www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 15-05-03

tratto da : www.rassegna.it

Oil
/ Rapporto globale sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro

Ecco gli abusi del terzo millennio

La discriminazione sui luoghi di lavoro è tutt'altro che un fenomeno debellato e colpisce ancora centinaia di milioni di lavoratori in tutto il mondo. Se alcune delle forme più violente di repressione dei diritti sono scomparse in molti paesi, sono però comparsi nuovi abusi più subdoli e meno percepibili. E' quanto denuncia l'Oil (l'Ufficio internazionale del lavoro) in un rapporto, Time for equality at work  («L’ora dell’eguaglianza sul lavoro»), che costituisce lo studio più completo sull’argomento finora realizzato dall’organismo. L'indagine denuncia il divario causato dalla discriminazione, basata sul sesso, il colore della pelle, la religione, l'opinione politica, l'origine sociale, ma esercitata anche nei confronti dei disabili, delle persone colpite dal virus dell'Aids, a causa dell'età o delle tendenze sessuali.

Le donne sono una delle categorie più colpite. «Molte più donne rispetto a 50 anni fa guadagnano oggi uno stipendio, ma sono ancora relegate a svolgere lavori meno qualificati - si legge nel rapporto -. Anche nei paesi dove le donne hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello degli uomini il "tetto di cristallo" spesso impedisce la loro scalata ai vertici della gerarchia. E ovunque la maggior parte delle donne continua a guadagnare meno degli uomini ».

Secondo il rapporto dell’Oil, come tutte le altre forme di discriminazione la discriminazione razziale persiste ancora. Essa colpisce i migranti, le minoranze etniche, le popolazioni indigene e tribali, e altri. A livello mondiale l’aumento del fenomeno migratorio ha modificato in modo considerevole le modalità di discriminazione razziale nei riguardi dei lavoratori migranti, di seconda e terza generazione e dei cittadini di origine straniera. Oggi nel mondo, antiche teorie su un’eventuale superiorità di un gruppo razziale o etnico sono state sostituite da affermazioni secondo le quali culture straniere e « incompatibili » possono avere effetti perturbatori sull’integrità delle identità nazionali.

La discriminazione nei confronti delle persone colpite da Aids costituisce motivo di preoccupazione crescente, in particolare tra le donne. Questo tipo di discriminazione può assumere diverse forme, per esempio un test al momento dell’assunzione suscettibile di provocare una negazione di impiego, un test al momento dell’entrata in un paese imposto ai visitatori che intendono rimanere per un lungo periodo e, in certi casi, un test obbligatorio per i lavoratori migranti. Tra le altre forme di discriminazione, si può citare il licenziamento senza esame medico, né preavviso, né colloquio, la retrocessione ad un grado inferiore, il rifiuto di una copertura assicurativa sanitaria, la riduzione di salario e le molestie sessuali.

Anche i disabili subiscono abusi. L'Oil rileva che la forma più comune di discriminazione è l’impossibilità di avere certe prospettive, sia sul mercato del lavoro, sia in materia di educazione e formazione. Il tasso di disoccupazione dei disabili raggiunge l’80 percento e oltre in numerosi paesi in via di sviluppo. Esse sono relegate ad occupare impieghi con reddito sotto pagato, impieghi subalterni con, pochissima o addirittura senza, protezione sociale.
Da una decina di anni, inoltre, la discriminazione basata sulla religione sembra essere aumentata. "Attualmente - si legge nell'indagine -, il clima politico mondiale ha favorito la diffusione della paura da entrambi i lati e l’aumento della discriminazione tra gruppi religiosi minacciando di destabilizzare le società e di generare atti di violenza. Sul posto di lavoro, la discriminazione in funzione della religione può assumere diverse forme : comportamento aggressivo da parte di colleghi o dirigenti, verso individui appartenenti a minoranze religiosi ; mancanza di rispetto e ignoranza delle usanze religiose ; obbligo a lavorare durante le feste religiose ; mancanza di imparzialità al momento dell’assunzione o della promozione ; rifiuto di rilascio di licenze professionali e non rispetto delle abitudini in materia di abbigliamento".
Infine la preoccupazione per le forme di discriminazione in base all’età è anch’essa in aumento. Nel 2050, il 33 percento della popolazione dei paesi industrializzati e il 19 percento di quella dei paesi in via di sviluppo raggiungerà 60 anni o più e per la maggior parte si tratterà di donne. La discriminazione può essere apertamente attuata, come nel fissare un limite di età per un impiego ; può anche assumere forme più subdole ad esempio limitando l’accesso alla formazione o imponendo condizioni di pensionamento anticipato. La discriminazione in base all’età non colpisce esclusivamente le persone in età vicino all’età pensionabile. In alcuni casi, i datori di lavoro esercitano una discriminazione nei confronti delle donne in età più avanzata, dando più opportunità alle giovani al di sotto dei 30 anni

www.rassegna.it
(12 maggio 2002)