www.resistenze.org - popoli resistenti - jugoslavia - 12-09-03

Lettera di Slobodan Milosevic all’opinione pubblica


Nel marzo 2001 sono stato accusato di crimini inimmaginabili, cosicché hanno potuto arrestarmi e consegnarmi all'Aia. Queste nuove accuse del 2003 hanno lo stesso scopo: L'Aia. Solo che stavolta il loro obiettivo è di cercare di impedire, o almeno di minimizzare, l'evidente fiasco di questo fittizio Tribunale, che serve come arma di guerra contro il nostro paese e contro la nostra gente. Stavolta, diversamente dal 2001, hanno anche incominciato a terrorizzare la mia famiglia, perseguitando vigliaccamente mia moglie e mio figlio. La campagna criminale contro mia moglie e mio figlio viene montata solamente a causa della mia lotta qui. È assurdo e vergognoso che si accaniscano contro una donna, moglie di chi è stato capo dello Stato a lungo, professoressa universitaria, autrice di dieci libri, tradotti in 30 lingue e stampati in tutto il mondo, per cui nessuno potrà distruggere o nascondere le sue settimanali testimonianze sulla crisi jugoslava. Il loro valore è stato dimostrato con il tempo, ad onore di Mira e con nostro orgoglio. Nessun altro intellettuale ha alzato la propria voce più di lei contro la guerra, la violenza, il primitivismo, lo sfruttamento, e la schiavitù ed in favore della pace, della libertà e della parità dei diritti. Si stanno accanendo contro un giovane che a cuore aperto e limpido ha deciso di fare il suo cammino nella vita in maniera indipendente, attraverso l'operosità, l'intelligenza e le abilità sue proprie, ed ha fatto di tutto per aiutare gli altri e rendere la sua città più bella e più umana. Stanno commettendo un crimine contro due persone che verso gli altri non hanno mai usato altro che la bontà e l'umanità. Il loro unico crimine è quello di essere la mia famiglia. La gente della Serbia e le persone amanti della libertà in tutto il mondo mi inviano messaggi di solidarietà e mi augurano la vittoria. Apparentemente, solo il regime di Belgrado è ben disposto verso il Tribunale dell'Aia, tanto da non disdegnare neppure di terrorizzare le donne ed i ragazzi. Alle due persone che sono venute per interrogarmi - cinque mesi dopo che lo avevo pubblicamente richiesto - ho detto che solo i codardi attaccano le donne ed i ragazzi, e che non esiste vergogna più grande. La campagna politica, mediatica e poliziesca contro di me e la mia famiglia è la più grande infamia per qualsiasi paese; una infamia che, con il tempo, surclasserà non solo i suoi responsabili, ma anche quelli che hanno assistito in silenzio.

Legija ed i Berretti Rossi : per quanto riguarda le "ragioni" per cui il giudice ed il pubblico ministero sono venuti all'Aia, desidero chiarire che, né io né il mio entourage abbiamo mai avuto rapporti con alcun gruppo criminale. Non esisteva nessun "clan di Zemun" mentre io ero presidente. Esso è piuttosto la conseguenza diretta dei comportamenti dell'attuale governo, del ruolo avuto da alcuni gruppi ed individui nel golpe del 5 Ottobre 2000, e dei loro reciproci accordi. Né io né alcuno nel mio entourage abbiamo avuto contatti personali e frequentazioni con membri della Unità per le Operazioni Speciali, popolarmente nota come Berretti Rossi. Io credevo fosse una unità antiterroristica d'elite, tipica di ogni servizio di sicurezza. Credo tuttora che la maggiorparte dei componenti della unità fossero conformi a questa descrizione. Quelli con un passato o inclinazioni criminali sono certamente meglio noti al presente regime, visto che esso li ha utilizzati il 5 Ottobre. La mia visita alla caserma di Kula nel 1997 era parte del cerimoniale, un gesto di apprezzamento per il capo del servizio Jovica Stanisic, che rispettavo come professionista e come uomo che compieva il suo lavoro in pieno accordo con i suoi incarichi. Che quella visita fosse di cerimoniale, e che tutto quanto nella caserma per me fosse nuovo, dovrebbe essere ovvio a chiunque guardi l'intera registrazione in maniera attenta. L'ufficiale che mi riferiva sull'andamento della parata non mi era conosciuto. Adesso so che il suo nome era Lukovic "Legija". Quando costui arrivò per arrestarmi nel marzo 2001, lo scambiai per l'ufficiale che durante la mia visita aveva condotto Stanisic e me dal quartier generale alle palestre all'aperto, che pure volevano mostrarmi. Peraltro, ancora oggi non riesco a ricordare nessuno dei nomi degli ufficiali che mi riferivano in varie occasioni dinanzi ad una guardia d'onore. Questa vale persino per i comandanti delle unità della Guardia dell'Esercito Jugoslavo. La prima volta che ho parlato con Lukovic "Legija" è stato quando venne ad arrestarmi il 31 marzo 2001. Visto che non avevo mai avuto alcun contatto con lui prima, né tantomeno una conversazione, l'unica cosa che avrei potuto "ordinargli" sarebbe stato il mio arresto. Chiaramente, quelli che per il mio arresto hanno utilizzato membri dei Berretti Rossi (ed altri, che saltarono incappucciati all'interno della recinzione della mia residenza) li hanno usati anche prima e dopo. Io chiaramente non potevo. Le voci secondo cui questa unità lavorava anche per la mia sicurezza personale non sono vere. Pure menzogne. La mia sicurezza personale per tutto il tempo è stata l'unità di sicurezza pubblica (non la Sicurezza di Stato), comandata da Senta Milenkovic.

