Lavoratore interinale licenziato - NIDIL CGIL apre la vertenza
Vodafone-Metis non è una sfida da tabellone cestistico della domenica. E’,
invece, una delle tante strane coppie del mercato del lavoro, di quelle
introdotte con il pacchetto Treu nel
’97. La prima, famoso gestore della telefonia mobile, si rivolge alla seconda,
società fornitrice di lavoro temporaneo, per completare il proprio organico. E’
il cosiddetto lavoro interinale, quasi sempre giovane e flessibile. Tanto
flessibile da diventare merce, che si può rispedire al mittente in qualsiasi
momento, visto che la recente legge 30 (del 2003) fa dell’Italia “il mercato
del lavoro più flessibile d’Europa”. Così hanno pensato alla Vodafone di
Pozzuoli un paio di giorni fa.
Luca, 25 anni, da poco richiamato per una nuova missione con contratto di
operatore di call center fino a gennaio, faceva parte di un gruppo di 20
lavoratori interinali, originariamente destinati ad attività di churn,
vale a dire “recupero clienti”. Un giorno di formazione, poi contrordine. 10
lavoratori andranno al churn (e continuano la formazione), gli
altri vanno al servizio “190”. Luca è
tra questi. Conosce il lavoro, l’ha già fatto per qualche mese sempre da
interinale Metis (la società che formalmente lo assume) e sempre alla Vodafone
(la società che lo utilizza), sa che è tra i più stressanti, ore intere a
rispondere alle telefonate dei clienti, turni scomodi, raramente sabato e
domenica liberi, festività natalizie passate con cuffia in testa. A metà turno
viene affiancato da un team leader, che gli chiede di esprimere
alcune considerazioni. Lui dice che va bene, ma che è un po’ deluso perché,
come gli altri, sperava di andare al churn. Il giorno dopo, mentre sta
lavorando riceve una telefonata dalla Metis: deve immediatamente allontanarsi
dal luogo di lavoro, è licenziato.
“Non volevo andarmene, mi
sembrava incredibile, assurdo” - racconta – “poi hanno minacciato di chiamare
la sicurezza. Ho parlato subito con le RSU e con il responsabile di Nidil-CGIL
Area Flegrea, e il sindacato ha subito impugnato il mio licenziamento. Il
giorno dopo, sono andato ugualmente a lavoro e non mi hanno fatto lavorare.
Alla Metis poi mi hanno detto ufficiosamente che il motivo del mio
licenziamento è nato dalle mie presunte lamentele. Il telegramma di
licenziamento invece sostiene che non ho superato il periodo di prova”.
“Un abuso inammissibile – commenta
Fabrizio Matarazzo, segretario NidiL Cgil di Napoli – Sia nel metodo che nel
merito. Nel metodo perché i licenziamenti devono avere forma scritta per aver
efficacia giuridica e perché avrebbero dovuto aspettare che finisse la giornata
di lavoro, senza cacciarlo dall’azienda come un appestato.. E nel merito: il
contratto nazionale dei lavoratori interinali prevede che chi ha già svolto una
missione presso un’impresa utilizzatrice se viene richiamato con le stesse
mansioni non è assoggettato al periodo di prova”
“E’ vergognoso - sentenzia Antonio Damiano, responsabile Nidil-CGIL Area
Flegrea -, che Luca sia stato licenziato per avere espresso liberamente la
propria opinione La nostra vertenza sarà l’apripista per far ritornare il
rispetto dei diritti nell’azienda e costituire da subito un soggetto di
rappresentanza sindacale per gli interinali in Vodafone.
L’addetto stampa di NidiL Cgil Napoli