www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro – 30.07.02

Per il diritto ad una rappresentanza unitaria liberamente eletta dai lavoratori, nei luoghi di lavoro


"Un altro mondo è possibile non è una parole d'ordine che indica solo una possibilità, ma innanzitutto la necessità di rompere lo stato di subordinazione all'interesse del profitto a cui sono oggi costretti i bisogni sociali ed i diritti di intere popolazioni, dei lavoratori e delle loro famiglie. E' anche un bisogno di maggiore partecipazione e di democrazia che mette in discussione ed investe anche il modo di essere e fare oggi lotta e organizzazione sindacale”.
Così nel luglio del 2001 diverse RSU di luogo di lavoro si riconoscevano nel grande movimento che da Seatle a Porto Alegre, fino a Genova, aveva indicato una strategia fortemente efficace ed unificante per tutte quelle forze che si riconoscono contro la globalizzazione e contro la subordinazione alle leggi di mercato dei diritti e dei bisogni di intere popolazioni e dei lavoratori. Un movimento che protesta e propone una concezione del mondo capace anche di sconvolgere il modo di fare sindacato, di aggiornarlo e qualificarlo nell’impianto strategico, nel modello e nell'organizzazione, nel maggior bisogno di democrazia e partecipazione. La proposta dei "Bilanci Partecipativi" (veri e propri "Bilanci Sociali di base") presentata e assunta a Porto Alegre dal movimento antiglobalizzazione, è il modello a cui facciamo riferimento per sconfiggere ogni tipo di concertazione e di neocorporativismo che da più parti si tenta di imporre anche alle relazioni sindacali.  I "Bilanci Partecipativi, sociali di base " si fondano sui bisogni popolari. La concezione, le scelte, la prassi conseguenti liquidano ogni tipo di referenza al mercato, e impongono un modello di democrazia sindacale che vede i lavoratori protagonisti diretti delle scelte sulle linee rivendicative, sulle piattaforme e sugli accordi. Per questo consideriamo le battaglie per una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro, come le battaglie attuali per la difesa e l’estensione dei diritti, assi portanti della più generale battaglia che il movimento dei movimenti sta consucendo da P.Alegre in poi. Dobbiamo portare ed affermare, anche nei sindacati, il cambiamento e la richiesta di maggior partecipazione che il grande movimento antiglobalizzazione sta producendo a livello internazionale. Dobbiamo cioè produrre immediatamente un controllo diretto, una partecipazione attiva dei lavoratori alla gestione dei loro sindacati e frenare la tendenza alla burocratizzazione ed al realismo sindacale. E ciò può avvenire se i "bisogni" e la loro non mediabilità vengono rappresentati e assunti a elemento discriminante della strategia sindacale. La questione della democrazia sindacale, ed in particolare del diritto dei lavoratori a poter avere ed eleggere liberamente le loro rappresentanze unitarie di luogo di lavoro, è oggi una questione centrale, posta con forza dallo stato di profonda divisione tra le organizzazioni sindacali confederali, così come questa si è prodotta in luogo della scelta neocorporativa di Cisl ed Uil. Una scelta a cui si contrappone la difesa della illusione concertativa che sta alla base dell’opposizione della Cgil. Siamo ovviamente convinti della necessità oggi di combattere e sconfiggere le deviazioni neocorporative, ma siamo e rimaniamo altresì convinti che ciò non può fare venire meno la critica alle linee concertative. Nello scontro oggi aperto, l’anello debole, quello che rischia di saltare in breve tempo è quello della rappresentanza come la conosciamo oggi. Le Rsu, pur con tutti i loro limiti hanno garantito e possono ancora garantire una adeguata soluzione ai problemi della rappresentanza, soprattutto se si fosse riusciti ad imporre una legge sulla rappresentanza e la democrazia che avesse potuto modificare parte di questi limiti. Ma oggi, le RSU, per come sono strutturate (elezioni per lista) sono fortemente esposte agli effetti dello scontro tra organizzazioni. In qualsiasi momento (sia per divergenze locali, categoriali o nazionali confederali) rischiano di essere messe in discussione in qualsiasi momento. Basta infatti che una sola organizzazione ritiri i delegati eletti con la propria lista per fare venire meno l’esistenza della RSU ed il ritorno alle RSA. A settembre ci sarà lo sciopero generale contro le modifiche all’art.18, ci sarà il contratto dei metalmeccanici, le Rsu dovranno informare e fare esprimere i lavoratori sui contenuti del Patto per l'Italia firmato da Cisl e Uil senza alcun mandato da parte dei lavoratori.. Tutti temi su cui, a nostro avviso, le RSU hanno il diritto di potersi esprimere liberamente in quanto rappresentanza dei lavoratori, ma ciò le esporrà inevitabilmente agli interessi di organizzazione che in queste posizioni potrebbero non riconoscersi e che potrebbero portare alla fine delle RSU ed al ritorno delle RSA. Sarebbe ciò un attacco inaccettabile alla democrazia sindacale, al diritto che i lavoratori hanno, in quanto lavoratori, ad avere una loro rappresentanza unitaria liberamente eletta nei luoghi di lavoro. Da Genova, a partire dai quei principi, da quel bisogno di democrazia che il più vasto movimento esprime, come delegate e delegati che si riconoscono nel movimento "per un coordinamento nazionale delle Rsu", lanciamo quindi un Appello perché il diritto dei lavoratori ad avere una loro rappresentanza unitaria sia tutelato e difeso. Un appello che rivolgiamo alle organizzazioni, alle delegate ed ai delegati di luogo di lavoro, ma soprattutto a tutti i lavoratori. E’ da questo appello, che dichiara irrinunciabile l’esercizio al diritto di rappresentanza unitaria dei lavoratori nei luoghi di lavoro che proponiamo sin da ora, soprattutto ai lavoratori, di rispondere con immediatezza e determinazione ad ogni attacco a questo loro diritto da qualsiasi parte venga. La dove una RSU, per decisione di una o più organizzazioni sindacali, si trovasse nell’impossibilità di garantire questa rappresentanza, siamo perché i lavoratori si convochino in assemblea ed eleggano su scheda bianca la loro rappresentanza unitaria, sul modello dei Consigli di fabbrica (su scheda bianca e delegati di gruppo omogeneo), ed invitiamo le organizzazioni sindacali che si dichiarano d’accordo sulla necessità di difendere questo diritto di riconoscere immediatamente la nuova rappresentanza unitaria dei lavoratori nel loro luogo di lavoro
Genova 19 luglio 2002

Coordinamento RSU