www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 01-03-03

Le proposte della FLAICA-UNITI CUB

Per il contratto in scadenza della industria alimentare

 

DEFINIRE LE RIVENDICAZIONI A PARTIRE DAI PROBLEMI DEI LAVORATORI.

RIVENDICARE UN SALARIO EUROPEO.

 

LOTTARE CONTRO IL PRECARIATO E IL LAVORO NERO.

RIDURRE L’ORARIO DI LAVORO.

ESTENDERE L’ART.18 E I DIRITTI A TUTTI I LAVORATORI.

PER LA DEMOCRAZIA, ELEZIONI DEMOCRATICHE DELLE RSU, ASSEMBLEE VINCOLANTI PER DECIDERE SUGLI ACCORDI.

ABOLIRE GLI ENTI BILATERALI.

 

La concertazione e la politica dei redditi, portata avanti da cgil-cisl e uil dal 1993 ad oggi, si è rivelata per quello che è: la politica di un reddito solo, quello dei padroni.Dal 1993 ad oggi i lavoratori hanno perso mediamente l’1% annuo del loro salario, determinato dallo scarto tra l’inflazione reale e quella programmata.A questo va aggiunto l’incremento del costo della vita determinato dal passaggio all’euro con tutti gli arrotondamenti al rialzo e gli aumenti determinatisi su prezzi e tariffe.Possiamo tranquillamente dire, senza tema di smentita, che dal 1993 ad oggi i lavoratori hanno perso ben oltre il 10% del potere di acquisto del loro salario reale, e ogni giorno che passa fa crescere la perdita in maniera esponenziale.Del resto ,non a caso, la stessa Banca d’Italia ,organo non certo sospettabile di spiccate simpatie per i lavoratori, dichiara che dal 1992 al 2000 le retribuzioni sono diminuite del 5%.Nel contempo la produttività è cresciuta e le ricchezze prodotte sono andate in una sola direzione, nelle tasche dei padroni e della rendita speculativa.I soldi dunque ci sono e devono essere ridistribuiti.  La questione salariale deve diventare dunque l’asse portante non eludibile di questi rinnovi contrattuali.  Il governo Prodi e i successivi governi di centro-sinistra prima e il governo Berlusconi e il centrodestra ora, hanno richiesto e richiedono sacrifici ai lavoratori in nome dell’Europa di Maastricht.I lavoratori italiani , così come gli altri lavoratori europei, hanno solo dato lacrime e sangue per l’Europa , è ora che quest’Europa (quella dei padroni) dia qualcosa a loro!!  In Europa occorre affermare il principio per cui a uguale lavoro corrisponda uguale salario.Basti pensare che un lavoratore della industria alimentare tedesco, a parità di mansioni, guadagna mediamente 1000 euro in più di un lavoratore italiano e che i salari italiani sono tra gli ultimi dell’Europa, in barba al fatto che il nostro paese appartenga all’elite del G8 , cioè al circolo ristretto dei paesi più ricchi e più potenti del mondo.

 

RIVENDICHIAMO CON FORZA SALARI EUROPEI

Al primo posto delle piattaforme per i rinnovi contrattuali poniamo con forza la richiesta di un salario europeo che individuiamo nella misura di € 260 (pari a circa 500.000 vecchie lire).Questa richiesta, del resto giustamente avanzata anche da altre categorie, a partire dai lavoratori della scuola, ci consente di porre con la necessaria determinazione la questione salariale sia come strumento di recupero, sia pur minimo e parziale, del salario perso nell’ultimo decennio che come primo momento di recupero, sia pure solo a livello tendenziale, rispetto al salario di altri lavoratori europei, nell’ottica di un allineamento al meglio dei salari europei e dell’apertura di un ragionamento che cominci a porre il problema di una futura contrattazione europea.

