http://www.rassegna.it/2003/lavoro/articoli/sommerso/cifre.htm
Sommerso / I dati sintetizzati
dalla Cgil - 3 dicembre 2003
Il 20% degli occupati è in nero
La contabilità nazionale Istat stima che vi sono circa 23 milioni e 110 mila
unità di lavoro, costituite per il 15,1% da una componente non regolare, pari a
3 milioni e 486 mila unità di lavoro cioè pari a 5. 468.200 posizione
lavorative (18,6% degli occupati totali).
A questi dati occorre accompagnare le più recenti indagini campione realizzate
nel 2003 che segnano di fatto una diminuzione delle così dette posizioni
“grigie” (doppio lavoro non denunciato, straordinari, compensi fuori busta
paga, ecc.) e un aumento del nero totale. Tale dinamica sarebbe strettamente
connessa con l’attuale ciclo economico che riduce il sommerso d’abbondanza
(fase espansiva, aumento della domanda) a favore del sommerso di sopravvivenza
(imprese che a fronte di una crisi economica più generale riducono i costi,
immergendosi ulteriormente o nascendo a nero).
Alla luce delle più recenti proiezioni quindi possiamo dedurre in prima
approssimazione (cfr. rapporto INPS 2003) che le posizioni lavorative realmente
a nero siano superiori da quelle previste dall’Istat, per un totale di almeno
6.152.000 (il 19,7% degli occupati totali).
I settori
Considerando i diversi settori (per cui le stesse cause variano e si articolano
ulteriormente) il settore di attività maggiormente interessato è quello dei
servizi (74,6%). Infatti il 35% dei lavoratori a nero risulta occupato nella
branca del commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e
comunicazioni, il 12,5% nelle intermediazioni finanziarie e monetarie e nelle
attività immobiliari e servizi imprenditoriali, il 27,2% in altre attività di
servizi. Rispetto al numero totale di lavoratori impiegati i settori più
esposti sono nell’ordine l’agricoltura e pesca (31,4%), industria in senso
stretto (5,9%), costruzioni (15,6%), commercio e intermediazioni (18,7 e 13,1),
altre attività di servizi (15,3%).
Le aree geografiche
La distribuzione territoriale dell’occupazione irregolare ci indica come essa
sia presente per il 24,3% nel centro Italia, per il 18,9% nel nord-est, per il
20,1% nel nord-ovest e per ben il 36,7% (42,2 secondo l’Ires-Cgil) nel
mezzogiorno. Configurandosi così come elemento strutturale di una più ampia
questione meridionale. Considerando la disgregazione territoriale poi il dato
maggiormente evidente è relativo alla marcata presenza di occupati non regolari
nel settore dei servizi in tutta Italia: in particolare, eccezione fatta per il
sud (63,9%), la percentuale dei lavoratori irregolari nei servizi supera il 74%
nel nord e raggiunge l’80% nel nord-ovest. Nel sud risulta invece più elevata
che nel resto di Italia la quota di lavoratori irregolari impiegati in agricoltura
(17,8%) con punte in Calabria e Puglia rispettivamente del 28 e 25%.
Gli immigrati
Discorso a parte meritano le presenze di unità di lavoro non regolari
imputabili a cittadini stranieri non comunitari che l’Istat quantifica in 516
mila solo nei settori agricoli e delle costruzioni (questi ultimi minimamente
interessati dalla recente sanatoria che ha fatto emergere principalmente
lavoratori impegnati nei servizi alla persona e nelle imprese manifatturiere).
Il sommerso economico rappresenta tra il 15,6% e il 17,1% del Prodotto Interno
Lordo (dati Dip. Politiche Attive del lavoro Cgil sul 2002) per un valore
minimo di 325 mila miliardi delle vecchie lire.
In special modo rappresenta almeno un terzo del valore aggiunto del settore
agricolo, il 19% del settore terziario e il 13% del settore industriale.
Vista la dimensione economica del settore ben il 74% dei 325 mila miliardi si
concentra nel terziario, anche a causa di una struttura produttiva di molti
suoi comparti caratterizzata da un elevato numero di unità produttive di
piccolissime dimensioni che richiedono strutture organizzative molte snelle,
con un modesto immobilizzo di capitali fissi e con contabilità aziendali
semplificate.