Sull'accordo per il rinnovo del biennio economico del Trasporto locale
Come era prevedibile, i lavoratori hanno manifestato con forza e convinzione il
loro disaccordo sull'intesa firmata il 20 dicembre da Cgil, Cisl, Uil e Faisa.
Il disaccordo da parte della gran massa dei lavoratori è stato dichiarato
"prevedibile" perfino dai firmatari dell'accordo. E allora, viene da
domandarsi, .... perché lo hanno firmato ?
Una firma che porta con se una responsabilità politica che non potrà non
lasciare il segno, non solo nel rapporto con i lavoratori del trasporto locale
ma anche con tutti gli alti lavoratori per le conseguenze che questo accordo
avrà sul modello contrattuale generale.
C'è in primo luogo la questione della democrazia, del metodo con cui si
conducono le trattative. Se esisteva un mandato a trattare da parte dei
lavoratori, ogni modifica ai contenuti di questo mandato andava verificata e
fatta approvare dalle assemblee dei lavoratori prima di procedere verso
una stretta finale della trattativa.
Così non è stato, neppure da parte della Cgil che pure in questi anni ha
ordinato gran parte della sua battaglia generale proprio sulla salvaguardia e
l'estensione dei diritti e sulla democrazia nei luoghi di lavoro.
Inoltre, l'accordo raggiunto non salvaguarda neppure il potere di acquisto dei
salari, con un risultato economico abbondantemente al di sotto dello stesso
protocollo del 23 luglio.
Paradossalmente è questa una certezza in cui si riconoscono gli stessi
firmatari (di sicuro la Cgil), cosa che rende ancora più grave la decisione di
firmare, sopratutto alla luce delle considerazioni che vengono adottate.
Si ammette che l'accordo non è buono ma si difende l'idea che questo accordo
era il massimo ottenibile in queste circostanze. Così si giustifica la trasgressione
delle regole da parte della aziende e dello stesso Governo che, al di là dei
risparmi contrattuali, incassano il risultato politico di aver reso derogabile
e non esigibile persino l'accordo del 23 luglio (accordo che, ormai deve essere
chiaro a tutti, non è esigibile, per stessa ammissione delle centrali
confederali).
Si afferma che la firma dell'accordo era necessaria per difendere la centralità
del contratto nazionale di lavoro, ma così facendo si sono invece create le
premesse per il suo disfacimento, non fosse altro che per il fatto che la
necessità del recupero salariale spingerà sicuramente le realtà più forti ad
aprire tavili locali (aziendali o regionali) per ottenere quanto il rinnovo
contrattuale non è stato in grado di realizzare.
Così facendo (èd è paradossale che da settori della stessa Cgil arrivi l'invito
a muoversi in questa direzione) si trasferisce sulla contrattazione di secondo
livello l'onere di recuperare quella parte di inflazione non recuperata a
livello contrattuale nazionale.
Con questo accordo è il modello contrattuale concertativo, è la politica dei
redditi del 23 luglio ad essere smantellata da destra. La stessa cosa successa
con il Ccnl metalmeccanico, con una unica differenza. La Fiom non ha accettato
di firmare. Sul trasporto locale la Cgil ha invece firmato e, sostanzialmente
(al di la dei mal di pancia evidenti e diffusi) lo difende.
Meglio a avrebbe fatto la Cgil a non firmare l'accordo sul trasporto locale. La
partita sarebbe rimasta aperta e le eventuali vertenze locali, supportate da
una direzione e da un contesto nazionale avrebbero potuto agire da elemento di
pressione per la conquista di un "vero contratto", sull'esempio dei
precontrattio Fiom, e non da via di fuga dallo scarso risultato contrattuale
nazionale.
Con la firma e con la difesa di quell'accordo a perdere, forse i sindacati non
se ne rendono conto, quei lavoratori sono stati lasciati soli nella lotta per
l'affermazione di un loro sacrosanto diritto, ed esposti alla propaganda ed
alla repressione di un Governo che approfitta di questo momento di forte
spaccatura tra lavoratori ed i loro sindacati, per inasprire la sua iniziativa
contro la libertà di sciopero e per mettere al centro della discussione il
nuovo modello contrattuale, basato non già sul diritto del salario ad essere
tutelato rispetto all'inflazione, ma sulla sua compatibilità alle dinamiche di
settore e territoriali.
Questa è una partita che investe sopratutto la Cgil, passata ormai da una
disponibilità ad essere soggetto contraddittorio e di contrasto rispetto alle
derive neocorporative, ad una scelta tattica di deciso recupero incondizionato
dell'unità con Cisl ed Uil.
Non è una novità. Questa tendenza la si è avvertita già in occasione dei
rinnovi contrattuali in altre categorie dove, a scapito dei risultati e di un
sempre maggiore isolamento della Fiom, si è perseguita sopratutto la
salvaguardia degli spazzi unitari con le posizioni neocorporative di Cisl e
Uil.
Queste considerazioni ci portano a riflettere su come la lotta dei lavoratori
del trasporto locale interessa tutto il mondo del lavoro.
Per questo da tutto il mondo del lavoro, dai lavoratori, dai delegati Rsu
sopratutto deve essere forte la solidarietà con la lotta dei lavoratori del
trasporto locale. In gioco c'è il futuro modello contrattuale, le forme della
democrazia e della rappresentanza sindacale, il diritto ad esercitare con la
lotta la difesa dei nostri diritti, del nostro salario e delle condizioni di
lavoro.
E una cosa va fatta e rilanciata subito e con forza. Esigere alle
organizzazioni sindacali il diritto dei lavoratori ad esprimere con un voto
chiaro e certificato, col referendum, il giudizio sia sulle piattaforme che
sugli accordi.
22 dicembre 2003
Il Coordinamento Rsu