Allora Milosevic aveva ragione!
(elaborazione di
Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Dopo l’occupazione del 1999, le truppe NATO in Kosovo hanno consentito ai
reazionari della KLA (UCK) di cacciare dal Kosovo alcune centinaia di migliaia
di Serbi, Ebrei, Rom (Zingari) e di altre nazionalità, praticando gli incendi
dolosi, l’assassinio e le azioni intimidatorie. Molte di queste persone hanno
trovato rifugio in Serbia. I reazionari della KLA hanno anche perseguitato gli
Albanesi di idee progressiste.
“In Kosovo non sono rimaste più minoranze etniche di qualche importanza.Dal
1999 sono fuggite 220.000 persone,” questo ha dichiarato di recente il
portavoce dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)
in una conferenza stampa a Ginevra. Dall’inizio dello scatenarsi della violenza
di questo mese, più di 4.000 Serbi hanno abbandonato le loro case.(Reuters,19
marzo)
Il 16 marzo, quattro ragazzini Albanesi sono stati travolti dall’impeto del
fiume Ibar, nel Kosovo. Solo uno di loro è sopravvissuto.
La prima storia che emergeva da questo fatto accidentale asseriva che i bambini
erano stati inseguiti e cacciati nel fiume da alcuni giovani Serbi con i loro
cani. Ma il 18 marzo, a Pristina, Derek
Chappell, un portavoce delle autorità di occupazione delle Nazioni Unite
(UNMIK), dichiarava ai media che questo in via definitiva non corrispondeva al
vero, che il sopravvissuto all’annegamento aveva riferito ai suoi genitori che
lui e i suoi amici da soli erano entrati nel fiume e subito erano stati
inghiottiti dalla violenza della corrente. Chappell asseriva che forze
organizzate avevano usato la menzogna per scatenare virulenti attacchi contro
le popolazioni Serbe della regione.
Veniva riferito che 24 persone erano state uccise e 500 ferite negli scontri,
quasi tutti della popolazione Serba. Venticinque chiese Serbo Ortodosse e
monasteri erano stati incendiati e quasi 400 case date alle
fiamme.(ITAR-TASS,22 marzo)
Alcuni funzionari ONU e Occidentali venivano autorizzati a dichiarare che l’incidente
doveva essere inteso come la provocazione ad uno scontro per conseguire la
separazione del Kosovo dalla Serbia. Tale separazione avrebbe costituito una
violazione agli accordi del 1999.
Non sarebbe stata la prima volta che veniva fabbricato un incidente per
giustificare lo scontro. Nel gennaio 1999, la KLA e l’ufficiale Statunitense
William Walker avevano conclamato che la morte di un gruppo di combattenti
della KLA nel villaggio Kosovaro di Racak doveva intendersi invece come un
massacro di civili. Il “massacro di Racak” era stato usato per giustificare la
guerra della NATO contro la Jugoslavia, che gli USA e la Germania avevano
appoggiato come un intervento “umanitario”. (N.d.T.: non è trascurabile il
ruolo dell’Italia in questa “guerra umanitaria”, visto che molti bombardieri
partivano dalle basi in Italia, come Aviano!)
Quest’anno, l’anatomopatologa Finlandese Helena Ranta, che aveva condotto le
indagine legali relative al caso Racak, dichiarava al Berliner Zeitung del 17
gennaio che erano stati uccisi anche elementi delle forze di sicurezza Serbe e
che non vi era alcuna prova che i corpi dei morti che lei aveva esaminato
fossero di civili o che fossero stati sottoposti ad esecuzioni sommarie.
Alla fine di luglio 1999, la Albright per la prima volta visitava il
Kosovo. A Pristina aveva parlato ad
"una folla enorme stipata nella
piazza centrale della città. La gente, fra cui c’erano molti profughi
ritornati, era vestita con costumi nazionali Albanesi mescolati con maglioni
dei Chicago Bulls. ... Allora ho detto, 'Noi dobbiamo appoggiare il Tribunale
per i crimini di guerra, che metta sotto accusa per la pulizia etnica e gli
assassini devono pagare e Slobodan Milosevic deve rispondere dei suoi crimini.'
La folla urlava sempre più forte."
Dalla autobiografia della Albright, p. 425.
Dopo aver parlato a Pristina, il Segretario Albright si era diretta al "
monastero Serbo Ortodosso di Gracanica, il mio stato d’animo era di
preoccupazione e di amarezza. Ero andata a visitare il monastero per incontrare
il Patriarca Artemije Radosavljevic ed altri leaders religiosi Serbi. Il
Patriarca si era opposto radicalmente ai bombardamenti della NATO. Quando lo
avevo incontrato a Washington prima della guerra, egli mi aveva messo in
guardia che un confronto militare sarebbe stato un disastro. Ora mi mostrava i
dipinti delle chiese distrutte, raccontandomi degli attacchi fatti sui Serbi, e
mi esprimeva il suo timore che tutti i Serbi potessero abbandonare il Kosovo.
Io gli espressi che questa conseguenza era l’opposto di quello che io
desideravo; che i portatori di pace della NATO e l’ONU avrebbero fatto il
possibile per assicurare a questo popolo una sicurezza certa.Il Patriarca
rispose che se i Serbi fossero stati cacciati via, questo avrebbe provato che
Milosevic era nel giusto. Mi dichiarai d’accordo."
Id. p. 426.
Ora, quattro anni più tardi, la violenza è in aumento costante e più di 250.000
Serbi sono stati costretti ad andarsene dal Kosovo.
Secondo il testo del Segretario Albright, si
ha la prova provata che Milosevic era nel giusto!
(Curzio Bettio)