La INNSE Presse Manzoni Group, storica officina della
Innocenti di Lambrate, è stata messa in liquidazione, quasi cento lavoratori in
mezzo ad una strada Chiediamo aiuto, solidarietà sostegno a tutti gli operai,
ai lavoratori e a tutti coloro che sono per il rispetto degli impegni
sottoscritti. Agosto 1999: la multinazionale tedesca SMS Demag decide di
chiudere l’officina INNSE di cui era diventata proprietaria solo quattro anni
prima . Novembre 1999: al Ministero dell’industria la SMS- Demag firma un
impegno a trovare un acquirente che assumesse tutti gli addetti alla produzione
e garantisse di non ricorrere ai licenziamenti collettivi per tre anni dalla
data dell’ingresso del subentrante. Sulla base di questo impegno si fanno
successivi accordi su cassa integrazione e mobilità. L’Assolombarda è uno dei
firmatari. Una lunga serie di
iniziative di lotta si concludeva con il fatto che l’officina non veniva
dismessa, un’inversione di tendenza rispetto a tante chiusure che avevano quasi
azzerato l’industria a Milano. Maggio 2000: l’acquirente è la Manzoni Group che
subentra con le seguenti facilitazioni. Assume tutti gli addetti facendoli
passare dalla mobilità, si garantisce così 18 mesi di sgravi fiscali pari a
quasi metà stipendio. La SMS Demag
dichiara in più sedi che ha pagato per ogni assunzione una cifra di decine di
milioni. La SMS Demag si impegna nel corso del triennio a fornire 150 mila ore
di lavoro per sostenere il riavvio dell’officina. Uno zoccolo di produzione
certa. La Manzoni fin dalle prime battute fa capire come intende le relazioni
con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. Tiene fuori i tre delegati
che entreranno in fabbrica solo per ordine del giudice e viene condannata per
attività antisindacale. Un delegato verrà avviato al lavoro, gli altri due
verranno licenziati il giorno successivo al reintegro. Solo il blocco totale
dello stabilimento farà rientrare i licenziamenti. Occorrerà l’intervento
dell’ufficiale giudiziario per farli entrare successivamente in fabbrica. I
delegati saranno tenuti in una specie di gabbia per cinque mesi senza lavoro né
mansioni. A Maggio, in sede di conciliazione, riprenderanno regolarmente il
lavoro. Per tutto il 2001 la situazione sembra normalizzarsi. Dall’officina di
Lambrate, diventata INNSE presse Manzoni Group, escono 49 presse e venti carri,
una produzione eccezionale ottenuta con una forte pressione sugli addetti e
utilizzando imprese esterne, con una montagna di straordinari. Gennaio 2002:
inizia lo svuotamento dell’officina. A
febbraio viene dichiarato uno scarico di lavoro che la Manzoni Group decide di
affrontare con la cassa integrazione ordinaria. Il sindacato si oppone. Delle
150 mila ore di lavoro della SMS Demag ne sono state fatte solo 500, perché
usare ancora i soldi dell’INPS e non coprire lo scarico con il lavoro della SMS
Demag? Marzo 2002: la Manzoni mette
comunque i lavoratori in cassa senza accordo. Siamo all’assurdo che alcuni
lavoratori non sono posti in cassa semplicemente perché usufruiscono ancora
degli sgravi fiscali . Maggio 2002: la RSU viene a sapere che mentre i
lavoratori erano posti in cassa integrazione ordinaria fino al 28 giugno la
INNSE presse era stata messa in liquidazione dalla fine di aprile. Il 3 giugno
e siamo ad oggi, il liquidatore convoca l’assemblea dei dipendenti, per
importanti comunicazioni. Successivamente le strutture sindacali. Dall’agosto
del 1999 per i dipendenti INNSE non c’è stato un momento di pace. Dopo aver
fatto ogni mobilitazione possibile per tenere aperta la fabbrica oggi siamo di
nuovo in mezzo ad una strada. Ma nemmeno questa volta riusciranno a chiuderla a
costo di barricarci all’interno per anni. Dove sono la SMS Demag e il Ministero
dell’industria? Gli accordi vanno rispettati oppure per i dirigenti industriali
e per i funzionari ministeriali sono solo carta di poco valore? Dov’è la
Regione, la Provincia, l’UCIMU, tutti pronti nel maggio del 1999 a farsi
artefici e garanti del rilancio della INNSE ad opera della Manzoni? Perché non
si fanno sentire? Dov’è l’INPS che ha finanziato con gli sgravi la ripresa
dell'attività. Perché non chiede alla Manzoni che fine hanno fatto i soldi
dello Stato visto che oggi liquida l’azienda? Dov’è la stessa ASSOLOMBARDA, che
conosce bene tutti gli accordi? Che senso ha tenere conferenze e convegni sulle
regole, sui nuovi diritti se proprio un associato può agire in questo modo? Qualcuno imponga il rispetto degli accordi e
degli impegni, metta ordine nelle carte. Sul futuro di cento lavoratori e delle
loro famiglie non si può scherzare.
Milano, 3 giugno 2002 la RSU INNSE presse