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- proletari resistenti - lavoro
dalla RSU della Fiat Presse di Torino - 14 maggio 2002
FIAT - PROCEDURE DI MOBILITA' PER 2887 PERSONE
2.887 «esuberi», più della metà nell'area torinese: lavoratori da porre in mobilità esterna «lunga». Altri 500 sono i tagli per la joint venture con GM, la Power Train, dicono i sindacati. Lavoratori che perderanno il posto di lavoro, ma verranno «accompagnati» dall'assegno di mobilità fino al momento della pensione. E per ridurre la produzione in eccesso, continua il programma di ricorso alla cassa integrazione già avviato, che nel solo mese di giugno taglierà la produzione di 14.700 veicoli: non c'è intenzione di chiudere insediamenti produttivi. È questo il progetto per fronteggiare la delicata situazione che ieri la Fiat ha illustrato ai sindacati metalmeccanici, nel corso di un lungo incontro nella sede del gruppo nella Capitale, concluso a tarda serata.
Un piano respinto da Fim-Fiom-Uilm, che proclamano due ore di sciopero con assemblee per i prossimi giorni.
Che il gruppo torinese avesse intenzione di ridurre gli organici era cosa nota: tra i diversi ammortizzatori sociali a disposizione - cassa integrazione straordinaria, mobilità «normale», mobilità verso la pensione - l'azienda alla fine ha optato per lo strumento meno «conflittuale», anche se meno drastico nei risultati. La mobilità colpirà i lavoratori più vicini all'età di pensionamento, con almeno 53-54 anni di età. Servirà un accordo con le organizzazioni sindacali, al termine del quale i lavoratori individuati usciranno dalla produzione, perderanno la titolarità del posto di lavoro, e riceveranno fino al momento del pensionamento - per un massimo di tre anni, quattro nel Mezzogiorno - un assegno mensile pari all'80% dell'ultimo stipendio e non superiore agli 800 euro. In una nota consegnata ai sindacati, la Fiat spiega che «a causa dell'andamento del mercato automobilistico e della conseguente necessità di riduzione dei costi di struttura è emerso che in alcune aree produttive e nelle aree delle strutture centrali e commerciali di Fiat Auto l'organico è sovradimensionato rispetto alle esigenze aziendali». In pratica, tirate le somme, sono 2.442 (1.831 operai e 611 impiegati) i lavoratori che hanno i requisiti di età per la mobilità verso la pensione. Di questi, 1.655 sono a Torino; 131 ad Arese; 233 a Termini Imerese; 97 a Cassino; 216 a Pomigliano; 110 nelle sedi commerciali. Altre 305 persone si trovano nella stessa situazione alla Gesco e 140 alla Sepim, società di servizi finanziari di Fiat Auto. Totale, 2887 lavoratori. Come detto, secondo i sindacati altri 500 sono gli esuberi alla Power Train, che produce motori e cambi a Torino, Termoli e Pratola Serra: gli esuberi interesserebbero soprattutto lo stabilimento torinese. Le procedure per la mobilità sono già state avviate Cgil-Cisl-Uil e i sindacati di categoria sono fortemente allarmati, e chiedono un progetto industriale per rilanciare la produzione di auto in Italia. «Per ragionare del futuro della Fiat bisogna ripartire da un progetto industriale, e non cominciare, come l'azienda vuole fare, dall'occupazione».
«Gli esuberi non servono a niente, servono solo a risparmiare un po' di soldi».
Al termine dell'incontro, in una nota unitaria i sindacati hanno espresso un «giudizio negativo per la parzialità delle informazioni rese note dall'azienda». I sindacati sottolineano che F iat si è limitata a parlare del piano di mobilità senza dare risposte sulle strategie globali del gruppo, spiegando che è al momento «impossibile aprire questo confronto».
Dunque, subito due ore di sciopero e assemblee dalla prossima settimana.