipò mai. Non fu mai nemmeno
candidato. Peraltro, in quei dieci anni, forse che qualche altro candidato ha
subito qualche attacco? È assurdo sostenere che mi sarei affrettato ad
ucciderlo poiché rappresentava una minaccia, dopo che che gli avevo consentito
di tenere un posto di suo gradimento per dieci anni, e dopo che era andato in
pensione! Per me è particolarmente misterioso come la sua famiglia possa avere
dato prontamente credito a questa palese bugia. Sembra che loro abbiano più
interesse ad accusare me che non a scoprire la verità sulle sorti del loro
padre e marito. Ivan Stambolic era un politico dimenticato, e, al momento della
sua scomparsa, era anche un banchiere dimenticato. Nessuno nello Stato o
nell'apparato politico lo aveva più menzionato da anni. Egli apparteneva
all'epoca della ex RFS di Jugoslavia, e le cose dal 1990 purtroppo erano
cambiate. Senza offesa, ma nessuno più si interessava di Ivan Stambolic. Non ci
furono persecuzioni nei confronti di quelli che, all'Ottava Sessione, avevano
sostenuto la sua linea. Desimir Jeftic, presidente del consiglio dei Ministri
della Serbia, che pure era stato sostituito, fu per molti anni Ambasciatore in
Romania. Il migliore amico e vicino di Ivan, Dragan Tomic, CEO amministratore
delegato della ditta di mobili Simpo, rimase membro del partito e della
leadership dello Stato. Io sono certo che egli confermerebbe che gli dissi,
dopo la sostituzione di Ivan, che io lo avrei considerato molto male se egli
avesse rinunciato alla sua amicizia, voltandogli le spalle. Dunque, la verità è
proprio all'opposto rispetto alla storia che è stata fabbricata da qualche
personaggio patetico. Io fui informato della sparizione di Ivan al telefono,
dal ministro degli Interni Vlajko Stojiljkovic. Gli dissi di usare tutti i
mezzi possibili per trovarlo. Mi disse che la moglie di Ivan ed il figlio
avevano denunciato la scomparsa nel pomeriggio, benchè egli fosse andato a
correre la mattina, il che avrebbe reso le indagini più complicate. Tutti i
posti di frontiera furono allertati, e più tardi quella sera Vlajko
Stojiljkovic mi disse che molte centinaia di poliziotti erano impegnati nella
indagine. Io insistetti che tutte le risorse fossero utilizzate per trovarlo
prima possibile. Certamente, la maggiorparte di questi ufficiali sono tuttora
impiegati al Ministero dell'Interno, e possono testimoniare in proposito. Sulla
base di quanto Stojiljkovic mi aveva riferito, tutto ciò che si sarebbe potuto
fare fu fatto.
Draskovic, Pavkovic e l'incidente di Budva : visto che gli inquirenti, durante
le presentazioni, hanno menzionato un mio presunto collegamento con il
"tentativo di assassinio di Draskovic", desidero dire qualche parola
anche a riguardo. Non ho mai creduto che quanto avvenne a Budva fosse un vero
tentativo di omicidio, poiché appare improbabile che qualcuno possa sparare
tutti i colpi, in uno spazio ristretto come quello, mancando tutti i bersagli.