 

ESTENDIAMO L’ART. 18 A TUTTI I LAVORATORI

Altro elemento determinante e qualificante dei futuri contratti deve essere quello dell’estensione dei diritti, a partire dall’art.18, a tutti i lavoratori.E’ in corso da parte del padronato un feroce attacco teso a ridurre drasticamente e potenzialmente a eliminare tutti i diritti acquisiti dai lavoratori, a partire dall’art. 18 sulla giusta causa per arrivare ad avere lavoratori che siano sempre più modellati a uso e consumo delle aziende (massima flessibilità di orario e di mansioni, nessuna garanzia sul posto di lavoro e nessuna certezza sul salario, massima disponibilità a far proprie le esigenze dell’azienda).Questa logica che si è affermata in questi anni, purtroppo anche in parti consistenti del movimento dei lavoratori, solo ed esclusivamente grazie all’opera di concertazione praticata nell’ultimo decennio da cgil-cisl e uil, va completamente ribaltata.Dobbiamo chiedere, nei prossimi contratti, che l’art. 18 venga esteso a tutti i lavoratori, ( apprendisti, contratti a termine, formazione lavoro,contratti a termine, ecc…) perché non è pensabile di poter difendere un diritto che appartiene ormai a una minoranza, seppur consistente e organizzata, di lavoratori, se questo rischia di essere vissuto da quote sempre più consistenti di lavoratori che non ne usufruiscono come un privilegio.

 

ABOLIZIONE DEL PRECARIATO

Altro punto importante per le scadenze contrattuali diventa dunque quello dell’abolizione del lavoro precario verso la trasformazione di questi tipi di rapporti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Occorre anche prevedere l’assunzione dei lavoratori delle cooperative da parte dell’azienda appaltante, laddove il rapporto intercorrente si configura come un vero e proprio appalto di manodopera.Senza questo passaggi e queste assunzioni questi lavoratori, oltre che essere super sfruttati e sottopagati, saranno sempre soggetti a licenziamenti (e quindi per loro l’art.18 sarà pura utopia) e saranno sempre utilizzati dai padroni come massa di manovra contro le rivendicazioni e le lotte degli altri lavoratori.

 

RIDUZIONE ORARIO DI LAVORO - Altro punto qualificante dei contratti dovrà essere quello relativo alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, anche nell’ottica della ripresa della vecchia parola d’ordine del “lavorare meno, lavorare tutti” nel quadro di una più generale e complessiva battaglia contro la disoccupazione ,che rappresenta la sacca storica da cui i padroni possono attingere “l’esercito di riserva“ da contrapporre ai lavoratori occupati e alle loro rivendicazioni. In questo quadro è determinante, al di là delle vertenze contrattuali di categoria, un vertenza generale che contenga al suo interno l’obiettivo del salario sociale per i disoccupati.

 

NO ALLO SCIPPO DEL TFR- Per il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e i fondi pensioni integrative, va rilevato che sono in corso ,con il pieno appoggio di cgil-cisl e uil, operazioni tendenti a rendere di fatto obbligatoria l’iscrizione ai fondi pensionistici di categoria (che stanno dimostrando in Italia e ancor più all’estero dove sono in vigore da anni, un assoluta inaffidabilità) e l’utilizzo del TFR come strumento di finanziamento per tali fondi.Dobbiamo invece rivendicare che il fatto che il TFR è salario differito del lavoratore e non dell’azienda e come tale deve essere messo a totale disposizione di ogni singolo lavoratore, che deve poterlo utilizzare, senza vincoli di sorta, come meglio crede.Le pensioni devono essere garantite dallo stato (i fondi ci sono e le prospettive di tenuta anche, a maggior ragione se si incrementa l’occupazione e si elimina il precariato allargando la base contributiva) e non da fondi integrativi categoriali che in realtà sono solo uno dei modi con cui i padroni si comprano (facendola pagare ai lavoratori) la benevolenza e la complicità di cgil-cisl-uil, affidandogliene (alquanto incautamente, anche dal punto di vista del mercato) la gestione.Va quindi ribadito che la eventuale adesione a tali fondi, che peraltro noi sconsigliamo caldamente, deve essere assolutamente volontaria e che il contributo salariale che l’azienda versa per i lavoratori aderenti agli stessi, deve essere esteso a tutti i lavoratori a prescindere dalla loro adesione, come parte integrante e non eludibile del salario. Lo stesso ragionamento va esteso alla creazione di fondi sanitari nazionali integrativi di quello pubblico la cui logica sarebbe altrettanto negativa per i lavoratori.Infine va riservata una particolare attenzione ai temi della democrazia sindacale in cui dobbiamo chiedere che nei contratti vengano riconosciuti pari dignità e pari diritti per tutti i sindacati e piena democrazia ,anche all’interno dei cancelli delle aziende, per tutti i lavoratori e dell’abolizione degli Enti Bilaterali che, per la loro stessa esistenza, ,rappresentano una vera e propria aberrazione di cui va fatta sparire ogni traccia.  Sulla base di questi considerazioni generali possiamo così schematicamente riassumere i punti della nostra piattaforma per i contratti del settore in scadenza:

 

PROPOSTE DELLA FLAICA UNITI-CUB PER I CONTRATTI:

 

SALARIO

aumento di € 260 uguale per tutti come primo momento di recupero di salario reale rispetto ai danni provocati dalla concertazione e come primo momento di una battaglia per il salario europeo.

