La protesta e l'opposizione contro l'aggressività e l'arroganza del governo
Berlusconi cresce ogni giorno di più nella società e tra i lavoratori/trici e
nel contempo cresce la richiesta di forme di lotta incisive, generalizzate ed
unitarie, mentre una piattaforma alternativa ai programmi ultraliberisti e
antipopolari del governo si va delineando e diffondendo. In particolare, la
richiesta più pressante è che si arrivi, in tempi brevi, ad un nuovo sciopero
generale, massimamente generalizzato e unitario. A quali condizioni questo può
avvenire e quali passi potrebbero consentire la realizzazione della massima
unità?
Ci pare che un significativo livello di unità dovrebbe essere ricercato innanzitutto
sui contenuti del conflitto sociale e politico che ci oppone al governo e al
padronato. E' indubbio che la lotta si è estesa e indurita a partire dal
tentativo governativo di cancellare l'art.18: ma negli ultimi mesi è cresciuta
una mobilitazione generale che sta mettendo in discussione tutto il processo di
precarizzazione e cancellazione dei diritti dei lavoratori, avanzato in questi
anni a passi da gigante sia con i governi di centrosinistra sia di
centrodestra, in particolare dall'approvazione del pacchetto Treu in poi.
E' dunque pensabile che lo sciopero generale abbia come obiettivo solo la
difesa dell'art.18 per chi ne ha ancora la copertura oppure, come chiedono
milioni di lavoratori, va sostenuta l'estensione dell'art.18 a qualsiasi forma
di lavoro dipendente e l'introduzione di nuove garanzie e di nuove
"rigidità" (tra le quali, a nostro parere, la certezza del
lavoro/reddito minimo per vivere) a favore anche di tutto il lavoro precario
e/o non contrattualizzato e totalmente indifeso a cui appartiene la grande
maggioranza degli assunti nell'ultimo quinquennio?
E in questa prospettiva non è un'arma a disposizione di tutto il movimento il
referendum per l'estensione dell'art.18, sul quale sono state raccolte 700 mila
firme? Nel paese sta contemporaneamente crescendo una protesta generalizzata
contro il vistoso aumento del costo della vita e tra i lavoratori/trici una
forte spinta perché si apra una radicale vertenza sul salario, falcidiato negli
ultimi anni, verso quell'obiettivo del salario europeo che simboleggia il
rifiuto della prospettiva concertativa e delle "compatibilità", di
cui si richiede il definitivo abbandono. E' possibile che tale spinta si
immiserisca in richieste contrattuali che innalzino solo di pochi decimi il
grottesco 1,4% offerto dal governo?
Non risponde alle richieste dei lavoratori/trici l'obiettivo, interno allo
sciopero, di consistenti aumenti uguali per tutti e in paga-base che colmino lo
scarto con gli analoghi salari dei principali paesi europei e facciano
recuperare almeno buona parte di quanto perso in questi anni? Inoltre, si sta
diffondendo, ben oltre i lavoratori direttamente interessati, una protesta
generalizzata contro la privatizzazione, l'aziendalizzazione e la
mercificazione della scuola, della sanità e delle altre strutture pubbliche che
dovrebbero essere patrimonio gratuito di tutti i cittadini. Si può pensare che
nello sciopero generale la lotta in difesa di scuola e sanità pubblica si
limiti ad una protesta solo contro la riforma Moratti e gli ultimi tagli alla
sanità?
O, ad esempio, la cancellazione della legge di parità scolastica, imposta dal
centrosinistra e "madre" di tutte le privatizzazioni nella scuola,
merita di far parte delle richieste unitarie, avendo il movimento anche a
disposizione l'arma referendaria grazie alle 600 mila firme raccolte su questo
tema? E sulla sanità non va rimessa in discussione tutta la privatizzazione e
la politica dei tagli realizzata negli ultimi anni sia nelle regioni governate
dal centrosinistra che in quelle del centrodestra? Il governo, poi, annuncia e
prepara un ulteriore attacco alle pensioni. Anche di fronte al tracollo
internazionale delle garanzie fornite dai fondi-pensione privati, non va
rimessa in discussione tutta la prospettiva dei fondi integrativi, della cessione
del Tfr, del meccanismo contributivo che annulla quello retributivo, verso un
ripristino delle garanzie pensionistiche per tutti e tutte? La legge Bossi-Fini
è una legge para-schiavistica oltre che razzista e la lotta contro di essa è
per noi anche e soprattutto una lotta per le garanzie ai lavoratori immigrati.
Ma, oltre a batterci per la cancellazione di essa, lo sciopero generale non
deve anche chiedere l'eliminazione di quella ignominia, introdotta dal
centrosinistra, costituita dai "centri di permanenza temporanea"?
Mentre il conflitto sociale si estende in Italia, su tutti/e noi incombe la
volontà guerrafondaia del governo statunitense, intenzionato a compiere un
ulteriore ed atroce passo sulla strada della guerra permanente e globale
aggredendo l'Iraq, nonostante la diffusissima opposizione popolare e persino di
tanti governi coinvolti nelle precedenti guerre dell'ultimo decennio. Deve
essere presente nella piattaforma dello sciopero generale un fermissimo No alla
guerra, che si avvalga o meno della complicità dell'Onu, e alla partecipazione
italiana ad essa, o dovremo risentire la proposizione delle categorie della
"guerra umanitaria" o della "contingente necessità" di
interventi bellici? C'è poi la cruciale questione della democrazia nei posti di
lavoro, senza la quale nessuna altra forma democratica, politica e civile, sarà
mai garantita e duratura. E' pensabile che la Cgil sottolinei la centralità e
ineludibilità del consenso dei lavoratori sugli accordi tramite il
pronunciamento referendario, nonché la garanzia dei diritti di rappresentanza,
solo ora che il suo potere contrattuale è messo in discussione e Cisl e Uil
hanno fatto strame del parere dei lavoratori? O il fatto che i lavoratori/trici
debbano votare sugli accordi per renderli validi deve valere sempre e per
tutti/e?
E sosterremo insieme la assoluta necessità di una legge sulla rappresentanza
davvero democratica e valida per tutti? E finirà la guerra, condotta in questi
anni non solo da Cisl e Uil ma anche dalla Cgil, contro i Cobas e il
sindacalismo di base ai quali è stato impedito qualsiasi accesso democratico
possibile nei luoghi di lavoro, fino alla sottrazione persino del diritto di
assemblea? Proponiamo dunque alla Cgil di aprire urgentemente, con i Cobas e il
sindacalismo di base, un tavolo di confronto, per provare a rispondere
efficacemente su questi temi alle richieste diffusissime tra i
lavoratori/trici, giungendo ad uno sciopero generale unitario. Naturalmente,
per arrivare ad una data unica, che noi riteniamo debba essere fissata entro
ottobre e preferibilmente intorno alla metà del prossimo mese, e a
manifestazioni unitarie, il tavolo di confronto deve approntare anche una
gestione unitaria dei cortei e certamente la presenza negli interventi
conclusivi, che presumibilmente si terranno nelle iniziative di piazza che
accompagneranno lo sciopero, delle strutture organizzate che parteciperanno al
tavolo di confronto.
17 Settembre 2002 - Confederazione Cobas