Ivan Stambolic : sono stato amico di Ivan Stambolic per molti anni. Le nostre strade si sono divise all'Ottava Sessione del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti della Serbia, nel 1987. Non abbiamo mai litigato personalmente. Dopo che fu sostituito, egli venne da me per chiedere quello che (a parere di entrambi) era uno dei posti migliori nella RFS di Jugoslavia: Presidente della Banca Jugoslava per le Relazioni Economiche Internazionali. E lo ebbe, rimanendo in quella posizione per 10 anni nonostante la consuetudine della rotazione delle cariche, fino al suo pensionamento - che avrebbe potuto ottenere ben prima, sia in forza dell'esperienza lavorativa che dell'età. Era stato completamente dimenticato come politico da molti anni. Perciò la storia secondo cui avrebbe potuto rappresentare un potenziale avversario nelle elezioni è una bugia palese, visto che non vi partecipò mai. Non fu mai nemmeno candidato. Peraltro, in quei dieci anni, forse che qualche altro candidato ha subito qualche attacco? È assurdo sostenere che mi sarei affrettato ad ucciderlo poiché rappresentava una minaccia, dopo che che gli avevo consentito di tenere un posto di suo gradimento per dieci anni, e dopo che era andato in pensione! Per me è particolarmente misterioso come la sua famiglia possa avere dato prontamente credito a questa palese bugia. Sembra che loro abbiano più interesse ad accusare me che non a scoprire la verità sulle sorti del loro padre e marito. Ivan Stambolic era un politico dimenticato, e, al momento della sua scomparsa, era anche un banchiere dimenticato. Nessuno nello Stato o nell'apparato politico lo aveva più menzionato da anni. Egli apparteneva all'epoca della ex RFS di Jugoslavia, e le cose dal 1990 purtroppo erano cambiate. Senza offesa, ma nessuno più si interessava di Ivan Stambolic. Non ci furono persecuzioni nei confronti di quelli che, all'Ottava Sessione, avevano sostenuto la sua linea. Desimir Jeftic, presidente del consiglio dei Ministri della Serbia, che pure era stato sostituito, fu per molti anni Ambasciatore in Romania. Il migliore amico e vicino di Ivan, Dragan Tomic, CEO amministratore delegato della ditta di mobili Simpo, rimase membro del partito e della leadership dello Stato. Io sono certo che egli confermerebbe che gli dissi, dopo la sostituzione di Ivan, che io lo avrei considerato molto male se egli avesse rinunciato alla sua amicizia, voltandogli le spalle. Dunque, la verità è proprio all'opposto rispetto alla storia che è stata fabbricata da qualche personaggio patetico. Io fui informato della sparizione di Ivan al telefono, dal ministro degli Interni Vlajko Stojiljkovic. Gli dissi di usare tutti i mezzi possibili per trovarlo. Mi disse che la moglie di Ivan ed il figlio avevano denunciato la scomparsa nel pomeriggio, benchè egli fosse andato a correre la mattina, il che avrebbe reso le indagini più complicate. Tutti i posti di frontiera furono allertati, e più tardi quella sera Vlajko Stojiljkovic mi disse che molte centinaia di poliziotti erano impegnati nella indagine. Io insistetti che tutte le risorse fossero utilizzate per trovarlo prima possibile. Certamente, la maggiorparte di questi ufficiali sono tuttora impiegati al Ministero dell'Interno, e possono testimoniare in proposito. Sulla base di quanto Stojiljkovic mi aveva riferito, tutto ciò che si sarebbe potuto fare fu fatto.