 

LOTTA AL PRECARIATO

trasformazione degli attuali contratti a termine in contratti a tempo indeterminato· stipula di contratti a termine solo in caso di stagionalità o commesse eccezionali, alla cadenza verifica turn over e loro trasformazione in tempi indeterminati.· conversione dei contratti di formazione lavoro a scadenza in contratti a tempo indeterminato.· apprendistato. durata massima 18 mesi, limite di età per l’assunzione a 19 anni.· limitazione del lavoro temporaneo (interinale ) alle alte professionalità;· co.co.co, fatto salve le alte professionalità, trasformazione in rapporto di lavoro dipendente.  

 

RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITA’ DI SALARIO

riduzione a 35 ore per tutti dell’orario settimanale,· 32 ore settimanali per le attività più disagiate, a partire dai turnisti· abrogazione degli articoli contrattuali relativi alla flessibilità d’orario· forme di orario ridotto e flessibile in funzione della cura dei figli o per problemi di particolare gravità possibilità di periodi di riposo sabbatico per i lavoratori con la conservazione del posto (per studio, recupero psico-fisico, problemi familiari, ecc...)

 

LAVORO STRAORDINARIO E NOTTURNO

limite massimo annuale di 70 ore individuale e contenimento dei limiti giornalieri o settimanali previsti nel CCNL, introduzione del riposo compensativo volontario· aumento della maggiorazione dello straordinario per scoraggiarne l’utilizzo da parte delle aziende· maggiorazione al 40% del lavoro notturno· revisione degli organici al fine di nuove assunzioni qualora venga raggiunto il tetto individuale degli straordinari da parte del 15% degli occupati· lavoro straordinario festivo maggiorato al 60% anche per i lavoratori a tempi determinato così come avviene per i lavoratori a tempo indeterminato.

 

TFR E PENSIONI INTEGRATIVE

piena possibilità di utilizzo, senza limitazione alcuna, del TFR, da parte del lavoratore;· versamento della quota salariale equivalente a quella versata dalle aziende ai fondi pensionistici categoriali per tutti i lavoratori, quindi anche per i non aderenti· assoluta volontarietà dei lavoratori per l’eventuale adesione ai fondi pensionistici integrativi di categoria (il lavoratore deve espressamente richiedere l’eventuale adesione e non richiedere l’eventuale disdetta)

 

FONDI SANITARI NAZIONALI DI CATEGORIA

No alla creazioni di fondi che di fatto sono sostitutivi del Fondo Sanitario Pubblico e saranno di fatto a carico dei lavoratori

 

DEMOCRAZIA SINDACALE E DIRITTI DEI LAVORATORI

uguali diritti e pari dignità per tutte le oo.ss. presenti nelle aziende, a prescindere dal ruolo di firmatari o meno del ccnl.· diritto all’indizione di assemblee in capo al singolo delegato RSU.· diritto di tutte le oo.ss. e a ricevere i contributi sindacali attraverso la trattenuta in busta paga.· riconoscimento delle rsu quali agenti contrattuali aziendali ed eliminazione della quota “protetta” del 33% riservata ai firmatari del CCNL nelle elezioni.· diritto dei lavoratori all’informazione gratuita su tutte le vicende contrattuali, distribuzione gratuita del testo del ccnl.· voto vincolante dei lavoratori sia in fase di presentazione di piattaforme per il ccnl che in fase di approvazione di un eventuale accordo.· possibilità per i lavoratori di riunirsi in azienda la di fuori dell’orario di lavoro.· norme sanzionatorie del CCNL in caso di atteggiamenti aziendali lesivi della libertà e della dignità dei lavoratori.· diritto alla conservazione del posto in caso di malattia.· controllo della mobilità selvaggia all’interno delle aziende, vincolandola a parametri certi (la mobilità deve essere giustificata da situazioni non prevedibili e perlomeno giornaliera).

 

febbraio 2003  Federazione Lavoratori Agro-Industria Commercio e Affini Uniti - Confederazione Unitaria di Base