Regolamento attuativo sulla privatizzazione dei beni culturali: occorre una
forte risposta dei lavoratori!Nell’ultimo incontro con le OO.SS. il
Ministro Urbani ha consegnato ai rappresentanti Sindacali la bozza del
"Regolamento ex art. 33 legge finanziaria" ovvero il regolamento
attuativo riguardante la privatizzazione dei Beni Culturali. Va messo in
evidenza che la privatizzazione dei beni culturali, tra le prime risorse
economiche del nostro paese, diventerà il modello da seguire.
Il Coordinamento nazionale RdB beni
culturali, nell’ottica di perseguire uno dei suoi obbiettivi e cioè la
controinformazione, intende diffondere questo breve commentario al regolamento,
al quale allega il testo completo della bozza.
La nostra operazione vuole fare uscire dal chiuso delle stanze del
ministero, dove OO.SS. concertative e Ministro vorrebbero tenerle, le
trasformazioni del rapporto di lavoro conseguenti all’applicazione di questo
regolamento che investiranno i lavoratori nell’immediato futuro e che quindi
non possono essere gestiti dai vari bonzi sindacali e dai ministri di turno.
Entrando nel merito del regolamento invitiamo lavoratrici e lavoratori a
riflettere sulle seguenti considerazioni: un regolamento che per sua natura
dovrebbe contenere regole certe ed univoche si presenta in generale come un
testo in cui vi è molto spazio all’interpretazione che però in questo caso
appare affidata all’amministrazione ed ai privati. Questo aspetto ci deve
preoccupare in quanto la politica occupazionale di questo governo e dei privati
cammina all’unisono per una riduzione delle garanzie contrattuali e verso la
flessibilità selvaggia del personale, il tutto finalizzato all’aumento dei
profitti. In nessun punto del
regolamento vengono menzionate le OO.SS. ed il loro ruolo nella contrattazione
delle materie che si trattano (contratti di lavoro, organizzazione del lavoro,
orari, turni, garanzie contrattuali ecc. ).
Non c’è alcun cenno a discorsi di politica culturale da attuare nei
confronti della collettività, l’unico parametro che decide le scelte da fare è
la convenienza economica per lo Stato (aspetto tutto da verificare considerato
che molti contratti con i privati costano allo Stato di più che se fossero
gestiti con lavoratori con un contratto pubblico. Forse però la convenienza sta
nel preferire lavoratori ricattabili con contratti flessibili che non saranno
in grado cosi di difendere i loro diritti ) in una logica che mercifica la
cultura ad uso e consumo dei privati. In questa ottica l’accesso alla cultura,
che è e deve rimanere patrimonio della collettività tutta, potrà avvenire solo
dietro pagamento e quindi non sarà più alla portata di tutti. Si può dare in concessione anche la ricerca,
la conservazione, la gestione e la sicurezza delle collezioni. Ma veniamo all’aspetto più drammatico e
preoccupante contenuto nell’articolo 6 e che riguarda la gestione del
personale: una volta decise le attività che lo Stato tiene per se e quelle che
da in concessione ai privati (all’art. 1 comunque si dice anche che lo stato
può cedere anche la globalità delle sue attività ) una parte del personale
risulterà in esubero. Ebbene questo personale potrà "essere utilizzato, a
domanda e previa valutazione delle esigenze della gestione" ( chi è la
gestione?). Secondo la RdB queste formule poco chiare ma sicuramente molto
pericolose nascondono gravi insidie ed un attacco frontale alle garanzie dei
lavoratori dei beni culturali e determineranno situazioni molto complesse nei
posti di lavoro e ci pongono molte domande: i lavoratori in esubero manterranno
lo stesso contratto degli altri? i
lavoratori in esubero che non faranno domanda per essere utilizzati dal privato
o che non verranno accettati dalla "gestione" che fine faranno? Nei posti di lavoro si potrà verificare la
situazione che parte del personale rimarrà con lo stato e parte sarà utilizzato
dal privato: chi interverrà a difesa dei lavoratori nella giungla normativa che
si determinerà? Le RSU e le OO.SS. con chi contratteranno? Per una parte dei lavoratori
con l’amministrazione statale e per parte dei lavoratori con il privato? E su
che base normativa?. Queste sono solo
alcune delle incognite che si aprono ed in questo scenario occorre che i
lavoratori si mobilitino in prima persona per contrastare questo progetto di
destrutturazione del mondo del lavoro pubblico.
Il Coordinamento Nazionale RdB Beni Culturali
chiama alla mobilitazione nazionale attivando fin da subito le proprie
strutture. Invita i terminali associativi, i delegati RSU e i lavoratori tutti
a fare assemblee sui posti di lavoro e a votare mozioni contrarie a questo
progetto: questi documenti verranno recapitati al ministro e diventeranno un
dossier di denuncia da diffondere attraverso la stampa democratica, in
preparazione di una forte risposta di piazza.
FAC SIMILE MOZIONE ASSEMBLEARE
I lavoratori dell’Ufficio/biblioteca/ Archivio/Soprintendenza… riuniti in
assemblea il giorno…… ritengono grave e preoccupante il progetto governativo di
affidare ai privati i Beni Culturali, come stabilito nell’art. 33 della
Finanziaria e dalla legge c.d. salva deficit, che prevede di far cassa
attraverso la vendita dei beni pubblici, tra cui anche quelli di rilievo
artistico e storico. Il regolamento attuativo dell’art. 33 della Finanziaria
firmato dal Ministro Urbani ed in questi giorni in discussione con le OO.SS. è
un attacco frontale alle garanzie dei lavoratori dei beni culturali che apre
delle incognite sul futuro di tutti i lavoratori del settore, sia di ruolo che
precari. Di fronte a questa situazione i lavoratori…………….. (proporre iniziative
locali, volantinaggi etc.) e si impegnano per costruire una forte iniziativa
nazionale che coinvolga le RSU degli altri posti di lavoro, parlamentari
democratici, il mondo della cultura etc…Data…
Roma, 6 settembre 2002