24 milioni di ore di sciopero nei primi sette mesi del 2002, pari a un
incremento del 454% rispetto a un anno fa: è questa l'ultima rilevazione
dell'Istat sul mondo del lavoro italiano e i suoi sempre più accesi conflitti.
Questo il primo bilancio di un anno di governo del centro-destra. Per il 91%,
rende noto l'istituto statistico, i conflitti sono stati originati da vertenze
"non originate dal rapporto di lavoro" (21,9 milioni di ore) e quindi
a cause esterne ma altrettanto rilevanti come la protesta contro la sospensione
dell'articolo 18. Le ore perse per
motivi originati dal rapporto di lavoro, 2,1 milioni sono state determinate
prevalentemente da rivendicazioni economico-normative (795 mila) e da vertenze
per rinnovi contrattuali (412 mila). Nel periodo gennaio-luglio 2002, le ore
perse per tali motivi sono diminuite del 51,1% rispetto allo stesso periodo
dell'anno precedente. L'analisi relativa all'attività economica, limitatamente
alle sole ore perse per conflitti originati dal rapporto di lavoro, spiega
l'Istat, mette il luce una concentrazione delle ore non lavorate nella branca
delle industrie metallurgiche e meccaniche, pari a 522 mila ore (il 25,1% del
totale, registrate prevalentemente nei primi tre mesi dell'anno), e in quella
del credito, dove si osserva un numero di ore non lavorate pari a 315 mila (il
15,1% del totale effettuate anche in questo caso quasi esclusivamente nel primo
trimestre dell'anno, in concomitanza delle trattative negoziali che si sono
concluse ad aprile con la sigla del contratto.
L'Istat rileva anche che a fine luglio 2002 risultano in attesa di
rinnovo 35 contratti di lavoro per un totale di 5 milioni di lavoratori
coinvolti. Si tratta complessivamente del 45,2% dei lavoratori subordinati se
si considera il monte retributivo complessivo.
Sul fronte dei salari, sempre a luglio 2002, l'indice delle retribuzioni
contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti è aumentato dello 0,3% rispetto
al mese di giugno 2002 e del 2,2% rispetto a luglio 2001. Rispetto alla
variazione dell'indice tendenziale dei prezzi al consumo, pari a luglio 2002 al
2,3%, aggiunge l'Istat, quella delle retribuzioni orarie contrattuali è
risultata inferiore di un decimo di punto percentuale (+2,2% rispetto a luglio
2001). L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia
proiettato per l'anno 2002 in base all'applicazione dei contratti in vigore per
luglio 2002, e ad esclusione di eventuali rinnovi contrattuali, registrerebbe
in media annua un incremento del 2,4%, superiore al valore del tasso di
inflazione programmato (1,7%). Poco più della metà dell'aumento complessivo
(1,3 punti percentuali), rileva ancora l'Istat, sarebbe determinato dai
miglioramenti previsti per l'anno 2002, mentre la parte restante deriverebbe
dalla dinamica registrata nell'anno 2001.(30
agosto 2002)
Da Rassegna Sindacale