www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 05-11-02

La CUB sulla crisi FIAT


FIAT:
disastro sociale e industriale prodotto dalla proprietà, con l’ avvallo di governi e di fim-fiom-uilm. No agli esuberi e alla cig a zero ore, attività produttiva per tutti gli stabilimenti.
La crisi Fiat, occupazionale, finanziaria e industriale, viene da lontano; i sintomi erano visibili già nel decennio scorso e sono da imputare alla scelta della proprietà che ha determinato una crisi di prodotto, specie sul marchio Fiat e Lancia. La Fiat tra il 1995 ed il 2002 ha investito solo 4,5 miliardi di euro per la ricerca sui nuovi modelli, Volkswagen ne ha investito 21, Renault 10,4.
Invece di perseguire innovazione sul prodotto, affrontando le tematiche dell’inquinamento e quindi delle energie alternative sull’auto, delle dimensioni spaziali dell’auto e presidiare i segmenti alti, ha puntato tutto sull’abbattimento dei costi, cacciando dagli stabilimenti decine di migliaia di lavoratori, intensificando il livello di sfruttamento, affidando a terzi pezzi sempre maggiori del processo produttivo, spostando le produzioni nei paesi dove il lavoro costa poco e sulla ricerca di quote aggiuntive di mercato nei paesi di prima motorizzazione. Il baricentro si è spostato e frammentato e con esso i saperi, i mestieri, le competenze.  La Fiat, dopo aver preteso ed ottenuto il monopolio dell’auto in Italia, non è stata in grado di gestire e valorizzare né i marchi né le qualità dei dipendenti acquisiti. Esempio emblematico l’Alfa Romeo, acquisita per eliminare un potenziale concorrente e usata esclusivamente per le capacità produttive degli stabilimenti. L’Alfa è stata massacrata dal punto di vista occupazionale ed omologata alla Fiat provocandone il lento declino e disperdendo un patrimonio di conoscenze, di ricerca e di progettazione.  Con l’accordo con GM, la proprietà si è auto-tutelata e su sua richiesta può cedere l’intero settore auto. Tale clausola dimostra che la Fiat ha già deciso di passare la mano agli americani ed oggi fa il lavoro sporco per dare domani a GM solo quanto essa effettivamente vuole. (marchio Alfa Romeo e stabilimenti di Melfi, Termoli e parte di Cassino?)
Anche i governi e fim fiom uilm sono responsabili della situazione che si è creata.  La crisi Fiat rende evidente non solo il fallimento della proprietà e della dirigenza della società e dei Governi che hanno sistematicamente usato risorse pubbliche per finanziare la Fiat (decine di miliardi di euro, di cui 5 miliardi negli ultimi anni) ma anche quello del sindacato confederale che in questi anni si è distinto solo per la totale subalternità alla politica Fiat.  Sono state concordate condizioni di lavoro, utilizzo degli impianti e ritmi di lavoro massacranti a Melfi, Termoli, Pratola Serra e Cassino; sono stati concessi straordinari a Pomigliano e scorpori in tutti gli stabilimenti; sono stati concordati licenziamenti di migliaia di lavoratori e chiusure di importanti stabilimenti (Desio, Chivasso, Rivalta, Arese, l’ex Maserati di Milano ecc).  Ogni volta progetti inconsistenti hanno ricevuto il consenso del sindacato. L’occupazione in vent’anni è passata da 200.000 addetti a 35.000. Ancora quest’anno più di tremila lavoratori sono stati espulsi con il consenso di Fim e Uilm, oggi la Fiat, con la decisione di espellerne altri 8100 attraverso la Cigs a zero ore e di chiudere due stabilimenti, Arese e Termini Imerese, vuol continuare a far pagare ai lavoratori gli effetti delle scelte della proprietà e del gruppo dirigente.  L’opposizione alla Fiat è stata praticata puntualmente in questi anni solo dalla FLMUniti-CUB e dal sindacalismo di Base  Le condizioni per la salvaguardia dell’occupazione e non ripetere le negative esperienze del passato  Il piano industriale presentato dalla Fiat, in accordo con General Motors e le banche, è finalizzato ad un ulteriore ridimensionamento dell’occupazione delle capacità produttive e nel nostro paese in funzione della vendita prevista.  La Gm più che l’ancora di salvezza rappresenta oggi un ulteriore problema in quanto:
Il piano di investimento e rinnovo dei modelli della Opel è in fase avanzata e i suoi modelli cannibalizzeranno quelli Fiat
L’acquisizione della Daewo è avvenuto con pesanti conseguenze sul piano occupazionale
Ha un grave problema finanziario per la crisi del fondo pensioni interno legato all’andamento della borsa col rischio di non poter pagare le pensioni agli ex dipendenti.

Qualsiasi piano per la Fiat deve partire dal presupposto che tutti i lavoratori rimangano in fabbrica e sia garantita l’attività produttiva in tutti gli stabilimenti.  Occorre rifiutare perciò la Cigs a zero ore rendendo uniformi le condizioni di lavoro, di orario e di salario tra tutti gli stabilimenti e superare gli accordi di Melfi, Termoli e Pratola Serra sul lavoro domenicale e di notte. Pertanto è necessario dividere il lavoro nell’immediato e progettare modelli adeguati al mercato futuro.Governo e fim, fiom e uilm devono uscire da una condizione di subalternità rispetto alla Fiat, che per troppi anni ha caratterizzato la loro azione.  L’importanza del settore auto sull’intera economia e il numero degli occupati in termini diretti e nelle aziende collegate, impongono scelte radicalmente nuove e alternative rispetto a quelle praticate nel passato, compreso la ricomposizione del processo produttivo devastato con esternalizzazioni e terziarizzazioni.  Occorrono finanziamenti e investimenti per rilanciare il prodotto che è il vero problema della Fiat e garanzie certe che vengano usati per l’auto. Quelli annunciati dalla Fiat sono insufficienti a recuperare il ritardo accumulato ed a reggere il confronto con la concorrenza.  Per garantire un futuro meno travagliato ai lavoratori è necessario che la famiglia Agnelli prima copra i debiti e poi si faccia da parte perché l’attuale proprietà non è credibile qualsiasi piano presenti, non ha mantenuto gli impegni assunti nel passato e oggi punta unicamente a scaricare sulla collettività (lavoratori e stato) i costi di un’operazione lucidamente programmata che consentirà alla famiglia e alle banche di trarre il massimo profitto dalla cessione di Fiat auto.  Le decisioni della Fiat possono essere efficacemente contrastate se i lavoratori gestiranno direttamente la lotta per la difesa del posto di lavoro, senza rinchiudersi nel localismo, costituendo comitati con i cittadini e le forze sociali presenti sul territorio e attraverso il rafforzamento della presenza del sindacalismo di base che in questi anni da solo ha dato ampia prova di coerenza nel contrastare le decisioni di Fiat, Governi e Fim-Fiom-Uilm che hanno determinato le attuali negative prospettive.

ottobre 2002 CUB - Confederazione Unitaria di Base