
V. S. Anselmo 13 -
10125 Torino
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328/7366501
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Informiamo che a cura
dell’Associazione “S.O.S. Yugoslavia”
è stato prodotto un fascicolo contenente la raccolta di documenti
sull’aggressione alla Repubblica Federale Jugoslava (1999-2001). Si tratta di una
raccolta di materiali utilizzati ed in parte diffusi nell’ambito delle
attività dell’Associazione durante il conflitto del Kosovo. L’Associazione torinese, costituita nella
primavera del 99’ sulla spinta solidaristica di un gruppo di persone
sensibili alle vicende patite dai popoli jugoslavi, con una parte della
comunità slava di Torino, ha sviluppato un progetto d’aiuto concreto che si è
concretizzato nell’invio di materiali umanitari là dove il soccorso
internazionale era quasi assente, Voivodina, area di Kragujevac e Belgrado.
Il lavoro solidaristico si è sviluppato efficacemente ed è tuttora in corso,
validamente impegnato nella campagna di adozioni a distanza. |
La natura particolare del recente conflitto balcanico, la cosiddetta “guerra umanitaria”, mobilitava le coscienze e costringeva a scelte di carattere morale, tali scelte, però, avvenivano nel frastuono di un martellamento mediatico finalizzato a giustificare i bombardamenti che sistematicamente colpivano le infrastrutture civili dell’intera Repubblica Federale Jugoslava: fabbriche, centrali energetiche, ponti, ferrovie (treni e passeggeri inclusi), abitazioni civili, ambasciate, il palazzo della televisione (operatori inclusi), autobus, profughi. Questo strano umanitarismo costellato di “errori” ed “effetti collaterali” era sostenuto da un sistema informativo troppo contraddittorio e fazioso per celare la sua vera natura di autentica propaganda di guerra. La tragica situazione imponeva lo sforzo di oltrepassare la versione superficiale dei fatti per andare al di là dell’immagine del nemico mostruoso e crudele, sicché per tutto il corso del conflitto e anche dopo, parallelamente all’opera solidaristica umanitaria l’associazione raccoglieva una ricca documentazione sugli aspetti più gravi delle vicende in cui erano coinvolti i civili jugoslavi; la campagna di demonizzazione del popolo serbo già avviata durante il conflitto in Bosnia, la strumentalizzazione della questione profughi, il ruolo dell’UCK e la pericolosità delle armi all’uranio impoverito.
Questi argomenti sono stati trattati
avendo cura di citare le fonti e di fornire un quadro preciso sulla base di
documenti oggettivi, perché lo scopo era quello di superare i pregiudizi e
capire quanto accadeva senza lasciarci trasportare da facili odi verso il
nemico di turno, in una parola, per promuovere finalmente una solidarietà
cosciente, indispensabile oggi più che mai dato il contesto internazionale,
attraverso un lavoro di informazione, puntuale, corretta e documentata.
L’isolamento in cui si è condotta l’attività dell’associazione,
così come l’ostilità da parte di certe aree del movimento pacifista durante la
guerra, sono oggi controbilanciate dalla verità venuta infine a galla; i
tormentoni che per mesi hanno alimentato il mito della “guerra giusta” sono
scomparsi, inghiottiti da nuove campagne mediatiche che contraddicevano o
sorvolavano disinvoltamente le precedenti (i soldati italiani intossicati
dall’uranio impoverito e subito dopo la “mucca pazza”), travolti dalla
disinformazione (le fosse comuni non esistevano o le poche ritrovate
contenevano tanto serbi che albanesi), cancellati dall’indifferenza dei media
verso la “pulizia etnica” condotta dall’UCK, e dimenticati, semplicemente
caduti nell’oblio generale.
Quanto al dopo, conclusosi il conflitto calava il sipario, eppure
le conseguenze del profondo cambiamento portato nella società di quei popoli è
causa di sofferenze la cui portata si coglie soltanto si conosce direttamente.
Ora che il “bene” ha vinto sul “male” la nostra solidarietà continua, concreta
e cosciente come prima, consentendoci di affermare senza dubbi che quella
guerra nulla ha avuto di giusto, molto di neocoloniale, moltissimo di falso e
propagandistico, proprio come la pubblicità.
Riteniamo utile mettere il materiale di
documentazione raccolto in questi anni a disposizione di quanti fossero
interessarti, a questo scopo stiamo curando la pubblicazione di alcuni dossier
tematici che abbiamo chiamato “Quaderni Jugoslavia”. Il numero uno è
disponibile prendendo contatto con l’associazione, altri ne seguiranno fino ad
esaurimento dell’archivio.
Per contatti: i numeri sopra indicati,
oppure per email : posta@resistenze.org