Draskovic, Pavkovic e l'incidente di Budva : visto che gli inquirenti, durante le presentazioni, hanno menzionato un mio presunto collegamento con il "tentativo di assassinio di Draskovic", desidero dire qualche parola anche a riguardo. Non ho mai creduto che quanto avvenne a Budva fosse un vero tentativo di omicidio, poiché appare improbabile che qualcuno possa sparare tutti i colpi, in uno spazio ristretto come quello, mancando tutti i bersagli. Neanche Vuk Draskovic, con la sua inclinazione a drammatizzare, sarebbe stato in grado di trasformarsi in una mosca o in una zanzara. Credetti che o qualcuno aveva avuto intenzione di spaventarlo, oppure che egli aveva inscenato l'intero incidente per conquistarsi l'attenzione e promuovere il suo ruolo di "vittima del regime". Non è difficile vedere chi abbia beneficiato di un simile incidente, mentre è abbondantemente chiaro che esso non servi' al governo. Al contrario, in effetti, io non so se il Servizio di Sicurezza Serbo abbia avuto alcuna attività in Montenegro, a parte quella di raccogliere informazioni sul contrabbando di sigarette verso la Serbia. Rade Markovic mi fece persino vedere fotografie di ricognizione aerea di un'area nota come Mehov Krs, dalla parte serba del confine con il Montenegro, e spiegò che in base alle sue informazioni si trattava di un importante magazzino di stoccaggio delle sigarette di contrabbando. Egli si preparava ad un raid per prendere i contrabbandieri ed interrompere il traffico, al momento opportuno. Non so se le fotografie furono scattate da un aereoplano o da un elicottero, della polizia o dell'esercito, in quanto questi dettagli non mi interessavano. Non ho mai parlato con Pavkovic di alcun trasferimento di "assassini" o "agenti" dal Montenegro. Non è plausibile che il Comandante in Capo potesse essere coinvolto nel trasporto di presunti agenti segreti, tantomeno attraverso l'intera catena di comando che incominciava con il Capo del Comando Generale. La verità è che io insistetti sempre affinché i servizi cooperassero, abbandonando le loro rivalità, visto che non servivano me bensì lo Stato, e  si presumeva che lavorassero per lo Stato, in accordo con la legge. Il generale Aleksandar Vasiljevic ha testimoniato su questo in questo tribunale illegale, nientemeno che come testimone per l'accusa.  Rade Markovic ha testimoniato, sia qui sia di fronte a due commissioni parlamentari, di esser stato sottoposto a pressioni perché cercasse di incriminarmi. L'unico incidente di elicottero che ricordo riguarda un volo a bassa quota di un elicottero sopra alla Casa Bianca (che era illegale), quando un ufficiale dell'Esercito Jugoslavo incaricato della sicurezza della Casa Bianca mantenne la calma evitando che esso fosse tragicamente abbattuto. Più tardi quel giorno si venne a sapere che l'elicottero stava trasferendo una persona gravemente malata dalla Repubblica Serba [di Bosnia] alla Accademia Militare di Medicina [VMA]. Non vi vergognate? Ho chiesto ad entrambi, l'inquirente e la pubblica accusa, che il mio interrogatorio fosse pubblico, e che avrebbero potuto anche collegare una linea telefonica aperta, cosicché chiunque avrebbe potuto chiedermi quello che voleva. Mi hanno spiegato che questo non era consentito dalla legge, fintantoché era in corso l'inchiesta. Ne ho preso atto, ma ho chiesto che le registrazioni fossero rese pubbliche alla fine dell'inchiesta - visto che non ci sarebbe più stato alcun pericolo di potenziali interferenze, a quel punto. Hanno rifiutato anche questo, benché avessero la piena autorità legale per acconsentire. Né io, né loro, né i miei rappresentanti legali hanno sporto obiezioni. Il governo attuale usa la legge come pretesto per l'arbitrio e la tirannia. Niente di nuovo! Già nel 1742 Montesquieu scrisse: "Non c'è tirannia più crudele di quella perpetrata sotto lo scudo della legge ed in nome della giustizia." In tutta questa sporca operazione, con cui cercano di salvare questa illegittima corte dell'Aia dal fallimento, l'elemento più vergognoso è sicuramente la persecuzione di mia moglie e mio figlio. Ho detto al giudice inquirente che la sua indagine dovrebbe includere anche il fantasma dei lingotti d'oro, delle riserve di valuta straniera, delle ville in Svizzera e chi più ne ha più ne metta, visto che tutto questo è stato menzionato in varie dichiarazioni ed ampi reportage sui giornali, solo per essere poi "dimenticato". Gli ho chiesto: "Non si vergogna?" Non mi ha risposto. A mia moglie Mira ed a mio figlio Marko, che sono stati separati da me in questa maniera vigliacca, desidero dire: "La vita è troppo corta per ringraziarvi della vostra bontà."

L'Aia, 17 agosto 2003, Slobodan Milosevic

Da ICDSM – Traduzione del CNJ

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