tratto da : www.rassegna.it
Oil / Rapporto globale sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro
Ecco gli abusi
del terzo millennio
La discriminazione sui luoghi di lavoro è tutt'altro
che un fenomeno debellato e colpisce ancora centinaia di milioni di lavoratori
in tutto il mondo. Se alcune delle forme più violente di repressione dei
diritti sono scomparse in molti paesi, sono però comparsi nuovi abusi più
subdoli e meno percepibili. E' quanto denuncia l'Oil (l'Ufficio internazionale
del lavoro) in un rapporto, Time for equality
at work («L’ora
dell’eguaglianza sul lavoro»), che costituisce lo studio più completo
sull’argomento finora realizzato dall’organismo. L'indagine denuncia il divario
causato dalla discriminazione, basata sul sesso, il colore della pelle, la
religione, l'opinione politica, l'origine sociale, ma esercitata anche nei
confronti dei disabili, delle persone colpite dal virus dell'Aids, a causa
dell'età o delle tendenze sessuali.
Le donne sono una delle categorie più colpite. «Molte più donne rispetto a
50 anni fa guadagnano oggi uno stipendio, ma sono ancora relegate a
svolgere lavori meno qualificati - si legge nel rapporto -. Anche nei paesi
dove le donne hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello degli
uomini il "tetto di cristallo" spesso impedisce la loro scalata ai
vertici della gerarchia. E ovunque la maggior parte delle donne continua a
guadagnare meno degli uomini ».
Secondo il rapporto dell’Oil, come tutte le altre forme di discriminazione la
discriminazione razziale persiste ancora. Essa colpisce i migranti, le
minoranze etniche, le popolazioni indigene e tribali, e altri. A livello
mondiale l’aumento del fenomeno migratorio ha modificato in modo considerevole
le modalità di discriminazione razziale nei riguardi dei lavoratori migranti,
di seconda e terza generazione e dei cittadini di origine straniera. Oggi nel
mondo, antiche teorie su un’eventuale superiorità di un gruppo razziale o
etnico sono state sostituite da affermazioni secondo le quali culture straniere
e « incompatibili » possono avere effetti perturbatori sull’integrità
delle identità nazionali.
La discriminazione nei confronti delle persone colpite da Aids costituisce
motivo di preoccupazione crescente, in particolare tra le donne. Questo tipo di
discriminazione può assumere diverse forme, per esempio un test al momento
dell’assunzione suscettibile di provocare una negazione di impiego, un test al
momento dell’entrata in un paese imposto ai visitatori che intendono rimanere
per un lungo periodo e, in certi casi, un test obbligatorio per i lavoratori
migranti. Tra le altre forme di discriminazione, si può citare il licenziamento
senza esame medico, né preavviso, né colloquio, la retrocessione ad un grado
inferiore, il rifiuto di una copertura assicurativa sanitaria, la riduzione di
salario e le molestie sessuali.
Anche i disabili subiscono abusi. L'Oil rileva che la forma più comune di
discriminazione è l’impossibilità di avere certe prospettive, sia sul mercato
del lavoro, sia in materia di educazione e formazione. Il tasso di
disoccupazione dei disabili raggiunge l’80 percento e oltre in numerosi
paesi in via di sviluppo. Esse sono relegate ad occupare impieghi con reddito
sotto pagato, impieghi subalterni con, pochissima o addirittura senza, protezione
sociale.
Da una decina di anni, inoltre, la discriminazione basata sulla religione
sembra essere aumentata. "Attualmente - si legge nell'indagine -, il clima
politico mondiale ha favorito la diffusione della paura da entrambi i lati e
l’aumento della discriminazione tra gruppi religiosi minacciando di
destabilizzare le società e di generare atti di violenza. Sul posto di lavoro,
la discriminazione in funzione della religione può assumere diverse
forme : comportamento aggressivo da parte di colleghi o dirigenti, verso
individui appartenenti a minoranze religiosi ; mancanza di rispetto e
ignoranza delle usanze religiose ; obbligo a lavorare durante le feste
religiose ; mancanza di imparzialità al momento dell’assunzione o della
promozione ; rifiuto di rilascio di licenze professionali e non rispetto
delle abitudini in materia di abbigliamento".
Infine la preoccupazione per le forme di discriminazione in base all’età è
anch’essa in aumento. Nel 2050, il 33 percento della popolazione dei paesi
industrializzati e il 19 percento di quella dei paesi in via di sviluppo
raggiungerà 60 anni o più e per la maggior parte si tratterà di donne. La
discriminazione può essere apertamente attuata, come nel fissare un limite di
età per un impiego ; può anche assumere forme più subdole ad esempio
limitando l’accesso alla formazione o imponendo condizioni di pensionamento
anticipato. La discriminazione in base all’età non colpisce esclusivamente le
persone in età vicino all’età pensionabile. In alcuni casi, i datori di lavoro
esercitano una discriminazione nei confronti delle donne in età più avanzata,
dando più opportunità alle giovani al di sotto dei 30 anni
www.rassegna.it
(12 maggio 2002)