Neanche Vuk Draskovic, con la sua inclinazione a drammatizzare, sarebbe stato
in grado di trasformarsi in una mosca o in una zanzara. Credetti che o qualcuno
aveva avuto intenzione di spaventarlo, oppure che egli aveva inscenato l'intero
incidente per conquistarsi l'attenzione e promuovere il suo ruolo di
"vittima del regime". Non è difficile vedere chi abbia beneficiato di
un simile incidente, mentre è abbondantemente chiaro che esso non servi' al
governo. Al contrario, in effetti, io non so se il Servizio di Sicurezza Serbo
abbia avuto alcuna attività in Montenegro, a parte quella di raccogliere
informazioni sul contrabbando di sigarette verso la Serbia. Rade Markovic mi
fece persino vedere fotografie di ricognizione aerea di un'area nota come Mehov
Krs, dalla parte serba del confine con il Montenegro, e spiegò che in base alle
sue informazioni si trattava di un importante magazzino di stoccaggio delle
sigarette di contrabbando. Egli si preparava ad un raid per prendere i
contrabbandieri ed interrompere il traffico, al momento opportuno. Non so se le
fotografie furono scattate da un aereoplano o da un elicottero, della polizia o
dell'esercito, in quanto questi dettagli non mi interessavano. Non ho mai
parlato con Pavkovic di alcun trasferimento di "assassini" o
"agenti" dal Montenegro. Non è plausibile che il Comandante in Capo
potesse essere coinvolto nel trasporto di presunti agenti segreti, tantomeno
attraverso l'intera catena di comando che incominciava con il Capo del Comando
Generale. La verità è che io insistetti sempre affinché i servizi cooperassero,
abbandonando le loro rivalità, visto che non servivano me bensì lo Stato,
e si presumeva che lavorassero per lo
Stato, in accordo con la legge. Il generale Aleksandar Vasiljevic ha
testimoniato su questo in questo tribunale illegale, nientemeno che come
testimone per l'accusa. Rade Markovic
ha testimoniato, sia qui sia di fronte a due commissioni parlamentari, di esser
stato sottoposto a pressioni perché cercasse di incriminarmi. L'unico incidente
di elicottero che ricordo riguarda un volo a bassa quota di un elicottero sopra
alla Casa Bianca (che era illegale), quando un ufficiale dell'Esercito
Jugoslavo incaricato della sicurezza della Casa Bianca mantenne la calma
evitando che esso fosse tragicamente abbattuto. Più tardi quel giorno si venne
a sapere che l'elicottero stava trasferendo una persona gravemente malata dalla
Repubblica Serba [di Bosnia] alla Accademia Militare di Medicina [VMA]. Non vi
vergognate? Ho chiesto ad entrambi, l'inquirente e la pubblica accusa, che il
mio interrogatorio fosse pubblico, e che avrebbero potuto anche collegare una
linea telefonica aperta, cosicché chiunque avrebbe potuto chiedermi quello che
voleva. Mi hanno spiegato che questo non era consentito dalla legge,
fintantoché era in corso l'inchiesta. Ne ho preso atto, ma ho chiesto che le
registrazioni fossero rese pubbliche alla fine dell'inchiesta - visto che non
ci sarebbe più stato alcun pericolo di potenziali interferenze, a quel punto.
Hanno rifiutato anche questo, benché avessero la piena autorità legale per
acconsentire. Né io, né loro, né i miei rappresentanti legali hanno sporto
obiezioni. Il governo attuale usa la legge come pretesto per l'arbitrio e la
tirannia. Niente di nuovo! Già nel 1742 Montesquieu scrisse: "Non c'è
tirannia più crudele di quella perpetrata sotto lo scudo della legge ed in nome
della giustizia." In tutta questa sporca operazione, con cui cercano di
salvare questa illegittima corte dell'Aia dal fallimento, l'elemento più
vergognoso è sicuramente la persecuzione di mia moglie e mio figlio. Ho detto
al giudice inquirente che la sua indagine dovrebbe includere anche il fantasma
dei lingotti d'oro, delle riserve di valuta straniera, delle ville in Svizzera
e chi più ne ha più ne metta, visto che tutto questo è stato menzionato in
varie dichiarazioni ed ampi reportage sui giornali, solo per essere poi
"dimenticato". Gli ho chiesto: "Non si vergogna?" Non mi ha
risposto. A mia moglie Mira ed a mio figlio Marko, che sono stati separati da
me in questa maniera vigliacca, desidero dire: "La vita è troppo corta per
ringraziarvi della vostra bontà."
L'Aia, 17 agosto 2003, Slobodan Milosevic
Da ICDSM – Traduzione del CNJ
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Jugoslavia"
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