Lavoro, welfare, pensioni / Il programma di Maroni
2003 anno di ristrutturazioni
Programma intenso, quello del ministro del Welfare
Maroni per il nuovo anno. Oggi, nella tradizionale conferenza stampa
prenatalizia, il ministro ha elencato la lista dei desideri per il 2003 alla
voce "riforme del lavoro". C'è il programma del centro-destra al
completo, in parte già tradotto in disegni e progetti di legge ancora fermi in
Parlamento, in parte ancora da realizzare. Mercato del lavoro, pensioni, welfare,
articolo 18: l'elenco è lungo. Resta da vedere quanto della lista abbia la
consistenza dell'arrosto e quanto, invece, l'impalpabilità del fumo.
Quello che il ministro ha definito come "l'anno delle riforme"
inizierà subito, a gennaio, con le definitiva approvazione al Senato della legge delega sul mercato del lavoro (la
848). Maroni la definisce "la riforma Biagi" e spiega: "Sarà il
primo provvedimento che il Senato approverà alla ripresa dei lavori
parlamentari a gennaio". Poi si lavorerà subito per mettere a punto i
decreti delegati che dovrebbero partire entro l'estate.
Poi, sempre secondo il ministro, verrà l'ora della riforma delle pensioni. A
giugno. Maroni assicura, infatti, che la delega del governo sarà approvata dal
Parlamento entro giugno 2003. Tre i pilastri della riforma: innalzamento
dell'età pensionabile attraverso un meccanismo di incentivi; nascita della
previdenza complementare destinando ai fondi pensione il Tfr maturando;
riduzione del costo del lavoro attraverso una decontribuzione da tre a cinque
punti per le aziende che smobilizzeranno il Tfr. "Nessun intervento coatto
e violento sulle pensioni di anzianità, come nuovi blocchi", ha ribadito
il ministro, spiegando che l'unico aspetto ancora aperto potrebbe essere quello
di introdurre, accanto agli incentivi per prolungare l'attività lavorativa,
anche forme di disincentivo.
Settembre, invece, sarà per il ministro il mese in cui la delega 848bis, quella
contenuta nel Patto per l'Italia,
quella che modifica l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, entrerà in fase
di attuazione. L'iter parlamentare dovrebbe iniziare subito l'approvazione
della 848. Ma "ci vorranno circa cinque-sei mesi perché venga
approvata", ha detto Maroni. "Entrambe le riforme - ha spiegato il
ministro - rispetteranno quanto previsto nel Patto per l'Italia. In particolare, l'indennità di
disoccupazione sarà portata dal 40 al 60% dell'ultima retribuzione, e la sua
durata sarà portata da sei a dodici mesi. E anche se una parte verrà dirottata
per affrontare la crisi Fiat e dell'indotto, le risorse previste per il 2003 -
assicura - saranno più che sufficienti". Su quest'ultimo punto, però, la
Cisl non sembra essere d'accordo.
La dilazione a settembre della 848bis, tra l'altro, è anche un modo per
disinnescare potenziali referendum abrogativi (ricordiamo che la Cgil ha già
raccolto più di 5 milioni di firme). Dal 2004, infatti, si entrerà in una
sequenza ininterrotta di appuntamenti elettorali che consentiranno al governo
di rinviare sine die un eventuale referendum.
Inoltre, dichiarata chiusa l'esperienza del reddito minimo di inserimento, da
gennaio partirà il confronto tra governo ed enti locali per mettere a punto un
nuovo strumento non ancora ben definito: il cosiddetto reddito di ultima
istanza. "Per l'8 gennaio - ha spiegato Maroni - è fissato il prossimo
appuntamento con i Comuni per definire la fase transitoria. Il governo, da un
lato non intende abbandonare i 39 Comuni che, esaurita la sperimentazione del
reddito minimo di inserimento, si troveranno da gennaio da affrontare
un'emergenza; dall'altro lavorerà per sviluppare quelle politiche attive
realmente in grado di aiutare chi è in cerca di un lavoro. Il reddito minimo
sarà solo di ultima istanza".
Il ministro ha poi annunciato che il libro bianco sul welfare è pronto e sarà
presentato alle parti sociali entro la metà del mese di gennaio. Da lì partirà
il confronto per arrivare alla nuova riforma dello Stato sociale sul modello
del 'welfare to work'. Sempre a gennaio, il ministero del Welfare e quello
della Sanità presenteranno il Rapporto sugli anziani non autosufficienti, che
conterrà tutta una serie di proposte del governo per venire incontro al
problema della non autosufficienza.
Sempre il 10 gennaio, ha spiegato infine il ministro Maroni, se le parti
sociali non avranno prodotto un avviso comune, il governo presenterà in
consiglio dei ministri la propria proposta per il recepimento della direttiva
europea sull'orario di lavoro. Obiettivo: evitare che, a causa del ritardo con
cui il nostro Paese si sta muovendo, parta da Bruxelles una procedura di
infrazione nei confronti dell'Italia. "La nostra proposta - ha quindi
precisato il ministro - manterrà la domenica come giorno preferenziale di
riposo, nel rispetto della tradizione italiana".
Da Rassegna Sindacale